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Se cala la visibilità ha senso usare Facebook per il business?

Se cala la visibilità ha senso usare Facebook per il business?

“Assicurarsi che il tempo speso su Facebook sia tempo speso bene”

Questa la premessa di Mark Zuckerberg pubblicata in un post che presenta il nuovo algoritmo di visibilità dei post.

Obiettivo del fondatore del social è farci rimanere lì presenti più a lungo possibile, rendendo la nostra “esperienza” il più gradevole possibile.

Pertanto il nostro newsfeed (bacheca) ci mostrerà sempre più i contenuti di amici e familiari (presumibilmente a noi più graditi), penalizzando così i post di aziende, società, brand…
Zuckerberg dice di aver creato Facebook per aiutare le persone a rimanere in contatto tra di loro e che il trend negli ultimi due anni è stato quello di visualizzare contenuti “pubblici”, pertanto con il suo staff ha voluto ri-equilibrare la situazione.

Portando ad esempio il beneficio che le persone ricevono dall’entrare in contatto con propri “simili”, i contenuti di marche, aziende, media verranno penalizzati.

Che fare dunque?
Abbandonare in massa la piattaforma social che tanto poteva aiutarci per il nostro business?

No.
Che la visibilità organica dei post delle pagine fosse in caduta libera ce ne eravamo accorti e le previsioni erano queste.
In fin dei conti nessuno ha mai detto che Zuckerberg regalava visibilità alle aziende.

Ecco perchè ha sempre più senso investire in un social che conta davvero milioni di persone iscritte con un piano strategico che preveda contenuti giusti (utili e di qualità) sponsorizzati a dovere.

Il CEO di Facebook ci dice anche che continueranno a venir mostrati in posizione prioritaria rispetto al resto: le dirette che di solito creano interazioni, i contenuti che generano discussioni all’interno dei gruppi oltre ai business locali che pubblicano contenuti rilevanti e che creano eventi.

Quindi diciamo che qualche spiraglio lo abbiamo.
Basta organizzarsi di conseguenza, non vi pare?

 

Se hai bisogno di una consulenza, contattami!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Meglio avere molti fan o coinvolgere le persone giuste?

Meglio avere molti fan o coinvolgere le persone giuste?

Sapete cos’è la “vanity like”?
E’ una sorta di ossessione da “like” che deriva dalla nostra presenza sui social e il fatto di provare soddisfazione esagerata nel pensare di soddisfare gli altri ricevendo un loro semplice consenso.
Le endorfine di ciascuno di noi in effetti ricevono una scossa tutte le volte che notiamo che qualcuno dei nostri contatti preme il pulsante “like” su un contenuto da noi postato.
Sono quelle notifiche che attendiamo e che talvolta ossessionano un po’ le nostre giornate.

Ma i “like” in ottica di business servono a qualcosa?

Chiediamoci a cosa serve un mi piace.
Dà soddisfazione, va bene, lo abbiamo specificato un po’ qui sopra.
Ma se sono un’azienda, un brand, un professionista e ho una pagina social (es. Facebook) a cosa mi servono i like sui contenuti che posto?
Forse potrebbero significare che hanno colpito l’attenzione di qualcuno, ok, che non si sono persi nel mare di gattini, fake e notizie.

Ma con i like guadagno qualche cosa?

No, è questo il punto.
Facebook nel suo algoritmo oltretutto specifica che il like ha un valore molto inferiore di “engagment rate” rispetto ai commenti e condivisioni.
Tra l’altro ammettiamolo: capita di mettere like non proprio a casaccio ma senza leggere in profondità i contenuti.

Quindi se un’azienda o un professionista impiega risorse e tempo per creare dei contenuti che vengono talvolta “mipiacciati” (magari senza essere letti) cosa ci guadagna?
In notorietà?

Bah… poca roba visto lo “score” che ad esempio la casa di Zuckerberg attribuisce al semplice like e di cui abbiamo parlato poco fa.

Ecco perchè la ricerca non deve essere quella di “piacere” indistintamente ma il lavoro che produce frutto (cioè business) deve essere quello di crearsi un proprio pubblico di riferimento ed in target con i propri beni, prodotti o servizi.

Facciamo un passo avanti.

Giudicare le pagina a seconda dei like che hanno è un errore.

(Sono altre le metriche che approfondiremo in altri post)

Certo avere 3 fan non è il massimo.
Tuttavia dovreste sapere tutti (o no?) che l’algoritmo di Facebook comunque non permette al 100% dei nostri fan di visionare organicamente (cioè non a pagamento) i contenuti che postiamo…

A questo aggiungiamo un’altra questione.
Tra i fan della pagina ho persone non in target? La sorella, la zio d’America, l’amica del cuore?
Bene, allora la risultanza che ne avremo sarà ancora peggiore.
I nostri contenuti si perderanno nel mare dell’invisibilità e non colpiranno potenziali clienti.
Armiamoci dunque di santa pazienza.
Costruiamo contenuti utili innanzitutto, poi una fan base di persone in target.

Cioè?

Ricerchiamo potenziali clienti: se ho un prodotto adatto alle donne in gravidanza geolocalizzate a Rimini, inutile avere dei pseudo fan che siano a Crotone e che siano maschi under 16. O no?

Poi il gioco non è finito qui ma intanto abbiamo capito una cosa MOLTO importante: coinvolgiamo le persone giuste, è fondamentale.
Altrimenti non diamo la colpa ai social se il nostro business non sfonda.

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(Photo credits: Luca Sartoni on Flickr)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Perchè Facebook è un alleato di business

Perchè Facebook è un alleato di business

Facebook può essere un ottimo alleato di business, ma anche una grande perdita di tempo.
La differenza…la fai tu!

Viene spontaneo chiedersi come un prodotto o un servizio professionale possa non stonare in un ecosistema pieno di gattini, barzellette, fake news, autocelebrazioni, ricette, deliri di onnipotenza…

Viene sempre da domandarsi chi mai sarà interessato o interessata ai contenuti che ho da proporre o vendere in mezzo a tanto caos.

Eppure circa il 55% degli imprenditori scommette su Facebook (ricerca Spaces).
E c’è forse un 45% che magari non ci crede oppure ha pensato di perdere tempo perchè ha sbagliato strategia.

Vediamo in cinque semplici punti cosa è necessario fare per far sì che Facebook diventi il nostro alleato di business.

1) Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che per utilizzare un social è bene identificare una strategia e pianificare un lavoro. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

2) Dobbiamo creare contenuti utili, interessanti che rispondano a dei bisogni o che risolvano dei problemi. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

3) E’ importante parlare al nostro target nel modo adeguato. Dobbiamo individuare chi è il nostro potenziale utente/cliente. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

4) Facebook per le aziende funziona quando viene associato a campagne di advertising (pubblicitarie). Solo così la visibilità per un “brand” viene in un qualche modo resa efficace. L’iscrizione a Facebook non costa nulla, aprire una pagina pure, ma i risultati si pagano. E’ necessario quindi impostare un piano. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

5) Le cose stanno funzionando o no? Per capirlo dobbiamo analizzare i dati che la piattaforma ci mette a disposizione attraverso i suoi strumenti. Va verificato se il lavoro intrapreso produce o meno risultati e nel caso apportare variazioni in corsa. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

Rispondiamo ad ogni singolo quesito e chiediamoci cosa siamo disposti a fare.
La differenza tra trarre profitto o buttare via tempo e denaro sta nel nostro modo di approcciarci a questo mezzo, potenzialmente davvero prezioso, ma anche parecchio inutile se usato male.

“Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma anche credere.” (Anatole France)

Se hai bisogno di quel qualcuno…il mio lavoro è darti una consulenza!

(Photo on Foter.com)

Francesco Costanzini

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Ho aperto una pagina Facebook e adesso che faccio?

Ho aperto una pagina Facebook e adesso che faccio?

Aprire una pagina Facebook è un gioco da ragazzi!

Lo sanno fare tutti, quindi molto spesso si pensa che per comunicare su Facebook basti “buttare” su quella pagina un contenuto promozionale ogni tanto e che in fin dei conti per la gestione non serva impiegare persone/denaro.

Poi ci si inizia a scontrare con la realtà e si pensa che in fin dei conti Facebook è una bolla di sapone, bella ma inutile (e avrei comunque da ridire, in quanto amante delle bolle saponate).

Non si ottengono risultati e quindi il pensiero che viene fatto è che i social non servano a nulla se non a perdere tempo o per condividere gattini o barzellette.

La questione però va analizzata in altro modo.

Vero che aprire una pagina Facebook è molto semplice, ma dalla creazione al suo funzionamento effettivo (ossia ottenimento risultati concreti) i passi da compiere sono vari e devono prevedere un lavoro specifico.

E’ necessario innanzitutto avere un piano di comunicazione ben definito che su Facebook va tradotto in un determinato modo.

Facebook non è Amazon e Facebook non è Google ma è possibile lavorare sul social con uno scopo ben preciso: far conoscere noi stessi, il nostro brand, i nostri prodotti o i nostri servizi.

Attenzione però, Facebook non deve diventare la nostra ragione di vita, ma uno dei mezzi con cui è possibile raggiungere un’utenza sempre più numerosa, ma soprattutto in target.

Ben presto capiremo come le azioni di autopromozione che facevamo (e che ricevevano giusto il like di qualche familiare o amico stretto, oltre al nostro) avevano ben poco senso proprio perchè Facebook prevede tutt’altro tipo di strategia comunicativa.

Se non sai cosa fartene di una pagina che non funziona, contattami.

(photo Credits: Photo on Foter.com)

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5 cose da non fare gestendo una pagina FB

5 cose da non fare gestendo una pagina FB

Fermo restando che la visibilità organica (ossia non a pagamento) dei post delle pagine è in fortissimo e forzato declino è bene comunque cercare di lavorare con criterio ed evitare errori che comunque penalizzerebbero anche le azioni pubblicitarie successive o contemporanee.

Vediamo cinque tipici errori da evitare:

Invitare chiunque a mettere il like alla pagina

E’ un vizio comune. Siccome è facoltà degli amministratori delle pagine invitare a mettere il mi piace alla pagina i propri amici del profilo, abbiamo la tendenza di “spammare” indiscriminatamente i nostri contatti con un invito, senza valutare se sono in target o no. Mia mamma sarà il mio miglior cliente? Non è vietato invitare i contatti, ma facciamolo se sono potenziali clienti o comunque persone interessate o già clienti.

Acquistare i like alla pagina

Assolutamente vietato acquistare pacchetti di like già pronti. Aumenta per vanità il numero di quelli che si chiamavano i fan della pagina, ma questo procedimento inficerà inevitabilmente tutto il nostro lavoro.
Se lo abbiamo fatto nel passato puliamo la “fan base”, cancelliamo uno ad uno con pazienza like di profili improbabili o non in target. Se avete un negozio in una provincia romagnola, una persona che abita in Pakistan sarà un vostro potenziale cliente?

Provare a vendere a chi non ci conosce

Visto che non siamo Amazon risulta complesso vendere a freddo il nostro prodotto.
Provate inoltre a pensarvi mentre “navigate” la vostra bacheca Facebook: vi fermate davanti a post (casomai poi li vediate) prettamente di vendita? Un volantino attira l’attenzione su Facebook?

Non curare “l’esperienza dell’utente finale”

Facebook premia tutto ciò che intrattiene e può far piacere ai propri utenti, facendoli restare il più a lungo possibile sulla sua piattaforma.
Quando creiamo post poco leggibili o poco interessanti/utili è lo stesso Facebook a penalizzarci sulla visibilità oltre che le persone ad ignorare il nostro lavoro.

Improvvisare e non programmare

Una pagina che non ha contenuti o ne ha solo di estemporanei non funziona.
Bisogna pensare un piano editoriale e di contenuti, sostenibile. Altrimenti sprechiamo il nostro tempo in azioni magari anche buone ma praticamente inutili.

Francesco Costanzini

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3 domande che dovremmo farci per comunicare meglio

3 domande che dovremmo farci per comunicare meglio

Come faccio a comunicare?

Ecco il quesito che sento farmi più spesso.
La prima risposta (impulsiva ma errata) che viene data alla domanda da non addetti ai lavori è spesso quella di aprire un sito o una pagina Facebook.

In realtà sono altri passaggi che bisogna fare per riuscire ad essere poi efficaci e comunicare quel che desideriamo venga comunicato.

Cercherò di fornire 3 consigli utili e sintetici, oltre che pratici, sotto forma di domande per poter iniziare un percorso di comunicazione efficace e capire soprattutto di che cosa si tratta.

1) La prima domanda che dobbiamo porci e a cui dobbiamo saper dare una risposta non è scegliere uno strumento ma chiederci qual è il nostro obiettivo.
La risposta più banale è risponderci: comunicare.
Non basta. Dobbiamo cercare di andare più a fondo.
E pertanto dobbiamo partire da noi stessi.
Dobbiamo capire chi siamo, cosa proponiamo, cosa vogliamo comunicare e a chi.

2) Risolto l’enigma amletico di cui sopra è giunto il momento di pensare in modo coerente a come fare a far capire agli altri chi siamo, cosa proponiamo al nostro target di riferimento.
Tutto e subito non vanno d’accordo.
Pertanto un passo alla volta sarà importante darci questi obiettivi (chiari, misurabili, specifici, condivisi, comprensibili, realizzabili):
– accreditarci online sul mercato
– scegliere i mezzi dove intercettare il target
Se partiamo da zero non siamo conosciuti e quindi dovremo darci come primo obiettivo “il branding”. Se siamo sul mercato dovremmo cercare di capire come siamo posizionati e analizzare come siamo percepiti e analizzare nel dettaglio i risultati o gli insuccessi che abbiamo avuto sino ad oggi.
Fatto questo e stabilito che per colpire potenziali clienti ho scelto di utilizzare il mezzo X ed il mezzo Y e non quello Z è ora di fare il terzo step.

3) Come imposto la comunicazione sulla base degli obiettivi che ho scelto ed i mezzi/strumenti che ho individuato?
Altro tema che richiede una strategia.
Sì perchè non è possibile standardizzare e utilizzare formule magiche.
Bisogna in qualche modo sedersi a tavolino e capire un po’ meglio come declinare gli obiettivi nella pratica delle cose.
Ovvero?
Che contenuti propongo? Come li differenzio sui mezzi che ho scelto? Come misuro i risultati? Come verifico se sto raggiungendo gli obiettivi che mi sono prefisso?

Ecco questa può essere una traccia, un punto di partenza per capire e declinare le situazioni in un piano di comunicazione strategico.

Per tutto il resto… che ci sto a fare?
Contattami.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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