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Il social media coso fai da te

Il social media coso fai da te

Ti sei mai considerato/a esperto/a in qualcosa senza effettivamente averne le competenze specifiche?

Si chiama effetto Dunning-Kruger, dal nome dei due ricercatori della Cornell University che l’hanno descritto nel 1999.

È il “cortocircuito” mentale che in un qualche modo colpisce l’incompetente che non si accorge della propria incompetenza.

 

Aveva proprio ragione Socrate (nel V secolo AC) ad avvertire:

“è sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza”.

Eppure, non lo abbiamo ancora capito.

All’incompetenza, spesso, si accompagna la supponenza, derivata dalla incondizionata fiducia nelle proprie capacità.

Non si ha percezione dei propri limiti, si ignorano i propri errori facendo enorme fatica a riconoscere le virtù altrui, arrivando persino a disprezzarle, in alcuni casi.

Il guaio vero, è che chi è incompetente non sente alcun bisogno di apprendere di più.

Non ha la tendenza alla formazione.

Dal lato opposto, poi, si ha la sindrome dell’impostore, che invece colpisce chi competente è, ma non mi soffermo su questo aspetto.

Un esempio pratico che ti aiuterà a comprendere meglio il concetto è la tipica tendenza dei tuttologi sul web: legioni di persone inesperte, forti delle proprie certezze, tendono a mettere in discussione la credibilità e l’autorevolezza dei loro interlocutori più competenti.

L’effetto Dunning-Kruger viene definito in psicologia un bias cognitivo: una delle tante distorsioni della capacità di valutare o decidere, derivanti da processi mentali frettolosi e basati su pregiudizi, fraintendimenti o dati inadeguati.

Ebbene, mutuando nel mio campo questo “bias” nel quotidiano, posso constatare che vi sono persone che si sentono “social media qualcosa” per il semplice fatto di “smanettare” e frequentare un social.

Tutto è nelle nostre mani, certamente.
A portata di dito.

Per le persone di una certa generazione è tutto talmente semplice che si diventa padroni del mezzo in pochissimo tempo.

Ma si è davvero “padroni”?

Io credo di no ed il problema è tutto qui.

Ho sentito spacciare come pillole formative luoghi comuni o prassi completamente sbagliate.

Non è complicato utilizzare per scopo personale un social network.

Per chi appartiene almeno alla generazione dei Millennials è immediato.

Un professionista di una disciplina tecnica o scientifica, ad esempio, probabilmente non riterrà la sua competenza comprensibile da tutti, presumendo però di conoscere la materia “social” per la facilità con cui utilizza il mezzo.

Quindi, il professionista di cui sopra mostrerà assoluta diffidenza e talvolta anche irritazione se qualche profano oserà sentenziare nel suo campo, eppure trasponendo la situazione in un settore di cui non detiene la conoscenza (se non superficiale) non avrà problemi ad elargire persino consigli, sottovalutando probabilmente la materia.

Ti faccio solo alcuni esempi di un uso improprio, spacciato per fai da te economico e strategico, oltre che produttivo.

  • Richiedere l’amicizia su Facebook utilizzando un profilo con il nome della propria attività professionale
  • Richiedere il contatto su LinkedIn senza aggiungere un invito personalizzato
  • Usare l’aziendalese per comunicare
  • Impostare il profilo LinkedIn come una riproposizione del proprio curriculum vitae

Questi solo alcuni esempi classici di social media cosi che pensano di fare marketing.

Ti chiedo a questo punto una piccola riflessione se anche tu appartieni a questa categoria.

Perché pensi che gli algoritmi e le capacità comunicative non siano una professione ma un qualcosa che si può improvvisare?

Sarò davvero contento se condividerai con me le tue risposte.

Contattami su Telegram!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Quanti post pubblicare a settimana?

Quanti post pubblicare a settimana?

Non dirmi che non te lo sei mai chiesto.

Non dirmi che non lo hai minimamente pensato.

È un dilemma che attanaglia ciascuno di noi quando ci approcciamo ad un social network.

È la classica domanda che in tanti mi fanno.

Ti spiego perché a questa domanda non c’è una risposta.

Lo faccio cercando di avvallare questa tesi in modo schematico.

Non ci sono bacchette magiche, trucchi nascosti e segreti che possono portarti immediatamente al successo, ma con il tempo, l’energia e la determinazione, ci puoi arrivare (Darren Rowse)

Punto primo: se cerchi formule fai una fatica inutile, non esistono.

Sono categorico nel dirti questo, perché scorciatoie e trucchetti magari qualcuno te li spiega, ma non sono ricette di successo.

Ciò che vale per me non vale per te e lo spiego.

Parla con il tuo pubblico usando la sua lingua e raccontando ciò che gli sta a cuore. (Jonathan Lister)

Punto secondo: ciascuno di noi si rivolge ad un pubblico diverso.

Ti ho già raccontato della fondamentale importanza di ricercare in primis il tuo target di persone a cui riferirti.

Dovrai quindi parlare a lui/lei, che saranno sicuramente diversi dai lui/lei che ho io individuato come mia nicchia di riferimento.

Ciò che funziona o non funziona in campi diversi, in ambienti diversi e con persone diverse è irrimediabilmente… diverso.

E se siamo competitor?

Anche se siamo concorrenti e potenzialmente abbiamo individuato potenziali clienti che possono essere molto simili, in realtà la regola non si smentisce.

Perché?

Una persona non è un’altra persona. Chi è allora? È un essere unico. (Swami Prajnanapada)

Punto terzo: non possiamo e non dobbiamo piacere a tutti.

Oltretutto la nostra unicità e la trasparenza, che ha senso che applichiamo nella nostra comunicazione, farà sì che le persone si abituino ed apprezzino i nostri modi di fare, il nostro modo di trasmettere le cose, che è diverso da quello di altri.

Prenditi il rischio e continua a testare, perché quello che funziona oggi non funzionerà domani, ma quello che ha funzionato ieri potrebbe non funzionare oggi. (Amrita Sahasrabudhe)

Punto quarto: Se non ci sono regole, allora è bene non fermarsi mai.

Abbiamo la possibilità di poter sperimentare, di valutare cosa è più adatto alle persone con cui desideriamo comunicare, stravolgendo le cose quando vediamo che non funzionano.

Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla perseveranza. (Buddha)

Punto quinto: qualità o quantità?

L’unica risposta che posso darti è che per imparare la qualità devi essere tenace, costante e devi lavorare sulla quantità.

Ecco.

Adesso credo che ti sarai convinto/a che non esiste una regola per cui è bene pubblicare 5 post a settimana o ne bastano 3 o ce ne vogliono 14.

Dipende.

Dipende da te, da chi ti ascolta.

Dipende dalla piattaforma e dalle sue regole algoritmiche ovviamente (ma queste valgono per tutti).

L’importante è non demordere e non puntare in basso.

Qualità è soddisfare le necessità del cliente e superare le sue stesse aspettative continuando a migliorarsi. (William Edwards Deming)

Approfitta del mio video corso gratuito: ti racconto il metodo per comunicare con efficacia che si basa sulla tua reputazione digitale

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Sette cose da non fare se vuoi comunicare con i social

Sette cose da non fare se vuoi comunicare con i social

Se vuoi ottenere qualche risultato nella comunicazione del tuo ente, associazione, servizio, prodotto, brand, bene o di te stesso/a ecco che ti suggerisco 7 cose da non fare.

Se vuoi comunicare con i social hai bisogno di seguire buone pratiche, che spesso sfuggono perchè ci sembrano talmente ovvie da sembrare giuste o addirittura strategiche.

1) Chiedi l’amicizia a tutti su Facebook

Non vince chi ha più contatti, tanto più che se utilizzi il tuo profilo personale per promuovere te stesso o il tuo brand/associazione/ente/servizio/prodotto sei partito/a con il piede sbagliato.
Se richiedi l’amicizia a chiunque per poi invitare a mettere il like alla tua pagina, sappi che non è cosa buona e giusta.

2) Inviti chiunque a mettere like alla tua pagina o alla tua company page

Da poco lo si può fare anche su LinkedIn: invitare i nostri contatti a seguire la nostra pagina ufficiale/aziendale.
Su Facebook da tempo è prassi invitare amici a farlo.
E’ una consuetudine sbagliata e che non ha senso intraprendere neppure su LinkedIn.
I Like bisogna guadagnarseli in altro modo.
Oppure si invitano a questo tipo di azione persone realmente “in target” e davvero interessate, non contatti tanto per far numero.
Sembra un errore veniale, in realtà può essere determinante.

3) Posti la stessa cosa ovunque

Se un contenuto può essere valido per Instagram, non è affatto detto che lo sia anche per Twitter o per Facebook.
Ciascuna piattaforma ha i suoi standard, ha le sue regole e soprattutto è frequentata da un target di persone che si aspetta qualcosa rispetto che altro e che guarda ai contenuti con occhi diversi.
Evita le scorciatoie, perchè faranno anche risparmiare tempo ma non sono efficaci in termini di risultato.

4) Parli solo di te stesso/a e pretendi di parlare a tutti

Autoreferenziarsi è un rischio che corriamo.
Ma evitiamo di cadere in trappola.
Cerchiamo, invece, contenuti che siano di interesse specifico.
Parlare a tutti, poi, significa parlare a nessuno.
E’ brutto essere ignorati quando facciamo sforzi enormi per “partorire” contenuti ed idee.
Se ci ignorano è perché non stiamo parlando alle nostre “target personas“, cioè non abbiamo analizzato, individuato e poi pensato ad una strategia per comunicare a persone che abbiamo capito essere potenzialmente interessate a quel che vogliamo dire.

5) Ocio agli hashtag

Ciascuna piattaforma richiede un utilizzo specifico di hashtag.
Su Facebook, ad esempio puoi tranquillamente non usarli.
Su Instagram hai bisogno di un uso coerente di hashtag, frutto di uno studio specifico.
Così anche su Twitter e LinkedIn, dove gli hashtag hanno fatto la loro comparsa da non troppo tempo.

6) Metti il like ai tuoi post

Su dai, un po’ di dignità. Auto-piacciarsi un contenuto non è una buona pratica, diciamo.
Lasciamo che siano gli altri a “giudicare”.

7) Promuovi e non comunichi

Usare i social come se fossero una vetrina commerciale o un listino, un catalogo, serve davvero a poco, se non a nulla.
Comunicare è un’altra storia.
I risultati poi sono una conseguenza di una comunicazione efficace e frutto di un piano di contenuti coerente e strategico.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana affronto un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

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Perchè Sanremo è Sanremo?

Perchè Sanremo è Sanremo?

Lo ammetto.
Sono uno dei dieci milioni di italiani (dati Auditel) che ha guardato il 69° Festival della Canzone Italiana.
Lo faccio da sempre, da quando ne ho memoria.
E’ una tradizione che mi diverte.
Non ho un orecchio particolarmente fine, nè una cultura musicale.
Guardo, ascolto e giudico con la pancia.
Commento uno spettacolo televisivo che mi lega a tantissimi ricordi.
E ci gioco su.
Ne ho fatto da settimane il mio piano editoriale sul profilo personale di Facebook.
Ho scelto il social blu nella sua veste prettamente personale per giocare con gli amici (che spesso apprezzano) e per divertirmi un po’.
Ho scelto di non farlo su Twitter o Instagram (dove ho account legati alla sfera professionale).
Sono giornalista pubblicista, nato più in ambito sportivo amatoriale che musicale, mi diverto a fare (indegnamente) il “Luzzato Fegiz” della situazione e pur non avendo mai messo piedi a Sanremo durante il periodo giusto ed all’Ariston, gioco a commentare quello che accade nei giorni in cui l’Italia nazionalpopolare concentra le sue attenzioni sulla riviera ligure.

Ma che c’entra tutto questo con un blog sulla comunicazione digitale?
Non commenterò l’edizione 2019, ma vorrei fare alcune riflessioni rispetto a come sta evolvendo la fruizione degli spettacoli tra televisione e social network.

Rudy Bandiera in un suo post fa una considerazione interessante.

Stiamo su Netflix un’ora, quando decidiamo NOI e per guardare una puntata della serie che ci piace, non 4 ore quando decidono ALTRI per vedere persone che non conosciamo cantare canzoni ma sentite.

Molto vero quello che dice Rudy.

Eppure Sanremo ancora tiene botta.
Ma sono altresì convinto che il mondo della televisione debba prendere atto che l’intrattenimento oggi è cambiato e la fruizione dello stesso avviene con tempi e modi alquanto diversi.

Ed è vero che oggi parlare di Auditel conta poco che se non si incrociano i dati con gli accessi alle piattaforme web (Raiplay nel caso sanremese) ed i social.
Tanto sta che i vertici RAI si dicono soddisfatti perché coinvolgendo alcuni artisti legati ad un pubblico più giovane anche quella fascia di utenti che tradizionalmente ignoravano Sanremo, quest’anno l’hanno seguito.

Interessante il lavoro fatto da Franz Russo con Talkwalker, in cui serata per serata sono stati analizzati i dati relativi all’utilizzo del social.

“Twitter e Instagram si dimostrano i canali più usati sebbene con caratteristiche: il primo si presta al racconto live, mentre il secondo risulta in grande accentratore di engagement, quindi di coinvolgimento. Non è infatti un caso che il contenuto più condiviso di ogni serata sia sempre su Instagram.”

Fare intrattenimento oggi significa farsi scegliere da una platea che ha tantissime opportunità di fronte a sè.
E vari strumenti diversi l’uno dall’altro.

Prova a pensare a perchè Facebook sta puntando sul suo canale video Watch, Instagram ha creato IGTV.
Amazon con Prime ha creato un servizio di fruizione contenuti video e musicali, Netflix sia utilizzatissimo, Sky da tempo ha servizi on demand….

Non siamo più ai tempi del monopolio televisivo.
Sanremo è un prodotto che si ripete nel tempo da settanta anni.
Sanremo è Sanremo.
Ancora chi come me è legato a questo evento esiste, certo che alla lunga si avvererà ciò che dice Rudy, tuttavia credo che nonostante il rito sia ancora lungo e lento, man mano alcuni concetti inizino ad emergere, tanto che i vetusti vertici RAI o il sessantottenne Claudio Baglioni se ne siano accorti.

Pertanto, se anche tu fai intrattenimento (anche ai livelli più bassi, non importa organizzare Sanremo), valuta attentamente (nel tuo piccolo) quello che offri, come lo offri e dove lo offri.

Francesco Costanzini

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I classici errori che commettiamo sui social

I classici errori che commettiamo sui social

Vuoi comunicare qualcosa o qualcuno?
Un prodotto, un servizio, un brand, un ente?
Probabilmente pensi di utilizzare i social network per promuoverti e farti conoscere.

Bene, non sono qui per scoraggiarti.

Tuttavia prova a capire se anche tu (come me) stai commettendo questi errori.
Se ti ci ritrovi, sappi che non è (quasi) mai troppo tardi per rimediare e cambiare direzione, ma non pretendertela con Zuckerberg o con le piattaforme se continui a fare di testa tua senza ottenere risultati.

1) Non sai chi è il tuo utente ideale, il tuo potenziale cliente, la tua buyer personas, il tuo target

Se non hai individuato la categoria e poi le persone a cui devi parlare allora fermati.
Ti devi rivolgere a chi ha orecchie per ascoltarti. Se parli a tutti, non parli a nessuno.

2) Dai troppo per scontato

Mettiti sempre nei panni di chi legge o di chi ascolta.
Non pensare che sia immediato il riconoscimento da parte dell’utente che incrocia il tuo contenuto. Lo sarà col tempo se lavorerai bene.
Cerca di farti capire: usa sintassi corretta, non eccedere com hashtag a caso o in mezzo al testo (ad esempio su Facebook), spiega le cose in modo chiaro senza presumere che la persona sappia ciò che ci sta dietro o i dettagli che mancano.
Individua la persona a cui vuoi parlare e parla il suo linguaggio.

3) Pensi che sia tutto gratis

Magari. Comunicare efficacemente è un lavoro. Bisogna impiegare tempo, energie. Bisogna pianificare.
Iscriversi al social è gratis, ma per far funzionare le cose bisogna aiutarsi con le campagne di sponsorizzazione.

4) Releghi ai momenti liberi la tua attività social

Per essere efficaci bisogna avere in testa quello che si vuole fare, bisogna testare, modificare, correggerei. Ma in primis bisogna avere un piano editoriale specifico che segua una strategia complessiva.
Non puoi pensare di fare qualche post quando hai un minuto libero.
Devi sapere prima quando fare uscire un contenuto, cosa pubblichi e soprattutto perchè, con quale obiettivo.

5) Ti promuovi e basta

Questo è l’errore che commettiamo TUTTI inizialmente.
Ed è il peggiore.
La tentazione è fortissima.
Promuoviamo e promuoviamo.
Facciamo post che parlano di noi, di quello che offriamo.
Dopo due o tre post così credi che le persone ti seguano ancora?
O piuttosto ti ignoreranno?
Tu come reagisci quando vedi un post del genere?

6) Replichi su tutti i social lo stesso post

Non è obbligatorio usare troppe piattaforme per avere successo.
Individua la tua o le tue e cura al meglio lì la tua comunicazione.
Se ne scegli più di una evita il cross-posting.
Un post ottimo per Instagram magari su Linkedin può non avere senso.
Magari sì se adattiamo il messaggio, gli hashtag….
Questo è solo un esempio.
Ma evita di incorrere in questa prassi.

7) Chiedi e non dai

Caro/a amico/a, anche sui social prima si dà poi si riceve.
Dobbiamo renderci utili (ed autorevoli) e sarà allora che riceveremo …

8) Domandi e poi non ascolti

Hai l’abitudine di porre domande al tuo pubblico? Benissimo.
Però poi ascolta quello che le persone hanno da dirti.
O leggi.
Poi rispondi, dai un feedback.

Chiedi consulenze ad esperti di web marketing? Benissimo.
Poi però ascolta, mettiti in discussione e non pensare che le cose vadano fatte in un certo modo solo per gli altri e non per te.
Rischi di spendere tempo e denaro inutilmente se non cambi il tuo modo di agire.

9) Dici agli altri quanto sei bravo/a

Lascia che siano gli altri a dirlo.
Tu dimostra quello che sai fare, rendendoti utile.
Vedrai che, facendolo (cfr il punto 7) i risultati ti sorprenderanno.

10) Copi (spudoratamente)

Guardare e prendere esempio, studiare ed analizzare sono comportamenti leciti ed anzi consigliabili.
Ma provare ad emulare “mostri sacri” può diventare imbarazzante (per te).
Trova il tuo “mood”, il tuo linguaggio, il tuo modo di essere e di porti e man mano le persone inizieranno a riconoscerti per quello che sei.

Spero di esserti stato utile.

Se vuoi ti aspetto sul mio canale Telegram dove ogni giorno alle 8 del mattino invio un contenuto utile alla (tua) comunicazione.

Francesco Costanzini

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Il 2018 dei social

Il 2018 dei social

Come si chiude l’anno 2018 a livello social?

Ecco un “recap” di ciò che ritengo possa essere stato significativo in questo duemiladiciotto.
Una breve carrellata di avvenimenti o trend che potrebbe essere interessante valutare per capire cosa aspettarci nei prossimi trecentossessantacinque giorni.

1) Trend di Google

La parola più cercata su Google in Italia del 2018?
Mondiali (di calcio).
Seguono la scomparsa di Sergio Marchionne, il manager Fiat , poi per tornare al calcio non poteva mancare CR7: la scorsa estate passato sorprendentemente alla Juventus.
Interessante l’analisi di Digitalic.

2) Good bye G+

Il social chiude.
Addirittura in anticipo.
Su Wired capiamo il perchè.
Ti mancherà?

3) Tutti pazzi per Instagram

Essere su Instagram è “cool”.
E’ un’esplosione di utenti.
Ma Facebook (che l’ha acquisita anni fa) corre ai ripari e lavora su un algoritmo che complica un po’ le cose a chi vuole fare business.
Viene anche dichiarato che verranno penalizzati account che hanno acquistato fan, ad oggi però nulla è accaduto.
I numeri li si possono vedere in questa analisi di Hootsuite.

4) A.I.

L’intelligenza artificiale sbarca sui social: pare possa contrastare anche il cyberbullismo. Ce lo auguriamo tutti.
Il 2019 sarà con tutta probabilità l’anno in cui l’Intelligenza Artificiale farà la differenza per noi marketer.
Di ottimizzazione tecnologica ma anche una definizione dell’etica dietro l’intelligenza artificiale e le modalità con cui questa è applicata dalle aziende parla Emanuela Zaccone in questo articolo di Talkwalker.

5) E’ sempre l’anno dei video

Lo si dice da alcuni anni.
L’esperienza video però sta cambiando e si sta ampliando.
Pensiamo a quello che diventeranno Facebook Watch e IGTV.
Zuckerberg & co si stanno lavorando e con l’anno nuovo (parola di Veronica Gentili) ci saranno sviluppi.

6) Analytica ma non solo

In questo 2018 ci ricorderemo dell’applicazione del GDPR ma anche dell’esplosione dei problemi in casa Facebook (e non solo).
Come dimenticare lo scandalo legato all’app per la previsione della personalità chiamata “thisideourdigital life” (sviluppata da un professore dell’Università di Cambridge) che è stato scoperto trasmettere impropriamente le informazioni sugli utenti a terzi, inclusa Cambridge Analytica (azienda che assisteva la campagna presidenziale del Presidente Trump creando annunci mirati usando dati degli elettori di milioni di persone).

(CREDITS fotografico: http://www.shopcatalog.com/)

7) Campagne social

Milioni di persone hanno usato Instagram per far sentire la propria voce.
Gli hashtag principali a sostegno di una causa sono stati #metoo (1,5 milioni): la campagna per far sentire la voce di donne molestate, che ha causato scandali in tanti ambienti.

8) Twitter è rock?

Beh Twitter (dicono i dati) in Italia è il social più “politico” in assoluto.
Poi sport e .. musica.
Ecco i dati riportati in questo articolo di Rolling Stone.

9) Il funnel è il futuro?

Un presente già lo è.
Il funnel di web marketing è una delle soluzioni ai problemi di gestione del processo che tutti noi che lavoriamo con il web abbiamo.
Ne sono convinto.
Bisogna studiare, applicarsi e investire.

10) Il mio 2018

Tante novità professionali in un anno in cui mi è cambiata davvero la vita.
In alcuni post su Facebook (http://bit.ly/2U0TLgI – http://bit.ly/2S2ALgs) ho raccontato un po’ le mie vicissitudini di questi anni.
Gli ultimi dodici mesi social per me sono stati stimolanti e di grande cambiamento e messa in discussione delle mie strategie.
Credo che solo studiando, restando aggiornati si possa veramente fare qualche passo avanti. Cambiando direzione e analizzando gli errori che si commettono, giorno dopo giorno, dovuti a proprie mancanze ma anche ai continui e repentini cambiamenti delle piattaforme.
Il mio grazie dunque va a professionisti che seguo e che in questo anno mi hanno aiutato a capire come poter cambiare direzione.

E il tuo 2018 come è stato?

Buon Anno, auguri di cuore!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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