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Come promuovere un evento

Come promuovere un evento

Come promuovere un evento?

Organizzare un evento è spesso assumersi un rischio d’impresa.

Non è mai facile far partecipare le persone e sforzarsi di non fare brutta figura.

Non so se lo sapete ma Facebook è un ottimo strumento di promozione per gli eventi, a maggior ragione da quando l’algoritmo in qualche modo privilegia questo tipo di attività rispetto ad altre.

Vediamo in alcuni semplici passaggi come promuovere un evento su Facebook.

1) Crea un evento dalla tua fanpage

È molto semplice.

Potrai anche scegliere se creare un evento pubblico (visibile a chiunque) o privato (visibile solo agli invitati).

2) Ottimizza l’evento completando tutti i campi

Anche questa operazione è semplice, ma bisogna cercare di completare al meglio i dettagli in modo da chiarire ai destinatari il come, il quando e il perchè dell’evento da promuovere, magari scegliendo un’immagine accatticante (non l’immagine del flyer promozionale, ti prego).

3) Indica come acquistare i biglietti/pass

Se il tuo evento è a pagamento o ha posti limitati indica il link alla pagina di acquisto oppure al form di prenotazione.

4) Crea co-organizzatori che possano gestire l’evento insieme a te

Se attorno all’evento non stai lavorando da solo/a, nomina ciascuno amministratore della pagina. In questo modo potranno invitare i loro amici all’evento e l’effetto virale sarà moltiplicato.

5) Promuovi l’evento

Azione da fare una volta completata la fase di preparazione ed ottimizzazione, l’evento comparirà nella timeline della pagina e tra gli eventi organizzati dalla pagina.

Invita SOLO le persone in target tra i tuoi contatti, mi raccomando. Spammare a chiunque è solo controproducente e si ottiene un effetto boomerang indesiderato.

6) Sponsorizza l’evento

Crea una campagna di Facebook advertising promuovendo l’evento facilitando le interazioni su di esso sul tuo target. Fallo da “Gestione Inserzioni”, mi raccomando!

In questo modo avrai un CTR (rapporto visualizzazioni-click) alto e il tuo target avrà la possibilità di invitare i loro amici all’evento direttamente, anche dall’annuncio.

7) Fai vivere l’evento e aguzza l’ingegno

Dare qualcosa in cambio ai tuoi utenti è un modo semplice ma efficace, per generare il passaparola spontaneo.

Posta dettagli, link, immagini, video per creare attesa, svelare particolari…

Usa il qr-code dell’evento (che Facebook ti genera se vuoi) per stamparlo su locandine, flyer e pubblicità off-line.

Infine Facebook misurerà le interazioni avute sul tuo evento e potrete poi generare pubblici personalizzati per successivi eventi ad esempio….

E’ chiaro che non vi dovrete basare sui “parteciperò” per conteggiare i partecipanti al vostro evento, ma avrete dati interessanti da analizzare grazie agli “insights”

Non dimenticarti di postare qualcosa magari durante (una diretta? una foto) e dopo l’evento (un video una foto, un grazie, un contenuto).

Post liberamente ispirato da https://www.techwyse.com/blog/social-media-marketing/how-to-use-facebook-for-event-marketing/

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Un po’ di dati dal web

Un po’ di dati dal web

Quando pensiamo alle strategie di comunicazione non possiamo non tenere conto di alcuni aspetti.
Quando ci viene detto che “Internet è solo per i giovani” proviamo a portare questi numeri.

Per capire il fenomeno, le potenzialità e studiare strategie è necessario provare a ragionare su alcuni temi.

Vediamo quali in estrema sintesi, facendoci guidare dai dati: l’utilizzo dei social media in Italia nell’anno 2017.

Partiamo da qui:

“In Italia il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media. Durante il 2017 si è registrata una crescita di 4 milioni di persone connesse ad Internet (+ 10% rispetto all’anno precedente) e una crescita di 3 milioni di utenti social media (+ 10% rispetto all’anno precedente).”

(Fonte: https://wearesocial.com/it/blog/2018/01/global-digital-report-2018)

Ecco alcune delle evidenze riportate dal report annuale di We Are Social e Hootsuite uscito alcuni giorni fa.

Teniamo come riferimento questa fonte (autorevole) e proseguiamo nel nostro ragionamento.

QUANTO TEMPO PASSIAMO SUI MEDIA

Il dato che trovo più interessante per cominciare è il tempo che spendiamo sui media:

6 ore del nostro tempo in media, vuol dire che ci sono persone (penso di essere tra questi) che ne trascorre ben di più quotidianamente per lavoro o per passione che sia. Per non parlare di assuefazione/dipendenza che sono temi da monitorare.

Se vogliamo comunicare un qualcosa (servizio/prodotto/brand) sappiamo che abbiamo temporalmente una fascia molto elevata di attenzione. Sei ore non sono poche, non sono i 30 secondi degli spot pubblicitari o la mezza pagina su un quotidiano che vale il tempo di sfogliata del giornale.

IN QUANTI SIAMO CONNESSI

Quasi tre quarti della popolazione nel nostro Paese è online.
Secondo dato da tenere in considerazione.
Che smentisce di per sè il pregiudizio che a connettersi siano solo i giovani.

COSA UTILIZZANO GLI ITALIANI

Su Facebook ci sono 34 milioni di italiani, un po’ meno della metà su Instagram.
Ma la “casa madre” di Zuckerberg sempre avere il monopolio sulle piattaforme social e di messaggistica più usate.
Se Youtube è ancora la prima (anche in Italia), Facebook, Whatsapp, Facebook Messenger e Instagram occupano le prime 5 posizioni (fate voi i conti).
Incrociando i dati We Are Social dice anche che gli italiani passano in media oltre due ore al giorno sui social.

IL “MOBILE” VINCE

Uno studio globalwebindex mostra che anche per la generazione dei nati tra il 1964 e il 1982, l’accesso ad internet dallo smartphone ha superato di gran lunga quello dal computer.
Questo era già accaduto per generazioni successive alla cosiddetta X.
Sì ci connettiamo tutti in larga parte in mobilità e lo stiamo dicendo da un po’. Ecco uno dei fattori da tenere a mente quando pensiamo a strategie di comunicazione.

SMARTPHONE

Un’altra ricerca (Deloitte – Global Mobile consumer survey) sull’utilizzo e l’adozione degli smartphone mostra che in media si consulta il cellulare almeno 47 volte al giorno.
Le notifiche sono diventate quasi un’ossessione.

Se mettiamo insieme queste evidenze non giungete anche voi alle conclusioni a cui giungo io?

Il web è un ottimo strumento con cui intercettare le persone, che sul web ci sono e ci saranno sempre più (di tutte le età per giunta).

Partiamo dal presupposto di smentire chi si ostina a non capire.
E di iniziare a contrastare chi ci dice: “Il mio target è un po’ particolare….”, “I miei potenziali clienti hanno una certa età e non sono sui social”.

Poi vedremo come catturare l’attenzione, quale è il target di riferimento, quali gli strumenti più adeguati, i contenuti…

Ma i presupposti per non far passare noi consulenti come visionari o venditori di fumo ci sono tutti, o no?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Se cala la visibilità ha senso usare Facebook per il business?

Se cala la visibilità ha senso usare Facebook per il business?

“Assicurarsi che il tempo speso su Facebook sia tempo speso bene”

Questa la premessa di Mark Zuckerberg pubblicata in un post che presenta il nuovo algoritmo di visibilità dei post.

Obiettivo del fondatore del social è farci rimanere lì presenti più a lungo possibile, rendendo la nostra “esperienza” il più gradevole possibile.

Pertanto il nostro newsfeed (bacheca) ci mostrerà sempre più i contenuti di amici e familiari (presumibilmente a noi più graditi), penalizzando così i post di aziende, società, brand…
Zuckerberg dice di aver creato Facebook per aiutare le persone a rimanere in contatto tra di loro e che il trend negli ultimi due anni è stato quello di visualizzare contenuti “pubblici”, pertanto con il suo staff ha voluto ri-equilibrare la situazione.

Portando ad esempio il beneficio che le persone ricevono dall’entrare in contatto con propri “simili”, i contenuti di marche, aziende, media verranno penalizzati.

Che fare dunque?
Abbandonare in massa la piattaforma social che tanto poteva aiutarci per il nostro business?

No.
Che la visibilità organica dei post delle pagine fosse in caduta libera ce ne eravamo accorti e le previsioni erano queste.
In fin dei conti nessuno ha mai detto che Zuckerberg regalava visibilità alle aziende.

Ecco perchè ha sempre più senso investire in un social che conta davvero milioni di persone iscritte con un piano strategico che preveda contenuti giusti (utili e di qualità) sponsorizzati a dovere.

Il CEO di Facebook ci dice anche che continueranno a venir mostrati in posizione prioritaria rispetto al resto: le dirette che di solito creano interazioni, i contenuti che generano discussioni all’interno dei gruppi oltre ai business locali che pubblicano contenuti rilevanti e che creano eventi.

Quindi diciamo che qualche spiraglio lo abbiamo.
Basta organizzarsi di conseguenza, non vi pare?

 

Se hai bisogno di una consulenza, contattami!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Meglio avere molti fan o coinvolgere le persone giuste?

Meglio avere molti fan o coinvolgere le persone giuste?

Sapete cos’è la “vanity like”?
E’ una sorta di ossessione da “like” che deriva dalla nostra presenza sui social e il fatto di provare soddisfazione esagerata nel pensare di soddisfare gli altri ricevendo un loro semplice consenso.
Le endorfine di ciascuno di noi in effetti ricevono una scossa tutte le volte che notiamo che qualcuno dei nostri contatti preme il pulsante “like” su un contenuto da noi postato.
Sono quelle notifiche che attendiamo e che talvolta ossessionano un po’ le nostre giornate.

Ma i “like” in ottica di business servono a qualcosa?

Chiediamoci a cosa serve un mi piace.
Dà soddisfazione, va bene, lo abbiamo specificato un po’ qui sopra.
Ma se sono un’azienda, un brand, un professionista e ho una pagina social (es. Facebook) a cosa mi servono i like sui contenuti che posto?
Forse potrebbero significare che hanno colpito l’attenzione di qualcuno, ok, che non si sono persi nel mare di gattini, fake e notizie.

Ma con i like guadagno qualche cosa?

No, è questo il punto.
Facebook nel suo algoritmo oltretutto specifica che il like ha un valore molto inferiore di “engagment rate” rispetto ai commenti e condivisioni.
Tra l’altro ammettiamolo: capita di mettere like non proprio a casaccio ma senza leggere in profondità i contenuti.

Quindi se un’azienda o un professionista impiega risorse e tempo per creare dei contenuti che vengono talvolta “mipiacciati” (magari senza essere letti) cosa ci guadagna?
In notorietà?

Bah… poca roba visto lo “score” che ad esempio la casa di Zuckerberg attribuisce al semplice like e di cui abbiamo parlato poco fa.

Ecco perchè la ricerca non deve essere quella di “piacere” indistintamente ma il lavoro che produce frutto (cioè business) deve essere quello di crearsi un proprio pubblico di riferimento ed in target con i propri beni, prodotti o servizi.

Facciamo un passo avanti.

Giudicare le pagina a seconda dei like che hanno è un errore.

(Sono altre le metriche che approfondiremo in altri post)

Certo avere 3 fan non è il massimo.
Tuttavia dovreste sapere tutti (o no?) che l’algoritmo di Facebook comunque non permette al 100% dei nostri fan di visionare organicamente (cioè non a pagamento) i contenuti che postiamo…

A questo aggiungiamo un’altra questione.
Tra i fan della pagina ho persone non in target? La sorella, la zio d’America, l’amica del cuore?
Bene, allora la risultanza che ne avremo sarà ancora peggiore.
I nostri contenuti si perderanno nel mare dell’invisibilità e non colpiranno potenziali clienti.
Armiamoci dunque di santa pazienza.
Costruiamo contenuti utili innanzitutto, poi una fan base di persone in target.

Cioè?

Ricerchiamo potenziali clienti: se ho un prodotto adatto alle donne in gravidanza geolocalizzate a Rimini, inutile avere dei pseudo fan che siano a Crotone e che siano maschi under 16. O no?

Poi il gioco non è finito qui ma intanto abbiamo capito una cosa MOLTO importante: coinvolgiamo le persone giuste, è fondamentale.
Altrimenti non diamo la colpa ai social se il nostro business non sfonda.

Se hai bisogno di una consulenza, contattami!

(Photo credits: Luca Sartoni on Flickr)

Francesco Costanzini

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Perchè Facebook è un alleato di business

Perchè Facebook è un alleato di business

Facebook può essere un ottimo alleato di business, ma anche una grande perdita di tempo.
La differenza…la fai tu!

Viene spontaneo chiedersi come un prodotto o un servizio professionale possa non stonare in un ecosistema pieno di gattini, barzellette, fake news, autocelebrazioni, ricette, deliri di onnipotenza…

Viene sempre da domandarsi chi mai sarà interessato o interessata ai contenuti che ho da proporre o vendere in mezzo a tanto caos.

Eppure circa il 55% degli imprenditori scommette su Facebook (ricerca Spaces).
E c’è forse un 45% che magari non ci crede oppure ha pensato di perdere tempo perchè ha sbagliato strategia.

Vediamo in cinque semplici punti cosa è necessario fare per far sì che Facebook diventi il nostro alleato di business.

1) Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che per utilizzare un social è bene identificare una strategia e pianificare un lavoro. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

2) Dobbiamo creare contenuti utili, interessanti che rispondano a dei bisogni o che risolvano dei problemi. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

3) E’ importante parlare al nostro target nel modo adeguato. Dobbiamo individuare chi è il nostro potenziale utente/cliente. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

4) Facebook per le aziende funziona quando viene associato a campagne di advertising (pubblicitarie). Solo così la visibilità per un “brand” viene in un qualche modo resa efficace. L’iscrizione a Facebook non costa nulla, aprire una pagina pure, ma i risultati si pagano. E’ necessario quindi impostare un piano. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

5) Le cose stanno funzionando o no? Per capirlo dobbiamo analizzare i dati che la piattaforma ci mette a disposizione attraverso i suoi strumenti. Va verificato se il lavoro intrapreso produce o meno risultati e nel caso apportare variazioni in corsa. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

Rispondiamo ad ogni singolo quesito e chiediamoci cosa siamo disposti a fare.
La differenza tra trarre profitto o buttare via tempo e denaro sta nel nostro modo di approcciarci a questo mezzo, potenzialmente davvero prezioso, ma anche parecchio inutile se usato male.

“Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma anche credere.” (Anatole France)

Se hai bisogno di quel qualcuno…il mio lavoro è darti una consulenza!

(Photo on Foter.com)

Francesco Costanzini

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Ho aperto una pagina Facebook e adesso che faccio?

Ho aperto una pagina Facebook e adesso che faccio?

Aprire una pagina Facebook è un gioco da ragazzi!

Lo sanno fare tutti, quindi molto spesso si pensa che per comunicare su Facebook basti “buttare” su quella pagina un contenuto promozionale ogni tanto e che in fin dei conti per la gestione non serva impiegare persone/denaro.

Poi ci si inizia a scontrare con la realtà e si pensa che in fin dei conti Facebook è una bolla di sapone, bella ma inutile (e avrei comunque da ridire, in quanto amante delle bolle saponate).

Non si ottengono risultati e quindi il pensiero che viene fatto è che i social non servano a nulla se non a perdere tempo o per condividere gattini o barzellette.

La questione però va analizzata in altro modo.

Vero che aprire una pagina Facebook è molto semplice, ma dalla creazione al suo funzionamento effettivo (ossia ottenimento risultati concreti) i passi da compiere sono vari e devono prevedere un lavoro specifico.

E’ necessario innanzitutto avere un piano di comunicazione ben definito che su Facebook va tradotto in un determinato modo.

Facebook non è Amazon e Facebook non è Google ma è possibile lavorare sul social con uno scopo ben preciso: far conoscere noi stessi, il nostro brand, i nostri prodotti o i nostri servizi.

Attenzione però, Facebook non deve diventare la nostra ragione di vita, ma uno dei mezzi con cui è possibile raggiungere un’utenza sempre più numerosa, ma soprattutto in target.

Ben presto capiremo come le azioni di autopromozione che facevamo (e che ricevevano giusto il like di qualche familiare o amico stretto, oltre al nostro) avevano ben poco senso proprio perchè Facebook prevede tutt’altro tipo di strategia comunicativa.

Se non sai cosa fartene di una pagina che non funziona, contattami.

(photo Credits: Photo on Foter.com)

Francesco Costanzini

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