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Comunica il tuo credo

Comunica il tuo credo

Questi erano i credo di Freccia, protagonista della prima pellicola di Luciano Ligabue regista.

Li porto come esempio perché, se non lo hai mai fatto, è ora di chiederti in che cosa credi.

Non ti sto chiedendo il tuo credo religioso (se lo hai), la tau fede sportiva o la tua appartenenza o simpatia politica.

Ma ti vorrei incentivare a guardarti dentro e a farti delle domande precise.

Perchè se vogliamo comunicare, dobbiamo smetterla di pensare che potremo farlo usando stereotipi, frasi fatte, formule segrete (che non esistono) o copiando da qualche “guru” o presunto tale.

Ti ho già parlato dell’importanza della tua unicità, per cui è fondamentale che traspaia se scrivi, fai video o registri podcast.

Il fatto è che in prima istanza pensiamo di riuscire a comunicare facendo i “piacioni”, oppure limitandoci al “compitino”.

Crediamo che si debba piacere a tutti in modo da essere attraenti ed attrattivi.

Ma così non è.

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima.
(Henri Bergson)

Ci dobbiamo…esporre!

Attento, non ti sto inducendo ad essere polemico a tutti i costi, nè a dire la tua opinione su tutto in modo indiscriminato.

Ma nel tuo settore le persone per capire chi sei e per ascoltarti hanno necessità di capire come la pensi.

Perché debbo rivolgermi a te, rispetto a qualche tuo competitor?

Ti sceglierò anche sulla base di quello che dici, per come ti esponi e per come lo dici.

Insomma, se mi scatterà la scintilla di un feeling con la tua persona, contatterò te piuttosto che un altro.

Ma se cerchi di comunicare come fa “wikipedia” difficilmente sarò invogliato a consultarti.

Il mio suggerimento è quello di lasciare fuori la politica, la religione e lo sport se non strettamente attinenti a quello che fai.

Tuttavia, è importante che ad esempio tu sia in grado di dare una tua interpretazione su una notizia che riguarda il tuo settore.

E’ altresì necessario che tu spieghi perchè fai il lavoro che fai, il tuo approccio e ciò in cui credi.

In questo modo taglierai fuori qualcuno, ma sarà solamente quel qualcuno che probabilmente avresti accantonato faticosamente a posteriori, facendo molti sforzi e con assai poco guadagno.

Prima di iniziare a comunicare, quindi, pensa ad piano, ad una strategia e mi pare di avertelo ripetuto più volte.

In questa strategia deve essere ricompresa la risposta a certi perchè.

Se hai scelto di fare l’avvocato ci sarà pure un motivo, o no?

Se credi nel valore del rispetto e dell’onestà non c’è motivo di nasconderlo.

Tuttavia ti esorto a fare attenzione: quante volte avrai letto di aziende che fanno dell’attenzione al cliente e dell’onestà uno slogan trito e ritrito a cui nessuno crede, tanto lo dicono tutti?

Ecco perchè è necessario comportarsi davvero come si dice di essere e raccontare questo aspetto usando un altro linguaggio e magari portando testimonianze o esempi concreti che dimostrino questa tua attenzione particolare, ad esempio.

 

Qualche spunto concreto per aiutarti in questo percorso

  • leggi “Partire dal Perchè” di Simon Siniek  e scoprirai ad esempio perchè Martin Luther King e Steve Jobs hanno avuto un seguito così importante, che dura ancora oggi
  • annota in maniera libera per un mese qualche tuo perchè, le cose che ti rendono felice e soddisfatto/a nel lavoro
  • cerca di scoprire cosa ti attira e perchè senti come un magnete rispetto a quei contenuti e tieni traccia di queste sensazioni, scrivendotele

Adesso metti tutto insieme, confrontati con il tuo team (se lavori in squadra) ed estrapola/estrapolate quello che vi accorgete sia determinante nel vostro approccio, nella vostra quotidianità sul lavoro e ciò per cui fate ogni giorno la fatica di alzarvi dal letto.

Saranno contenuti preziosissimi da divulgare, piuttosto che fare una comunicazione piatta, asettica, anonima che nessuno considera!

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

(Foto di copertina by Fabrizio Verrecchia on Unsplash)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Per comunicare ci vuole rispetto

Per comunicare ci vuole rispetto

Ti ricordi quella canzone di Zucchero Fornaciari che diceva “Non c’è più rispetto….”

Credo che sia importante non parlare solo di marketing, di tecnica, di digital ma se si vuole comunicare davvero con efficacia sia necessario affrontare anche temi che riguardino l’etica.

Il “rispetto” è per me, anche nel lavoro, una condizione essenziale.

Esigo rispetto e mostro rispetto.

Ma cos’è realmente il rispetto?

Bellissima la definizione che ne fa Wikipedia:

Il rispetto è la considerazione speciale che si dà a qualcuno o a qualcosa, si riconosce come valore sociale e speciale.”

Sarà un atteggiamento che forse a qualcuno potrà sembrare ingenuo, ma anche sul lavoro ho sempre un approccio molto cauto nei confronti dell’impegno e del lavoro altrui.

Sono reticente nel pretendere e ho la tendenza a non far perdere tempo ai miei interlocutori.

Io questo lo chiamo rispetto.

Trovo alquanto scorretto credere di essere l’unico ad avere priorità, urgenze e mi irrita tremendamente prendere decisioni io per altri quando non di mia competenza.

Credo che il rispetto passi anche da questo: accettando i nostri limiti e riconoscendo i confini le professioni.

Eppure non è cosa scontata.

Nella comunicazione il rispetto è una condizione essenziale.

Facci caso, chi non ha questo valore in sè difficilmente riesce a comunicare con efficacia.

Non sto parlando di affabulatori o manipolatori da palcoscenico, ma di comunicazione che è un’altra cosa.

Comunicare è un’azione che presume un’etica di fondo ed almeno io la intendo così.

Se voglio riuscire e trasmettere un concetto ad uno o più interlocutori, ho bisogno di far passare anche il mio atteggiamento, che deve essere rispettoso ed in un qualche modo deve accettare chi ho di fronte.

Questo deve accadere anche quando chi abbiamo di fronte non è d’accordo con noi, ma se comprende quanto stiamo cercando faticosamente di dire, allora avremo comunicato bene.

Se manca il rispetto, però, cosa facciamo intendere?

Rischiamo di provare a circuire le persone, tenderemmo a mentire a noi stessi e a loro perché in realtà non sentiremo affatto quella considerazione per lui/lei/loro.

Quando ti senti rispettato trovi meno forzato ascoltare cosa ha da dirti chi sta provando ad entrare in relazione con te?

Non si tratta quindi di usare leve persuasive, ma di applicare un concetto, un valore, una caratteristica che dovremmo avere dentro di noi e con la quale confrontarci realmente in ogni circostanza.

Se diciamo di esigere il rispetto, rispettiamo.

Se vogliamo comunicare con efficacia, rispettiamo gli altri ed otterremo più attenzione.

Non è cosa scontata, non credere.

Non è una dimostrazione di forza essere arroganti e irrispettosi.

Tutt’altro.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

Francesco Costanzini

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Il linguaggio che non comunica

Il linguaggio che non comunica

Non si tratta di un ossimoro, o forse sì…

cos’è un linguaggio che non comunica?

La riflessione che vorrei fare parte da lontano.

Sin dai tempi della scuola (di ogni ordine e grado) infatti, ci hanno abituati ad un linguaggio formale, direi istituzionale.

La scrittura doveva essere la più verbosa possibile, ricca, ridondante.
Magari con tante forme passive ed avverbi talvolta “ammorbanti”.

Mi ricordo che il “dono della sintesi” è sempre stata una mia caratteristica, così gli/le insegnanti di turno mi sollecitavano ad aumentare il numero delle parole, sostenendo periodi lunghi piuttosto che troppo brevi, imparando l’uso di aggettivi ed avverbi adatti allo scopo.

Ho cercato di imparare, affascinato dal mondo della scrittura, trovando modalità di esprimere concetti abbondando con le parole per fare contenti Caio e Sempronio.

Così, quando ho iniziato a scrivere per lavoro ho utilizzato uno standard formale, corretto ma formale.

Non sarà quindi capitato solo a me pensare come estremamente naturale il linguaggio istituzionale, politico ed aziendale.

C’è un’abitudine talmente connaturale (oserei dire) che pensiamo che saper scrivere sia mettere in pratica tutto questo, ergo così facendo siamo in grado di comunicare.

Quando ho approcciato il mondo giornalistico c’è voluto un veloce sguardo a ciò che facevano i colleghi per capire in effetti che quel linguaggio a cui mi ero abituato non era efficace per quel mondo.

Così ho tramutato formalità in elementi essenziali.

Ma intanto mi dilettavo a scrivere contenuti per il web, osando nel mondo dei social che si stavano affacciando sulla scena.

Mi sono reso conto che la comunicazione efficace volesse un altro gergo ancora: più vicino a quello giornalistico che istituzionale (pensa alle 5 W ed alla comunicazione piramidale, ad esempio) ma che sicuramente non basta.

Eppure…

Se mi guardo in giro, se leggo testi di siti aziendali o associativi, zeppi di terminologia specifica e formale, trovo che si somiglino incredibilmente tutti, nonostante appartengano a settori completamente diversi.

Ad un certo punto (ed ancora oggi in molti casi è così) si è pensato che comunicare sul web volesse dire trasportare il linguaggio promozionale, pubblicitario ed istituzionale allo stesso tempo.

Contenuti zeppi di autoreferenzialità, di aspetti “gonfiati”, di elementi poco utili se non all’ego del proprietario del sito.

Trovo tutto questo una conseguenza di quanto ho descritto, ad esempio sulla mia persona.

Ci hanno abituati a questo.

Fai attenzione, però.

Non vorrei che ora tu pensassi che slang, volgarità, emoticons siano essenziali per questo “nuovo” (?) modo di comunicare.

Non è così.

Comunicare significa utilizzare un linguaggio comprensibile a coloro i quali stiamo parlando.

Un linguaggio quindi che si deve differenziare, che deve colpire nel cuore, nell’emotività dei nostri interlocutori, ma anche alla loro pancia, al loro portafoglio a volte.

Mi perdoneranno autorevoli professionisti ma non credo nelle specializzazioni di copywriting che oggi sembrano filiare a manbassa.

Credo che esistano tanti tipi di linguaggio che comunicano e che si possono adattare ai vari contesti, ma la valutazione che ne faccio è nei risultati: sono diretti, utili a chi ci dovrebbe ascoltare?

Oggi si definisce copywriting l’arte della scrittura efficace e del convincimento.

Secondo il Cambridge Dictionary chi fa questo lavoro è “Someone who writes the words for advertisements”.

Un “pubblicitario”.

Saper scrivere significa saper comunicare o saper vendere?

Per quanto mi riguarda comunicare può significare anche vendere, non c’è nulla di cui vergognarsi.

Ma non solo.

Se tenessimo solo questa accezione significherebbe che la scrittura persuasiva appresa dalla PNL o da altre scuole di pensiero sia l’unica possibile.

E che quindi anche la manipolazione truffaldina faccia parte di questo mondo.

Io non credo a questo assioma.

Penso, invece, che si debba comprendere tutto ciò che NON comunica, per poi cercare di ottenere i risultati percorrendo altre strade.

Siamo convinti che le persone, ad esempio, oggi non leggano e che i tempi di attenzione sul web siano quelli che avrebbe un pesce rosso.

Non discuto che possa essere così.

Faccio una riflessione, però.

Siamo circondati da testi lunghi, corposi e abbiamo capito che persino Google non penalizza il testo ampio.

Perchè?

Allora, quali sono le conditio sine qua non?

Le riassumerei in tre caratteristiche principali:

  • Qualità
  • Focalizzazione sui temi che interessano all’interlocutore
  • Linguaggio comprensibile, agile e coerente a seconda del formato e dello strumento

Se un testo è breve e scritto male o non adatto a chi lo legge è perdente in partenza, se è lungo ma attinente e di qualità comunica nel modo giusto.

Ma ci sono regole universali su lunghezza, formato, tipologia?

No, dipende dai contesti.

Quando la nostra comunicazione è di qualità, quando rispondiamo alle domande latenti o dirette dei nostri lettori/utenti/clienti e lasciamo loro qualcosa di interessante o utile allora non dobbiamo preoccuparci troppo della lunghezza o delle pseudo regole che trovi da chi ama le facili ricette adatte a tutti e tutte.

Io ad esempio faccio così: mi lascio trasportare dalla scrittura, cercando di avere in testa l’obiettivo e adattando quello che voglio dire al mio potenziale interlocutore.

Più lo conosco, più so come coinvolgerlo.

Non mi ritengo un copywriter della categoria X o Y (mal digerisco le tendenze che assegnano una specializzazione in questo campo), sono un giornalista ma più che altro cerco di comunicare, adattando forme e contenuti all’obiettivo, alla forma, al contesto ed all’interlocutore.

Forse per qualcuno scriverò in modo troppo “parlato”: ebbene è una scelta.

Se dovessi scrivere un romanzo o una monografia probabilmente non opterei per questa tipologia di scrittura, ma quando si vuole comunicare è necessario arrivare a concretizzare l’obiettivo.

Non scrivo per vendere, ma provo a scrivere per “coinvolgere“.


 

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Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Strumenti di base per la comunicazione digitale

Strumenti di base per la comunicazione digitale

La comunicazione digitale prevede, dopo aver studiato con attenzione una strategia, la messa in campo di varie azioni derivanti dal progetto nascente.

Si rende quindi necessario saper utilizzare i mezzi che il mondo digitale ci mette a disposizione, ed è possibile farsi aiutare da cosìdetti “tool” (strumenti) che possono semplificare, automatizzare o renderci il percorso meno arduo.

Di seguito, quindi, ti suggerirò alcuni di questi attrezzi di lavoro, senza presunzione di completezza e senza alcun ritorno economico per la mia figura.
Con questo provo ad aiutarti nella fase che va dalla messa in campo della strategia all’attuazione della stessa.

Ricordati però che non esiste una sola strada, soluzioni che possono andare bene a me, magari non sono utili per te e viceversa.

Diciamo, però, che se parti da zero (o quasi) forse un aiuto posso fornirtelo con queste indicazioni di massima.

Questi “marketing tools” sono software che specifici di base che ti aiutano a gestire meglio le situazioni e svolgono alcune funzioni in vari ambiti.

STRATEGIE DI POSIZIONAMENTO SUI MOTORI DI RICERCA

SEOZOOM è uno strumento italiano adatto per lavorare sul SEO. Davvero molto completo. C’è un abbonamento da sottoscrivere per utilizzarlo appieno, ma integra davvero tantissime funzionalità in un unico tool.
Puoi affidarti anche a: Semrush o Ubersuggest, per esempio.
Utilissimi per trovare traffico di ricerca su determinate parole chiave, capire su quali è meglio lavorare e posizionarsi a seconda della difficoltà e del volume di ricerca sulle stesse.
Le funzioni di questi tool sono ottimali anche in altre fasi di sviluppo del nostro progetto come ad esempio LA RICERCA DEI CONTENUTI DA TRATTARE, una volta che abbiamo definito le persone a cui ci rivolgiamo, chiaramente, oppure come strumenti di ANALISI.

seozoom

PROGRAMMAZIONE POST SUI SOCIAL

POSTPICKR è un tool italiano davvero molto interessante che migliora la nostra produttività.
Puoi programmare i post sui social, organizzare il tuo calendario editoriale … io con questo strumento risparmio davvero tanto tempo.
Sul mercato esistono altri prodotti valide (es. Hootsuite), Postpickr ha una versione free ed altre a pagamento: debbo dire molto valido il loro servizio di customer care.

ANALISI DEI DATI

GOOGLE ANALYITICS è la base da cui partire per scoprire tutto quello che accade attorno al tuo sito in termine di visite e di pubblico.
Non è uno strumento banale, ma è davvero indispensabile per capire cosa succede all’interno delle nostre pagine web.
Gratuito, completo, ricco di possibili opzioni.
Basta inserire un codice sulle pagine del nostro sito ed il gioco è fatto… Google inizierà a lavorare per noi.
La fase di traduzione dei dati più significativi però spetta a noi e non è cosa banale, onestamente.

SMARTLOOK è un ottimo tool che può mostrarti con alcune registrazioni video i movimento del dito/mouse dei visitatori del tuo sito. Guardando i filmati riuscirai a capire come gli utenti si comportano e migliorare la struttura del tuo sito per renderla maggiormente efficace, ad esempio.

FACEBOOK ANALYTICS è l’unico strumento analitico esistente al mondo costruito grazie ai dati di oltre 2 miliardi di persone: la popolazione del mondo Facebook. E’ uno strumento (gratuito) molto più profondo delle INSIGHTS che trovi nei pannelli di controllo della tua pagina FB o del tuo profilo Instagram (business. Fornisce una visione molto più profonda di chi sono i fan della tua pagina, i visitatori del tuo sito web o di coloro che interagiscono con il tuo brand via Messenger, ma ti permette di capire come gli utenti interagiscono con la tua attività attraverso i vari canali (Facebook, Messenger, sito web, app…).
Non è semplice ed immediato da usare. Ti suggerisco un corso online di Veronica Gentili per approfondire e imparare ad usare la piattaforma.

GRAFICA

CANVA è perfetto per chi come me non è avvezzo a software di grafica. Mi perdoneranno i professionisti del mondo grafico, ma con Canva è davvero immediato riuscire a costruire delle immagini ottimizzate per utilizzarle efficacemente sui vari mezzi digitali.

canva

MONITORAGGIO

E’ importante anche monitorare la nostra reputazione online.
Come fare?
Ti rimando ad un specifico articolo del blog in cui suggerisco alcuni tool specifici.

Ecco, spero tu non sia rimasto deluso.
So che non ti ho fornito mille alternative (che esistono sul mercato), ho però cercato di indicarti una direzione possibile utilizzando alcuni strumenti di base.
Se ne userai altri va benissimo.

A mio parere questa lista essenziale può indirizzarti all’inizio del tuo percorso nel mondo della comunicazione digitale.

Magari ti ritrovi da dirigente di un ente, associazione o azienda a dover ipotizzare una pista di lavoro: ecco un orientamento perfetto per comprendere cosa comporta il viaggio attraverso l’universo del web marketing.

Mi raccomando però: se non hai ancora una strategia, un progetto, se non sai chi sono i tuoi utenti target … fermati.

Solo, infatti, chi ben comincia…

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Photo by NeONBRAND on Unsplash

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Migliora la tua comunicazione: 10 (+1) libri per l’estate

Migliora la tua comunicazione: 10 (+1) libri per l’estate

Vuoi migliorare il tuo modo di comunicare?

Ti suggerisco alcuni libri sulla comunicazione che potresti leggere durante il periodo delle tue ferie.

Molti di questi mi sono stati molto utili per la formazione personale e per mettermi in discussione su tanti aspetti.

Credo che possano fare anche al caso tuo, se desideri migliorare la comunicazione della tua associazione o del tuo brand.

Cambiare punto di vista aiuta tantissimo.

Decentrarci da noi stessi può far davvero la differenza.

Sono i momenti impensabili quelli più produttivi o dove arrivano le idee migliori, non quando siamo concentrati e ci sembra di non arrivare mai ad una soluzione.

Molto spesso troviamo la soluzione ai problemi quando non ci pensiamo in modo ossessivo, ma quando riusciamo ad essere un minimo più distaccati e lucidi, arrivando a sdrammatizzare e trovare delle strade che ci sembravano inesistenti fino a poco tempo prima.

La lettura aiuta tantissimo a rilassarci, ci costringe in un qualche modo a staccarci da quello che abbiamo intorno per immergerci nelle parole che ci vengono proposte.

Ecco perché ho pensato di proporti questa personalissima lista di libri, che contengono anche un link all’acquisto su Amazon, per facilitarti il compito e velocizzare le operazioni, se tu fossi in partenza o avessi fretta.

Ci tengo a dirti che nessuno di questi autori, editori mi riconoscerà un euro per questo e neppure lo stesso Amazon.

Oltre agli estremi del libro ti fornisco anche un approfondimento che ti può motivare o meno all’acquisto del volume, a seconda delle tue preferenze.

Ultima considerazione: ho pensato ad una sorta di “percorso”, ecco perché ti suggerirei di seguire l’ordine di lettura che ti propongo, se hai voglia di seguirlo.

 

10 (+1) libri sulla comunicazione

Le armi della persuasione (Robert Cialdini)
https://amzn.to/2JS5Gub
Approfondimento

La mucca viola (Seth Godin)
https://amzn.to/2JTWV2B
Approfondimento

Facebook. La Storia. Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione (David Kirkpatrick)
https://amzn.to/2Yheeih
Approfondimento

CONDIVIDERE. Il potere di scambiarsi informazioni, storie ed emozioni (Bryan Kramer)
https://amzn.to/2Yi6g8B
Approfondimento

Rock&Blog (Riccardo Scandellari)
https://amzn.to/2Ykh85U
Approfondimento

Da BRAND a FRIEND (Robin Good)
https://amzn.to/2YfUoUw
Approfondimento

Come promuovere la tua attività sul web senza pubblicità (Alessio Beltrami)
https://amzn.to/2YlIgRU
Approfondimento

Rivoluzione Telegram (Marta Pellizzi)
https://amzn.to/2YfUgEw
Approfondimento

BUYER PERSONAS (Iris Devigili)
https://amzn.to/2YlC8sE
Approfondimento

Facebook Marketing Plan (Veronica Gentili)
https://amzn.to/2JWE6fv
Approfondimento

Infine … Il mio Facebook Marketing (Francesco Costanzini)
https://amzn.to/2YlsPJe
Approfondimento

Fammi sapere se ti sono stato utile e se hai altri suggerimenti per ampliare il percorso: di letture interessanti ce ne sono tante altre e prossimamente te ne suggerirò ancora, non temere!

 

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Strumenti per misurare la reputazione online

Strumenti per misurare la reputazione online

Ti ho già parlato di reputazione online e di quanto sia importante mantenerla buona sia a livello personale, che professionale.

Un’analisi della popolarità tua o del tuo prodotto/servizio o di quello dei tuoi competitor è assolutamente consigliata quando pensi di sviluppare un progetto di comunicazione.

Perché misurare la reputazione online?

Analizzare cosa si dice su di te, sulla tua associazione, azienda, impresa, brand e/o su quello che fai o vendi (prodotto, servizio, bene…) diventa determinante per:

  • capire come sei posizionato/a sul web
  • verificare di essere correttamente posizionato/a nella mente dei tuoi interlocutori (persona in target)
  • analizzare le attività, il linguaggio e le propensione dei tuoi utenti target visionando le loro recensioni, i loro post e/o commenti sulle pagine dei tuoi competitor
  • trovare spunti di “content marketing”: quali domande fanno gli utenti? Da quelle posso capire e verificare le esigenze e trasformarle in contenuti per il mio sito, podcast, blog , post sui social…..
  • trovare idee per lanciare un prodotto/servizio che possa incontrare “la domanda” degli utenti

Insomma le opportunità sono davvero tante e di un certo rilievo.

Tool per misurare la reputazione online

Ecco alcuni strumenti che possiamo utilizzare per fare questo lavoro di monitoraggio.

Google Alert
Google Alert consente di avere notifiche automatiche non appena vengono rilevati nuovi contenuti sulle parole chiave specificate, recuperando dati da pagine web, blog, ricerche o articoli all’interno della rete di Google.
E’ possibile Configurare Google Alert per ricevere automaticamente queste notifiche e capire cosa si dice di noi.

Mention
Si tratta di uno strumento capace di raccogliere in un’unica schermata tutti gli aggiornamenti apparsi online (menzioni, conversazioni, commenti) che citano una determinata “keyword”.

Reputology
Reputology offre un servizio (a pagamento) di monitoraggio della reputazione online del brand ad esempio inviando prontamente un alert via email per i commenti negativi….

TalkWalker
Strumento di monitoraggio della reputazione online (anche questo a pagamento), ti aiuta a trovare messaggi, articoli e tweet generati in diverse piattaforme social e siti web che stanno promuovendo discussioni relative al tuo brand.

Brand Watch
Puoi avere accesso alle conversazioni generate dagli utenti. puoi rimanere sempre aggiornato su chi dice cosa sul tuo brand.

Oraquo Analytics
Per misurare e quantificare il valore delle interazioni, delle conversazioni sui social network.

ReviewTrackers
Uno strumento per controllare le testimonianze dei clienti e misurare l’esperienza del cliente e il tuo servizio di assistenza.

Fan Page Karma
E’ uno strumento di “social media monitoring” che nella parte gratuita è specifico per Facebook. Si possono estrapolare i dati: post che hanno avuto maggiore successo, gli hashtag più utilizzati, quando è meglio postare, chi sono i principali influencer, come si muovono i competitor….

“Un buon nome, come la buona volontà, si ottiene con molte azioni e si perde con una.”
Lord Francis Jeffrey

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

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