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Per comunicare devi “saper essere”

Per comunicare devi “saper essere”

Essere o saper essere …

Avere consapevolezza di sè diventa un elemento fondamentale per comunicare.
E’ importante conoscere questi aspetti quando si desidera trasmettere agli altri un qualcosa, facendolo con efficacia.

Comunicare può diventare un problema, se non abbiamo una propensione all’empatia e se siamo solo dei “parlatori”.

Lo abbiamo visto anche in precedenza, per comunicare abbiamo bisogno di guadagnarci la fiducia e l’ascolto del nostro interlocutore.

Il “Saper essere” diventa un punto più delicato, riguarda la nostra capacità di “esserci nella relazione”, quindi di conoscere bene noi stessi, prima di tutto.
Abbiamo bisogno di analizzare il nostro atteggiamento, capire le nostre debolezze, la nostra emotività e i nostri punti critici.
Dovremmo utilizzare con gli altri atteggiamenti che mettiamo in atto in primis con noi stessi: ascolto, empatia, accettazione e rispetto.

E’ un percorso affatto semplice: è molto più difficile imparare ad essere che imparare tecniche o acquisire informazioni.

Certo, è necessario non solo saper essere e quindi lavorare sui nostri atteggiamenti, comportamenti e stile personale, perchè per comunicare efficacemente e coinvolgere le persone (utenti o clienti che siano) abbiamo anche bisogno di essere e saper fare.
Cioè avere competenze di base e specifiche relative alla nostra professione.

Tuttavia, pensaci, essere un perfetto tecnico e sapere a menadito un aspetto non è sintomo di saperlo comunicare.

Questo esperimento a me piace moltissimo.
E’ un esempio molto utile per comprendere il mondo della comunicazione.

Pensiamo di trasmettere un concetto semplice, eppure alla fine capiamo che il nostro interlocutore media il concetto con il suo punto di vista e la sua esperienza personale.

Comunicare significa far capire agli altri il messaggio e renderli in qualche modo partecipi, affinchè tale messaggio possa essere correttamente riportato ad altri.

Se impariamo a riconoscere in noi stessi le debolezze, la nostra propensione aggressiva, di chiusura o manipolativa che sia…e ciò che ci rende in un modo piuttosto che in un altro, sicuramente avremo la possibilità di entrare davvero in relazione con l’interlocutore.
Comunicare, d’altronde, significa mettere in comune.

Prima di approcciarci a qualsiasi forma di comunicazione, è bene lavorare su sè stessi e capire che tutte le dinamiche in atto sono importanti, anche nei nostri tentativi di comunicare attraverso il digitale.

Abbiamo a che fare sempre con le persone, anche se a distanza, attraverso uno strumento/mezzo.

Pensare di comunicare solo per il fatto che “così fan tutti” e che abbiamo un’ampia conoscenza di un settore non equivale all’ottenimento di risultati.

Abbiamo bisogno di conoscere noi stessi in primis, sapere ciò che desideriamo trasmettere e studiare una strategia per raggiungere i risultati.

Non è banale, ma senza le competenze di base (chiamate anche soft skills) non otterremo alcun risultato: copiare modelli preconfezionati di successo altrui non funziona per noi, se non ci mettiamo in gioco le persone non capiranno mai cosa vogliamo dire loro e perderemo tempo e denaro compiendo azioni slegate dal contesto che sto cercando di raccontarti.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana approfondisco un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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La comunicazione non è un esercizio di stile

La comunicazione non è un esercizio di stile

Parla come mangi!

E’ un modo di dire ma si adatta bene al contesto della comunicazione.
Lo si dice a chi parla difficile quando non è necessario.

Abbiamo visto in precedenza che per comunicare con efficacia si deve avere consapevolezza, bisogna conoscere bene il messaggio che si vuole trasmettere e sapere a chi ci rivolgiamo con esattezza.

Ma non basta…

Al di là dell’interlocutore (con le dovute differenze di tono e contenuto) è importante semplificare il linguaggio, come è semplice il nostro modo di mangiare.

Non si tratta di svilire, banalizzare, abbassare il livello.

Ma di essere maggiormente comprensibili e quindi compresi.

Utilizzare un linguaggio forbito, verboso, è forse una prassi che abbiamo imparato a scuola, quando per mostrarci bravi facevamo sfoggio di vocaboli dello “Zingarelli”.
Oppure nei documenti della Pubblica Amministrazione o in quelli del mondo giuridico-legale-notarile ancora oggi si trovano forme eleganti ma di difficile costruzione.

La lingua italiana è meravigliosa e complessa allo stesso tempo. E’ una lingua molto ricca, difficilmente vi sono così tanti sinonimi per ciascuna parola in altre lingue.

Ma per comunicare abbiamo bisogno di non essere equivocati, ma soprattutto di essere compresi dai nostri interlocutori.

Pensiamo alla comunicazione scritta, in primis.

Ti faccio l’esempio di alcune cartellonistiche, come ad esempio quelle che tutti noi vediamo sui treni.
Non ti sembrano un po’ contorte ad esempio?
Le consideri efficaci?

Tanto più il messaggio finale è condito di virtuosismi, tanto più rimane nascosto.

  • Ora so bene che alcuni professionisti storceranno il naso.
    Se sei tra questi penserai che usare una terminologia da “signora Maria” non sia adeguato per il tuo profilo professionale.

In realtà non sto affatto dicendo che si debba tralasciare una forma corretta e altresì ricca di vocaboli, ma non c’è bisogno di virtuosismi inutili.

Per comunicare è necessario puntare all’efficacia: è quella il “sodo” da raggiungere.

Se non siamo concreti non stiamo comunicando, stiamo solamente facendo un esercizio di stile utile al nostro ego, che rileggendo quanto abbiamo scritto ci darà ragione.

Ma farci ascoltare è tutto un altro sport.
Non solo, comunicando abbiamo bisogno che chi legge/guarda/ascolta empatizzi con noi e con quanto diciamo/scriviamo.

  • Altra obiezione: i miei colleghi/competitor mi esporranno al pubblico ludibrio se non uso un linguaggio formale adeguato alla nostra categoria.

L’invidia è sempre in agguato, se il competitor non sa comunicare allora è un suo problema.
Se comunico, comunico per i miei colleghi o per i miei potenziali clienti/utenti?

Attirerò l’attenzione di una persona che non fa il mio mestiere utilizzando latinismi o gergo tecnico?

Oppure posso spiegare lo stesso concetto con una forma corretta ma più immediata?

Pensa al risultato finale.
Pensa che la comunicazione, quindi, non è un esercizio di stile.

Parla come mangi.
🙂

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana approfondisco un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

(Foto credits: Di Steno – Screenshot of Un americano a Roma, film by Steno (1954), Pubblico dominio, Collegamento)

Francesco Costanzini

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Quando la comunicazione funziona?

Quando la comunicazione funziona?

Non ci sono dei segreti o formule magiche per comunicare in modo efficace.

Possiamo inquadrare la situazione e constatare che sicuramente serve un’analisi preliminare e poi un progetto specifico.

Improvvisazione, fretta e partire dagli strumenti piuttosto che dalle fondamenta, non sono azioni corrette ed efficaci.

Comunicare significa far capire agli altri qualcosa, non corrisponde a “parlare”.

Possiamo crederci bravissimi oratori o affabulatori, magari però in realtà non stiamo comunicando affatto.

Se mastichi il latino saprai che comunicare deriva da “cum” (con) + “munire” (legare, costruire).
Communico” indica il concetto di mettere in comune, far partecipe.

Se il “parlare” è l’atto di comunicare ad altre persone determinate informazioni attraverso suoni emessi dal nostro sistema fonetico, il “comunicare” invece è trasferire stati d’animo o notizie alle persone, usando diversi canali e modalità, in modo volontario e involontario (esiste, infatti, il mondo della comunicazione non verbale).

Quindi è importante partire con il piede giusto in ogni caso.

Pertanto al di là di ciò che siamo e della nostra ragione sociale (associazione, ente, professionista, impresa, negozio, cooperativa) ecco alcuni passaggi che è indispensabile mettere in conto se hai il desiderio di comunicare.

  1. Cerca di capire chi sei ed elabora il tuo posizionamento
  2. Individua le persone a cui vuoi parlare
  3. Studia il percorso che fanno le persone che si avvicinano a te prima di compiere l’azione da te desiderata
  4. Valuta i mezzi con cui vuoi raggiungere queste persone a seconda delle tue capacità, il tuo budget ma soprattutto individuando i luoghi che queste persone frequentano
  5. Fai emergere i contenuti di cui sei in possesso ed elabora una strategia che li distribuisca

Ma il punto è far funzionare tutto questo meccanismo.

Quindi non compiere queste azioni significa sicuramente precludersi un successo ma non basta!

Se hai il problema di non avere una dote innata di comunicazione è importante che tu te ne renda conto e ti suggerisco di farti aiutare in questo processo di crescita, anche personale.

Per comunicare abbiamo bisogno di farci ascoltare, di trasmettere qualcosa ai nostri interlocutori.
Un qualcosa di autorevole, interessante, utile senza alcun dubbio.

Ma è importante anche capire il contesto, il linguaggio, le tempistiche.

Se fai fatica a comunicare qualcosa ai tuoi dipendenti, al tuo staff, ai volontari, difficilmente aggancerai qualcun altro.

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima.
(Henri Bergson)

Non dobbiamo, pertanto, essere solo tecnici o “markettari”.
E’ importante capire che possiamo essere i più bravi pubblicitari del mondo ma non è detto che avremo in noi la dote del saper comunicare.

Oggi è molto in voga parlare di “copywriting”, di professionisti esperti di SEO (come farsi trovare dagli utenti che usano i motori di ricerca) applicato alla scrittura ….

E’ un servizio che offro anche io.

Ma sto imparando giorno dopo giorno che tutto ha una sua dignità professionale e le specializzazioni sono davvero un plus, ma che non esiste tecnica se la nostra comunicazione non è efficace, se non facciamo capire a chi è dall’altra parte cosa vorremmo davvero dire a lui/lei/loro.

Possiamo essere dei bravissimi inventori di slogan, che all’apparenza appaghiamo il nostro cliente fornendo un qualcosa che a lui/lei sembra efficace e davvero “figo”, ma se dall’altra parte ad essere appagati/informati non sono gli utenti finali non avremmo fatto un lavoro utile.

Tutto è importante e non voglio dire il contrario: ma la capacità di mettersi nei panni dei nostri interlocutori e cercare di empatizzare non è scontata ma alla fine fa la differenza, oltre alla tecnica.

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana approfondisco un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Photo by Icons8 team on Unsplash

Francesco Costanzini

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I pilastri di una buona comunicazione

I pilastri di una buona comunicazione

Non ci sono formule magiche.
Non esistono regole valide per tutti.
Esiste però un percorso, fatto di alcuni punti fermi che bisogna mettere in fila se si vogliono ottenere dei risultati.

La domanda fatidica è: come faccio a promuovere il mio prodotto/servizio?

La risposta è e può essere una sola.

Con un progetto su misura.

Cercando di essere schematico, ecco cosa Ti suggerisco se parti da zero (o se vuoi mettere in discussione quello che stai facendo).
Questo può valere sia che tu faccia parte del mondo del no profit, che di un mercato diretto ai consumatori o cosìdetto B2B (business to business).

La strategia si fonda di parole chiave che cerco di fornirti per iniziare il lavoro.
Inserisco anche riferimenti ad articoli di questo blog con cui ho cercato di approcciare le tematiche specifiche.

Compila il questionario prendendoti il tempo necessario e confrontandoti con chi è accanto a te in questa avventura (associativa o imprenditoriale che sia).

POSIZIONAMENTO

Come sei posizionato/a?
Come ti posizioni sul mercato?
Come sei posizionato/a nell’immaginario dei tuoi utenti/clienti?
Cosa ti rende unico/diverso dai tuoi competitor?
Cosa succede se i clienti utilizzano il tuo prodotto/servizio? E se non lo utilizzano?
Cosa ti caratterizza nella tua vita professionale offline?

TARGET

A chi parli?
Qual è il tuo utente/cliente ideale?
Che caratteristiche ha?
A cosa è interessato/a?
Cosa puoi fare per lui/lei?
Che linguaggio parla?
Che vita conduce abitualmente?
Quale il suo percorso di acquisto o di scelta del tuo prodotto/servizio?

CONTENUTI

Non si scappa da questo punto.
Quali contenuti interessano il tuo utente target?
Quali benefici puoi offrirgli?
Cosa sei in grado di fare bene per lui? Come potresti raccontarlo?
Come puoi far capire al tuo target che sei competente ed autorevole nel tuo settore?

STRATEGIA

Che budget ho?
Come distribuisco i miei contenuti?
In che formato?
Su che piattaforma? Perchè?
Con che cadenza?
Come scaldo il pubblico target?
Cosa faccio per ottenere un contatto?
Cosa faccio dopo aver acquisito un contatto?

RISULTATI

Qual è il mio obiettivo finale?
Come posso misurare passo dopo passo i risultati che ottengo?
Come e quando stabilisco di cambiare strada se vedo che sto sbagliando qualcosa?

Prova a seguire questo schema, non è semplice.
Ti puoi far aiutare da un professionista, è questo il mio lavoro.
Accanto a queste risposte infatti l’esperienza, la passione ma soprattutto la conoscenza degli strumenti, delle tecniche può diventare determinante.

Ma se ad esempio diventi mio cliente, sappi che lavoreremo insieme.
Perchè sei Tu a conoscere bene il tuo settore e ad esserne un protagonista.

Se non mi conosci puoi iscriverti al mio canale Telegram ed ascoltare il mio podcast.

Francesco Costanzini

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Come è cambiata la comunicazione pubblicitaria

Come è cambiata la comunicazione pubblicitaria

La comunicazione pubblicitaria: un nuovo Carosello

Vi ricordate come era la comunicazione pubblicitaria degli anni Settanta?

Si raccontavano delle storie, si cercava di intrattenere le persone.
Era un vero spettacolo.

Certo, sappiamo bene che l’offerta televisiva era limitata, esisteva il monopolio e i tempi non sono paragonabili eppure il concetto di comunicazione pubblicitaria forse non è mai così cambiato.
Si è evoluto (o involuto a seconda dei gusti o prospettive).

Le emittenti private hanno poi sancito il boom degli Anni Ottanta quando gli investimenti pubblicitari lievitavano e il concetto di comunicazione pubblicitaria ha iniziato ad assumere connotati “invasivi”.

Lo spot, cioè, interrompe qualcosa che stiamo guardando e si rivolge a target misti a seconda degli orari o dei programmi che vanno ad interrompere.

Di quegli anni ci ricordiamo di spot che ci sono rimasti impressi per la frequenza ma anche perchè in qualche modo ci hanno regalato emozioni (positive o negative che fossero).

Le opportunità del XXI secolo e l’avvento di Internet hanno in parte spostato la pubblicità su altri canali, tuttavia con un concetto sempre simile.di interruzione o proposizione forzata durante la navigazione, la visione di un video o la lettura di un contenuto.

La comunicazione pubblicitaria efficace oggi parte da un altro approccio.

“Il marketing del passato si realizzava in una reclame, uno spot che passava in radio, tv e carta stampata. Il digitale offre la possibilità di sapere cosa il cliente desidera e cosa il nostro marchio può offrire” (Philip Kotler)

 

“Per fare breccia nei confronti della maggioranza occorre puntare a raggiungere non il vasto mercato, bensì una nicchia.” (Seth Godin)

Il concetto di individuare e colpire il nostro target (nicchia) è un punto di partenza nodale per comprendere il perchè ad esempio gli spot pubblicitari del secolo scorso oggi funzionino molto meno.
Se pensiamo di aggredire quel mercato probabilmente otterremo poco perché è saturo e non propenso ad accogliere qualcosa di nuovo ed è impossibile piacere/interessare tutti.

Per colpire chi sarà interessato al nuovo dobbiamo parlare a quel tipo di consumatore, ci spiega Seth Godin nel best-seller “La mucca viola“.

La comunicazione pubblicitaria che sappia essere efficace quindi oggi si muove utilizzando strategie di “inbound marketing”, cercando di far sì che sia il prodotto/servizio a farsi trovare e non che sia quest’ultimo ad essere proposto in modo ossessivo ad una platea per di più disinteressata.

Ecco perché i social network possono aiutarci: il web marketing è un’ottima soluzione.

Perché tramite la tecnologia potremmo segmentare il pubblico, trovare il nostro target di “innovatori” rendendoci interessanti ai loro occhi in modi diversi.

Rendendoci utili, autorevoli, unici.
A quel punto vedremo i primi risultati.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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