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Formazione online Vs Formazione in aula

Formazione online Vs Formazione in aula

Quali sono le differenze da prendere in considerazione quando si prepara e poi si conduce una docenza a distanza o in aula?

Non vorrei iniziare con una disquisizione sull’importanza del rapporto umano, ma fare un’analisi schematica dei 3 fattori principali che ho individuato.

1)    Scelta della piattaforma – scelta dell’aula

Quando organizziamo un corso in presenza abbiamo bisogno di essere ospitati e di ospitare i nostri iscritti in un ambiente consono.

Il che significa spazioso, adeguato, pulito, con sedute il più possibile comode, eventualmente con tavolini simil banchi di scuola o con l’appoggio mobile.

Valuteremo se la location avrà il wi-fi e per noi docenti sarà importante capire ed organizzare per tempo eventuale proiezione di slide o altro.

Potremmo anche dotare gli iscritti di gadget o di materiali utili di cancelleria per migliorare ed agevolare la loro esperienza formativa.

Tutto ciò comunque ci genera dei costi, soprattutto se ci dobbiamo appoggiare a sedi terze prese a noleggio ad esempio, a meno che i nostri uffici non lo siano o se ci facciamo ospitare in sale riunioni adeguate ad esempio di enti o aziende clienti.

La stessa cosa dovremmo fare quando organizziamo una docenza a distanza.

Le piattaforme di video conference sono molteplici: da Skype a Zoom,  da Google Meet (e Classroom) a Teams di Microsoft, passando per Jitsi (con la versione più sicura in EU dei ragazzi di https://www.digitale.co/video-conferenza) e Whereby …. con specifiche differenze a seconda delle esigenze di ciascuno.

Alcune sono gratuite, altre no. Ma qui il costo è “scalabile”, diciamo.

È poi possibile invece organizzarsi per strutturare aule di webinar affidandosi (ad esempio) a Zoom Webinar o Go To Webinar.

In questo caso i costi esistono ma è possibile con questi strumenti gestire al meglio una o più sessioni.

Non si tratta di video conferenze ma webinar e le piattaforme organizzano la stanza e le interazioni tra i partecipanti in modo diverso rispetto ad una conferenza, aiutandoci anche nel gestire iscrizioni e in alcuni casi anche le transazioni economiche/pagamenti.

A ciascuno la sua scelta.

È necessario ponderare bene perché da questi aspetti dipenderà la percezione del nostro discente rispetto ai noi ed al nostro servizio.

Se si troveranno male perché l’esperienza utente di un piattaforma non è il massimo, la “colpa” ricadrà su di noi inevitabilmente.

Potremo rimediare, chiaramente, con altro, tuttavia poniamo attenzione anche a questi dettagli.

Per non parlare dei problemi di tenuta della connessione.

Ma si aprirebbe un capitolo enorme a parte: il consiglio è che sei l’host della video conferenza tu abbia bisogno di una connessione ove possibile via cavo ed il più possibile stabile, potente.

 

2)    Scelta del tono e del linguaggio

Non guardare in faccia le persone è un problema.

Se scegliamo alcune piattaforme non vedremo neanche volendo il viso dei discenti.

In aula quando capisco che l’attenzione scema, cerco di prendere provvedimenti.

Una pausa, un video, una richiesta diretta del cosa c’è che non va…

In una stanza digitale non è sempre possibile.

Certo è fondamentale tenere aperto il canale delle domande a più riprese, facendo comunque tenere spento il microfono a tutti i presenti (quando non è possibile farlo da remoto dal gestore).

Quando c’è interazione e ci sono quesiti probabilmente l’attenzione è buona, quando non ci sono feedback dovremmo drizzare le antenne anche se non è detto che stiamo clamorosamente fallendo il nostro obiettivo.

Magari stiamo davvero rapendo la loro attenzione. Ogni tanto cerchiamo di chiedere, di far parlare, di “stimolare” in un qualche modo i presenti, eventualmente prevedendo all’interno del modulo formativo non solo il classico spazio domande ma anche momenti con esercizi o stimoli …

Lo dico senza timore, perché è un mio approccio.

Non ho studiato public speaking, non applico la scienza del formatore perfetto.

Mi informo, cerco di migliorarmi e mi formo sulle tecniche.

Ma cerco di essere Francesco al 100% con i miei limiti, il mio accento bolognese, la tendenza a parlare un po’ veloce a volte (su questo devo fare training lo so), qualche pausa…e mmmm di troppo ma sono io.

Chi mi conosce, chi parla con me, sa che quello che vede e sente in aula o in pubblico non è il Francesco vestito da speaker/docente ma il Francesco di tutti i giorni, con competenze, passioni e difetti.

C’è a chi piace e a chi no, inevitabilmente.

Ma scelgo di fare al meglio quello che so, cercando in assoluto di migliorarmi sempre (si intende).

Ma se ti aspetti un Francesco Costanzini che ha la postura perfetta che si dovrebbe avere o la modulazione della voce come un coach vorrebbe … resterai deluso/a.

Semplicità, umiltà, passione ecco quello che cerco di trasmettere.

A distanza non è sempre semplice trasmettere tutto quanto vorremmo, pertanto cerco di far passare la naturalezza del mio essere.

Oltretutto se si sente solo la voce del docente è ancora più complesso, ma si fa quel che si può.

 

3)    I materiali: slide o non slide?

Ci sono correnti che “aborrano” le slide accusandole di essere la foglia di fico dei relatori.

Io le uso, eccome.

È un modo di comunicare anche quello.

Sintesi dei contenuti, degli spunti, che fanno capire a chi mi segue il senso logico a cui sto cercando di portare i presenti.

Se non si è in presenza, avere un faccione che parla e basta è complicato.

O si è davvero bravi, si è degli oratori o dei comunicatori TOP (ad esempio, alla Montemagno per intenderci) o è complicato e lo trovo complicato anche in presenza.

Le slide servono per fissare dei concetti ai presenti, a chiarire ciò di cui si sta parlando.

Quando vengono rilasciate diventano un “plus” per i corsisti che in alcuni casi riguardandole possono fare un ripasso davvero di qualità.

Quando sono in aula mi piace moltissimo far visionare alcuni video ai miei “alunni”.

Sono video di colleghi, guru o per scaldare ambiente/rilassarsi ma che di solito sono apprezzati.

Ad esempio lo speech di Seth Godin al TEDX di anni fa (quello “del pane a fette”) di solito non manca nei corsi di web marketing, ma anche alcuni spezzoni di film (ad esempio la scena di “la vita è bella” in cui Benigni fa un capolavoro vendendo al dirigente del Ministero la cena intonsa di un altro commensale).

Da colleghi prendo contenuti e li mostro, ma citando le fonti sempre e comunque.

Anzi credo in questi anni di aver fatto parecchia “promozione” a tanti professionisti che stimo.

Online ho un po’ abbandonato il momento dei video, perché tempi e connessione delle volte non lo permettono, ma mantengo la tecnica per i corsi di più lunga durata e non webinar “one shot”.

Perché uso dei video?

Lo dico subito in aula: ti mostro un video quando potresti vedertelo a casa tua (cito fonte e link così che lo si possa riguardare in altri momenti).

Lo faccio per intervallare la mia voce a quella di professionisti molto autorevoli.

Insieme si può poi commentare e trarre spunto, oltre che rilassare un po’ i presenti, alternando un po’ i formati di comunicazione.

 

Sul mio canale Telegram ogni mattina alle ore 8 mi impegno a condividere qualcosa di utile per aiutarti a comunicare. Non ti offro formule magiche, ma aspetti su cui riflettere. Ti aspetto!

ECCO il mio video corso per approfondire i concetti legati alla comunicazione digitale (per imprenditori, professionisti, appassionati curiosi…)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Professionisti ed esperti da cui imparo ogni giorno

Professionisti ed esperti da cui imparo ogni giorno

E’ bello essere grati.

La mia non vuole essere nè una lista della spesa, nè un qualcosa di dovuto.

Ho scelto di condividere un elenco di professionisti ed esperti che seguo con una certa costanza, che mi sono stati particolarmente utili nel recente passato e che lo sono ancora oggi.

Se sei appassionato di temi che riguardano la comunicazione digitale, può forse esserti utile accedere a contenuti di sicuro valore e che possano in qualche modo ispirarti.

Francesca Sanzo

Cito lei per prima.
Perchè a lei va il mio primo grazie.
E’ stata Francesca a farmi capire quale tipologia di strada intraprendere, dandomi consigli che nel tempo ho seguito e si sono rivelati efficaci.

Andrea Boscaro

L’ho conosciuto nella veste di docente in un Master a cui ho partecipato.
Sono riuscito  a mettermi in gioco in un esercizio in aula, nonostante ancora fossi terrorizzato dall’espormi pubblicamente in quei contesti.
Mi ha messo a mio agio, ma più che altro lo cito perchè apprezzo il suo stile comunicativo, oltre che la competenza.
Un modo rassicurante che mi piace moltissimo.

Rudy Bandiera 
Riccardo Scandellari 

Rudy e Skande.
Docenti al Master di cui sopra, li ho poi seguiti in alcuni appuntamenti presso la loro Academy al Castello Estense.
Professionisti di valore, persone vere.
Affabili, serie, competenti.
Iniziati a seguire (in primis Riccardo) su suggerimento di un ex cliente, li ho appunto conosciuti di persona e da loro ho cercato di apprendere il più possibile.
Ho i loro libri e continuo ad apprezzare i loro contenuti.
Difficilmente mi perdo un post sul blog di Scandellari.
Lo speech di Rudy al TEDX di Bologna di qualche anno fa è un “must” che faccio vedere in aula ai miei corsisti.

Enrico Marchetto

Tra i primi corsi che ho frequentato nella mia storia di alunno comunicatore, vi sono stati i Digital Update di Alessandra Farabegoli e Gianluca Diegoli.
Enrico era il docente di alcuni moduli su Facebook.
Grazie a lui ho scoperto cosa sia il Facebook Marketing.
Un grande professionista.

Marco Montemagno

Lo cito senza vergogna.
E’ stato il primo youtuber (non mi piace parlare di “guru”) che ho iniziato a seguire con grande costanza e che ringrazio perchè comunque mi è stato di ispirazione nel mio percorso.
Avevo bisogno di quei contenuti per ragionare, mettermi in discussione, capire…
Adoro la sua capacità di citare autori, libri (che non ho motivo di dubitare abbia anche letto).
Davvero molto belle le sue interviste che ancora oggi, seppur con minore assiduità, seguo con interesse.

Alessandro Mazzù 

Ad Ale va un grande grazie.
Con il corso per consulenti ha fatto crollare tutte le mie certezze, mi ha aperto gli occhi, mi ha fatto sudare freddo…
Da quel corso la mia vita professionale è davvero cambiata.
I suoi spunti, le sue domande sono ancora oggi motivo di riflessione.
Ho capito grazie a lui cosa fa e cosa non fa un consulente, uscendo dalle mie zone di comfort e con il giusto approccio mentale.

Alessio Beltrami

Mi sono accostato al concetto di content marketing da un po’ di tempo grazie ai contenuti di Alessio.
Il suo podcast in primis.
Mi sono ascoltato in 4 mesi oltre 150 puntate in ogni spostamento in auto in solitaria che ho fatto.
Oggi è il mio punto di riferimento, ogni suo contenuto, ogni sua “provocazione” è uno stimolo.

Mirko Saini

Partecipai ad un suo corso LinkedIn con curiosità. Il social mi appassionava ma non avevo molti elementi conoscitivi e strategici.
Dal 2017 è un professionista che seguo.

Leonardo Bellini 

Sono arrivato a lui non mi ricordo esattamente come, tuttavia al momento è tra gli esperti del mondo LinkedIn che apprezzo maggiormente.

Marta Pellizzi

Dici Telegram ed io penso a lei. Ho letto il suo libro e lo suggerisco nei miei corsi.

Veronica Gentili

La regina di Facebook. Veronica è davvero un punto di riferimento per l’universo di Zuckerberg.
Ho partecipato a tanti webinar della sua Academy, oltre che avere avuto il piacere di offrirle un caffè oltre ad avere condiviso salama da sugo a Ferrara in occasione dei corsi di Rudy e Skande.

Robin Good 

Lo seguo da poco, dopo aver letto con grande piacere “Da Brand a Friend”. E’ capace di dare spunti pratici molto utili.

Giulio Gaudiano

Se ho iniziato a fare podcast con maggiore entusiasmo è grazie a lui. Non conosco personalmente Giulio ma lo seguo con grande costanza.
Ho acquistato il libro e video-corso sul Fare Podcasting e cerco quotidianamente di applicare i suoi consigli.
Seguo Strategia Digitale su Spreaker cercando di recuperare anche le puntate passate (e sono tantissime).

Giorgio Taverniti

Il TOP del SEO in Italia.
Mi piace oltre che per i contenuti, anche per il suo stile. Con grande umiltà ma grande competenza lavora per un Internet migliore.

Raffaele Gaito

Il Growth Hacking non è un qualcosa che mi suona familiare, ma Raffaele è un professionista che seguo con molto interesse e curiosità.
Condivide contenuti davvero utili, pratici ed è persona molto disponibile: non nega una risposta e lo fa in modo molto cordiale.

Infine, in ordine sparso, vorrei citare alcuni podcaster che ascolto frequentemente: Max Furia, Leonarda Vanicelli e Barbara Reverberi

Grazie a tutte e tutti!

(Photo on Visual hunt)

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Le competenze digitali, queste sconosciute

Le competenze digitali, queste sconosciute

Competenze digitali ????

Italia bocciata. Mancano le basi.
Questo in sintesi l’esito di un’indagine dell’OCSE nello Skills Outlook  “Prosperare in un mondo digitale” .
Assieme a Cile, Grecia, Lituania, Repubblica Slovacca e Turchia, viviamo tra i paesi più impreparati ad affrontare le sfide della digitalizzazione.

Fa riflettere questo dato.

A me personalmente preoccupa moltissimo.

Purtroppo, però, non mi sorprende, perchè tendo a constatarlo quasi quotidianamente.

Siamo un popolo in larga parte impreparato, che ignora probabilmente l’importanza di acquisire certe competenze.
Essere refrattari è un atteggiamento che probabilmente arriva da uno spirito conservativo e di poca propensione al cambiamento.

Abbiamo la scusante che l’innovazione avanza e non sta ad aspettare, che non siamo dotati di libretti di istruzione ma ci troviamo nelle condizioni di dover imparare in autonomia, molto spesso.

Ma come noi anche gli altri Paesi.

Quindi si rende necessario prendere provvedimenti.

Urgenti.

La formazione deve coinvolgere maggiormente tutte le fasce della popolazione.
E deve essere una formazione in grado di fornire le giuste competenze digitali e di base per poter comprendere ciò che cambia, come cambia e perchè cambia e renderci consapevoli che un cambiamento è necessario, in modo da poter virare e prendere la direzione corretta che non ci catapulti fuori dal mercato.

La scuola oggi tiene il passo?
No. Stiamo ancora discutendo se non sia il caso di inserire l’educazione digitale curricolare…c’è chi lo fa, ma ancora non in modo capillare e, diciamo, obbligatorio per Legge (metodologia che forse noi italiani capiamo, solo perchè ci viene imposta, come ad esempio l’utilizzo delle cinture di sicurezza in automobile).

Leggevo tempo addietro una ricerca che mostrava quanto il mondo del lavoro non riuscisse ad essere soddisfatto nella sua domanda di personale con competenze di un certo tipo, in quanto scuola ed università non sono in grado, oggi, di formare adeguatamente a quelle che ancora oggi vengono definite “professioni del futuro”, quando in realtà ormai sono del presente, se non del passato (almeno recente).

Essere tardivi in questo, purtroppo, ci sta facendo pagare delle conseguenze.

La poca consapevolezza di quello che sta accadendo e l’impreparazione della classe dirigente diventano motivi per cui andare poco fieri.

Solo il 21% della popolazione tra 15 e 65 anni ha un buon livello in abilità come calcolo, scrittura e lettura.

Da questo puoi anche tu dedurre come me che il problema sia profondo.

L’analfabetismo funzionale continuerà ad aumentare non permettendo l’apprendimento e la fruizione dei benefici del mondo tecnologico.

Bisogna fare qualcosa?

Sicuramente.

Scuola, istituzioni e mondo produttivo hanno bisogno di sedersi assieme per porre rimedio a tutto questo.

Investire in formazione diventa determinante, partendo dalle basi.

Parlare a chi non è disposto ad ascoltare è inutile, ma anche parlare a chi non ha le fondamenta per comprendere è un serio dramma.

Tutto torna, non ti pare?

Guardati attorno e nel tuo piccolo poni rimedio: datti un’occasione formativa, colma qualche lacuna. Fondamentalmente fai bene alla comunità, oltre che a te stesso/a.

 

Ti aspetto su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana approfondisco un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

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Awareness (consapevolezza)

Awareness (consapevolezza)

La consapevolezza

Come formatore in ambito comunicazione digitale e web marketing con le persone che seguono i corsi mi piace partire da un concetto secondo me basilare.

Che potrebbe bastare se ci è in aula lo assimilasse portandolo a casa, come ripeto spesso. 

Il tema va al di là e per me supera tecnicismi e strategie.

Il concetto di cui parlo è la CONSAPEVOLEZZA.

Essere consapevoli è l’arma più potente che ciascuno di noi può esercitare.

Possiamo padroneggiare il linguaggio tecnico ma se non poniamo attenzione a quello che facciamo in modo cosciente non saremo mai padroni del mezzo.

Credo davvero moltissimo che l’essere consapevoli sia l’unica strategia efficace per prevenire i disastri e la nostra attitudine all’utilizzo della tecnologia.

E’ l’unica arma che avrebbero a disposizione anche genitori (soprattutto) ed insegnanti, educatori nel far approcciare le nuove generazioni ai mezzi di comunicazione.

Conoscere cosa manipolo (senza entrare in troppi tecnicismi), ma sapere come si utilizza e soprattutto cosa può nascondere (senza allarmismi) o cosa il social si aspetta da noi è fondamentale!

Sono un appassionato sostenitore dell’utilità del mezzo, previa conoscenza del fine, dell’obiettivo che ci poniamo. 

Perchè posso anche cazzeggiare se so come farlo e se mi rendo conto che lo sto facendo. 

Eppure ci danno in mano tutto senza alcun manuale di istruzioni. 

Impariamo dopo, a nostre spese oppure per curiosità o passione.

Tutto è “free to use” ed è molto bello e molto democratico pensare a questa libertà e alle possibilità di condivisione che ci offre.

Tuttavia l’uso sconsiderato o non consapevole può davvero diventare irreparabile per le nostre persone e per il nostro futuro.

Ecco perché inizio i miei corsi e punto quasi tutta l’attenzione dei “malcapaitati” su questa tesi.

Rendiamoci consapevoli del mezzo per usarlo come il mezzo desidera essere usato ma anche per lo scopo che ci siamo dati all’inizio del nostro percorso.

Lo strumento va dominato. 

Sempre.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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