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Migliora la tua comunicazione: 10 (+1) libri per l’estate

Migliora la tua comunicazione: 10 (+1) libri per l’estate

Vuoi migliorare il tuo modo di comunicare?

Ti suggerisco alcuni libri sulla comunicazione che potresti leggere durante il periodo delle tue ferie.

Molti di questi mi sono stati molto utili per la formazione personale e per mettermi in discussione su tanti aspetti.

Credo che possano fare anche al caso tuo, se desideri migliorare la comunicazione della tua associazione o del tuo brand.

Cambiare punto di vista aiuta tantissimo.

Decentrarci da noi stessi può far davvero la differenza.

Sono i momenti impensabili quelli più produttivi o dove arrivano le idee migliori, non quando siamo concentrati e ci sembra di non arrivare mai ad una soluzione.

Molto spesso troviamo la soluzione ai problemi quando non ci pensiamo in modo ossessivo, ma quando riusciamo ad essere un minimo più distaccati e lucidi, arrivando a sdrammatizzare e trovare delle strade che ci sembravano inesistenti fino a poco tempo prima.

La lettura aiuta tantissimo a rilassarci, ci costringe in un qualche modo a staccarci da quello che abbiamo intorno per immergerci nelle parole che ci vengono proposte.

Ecco perché ho pensato di proporti questa personalissima lista di libri, che contengono anche un link all’acquisto su Amazon, per facilitarti il compito e velocizzare le operazioni, se tu fossi in partenza o avessi fretta.

Ci tengo a dirti che nessuno di questi autori, editori mi riconoscerà un euro per questo e neppure lo stesso Amazon.

Oltre agli estremi del libro ti fornisco anche un approfondimento che ti può motivare o meno all’acquisto del volume, a seconda delle tue preferenze.

Ultima considerazione: ho pensato ad una sorta di “percorso”, ecco perché ti suggerirei di seguire l’ordine di lettura che ti propongo, se hai voglia di seguirlo.

 

10 (+1) libri sulla comunicazione

Le armi della persuasione (Robert Cialdini)
https://amzn.to/2JS5Gub
Approfondimento

La mucca viola (Seth Godin)
https://amzn.to/2JTWV2B
Approfondimento

Facebook. La Storia. Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione (David Kirkpatrick)
https://amzn.to/2Yheeih
Approfondimento

CONDIVIDERE. Il potere di scambiarsi informazioni, storie ed emozioni (Bryan Kramer)
https://amzn.to/2Yi6g8B
Approfondimento

Rock&Blog (Riccardo Scandellari)
https://amzn.to/2Ykh85U
Approfondimento

Da BRAND a FRIEND (Robin Good)
https://amzn.to/2YfUoUw
Approfondimento

Come promuovere la tua attività sul web senza pubblicità (Alessio Beltrami)
https://amzn.to/2YlIgRU
Approfondimento

Rivoluzione Telegram (Marta Pellizzi)
https://amzn.to/2YfUgEw
Approfondimento

BUYER PERSONAS (Iris Devigili)
https://amzn.to/2YlC8sE
Approfondimento

Facebook Marketing Plan (Veronica Gentili)
https://amzn.to/2JWE6fv
Approfondimento

Infine … Il mio Facebook Marketing (Francesco Costanzini)
https://amzn.to/2YlsPJe
Approfondimento

Fammi sapere se ti sono stato utile e se hai altri suggerimenti per ampliare il percorso: di letture interessanti ce ne sono tante altre e prossimamente te ne suggerirò ancora, non temere!

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Vita da … social. Il fenomeno dell’odio online

Vita da … social. Il fenomeno dell’odio online

Perché le persone commentano e sono disinibite sui social?
Te lo sei mai chiesto?

Io sì, soprattutto ultimamente.
Se non hai mai avuto un’esperienza diretta prova a cercare ed analizzare un contenuto su temi sensibili (come possono essere la politica, ma anche lo sport o la religione) postato da un tuo contatto e leggi le reazioni.

Lo sdoganamento del qualunquismo e del fatto che chiunque abbia diritto di parola su tutto regna incontrastato.
Chiarisco subito un punto: io credo nella libertà di espressione, come ho anche scritto in precedenza.

Ma proviamo a ragionare: da che cosa deriva il desiderio delle persone di condividere sui social?
Forse partendo da lì riusciamo a capire cosa spinge qualcuno a comportarsi come se non avesse ricevuto una benché minima educazione primaria.

Vorrei seguire il ragionamento che fa Bryan Kramer nel suo libro “Condividere. Il potere di scambiarsi informazioni, storie ed emozioni” (Giunti Editore).

L’autore sostiene che gli esseri umani condividono risorse e conoscenze sin dai tempi preistorici e prima che esistesse il linguaggio parlato esplicito.

Ai tempi l’uomo condivideva per sopravvivere, oggi continuiamo a farlo anche se la sopravvivenza non è più rischio.

Il bisogno di condividere è basato sull’istinto umano non solo di sopravvivenza, ma dice Kramer anche per il bisogno di prosperare.

Le tecnologie digitali ci permettono di restare connessi con il resto del mondo, stanno trasformando il mondo. Anche se potenzialmente potremmo chiuderci in casa, avendo comunque tutto a disposizione di un clic, resta importante per tutti noi il bisogno di trovare una tribù, un’appartenenza, contribuendo a qualcosa più grande di noi ed essere riconosciuti per questo da un altro essere umano.

Dietro a tutte le motivazioni che le persone hanno nel condividere (aiutare, ridere, informare), la realtà è che si sente il bisogno di avere la “percezione di sé”.

Il giudizio che abbiamo di noi stessi significa molto per ciascuno di noi, perché rappresenta la nostra identità come persone. Ci preoccupiamo di quello che gli altri pensano di noi perché abbiamo bisogno di entrare in relazione con loro ed appartenere alla tribù ed allora dobbiamo allinearci con gli altri.

Quindi abbiamo trovato il motivo per cui sentiamo il desiderio di dire agli altri cosa facciamo, cosa mangiamo o magari quello che riteniamo valido ed in cui crediamo.

Perché però esplode la rabbia, la presunzione o la maleducazione?

Cosa ci spinge a liberare istinti così primordiali?

Personaggi pubblici presi di mira, ma non solo.
Anche persone comuni come me e te, che se in un qualche modo hanno l’ardire di esporsi su un argomento vengono immediatamente coperti di commenti, positivi ma anche negativi o peggio allucinanti alle volte.

Non si tratta solo dei cosiddetti “haters” ma anche amici, contatti pseudo tali o amici di amici che anche non conoscendoti bene, si permettono di giudicarti, attaccarti o accusarti di qualcosa che sembra andare contro i loro pensieri.

Ognuno è convinto di essere nel giusto e di difendere la causa (ogni tanto persa) che gli sta a cuore, spesso però basandosi su pregiudizi o non conoscenza dei fatti nello specifico, magari portando come prova bufale o fake news nel peggiore dei casi.

Uno studio pubblicato su Social Psychology ha preso in esame il fenomeno degli “haters” (gli odiatori) asserendo che si comporta così lo fa perché tendenzialmente è più infelice.

Gli autori (Justin Hepler – University of Illinois e Dolores Albarracín – University of Pennsylvania) hanno documentato che tra haters e likers (definiti come quelli rispettivamente che si dispongono in maniera negativa o positiva negli atteggiamenti) a cambiare non è tanto la quantità di tempo che essi impiegano nelle diverse attività durante la settimana, quanto piuttosto il numero stesso di attività svolte. In sostanza gli haters fanno meno cose ma per più tempo.

I problemi sono molteplici, ne banalizzo due:

  • che reputazione pensa di costruirsi chi dileggia o si crede superiore agli altri?
  • se si esagera si va incontro a problemi che possono essere risolti anche dall’autorità giudiziaria

Posso davvero convincere qualcuno della mia opinione se lo offendo e non entro in comunicazione vera con lui/lei?
No, lo capirebbe chiunque.

Quindi “il leone da tastiera” cosa ci guadagna?

  • Ammirazione di chi pensa che sia un comportamento corretto aggredire chiunque la pensi diversamente?
  • Oppure per un like siamo disposti ad essere etichettati, reputati, come disturbatori, odiatori o (peggio) violenti?
  • Pensiamo davvero che un nostro commento di sdegno, anche se può essere giustificato talvolta, sia educativo o possa smascherare eventuali truffatori e malintenzionati?
  • Perché, se tanto coraggiosi, questi personaggi molto spesso si “nascondono” dietro a dei profili falsi e non mostrano il loro nome e cognome?

Giovanni Ziccardi, nel suo libro “L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete”  distingue l’hate speech (originato da razza, religione e credo politico) dall’odio che chiama “interpersonale”, che sembra scaturire da cosa anche più banali. Il tratto comune è comunque la veemenza dell’insulto che si autoalimenta conversando, in cui si attua “l’effetto gregge”.

Forse a chi si comporta in questo modo talvolta sfugge che dietro allo scritto c’è una persona.
Tastiera, smartphone forse semplificano chi desidera sfogarsi senza avere troppo stress, perché mediati da uno schermo.

Alcune ricerche hanno evidenziato nella personalità degli haters dei tratti “sadici” che si esprimono online, poiché nella vita quotidiana non trovano spazio e sfogo.
Queste persone hanno bisogno di sentirsi potenti arrecando un danno agli altri. Non a caso, infatti, le vittime preferite sono quelle persone percepite come popolari, di successo o in qualche modo attraenti.
Facci caso, anche noi possiamo iniziare ad attirare l’attenzione di questi personaggi quando ci considerano “influenti” o una possibile minaccia, anche solo virtuale o del loro costrutto mentale.

Online Disinhibition Effect

La disinibizione online è un fenomeno che non da oggi viene studiato e con cui ciascuno di noi deve fare i conti. La tendenza è quella di esprimere noi stessi più liberamente perché pensiamo che ci sia uno schermo a proteggerci o un pubblico a sorreggerci.

Altro macro-problema è il fatto che spesso si pensa che democraticità del web significhi poter dire un qualcosa sempre e comunque e farlo in modo autorevole al pari di chi è effettivamente un leader in quel settore.
Siamo tutti commissari tecnici, chirurghi, teologi, scienziati, ingegneri, architetti, costituzionalisti, giornalisti solo perché abbiamo libertà di esprimerci pubblicamente.
Se la mia parola sulla medicina vale tanto quella di un medico, capisci che sorge un problema alquanto grave?

Ci sono soluzioni a questo problema?

Io credo di sì, ma sta a noi essere i primi a non cadere in trappola.
Cioè?

  • Pensiamo in primis all’importanza che riveste mantenere al TOP la nostra reputazione online, personale e professionale.
  • Se incontriamo odiatori/haters/persone in cerca di visibilità evitiamo di cadere nel tranello della risposta violenta anche solo verbale. Restiamo determinati nell’educazione e se necessario segnaliamo alle autorità competenti.
  • Evitiamo la ricerca di haters per rendere più visibile il nostro post (più è commentato e più l’algoritmo premia questa attività)
  • Limitiamoci a dare un parere onesto, serio sui temi che conosciamo e sui quali abbiamo competenza, altrimenti… non è obbligatorio dire la nostra opinione (magari non richiesta)
  • Verifichiamo le notizie prima di diffonderle o prima di presumerle vere, spacciandole anche in buona fede come tali (sia in difesa di una nostra opinione che per confutare tesi altrui)
  • La libertà d’opinione è un diritto inalienabile, ma non per questo qualcuno (tanto meno noi) abbiamo il potere di farla diventare un’arma tagliente ed affilatissima, oltre che mortale

Buone pratiche da attuare?

Bisogna fare cultura, creare consapevolezza e sta a ciascuno di noi il fatto di non sentirci esenti da ciò.
Ti voglio segnalare una campagna: #ILoveYouHater con cui Sprite ha provato recentemente a rispondere (con genialità a mio parere) a chi non trova niente di meglio che offendere sul web sulla base di pregiudizi etnici, religiosi, politici o persino legati alla forma fisica.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Strumenti per misurare la reputazione online

Strumenti per misurare la reputazione online

Ti ho già parlato di reputazione online e di quanto sia importante mantenerla buona sia a livello personale, che professionale.

Un’analisi della popolarità tua o del tuo prodotto/servizio o di quello dei tuoi competitor è assolutamente consigliata quando pensi di sviluppare un progetto di comunicazione.

Perché misurare la reputazione online?

Analizzare cosa si dice su di te, sulla tua associazione, azienda, impresa, brand e/o su quello che fai o vendi (prodotto, servizio, bene…) diventa determinante per:

  • capire come sei posizionato/a sul web
  • verificare di essere correttamente posizionato/a nella mente dei tuoi interlocutori (persona in target)
  • analizzare le attività, il linguaggio e le propensione dei tuoi utenti target visionando le loro recensioni, i loro post e/o commenti sulle pagine dei tuoi competitor
  • trovare spunti di “content marketing”: quali domande fanno gli utenti? Da quelle posso capire e verificare le esigenze e trasformarle in contenuti per il mio sito, podcast, blog , post sui social…..
  • trovare idee per lanciare un prodotto/servizio che possa incontrare “la domanda” degli utenti

Insomma le opportunità sono davvero tante e di un certo rilievo.

Tool per misurare la reputazione online

Ecco alcuni strumenti che possiamo utilizzare per fare questo lavoro di monitoraggio.

Google Alert
Google Alert consente di avere notifiche automatiche non appena vengono rilevati nuovi contenuti sulle parole chiave specificate, recuperando dati da pagine web, blog, ricerche o articoli all’interno della rete di Google.
E’ possibile Configurare Google Alert per ricevere automaticamente queste notifiche e capire cosa si dice di noi.

Mention
Si tratta di uno strumento capace di raccogliere in un’unica schermata tutti gli aggiornamenti apparsi online (menzioni, conversazioni, commenti) che citano una determinata “keyword”.

Reputology
Reputology offre un servizio (a pagamento) di monitoraggio della reputazione online del brand ad esempio inviando prontamente un alert via email per i commenti negativi….

TalkWalker
Strumento di monitoraggio della reputazione online (anche questo a pagamento), ti aiuta a trovare messaggi, articoli e tweet generati in diverse piattaforme social e siti web che stanno promuovendo discussioni relative al tuo brand.

Brand Watch
Puoi avere accesso alle conversazioni generate dagli utenti. puoi rimanere sempre aggiornato su chi dice cosa sul tuo brand.

Oraquo Analytics
Per misurare e quantificare il valore delle interazioni, delle conversazioni sui social network.

ReviewTrackers
Uno strumento per controllare le testimonianze dei clienti e misurare l’esperienza del cliente e il tuo servizio di assistenza.

Fan Page Karma
E’ uno strumento di “social media monitoring” che nella parte gratuita è specifico per Facebook. Si possono estrapolare i dati: post che hanno avuto maggiore successo, gli hashtag più utilizzati, quando è meglio postare, chi sono i principali influencer, come si muovono i competitor….

“Un buon nome, come la buona volontà, si ottiene con molte azioni e si perde con una.”
Lord Francis Jeffrey

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!