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Il valore della gentilezza

Il valore della gentilezza

Qualcuno crede che essere gentili equivalga sul lavoro a mostrare la propria debolezza.

Non è così.

Anche sul lavoro la gentilezza è un valore.

Che da sempre cerco di fare mio.

E che non sempre è un vantaggio.

Spesso, appunto, viene scambiata la virtù dell’essere gentili con la debolezza, con il senso di inferiorità.

Quasi come se trattare male gli altri sia una doverosa caratteristica di chi assume posizioni di rilievo e di comando.

Ho vissuto questo paradosso in più di un’occasione.

Persone che pensavano di potermi mettere i piedi in testa o modellare a loro uso e consumo, solo perché ho come valore sacro quello dell’educazione e dell’essere affabile, del sapere chiedere le cose sempre con un perfavore ed un grazie.

Di premettere “scusa il disturbo” prima di irrompere nella giornata di qualcun altro, del senso di rispetto per il lavoro degli altri.

Ma ho deciso di non cedere.

Di non diventare come chi ho sempre fatto fatica a sopportare, perché manchevole di questi atteggiamenti.

Non mi interessa attirare a me (oggi da freelance) clienti che non si riconoscono in quanto sto riportando ora.

Non è stato facile arrivare a questa conclusione, ho dovuto interrogarmi e mettermi in discussione.

Io credo che sia possibile, ad esempio, essere leader gentili ma autorevoli.

L’autoritarismo imposto non è una virtù.

Una volta una persona con cui collaboravo disse a me e ad altri di non scambiarci convenevoli nelle e-mail interne e di arrivare subito al punto senza i per favore ed i grazie.

Ci credi che non l’ho mai fatto?

Non ne sono capace.

La gentilezza è contagiosa.

Se la usiamo, saremo ripagati della stessa moneta.

O almeno daremo di noi quella giusta impressione che mi piace fare subito agli altri.

Il resto viene di conseguenza.

Goethe diceva la definiva come “la catena che tiene uniti gli uomini”, ma addirittura fa bene alla salute.

La produzione di ossitocina riduce la pressione sanguigna dilatando i vasi, oltre (secondo la psicologa Erica Badalassi su Vanity Fair) ad avere la capacità di ridurre i livelli di radicali liberi e le infiammazioni, combattendo all’origine le principali cause dell’invecchiamento.

 

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Risorse per lavorare da casa

Risorse per lavorare da casa

Hai bisogno di lavorare da casa ma sei in difficoltà?

Non hai ancora trovato la soluzione giusta?

Vorresti organizzare una riunione, un corso online ma non l’hai mai fatto?

Ti fornisco una lista di strumenti che ti possono essere utili per lavorare, collaborare a distanza, sfruttando le opportunità che ci vengono fornite dal mondo digitale.

Pre-requisiti

Tieni conto, però, che hai bisogno di un’organizzazione in primis mentale per poter lavorare con efficienza.

Non basarti solamente sulla notorietà dei prodotti, valuta le tue esigenze, le tue attitudini e ciò che si adatta meglio alle tue routine.

Fare riunioni online/video conferenze/lezioni/consulenza

Skype

Il più classico degli strumenti, nato un bel po’ di anni fa.

Semplice da utilizzare e gratuito.

Chiamate audio via web, video conferenze, chat … basta registrarsi, trovarsi e con un click si fa tutto.

Google Hangouts

Soluzione comoda, gratuita, non troppo flessibile (non vi sono funzioni troppo avanzate) ma utilizzabile da subito senza complicazioni. La funzione sarà integrata entro l’estate in Google Meet per GSuite.

Teams

Prodotto Microsoft che oggi offre opportunità anche a chi non è cliente.

Google Classroom

Strumento ottimizzato ed ottimale per gestire classi scolastiche o aule se fai il formatore.

Adobe Connect

Strumento a pagamento, abbastanza complesso e molto professionale. Esiste una prova di 90 giorni.

Jitsi

Piattaforma free, immediata, con qualche limite probabilmente, ma puoi testarla con grande facilità.

Whereby

Facile, piani accessibili e gratuita (per riunioni con una persona), potresti provarla in questa modalità intanto.

Zoom

Solo in inglese, ma ottimo strumento, con profilo free assolutamente performante e costi accessibili in caso di ulteriori esigenze. Ne avrai sentito parlare per alcuni problemi di sicurezza (o meglio condivisione di dati con Facebook) nella scorse settimane? Pare siano stati risolti.

GoToMeeting

Piattaforma italiana, di facile utilizzo, freeware per 14 giorni.

OpenMeetings

Tool più “nerd” rispetto agli altri. È gratuito, aperto a moltissime soluzioni. Se hai confidenza con gli aspetti tecnici ed informatici non avrai problemi altrimenti meglio affidarti ad un altro fornitore.

 Live streaming sui social o nei gruppi social

Puoi organizzare in modo semplice dirette sui tuoi canali Youtube, Facebook (pensa soprattutto ai gruppi), LinkedIn … coinvolgendo i tuoi followers o le persone a cui segnalerai l’evento.

Puoi agire direttamente in molti casi, o affidarti a tool di terze parti che ti possono garantire opzioni diverse ed una sorta di “regia”. Un esempio? Streamyard

Messaggistica

Puoi anche utilizzare Telegram e Whatsapp utilizzando le loro funzioni specifiche (e diverse) ad esempio per:

·     Chat segreta (criptata) su Telegram

·     Videochiamata di gruppo (se usi Whatsapp su un dispositivo Android 4.1 e versioni successive)

 

Organizzare e gestire webinar

GoToWebinar

Sempre dell’azienda Go To Meeting, ottima piattaforma (a pagamento).

Webinar Pro

La società di Luca Vanin offre formazione permanente gratuita di alta qualità ed assistenza/consulenza per assisterti nelle tue esigenze rispetto ai webinar.

WebinarJam

Piattaforma free per gestire webinar.

Zoom Webinar

Zoom ha anche piani a pagamento per la gestione dei webinar

 

Organizzare il lavoro

Ecco alcune piattaforme che possono esserti d’aiuto.

  • Asana
  • Slack
  • Trello (io lo uso da qualche settimana e mi sta aiutando moltissimo)
  • Todoist
  • Evernote (lo utilizzo da tempo, sincronizzato ovunque, mi è davvero utile)

 

Piattaforme di archiviazione e collaborazione

Sono gratuite (con funzioni PRO ad abbonamento) e sono indispensabili per lavorare a distanza.

Tengono in archivio i nostri documenti e ci permettono di collaborare attivamente su testi, tabelle, presentazioni…

Il suggerimento è quello di utilizzare Drive per implementare le versioni della documentazione e poi tenerla su Dropbox una volta definitiva.

Attenzione però: il tutto funziona molto bene se vi è un ordine mentale, una preparazione specifica dell’ambiente di lavoro e regole di ingaggio/collaborazione.

Inoltre, si deve lavorare rispettando il tema privacy in merito agli accessi ed alla sicurezza dei dati.

 

Aiuto Digitale

aiuto digitale

Non ti prometto mari e monti.

Tuttavia vorrei dare un contributo in questo momento così difficile per imprese e professionisti.

Quindi sono pronto ad ascoltarti.

Ti offro una consulenza, regalandoti mezz’ora del mio tempo per ascoltarti e fornirti spunti su come migliorare i tuoi canali di comunicazione, su come creare contenuti efficaci o su come riuscire ad incrementare la visibilità della tua attività tramite il digitale.

Prenota una videochiamata con me cliccando qui

ForseTi fornirò solo qualche indicazione di massima, non posso dirti con certezza se soddisferò le tu esigenze .. ma con la massima onestà e trasparenza valuteremo a seconda dei casi cosa sarà possibile mettere in gioco e cosa no.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Il mio metodo per la gestione del tempo

Il mio metodo per la gestione del tempo

In un precedente articolo ti ho parlato di come soffra particolarmente il problema della gestione del tempo.

Non credo di essere l’unica persona al mondo ad accusare questa situazione.

Come porre rimedio, dunque?

Ecco quello che ho fatto e che sta funzionando in modo ottimale nella mia vita.

Non è detto sia adatto anche per te, ma ci tengo a condividerlo.

Chi fa un uso pessimo del tempo che gli è stato messo a disposizione spesso è tra coloro che si lamentano di avere poco tempo. (Jean de la Bruyere)

“Mindset” per una corretta gestione del tempo

Innanzitutto bisogna essere MOLTO onesti con sè stessi e porsi obiettivi raggiungibili, praticabili con la propria organizzazione quotidiana e con le proprie risorse.

In secondo luogo è necessario essere disciplinati.

Non ti nascondo che altra condizione necessaria è abituarsi a lottare contro le tue paure e le tue debolezze, che spesso ci portano a non avere un certo grado di obiettività.

Questo significa che in modo lucido dobbiamo saper distinguere le cose importanti, da quelle urgenti a tutto ciò che ci sta in mezzo.

Urgente non è sempre importante e viceversa.

Eppure la nostra attitudine è quello di confondere questa equazione.

Il metodo a quadranti per la gestione del tempo

La scoperta della matrice di Eisenhower è stata per me una svolta fondamentale per definire l’approccio ad impegni e progetti.

Di questo ringrazio alcuni formatori (ce ne sono voluti due) che in alcune loro docenze mi hanno presentato questa opportunità.

gestione del tempo tabella

SCARICA IL PDF STAMPABILE

Ecco quindi cosa è necessario fare, te lo indico per punti.

  • Scegli un momento della giornata (inizio oppure alla fine della precedente) per fare questo lavoro di pianificazione
  • Segnati tutte le attività che devi o desideri svolgere
  • Ricordati di distinguere macro attività da micro attività (telefonare al cliente Y è cosa diversa rispetto a elaborare business plan del cliente Z)
  • Segna vicino ad esse se sono urgenti e/o importanti (questo è un passaggio che con il tempo potrai saltare, perchè automatizzerai il concetto)
  • Inserisci nella tabella le cose da fare, seguendo l’ordine indicato nella matrice

Alcune attività saranno importanti e urgenti e le affronterai subito (quadrante 2).
Altre solo importanti, e ti ci dedicherai più che puoi, perché è in queste che sei in grado di generare valore (quadrante 4).
Altre ancora non saranno importanti, ma solo urgenti (quadrante 1) e se puoi cercherai di delegarle.
Quelle né importanti né urgenti (quadrante 3), sono quelle per cui davvero “non avrai tempo”.

Ecco adesso sei pronto/a.

 

Errori che commettiamo nella gestione del tempo

Stai attento/a a non commettere questi errori:

  • non definire delle attività troppo astratte, finiresti con il non sapere bene cosa fare per portare avanti il tuo progetto rimandando pericolosamente
  • non sei Superman o Wonder Woman: prenditi una pausa rigenerante ogni tanto
  • non credere troppo nella tua memoria, provandoti a ricordare tutto senza scriverti nulla
  • fare cento cose alla volta (multitasking) non è la soluzione: ci metti più tempo ed i risultati ne possono risentire
  • non sempre puoi fare tutto. Riprogramma per la giornata successiva ma seguendo sempre la logica di cui sopra, non si tratta di procrastinare cose noiose, mi raccomando, ma seguire sempre i concetti di urgenza ed importanza.

Accanto alla nobile arte del fare le cose, c’è la nobile arte del lasciare le cose non fatte. Diventare saggi significa eliminare tutto ciò che non è essenziale. Lin Yutang

 

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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La giusta dose di pazienza

La giusta dose di pazienza

Ci vuole una gran pazienza.

Lavori nell’ambito della comunicazione digitale e sei subissato di clienti (professionisti, imprenditori o dirigenti) che ti devono sempre insegnare il mestiere.

L’umiltà deve essere una caratteristica premiante in una persona, tanto più in un consulente.
C’è sempre da imparare dagli altri.
Questo è un valore per me.

Ma è possibile che sulla comunicazione TUTTI debbano sempre mettere il becco?

Se parliamo di ingegneria astrofisica io sono il primo a stare in silenzio ad ascoltare.
Ma se entriamo in un campo dove il professionista (pur con tutti i limiti) sono io, perchè l’ingegnere dovrebbe dirmi cosa fare, come fare e quando farlo?

Alcuni potrebbero dire: beh è lui il titolare e vorrà che le cose escano come vuole lui.
Bene.

Però si dà il caso che quando distribuivano i bollini dei consulenti di web marketing io me li sia presi, cercando di studiare, imparare, testare, capire… l’ingegnere ha solo la percezione di come lui farebbe al meglio, senza saperne molto di più.

Il cliente ha sempre ragione.
Certo.

Io gli do ragione (ma non la si dava ai matti? 😉), poi se non si ottengono risultati la colpa è mia perché ho fatto come voleva lui per farlo stare buono.
Risultato?
Cliente insoddisfatto e contratto che si andrà a chiudere malamente.

Caro ingegnere, impara a fidarti.
Sarò io il primo che nel dubbio tecnico dei contenuti Ti chiederò il parere ed aspetterò impaziente i tuoi feedback e suggerimenti, magari anche le tue correzioni.

Ma su quello che è il mio di mestiere, ascolta e fidati.
La fiducia (reciproca) è il primo degli essenziali requisiti della nostra collaborazione.

E sarà di tutto mio interesse farti ottenere risultati, cosicché tu sia contento e parli bene di me.
Ma se fai fatica ad essere comunicativo e ti affidi ad un professionista allora lasciati condurre.

Cercherò di dare il massimo per far capire chi sei, come sei e cosa fai e come la fai.

Senza usare i social come vetrina, promuovendo il nulla tanto per renderti contento prima del weekend.

Ti romperò le scatole chiedendoti contenuti a ripetizione e non mi accontenterò mai.

Mai dalla mia bocca arriveranno sentenze sul tuo specifico lavoro, ma anche tu esimiti dal dare quegli input non richiesti.

Perché non presumo di avere la scienza comunicativa infusa, ma credo di masticare la mia materia un pochetto.

Grazie.

Il tuo consulente

n.b. non ho alcun cliente ingegnere astrofisico e mi perdoneranno i professionisti di quella categoria

Se guardi questo video forse capirai come mi sento ogni tanto:

Francesco Costanzini

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Regolamento europeo privacy: facciamo chiarezza?

Regolamento europeo privacy: facciamo chiarezza?

Il regolamento europeo privacy: di cosa stiamo parlando

Di regolamento europeo privacy se ne sente parlare ovunque, c’è un grande fermento e una grande confusione probabilmente.

Personalmente sento la necessità di un chiarimento, così ho chiesto ad un professionista del settore (dott. Giampietro Peghetti) di aiutarmi in questo.

Giampietro Peghetti GDPRPartiamo dal principio. Giampietro aiutaci ad inquadrare il tema.

L’Unione Europea (UE) ha modificato le norme sulla protezione dei dati. Le modifiche sono ora legge ed entreranno in vigore in tutta l’UE il 25 maggio 2018.

Le nuove norme sono denominate Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR, General Data Protection Regulation) e si applicano a tutti, dalle autorità pubbliche alle piccole e medie imprese.

Tali modifiche influenzeranno il modo in cui operiamo nel nostro business.

Cos’è la protezione dei dati per l’Unione Europea?

Nell’UE sono in vigore norme giuridiche per la raccolta e il trattamento dei dati personali. Chiunque raccolga o tratti dati personali deve proteggerli da qualsivoglia uso improprio e rispettare una serie di disposizioni legislative. Il GDPR aggiorna le norme oggi in vigore.

Cosa accadrà esattamente? Cosa prevede il regolamento europeo privacy?

Immaginiamo di ritrovarci il 26 maggio 2018 tranquillamente in ufficio, quando all’improvviso bussa alla porta il Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza.

Sono venuti perché un cittadino europeo si è rivolto al suo Garante, oppure anche solo per un semplice controllo, e richiedono se i processi aziendali sono conformi al GDPR, ovvero se il trattamento dei dati personali presenta dei rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche.

Le strade sono due: o si è pronti, oppure —oltre a procedere all’adeguamento— occorrerà mettere mano alla cassa e procedere a pagare le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Regolamento Generale sulla Protezione dei dati (Regolamento UE 2016/679), il cosiddetto GDPR.

Tali sanzioni sono «effettive, proporzionate e dissuasive» (art. 84), «fino a 20 milioni di euro, o per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore» (art. 83).

Non si scherza, quindi. Cosa è necessario fare?

E’ necessario proteggere tutti i dati personali, ovvero «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile»: «il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale» (art. 4). Dunque non basta più porre attenzione ai soli dati sensibili.

Il dato diventa un bene che va tutelato (è un asset aziendale), e il titolare diventa il solo responsabile dei trattamenti (principio di accountability): deve dimostrare di di aver valutato i rischi connessi al trattamento dei dati e di aver adottato tutte le misure idonee a garantirne la tutela. Tenendo conto degli strumenti tecnologici a disposizione, dei costi di attuazione e dei rischi, il titolare deve mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate a garantire la protezione dei dati (trattare solo i dati necessari alle proprie finalità e limitarne l’accesso alle sole persone autorizzate). Non è sufficiente avere nel cassetto dei documenti redatti anni prima, oppure affidarsi ad una serie di “caselle da spuntare” come poteva avvenire in precedenza, né può bastare avere password di 8 caratteri per proteggere i propri computer, oppure mettere un allarme, una videocamera e far firmare un plico di fogli ai nuovi dipendenti: occorre che l’intero processo di gestione dei dati (dalla raccolta alla distruzione) sia lecito, trasparente, sicuro, ovvero mantenga le informazioni riservate, integre, disponibili, e a disposizione dell’interessato (che può chiederne la consegna e/o la cancellazione).

Chi si deve sentire coinvolto?

si applica al trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito delle attività di uno stabilimento da parte di un titolare del trattamento o di un responsabile del trattamento nell’Unione, indipendentemente dal fatto che il trattamento sia effettuato o meno nell’Unione. (art.3)

Cosa suggerisci a questi soggetti?

Per non incorrere in sanzioni, può essere utile rivolgersi ad un consulente esterno: tale figura provvederà a effettuare un’indagine su quali siano le attività di trattamento, analizzerà i rischi ad esse connessi (risk- assessment), verificherà le violazioni (data breach) che si possono subire o che stanno già avvenendo senza alcuna consapevolezza, e supporterà il Titolare nell’implementazione di adeguate misure tecniche e organizzative di protezione.

Il consulente esterno, in qualità di Responsabile della protezione dei dati (DPO), potrà essere utile anche nella redazione delle Informative, dei Consensi, dei Registri dei trattamenti, della Valutazione d’impatto (DPIA), e di tutti gli altri documenti necessari a dimostrare che il titolare sta agendo —responsabilmente— con la diligenza del buon padre di famiglia; potrà inoltre «sorvegliare l’osservanza del Regolamento» e «fungere da punto di contatto per l’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento» (art. 39).

In altri termini, il consulente aiuterà a fare in modo che il 26 maggio 2018 sia, per alcuni versi, un giorno come tutti gli altri.

Grazie Giampietro.

Per avere maggiori dettagli è possibile scaricare gratuitamente un breve compendio, suggeritoci dal dott. Peghetti – Consulente Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e Socio Membro FederPrivacy (Iscrizione n. FP-8498).

Compila il form per completare il download:




Francesco Costanzini

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Cos’è il digital marketing?

Cos’è il digital marketing?

Cos’è il digital marketing?

Definizione di digital marketing

l’insieme delle attività di marketing che utilizzano i canali web per sviluppare la propria rete commerciale, analizzare i trend di mercato, prevederne l’andamento e creare offerte sul profilo del cliente target.

Molto spesso mi capita di dover spiegare che lavoro faccio, dire solamente “Consulente di digital marketing o web marketing” non è esaustivo perchè tante persone non hanno la più pallida idea di che cosa sia. 

Molti credono che io “lavori su Facebook”, altri che io costruisca siti web e c’è chi dice che “lavoro in Internet”.

Per questo credo sia importante spiegare bene in modo più comprensibile possibile a non addetti ai lavori e cercare di inquadrare la professione in modo da togliere eventuali dubbi o obiezioni, trovano magari sinergie o collaborazioni in chi legge suscitando un interesse magari latente.

Il tutto parte da una parola “marketing” della quale spesso si abusa o non se ne conosce il significato profondo, soprattutto quando la leghiamo al “digital“, dove parimenti si ha una confusione notevole. 

Il buon wikipedia ci dice che 

il marketing è un ramo dell’economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell’analisi dell’interazione del mercato e degli utilizzatori con l’impresa.

A cosa serve il digital marketing?

Fondamentalmente l’esigenza è quella di comunicare al proprio mercato di riferimento l’esistenza dei propri servizi o prodotti e il digital marketing non è altro che l’analisi, studio e realizzazione di strategie (digitali) per raggiungere l’obiettivo. 

Insomma possiamo dire che il digital marketing è la strategia che dovremmo utilizzare per fare business?

Semplificheremmo un po’ le cose ma se in questo momento l’obiettivo di questo post è cercare di capire, diciamo di sì.

Chi fa digital marketing?

Le figure che si occupano di questa materia si chiamano “consulenti” e si tratta di figure professionali che nel tempo si sono specializzate in questo settore. 

Non sono “venditori” o “commerciali”, ma hanno competenze specifiche nel settore, conoscendo il mondo digital e sapendo come utilizzarlo per suggerire a chi si rivolge a loro strategie e metodi per ottenere risultati.

Molto spesso si confonde il consulente con altre figure, come scrivevo poc’anzi.

… e il web marketing?

Non vorrei generare confusione ma neppure essere impreciso, diciamo che il web marketing è fondamentalmente (e tecnicamente) un sottoinsieme del digital marketing, legato a strategie e strumenti che utilizzano i canali Web nello specifico.

Prova a capire quindi…

hai bisogno di un consulente di digital marketing?

Il digital marketing funziona?

Hai visto il breve video qui sopra?

Ecco se ti sei mai posto quelle domande è perchè forse hai provato il fai-da-te ed hai iniziato a pensare che il web sia tutta fuffa e che non funzioni.

I motivi del “fallimento” possono essere tanti, ma in primis:

I dati (mondiali) ci dicono che chi investe bene sul web ne ha benefici, anche se il grado di soddisfazione ad esempio tra le PMI italiane o le startup nostrane non sempre è elevato.

L’insoddisfazione nasce laddove non si vedono risultati immediati, che difficilmente arriveranno se non si programma e ci si rivolge alle persone giuste.

In sintesi: non basta avere un sito web o una pagina Facebook per dire che si investe in marketing digitale!

Francesco Costanzini

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