buzzoole code
Non ho tempo per comunicare

Non ho tempo per comunicare

Oggi un imprenditore di una piccola impresa è costretto ad assumere tante giacche quante sono le competenze che sono richieste per avviare un progetto e cercare di svilupparlo al meglio.

Una di queste è la comunicazione, che viene molto spesso messa all’ultimo piano oppure delegata al “tempo perso” o commissionata al figlio/a, nipote presumibilmente giovane che possa dare una mano in quanto competente per età anagrafica ricompresa nei nativi digitali o simil tali.

I social sono gratis e basta essere smanettoni.

Uno dei ritornelli che suona più di frequente e che mi sento dire quando faccio delle docenze è che manca il tempo per comunicare, ma manca poi anche il budget che è sempre limitato e non ci si può permettere di investire a fondo perduto denaro.

Vorrei dare alcune risposte molto semplici, non per difendere la categorie o accalappiarmi un cliente, ma perchè ritengo sia doveroso chiarire il quadro e far sparire alcuni assiomi o modi di pensare.

Ecco tre risposte molto sintetiche, ma, spero, efficaci.

  1.  Il tempo per comunicare va trovato, se non l’hai ti presto il mio.
    I consulenti ed i professionisti della comunicazione esistono per questo
  2. Non si tratta di vendere “fuffa” ma di investire i soldi in qualcosa di concreto.
    Perché la comunicazione va sempre misurata con il cosiddetto ROI (ritorno dell’investimento).
  3. Gli studi dimostrano che essere giovani non significa saper utilizzare al meglio la tecnologia.
    E’ comunque indispensabile sapere come si utilizzano certi mezzi per aumentare il proprio business, non ci si improvvisa esperti del mestiere.

Se sei un/una imprenditore/imprenditrice e vuoi approfondire queste tematiche non esitare, contattami.

Sarò felice di creare insieme un piano di comunicazione sostenibile e adatto alle tue esigenze!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Ma Facebook funziona per le PMI?

Ma Facebook funziona per le PMI?

La risposta la potrebbe dare un articolo di Francesca Milano uscito su Il Sole 24 Ore qualche giorno fa.

Ci tengo però a dire qualcosa anche io, perchè è un tema che tratto quotidianamente e che studio giorno dopo giorno.

Mi occupo di comunicazione digital e affronto la risposta a questa domanda che dirigenti ed imprenditori si e mi pongono spesso.

La mia risposta è che il web funziona, dipende da come lo si utilizza.
Non vi sono regole standard ma vestiti su misura da costruire insieme al cliente per far funzionare le cose.

Trenta milioni di italiani su Facebook è un primo dato da evidenziare.

Il secondo è sicuramente il fatto che il social l’utente medio non lo apre per il business ma per passarsi il tempo.
Eppure anche quando siamo il bar se troviamo una risposta ad una domanda che ci poniamo anche relativa al business non la tralasciamo solo perchè non siamo in ufficio.
Se ho un dubbio e trovo qualcuno che mi fornisce una risposta non è il massimo?

Certo poi subentra l’affidabilità di questa risposta, la reputazione di chi te la fornsice.

Ma il concetto è questo.

Il web è un mezzo (non un fine) fantastico per fare branding e rendersi autorevoli per poi essere considerati segni di nota quando ci rendiamo utili a qualcuno.

Senza questo ragionamento potremmo parlare di percezioni, di massimi sistemi, di voci, di articoli letti in giro, di pareri contrastanti…senza mai arrivare a darci una risposta.

Facebook funziona.
Bisogna imparare ad usarlo.

Se nutri ancora dei dubbi contattami.
Se pensi che io ti posso essere utile, non esitare, contattami.

Insieme possiamo studiare una strategia o fare il check-up alla tua presenza online oppure se hai esigenza di formare qualcuno che nel tuo team inizi ad acquisire competenze, possiamo organizzare alcuni momenti formativi.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Il segreto del business

Il segreto del business

Intercettare i bisogni: ecco il vero e forse unico segreto del business.

Riuscire a capire quali sono le necessità dell’utente è l’arma vincente.
Il web ci può aiutare molto ad analizzare, capire e poi veicolare il messaggio giusto.
Probabilmente non sapremo innatamente vendere ghiaccio agli eschimesi, ecco che allora abbiamo bisogno di faticare un po’ per raggiungere i nostri obiettivi.

Ecco alcuni passaggi utili per una to do list.

1) Qual è il mio prodotto?

Cerchiamo di capirlo in profondità e chiediamo aiuto a qualcuno di esterno che abbia una visione imparziale e assolutamente profana, in modo tale da focalizzarci al meglio su ciò che gli altri percepiscono verificando la distanza con quello che pensiamo possa essere il nostro prodotto visto con i loro occhi.

2) Quali vantaggi porta il mio prodotto?

Domandiamoci fino allo sfinimento quali sono o possono essere i vantaggi legati a ciò che vogliamo vendere.

3) Chi è il potenziale acquirente del mio prodotto?

Altra domanda da un milione di dollari. Abbiamo bisogno di aprire il focus sulla nostra audience, sul nostro pubblico, sulle buyer personas.
Chi è? Quanti anni ha? Che mestiere fa? Cosa gli piace fare nel tempo libero? Che giornali/riviste/libri legge?
Dobbiamo ben identificare i nostri Carlo, Patrizia, Laura e Luca, provando a capire cosa li colpisce e perchè possono essere interessati al nostro prodotto.

A questo punto possiamo procedere con iniziare a stilare il nostro piano strategico di comunicazione.

Ecco altri passaggi utili per una to do list successiva alla prima.

1) su che canali intercetto il mio Luca, Laura, Carlo, Patrizia?

Su Facebook ci sono 30 milioni di italiani ed è probabile che anche loro quattro siano lì. Tuttavia potrei anche verificare che Facebook non basta e verificare che anche attraverso Instagram o Pinterest potrei agganciarli meglio, o addirittura su Linkedin.
Certamente devo adattare il “tono” della mia comunicazione a ciascuno di loro (parlare come il milanese imbruttito ad un sessantenne potrebbe avere poco effetto) e impostarlo sulle corde del social che andrò ad utilizzare.

2) in che modo promuovo il mio brand ed il mio prodotto?

E’ necessario pianificare un programma editoriale di pubblicazione.
Capire quali contenuti, in che tempi ed in quali modi.

3) Quali risultati attesi e come li misuro?

Risulta fondamentale cercare di stabilire quali risultati attenderci e istituire un metro di valutazione.
A questo riguardo è bene sgombrare il campo: il tutto e subito è difficile da ottenere, a meno che non si abbia la leadership sul mercato o addirittura il monopolio su un prodotto.
Pertanto il piano di comunicazione dovrebbe “munirsi di santa pazienza” e molta costanza, inoltre è bene attribuire ad ogni strumento un metro di valutazione differente a seconda degli scopi precipui di ciascun mezzo che utilizziamo.

E’ quindi (forse) più corretto chiedersi: che percorso attuo e come lo verifico?

Colpire nel mucchio è impresa ardua e a volte controproducente.
E’ bene quindi che ogni azione abbia uno scopo.

Ma al di sopra di tutto ciò se lavoriamo per accreditarci come attendibili ed autorevoli e se intercettiamo i bisogni latenti o espressi del target a noi più confacente riusciremo (prima o poi) a fare “bingo”.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Perchè è meglio guardare in casa propria

Perchè è meglio guardare in casa propria

Per dirla in gergo calcistico (anche rimanendo in tema visto che in questi giorni gioca la nazionale) …

“in Italia siamo tutti CT!”

Proprio vero.
Tutti pronti a puntare il dito e giudicare.

E’ successo anche al team del noto istituto bancario vittima di beffeggiamenti sul web dopo la pubblicazione del loro video di team building

Se ne è parlato molto negli scorsi giorni.
Così mi è venuto da riflettere tantissimo.

Perchè questo “vizio” di ergersi a giudici di altri e dal proprio gradino commentare a raffica, non risparmiando umiliazioni e critiche è tipico di un modus operandi molto nostrano e che riscontro nel lavoro quotidiano.

Proviamo a pensare a quanti colleghi lo fanno, a quanti competitors che non si risparmiano, agli haters sui social …

Accade in famiglia talvolta, figuriamoci altrove.

Penso che auto-aggiudicarsi il gradino più alto per potersi permettere di sentenziare sia un comportamento alquanto odioso quanto screditante.

Certo, mettendosi in piazza (online) bisogna accettare il fatto che ci sarà sempre qualcuno che non apprezza ciò che facciamo e che si sentirà nel diritto di criticarci pretestuosamente o no.

Ma proviamo a pensare al fatto che nessuno di noi è perfetto e che non diventiamo più bravi, più belli e più accattivanti se ci mettiamo a criticare il lavoro altrui, presumendo di essere i più “fichi” del mondo.

L’umiltà è una virtù. La falsa modestia no.
Ma c’è una sacrosanta via di mezzo.

Le cosiddette critiche costruttive (magari però ove richieste e se siamo nelle condizioni di poterle fare), i consigli basati sulla propria esperienza, i commenti educati …

Insomma vi sono parecchie strade prima di intraprendere quella dello “sfottò” che si può trasformare viralmente in molto peggio.
Perchè sfogare le proprie frustrazioni contro gli altri è molto facile e siamo tutti leoni da tastiera, perchè troviamo questa soluzione come strada semplicissima.

Tuttavia il web è parte di una vita reale, non è un qualcosa a sè. Dovremmo ricordarci che davanti a noi abbiamo delle persone in carne ed ossa con cui comunichiamo e a cui facciamo arrivare i nostri feedback con facilità e velocità estreme, mediati da un benedetto schermo, ma le parole (diceva quello) sono come “pietre”, talvolta preziose, talvolta macigni insopportabili.

Sarebbe davvero utile guardare in casa nostra, ai nostri problemi, scoprire come migliorarci attraverso anche i successi degli altri. Non far sì che gli insuccessi del prossimo diventino i nostri punti di forza.

Certo il mercato del lavoro non perdona e non possiamo essere dei benefattori, tuttavia un indice per misurare la professionalità per me è anche questo.

Ho avuto esperienze in cui qualcuno si è sentito in diritto di giudicarmi (male) e mettere in dubbio la mia competenza e professionalità. L’ho preso come un momento faticosissimo, ma anche di crescita e profondo stimolo. Standoci male, dormendoci poco…
Ma ne sono uscito più determinato e mi sono ri-messo in gioco, verificando nei fatti quanto fosse vero e quanto invece pretestuoso ciò che mi era stato detto.

Non auguro a qualcuno di passare da questi difficili percorsi per diventare più consapevole e professionale, perchè a mio parere non è moralmente accettabile dover far passare agli altri momenti di buio. Tuttavia diffido moltissimo di certi “fenomeni del web” che sono sempre pronti solamente a criticare e a proporti un metodo unico di lavoro senza prevederne altri e senza badare alle variabili in campo, che sono la vera differenza tra quello che andrebbe fatto e quello che si può fare.

Perchè, capiamoci, di mezzo ci sono sempre il contesto, il budget (inteso come risorse che vengo messe a disposizione), le aspettative del cliente ed i suoi bisogni reali, la mediazione tra proposta del consulente e risposta del cliente, le resistenze ambientali o di mentalità o dei collaboratori… insomma se non ci mettiamo nei panni di chi è in quel contesto e si barcamena tra l’optimun e quello che si riesce a portare a termine è MOLTO meglio tacere.

E comunque anche se fossi il mago della cinepresa prima di deridere il gruppo di Castiglione delle Stiviere ci penserei mille volte perchè alla fine…cosa ne guadagnerei? 20 like? Magari se mi facessi furbo e li contattassi in privato per dare loro qualche suggerimento non sarei mooooolto più professionale?

Le parole sono la più potente droga usata dall’uomo.
(Rudyard Kipling)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Improvvisare non serve a nulla

Improvvisare non serve a nulla

Le idee, talvolta geniali, vengono e vanno.
Sono questioni di attimi, spesso anche fuggenti.
Catturarle e non perderle è un qualcosa di assolutamente fondamentale.
Grazie agli smartphone in qualsiasi posto saremmo pienamente in grado quindi di annotarci la cosa e valutarla senza farci trascinare dall’entusiasmo.

Certo, le occasioni vanno colte al volo, direte.
Tuttavia nell’ambito del mio lavoro vedo che nel rapporto col cliente si possono correre due rischi.

Il primo è quello dell’idea fantastica messa in atto subito, senza un minimo di visione del sistema complessivo di comunicazione e di un piano strategico ed editoriale.
Se non si coglie l’attimo però…
Certo talvolta diventa inevitabile, ma siamo sicuri che non si riesca a ragionare in prospettiva e tenersi in canna l’ideona?

Il secondo rischio è quello di pensare che l’idea estemporanea sia assurda o troppo lontana dalla propria quotidianità facendo subentrare meccanismi inconsci come “abbiamo sempre fatto così” oppure “non ce lo possiamo permettere”.

Improvvisare è meraviglioso, ma non puoi farlo a meno che tu non sappia esattamente cosa stai facendo.
Christopher Walken

Bisogna quindi che si chiarisca il concetto di strategia di comunicazione.
Perché altrimenti (idee geniali a parte) si dovrebbe giustificare il fatto di “scrivere un post quando ho tempo o quando ho l’ispirazione”, salvo il fatto poi di lamentarsi perché “il web non serve a nulla”.

Inoltre dovremmo verificare se è proprio vero che “dovrei ma non posso, non ho tempo” che ogni tanto mi sento ripetere quando fornisco consulenze formative.

La comunicazione non è una scienza esatta, intendiamoci.
Va appunto pensata, ragionata e programmata con un piano strategico complessivo e adattata a ciascun contesto.

Quindi desistere dall’impulso di approfittare dell’instante in una logica di custodire l’idea per inserirla ad hoc in un piano non penso proprio possa essere considerata un’occasione mancata.

Certo che se fossi un cronista e non fossi tempestivo nel comunicare non farei il mio mestiere, tuttavia cerchiamo di calarci in altre realtà con questi ragionamenti.

Approcciandomi ad ogni cliente io mi faccio queste domande:

  • qual è il suo obiettivo?
  • chi sono i suoi competitor?
  • chi è il suo target di riferimento?
  • quali azioni sta facendo?
  • come valuto ciò che sta facendo?
  • quali punti di forza e di debolezza?
  • quali contenuti andrebbero veicolati? quali elementi di fantasia possiamo utilizzare e veicolare?
  • quali strumenti gli possono essere utili?
  • quale linguaggio/audience/tono di voce gli suggerisco?
  • quale piano editoriale programmare a seconda degli obiettivi (macro e micro) scelti?
  • chi fa cosa?

Dentro questo quadro, ecco che quando arriva l’idea geniale (a me o al cliente) … la inserisco nel quadro, quando e dove si armonizza al top.

Uno dei modi migliori di vanificare i contenuti è non legarli a degli obiettivi. Bisogna sapere perché si sta creando contenuto.
Ellen Gomes

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Presenza online

Presenza online

Avere un sito web.
Aprire una pagina Facebook.

Sono azioni che da sole non garantiscono alcun business.
Molto spesso si pensa che facendosi costruire un sito vetrina e scrivendo qualche post si faccia web marketing e che quindi si possa fare affidamento a sè stessi o a persone a noi vicine che a tempo perso rimpinguino la bacheca di qualche contenuto estemporaneo.

Ma è bene sapere che la sola presenza online non basta!

Bisogna accompagnare gli strumenti che decidiamo di utilizzare con delle azioni (pianificate) che poi portino a dei risultati.

Cerco di banalizzare la questione.
Tuttavia non credo che per molti aspetti mi allontani da alcuni fatti che accadono oggi nel mondo delle piccole imprese, startup o esercizi commerciali.

Chiariamoci bene un concetto.
Il web marketing (insieme delle attività di marketing che sfrutta il canale Web per studiare il mercato e sviluppare i rapporti commerciali – fonte: Wikipedia) è un mestiere di cui oggi si sente molto parlare ma che in realtà suscita pareri contrastanti.

Il mercato è pieno di agenzie web e social media “cosi” che offrono servizi di comunicazione.
Orientarsi non è facile, ma proviamo a pensare al lavoro che viene svolto ed ai risultati che si ottengono.

Lo snodo principal sono i risultati.
Numeri, dati ma soprattutto la loro lettura ed interpretazione.

Ecco, io posso curare una pagina Facebook di un cliente e portargli il fatto che i miei post sono visualizzati da 12mila persone come risultato finale. Ma cosa gli sto dando?
Cosa gli ho venduto? Cosa lui/lei se ne fa di quelle 12mila persone? E soprattutto, chi sono quelle 12mila teste?

Bisogna partire da un concetto di base.

Avere molto chiari gli obiettivi e sapere che fare azioni una tantum non serve a nulla.

Se esiste una domanda (latente o esplicita che sia) è perché probabilmente fare operazioni di comunicazione sul web non è poi cosa così scontata o banale.
Anche se ciascuno di noi potrebbe essere messo nelle condizioni di operare.
Ma conoscere davvero la materia è un qualcosa di diverso.

La differenza tra chi vende fuffa e chi no sta nel fatto della trasparenza e nel rispetto degli obiettivi che vengono definiti e concordati.
Poi ci sono aspetti più tecnici o da furbetti ma ne riparleremo.

Il mio processo di lavoro (è quello che faccio io e credo sia giusto fare per il mio di business) è il seguente:

  • parlo con il possibile cliente e cerco di capire i suoi bisogni e le sue aspettative oltre allo stato dell’arte sulla sua comunicazione fino ad allora
  • studio una prima bozza di piano di comunicazione ed un preventivo di spesa
  • se la consulenza viene accettata passo alla fase di studio più approfondita e completo il piano di comunicazione con i dettagli mancanti
  • si mette in pista il piano con obiettivi da valutare insieme al cliente e si verifica periodicamente il percorso che si sta attuando apportando eventualmente modifiche anche dovute alle modifiche di algoritmi o trend di comunicazione
  • dove non arrivo io con le mie competenze (e lo dico sin da subito) suggerisco altre figure professionali o mi rapporto con quelle scelte dal cliente

La fuffa non mi piace e alla lunga … non paga!

Per trasmettere le tue idee utilizza parole semplici, grandi idee, e brevi frasi.
(John Henry Patterson)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus