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Presenza online

Presenza online

Avere un sito web.
Aprire una pagina Facebook.

Sono azioni che da sole non garantiscono alcun business.
Molto spesso si pensa che facendosi costruire un sito vetrina e scrivendo qualche post si faccia web marketing e che quindi si possa fare affidamento a sè stessi o a persone a noi vicine che a tempo perso rimpinguino la bacheca di qualche contenuto estemporaneo.

Ma è bene sapere che la sola presenza online non basta!

Bisogna accompagnare gli strumenti che decidiamo di utilizzare con delle azioni (pianificate) che poi portino a dei risultati.

Cerco di banalizzare la questione.
Tuttavia non credo che per molti aspetti mi allontani da alcuni fatti che accadono oggi nel mondo delle piccole imprese, startup o esercizi commerciali.

Chiariamoci bene un concetto.
Il web marketing (insieme delle attività di marketing che sfrutta il canale Web per studiare il mercato e sviluppare i rapporti commerciali – fonte: Wikipedia) è un mestiere di cui oggi si sente molto parlare ma che in realtà suscita pareri contrastanti.

Il mercato è pieno di agenzie web e social media “cosi” che offrono servizi di comunicazione.
Orientarsi non è facile, ma proviamo a pensare al lavoro che viene svolto ed ai risultati che si ottengono.

Lo snodo principal sono i risultati.
Numeri, dati ma soprattutto la loro lettura ed interpretazione.

Ecco, io posso curare una pagina Facebook di un cliente e portargli il fatto che i miei post sono visualizzati da 12mila persone come risultato finale. Ma cosa gli sto dando?
Cosa gli ho venduto? Cosa lui/lei se ne fa di quelle 12mila persone? E soprattutto, chi sono quelle 12mila teste?

Bisogna partire da un concetto di base.

Avere molto chiari gli obiettivi e sapere che fare azioni una tantum non serve a nulla.

Se esiste una domanda (latente o esplicita che sia) è perché probabilmente fare operazioni di comunicazione sul web non è poi cosa così scontata o banale.
Anche se ciascuno di noi potrebbe essere messo nelle condizioni di operare.
Ma conoscere davvero la materia è un qualcosa di diverso.

La differenza tra chi vende fuffa e chi no sta nel fatto della trasparenza e nel rispetto degli obiettivi che vengono definiti e concordati.
Poi ci sono aspetti più tecnici o da furbetti ma ne riparleremo.

Il mio processo di lavoro (è quello che faccio io e credo sia giusto fare per il mio di business) è il seguente:

  • parlo con il possibile cliente e cerco di capire i suoi bisogni e le sue aspettative oltre allo stato dell’arte sulla sua comunicazione fino ad allora
  • studio una prima bozza di piano di comunicazione ed un preventivo di spesa
  • se la consulenza viene accettata passo alla fase di studio più approfondita e completo il piano di comunicazione con i dettagli mancanti
  • si mette in pista il piano con obiettivi da valutare insieme al cliente e si verifica periodicamente il percorso che si sta attuando apportando eventualmente modifiche anche dovute alle modifiche di algoritmi o trend di comunicazione
  • dove non arrivo io con le mie competenze (e lo dico sin da subito) suggerisco altre figure professionali o mi rapporto con quelle scelte dal cliente

La fuffa non mi piace e alla lunga … non paga!

Per trasmettere le tue idee utilizza parole semplici, grandi idee, e brevi frasi.
(John Henry Patterson)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, Bologna, il digitale, lo sport e la buona tavola. Sono giornalista e comunicatore freelance.

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Quando potresti aver bisogno di me

Quando potresti aver bisogno di me

La strategia di marketing più efficace è il passaparola. Il web è cosa da ggiovini.

Facebook è da perdigiorno, non voglio che il mio brand si inquini.

I social sono gratuiti, perchè pagare chi me li cura?

Basta un post ogni tanto.

Della comunicazione me ne occupo direttamente io, smanetto un po’ e a tempo perso pubblico qualcosa…

La comunicazione del mio brand sono io. Chi meglio di me sa cosa debbo comunicare?

Il mio target sono uomini e donne tra i 20 ed i 60 anni…

Avete mai pronunciato queste frasi? Vi riconoscete in almeno una di esse?
Ecco allora credo che potremmo fare una chiacchierata insieme.

La comunicazione è un tema molto discusso e ricco di sfaccettature.

Molte soggettive, altre molto meno.

Se siete “possessori” di un brand o di un prodotto come lo promuovete?

In fine dei conti per venderlo utilizzate tecniche e strategie di comunicazione anche se probabilmente non ve rendete conto.

Oppure vorreste farlo ma vi manca il tempo necessario.

Uno dei problemi più ricorrenti di imprenditori e liberi professionisti è ritagliarsi anche solo qualche ora per vivere, figuriamoci per fare altro.

Già, proprio vero, ma il budget…

Provate a fare un’analisi delle spese che affrontate quotidianamente e del tempo che impiegate per fare certe azioni e valutate se quel tempo poteste dedicarlo a fare altro, affidando ad un professionista determinate questioni. Il tempo non è denaro?

Oppure provate a pensare che spendere risorse senza una pianificazione e senza avere una consulenza corretta possa essere un dilapidare patrimoni che potrebbero essere meglio ottimizzati.

Ho fatto fare il sito ma adesso che faccio?

Ho fatto della pubblicità su Facebook ma non funziona…

Siete tra questi?
Beh sappiate che è molto facile rientrare in queste categorie di persone che magari hanno avuto la lungimiranza di compiere delle azioni ma facendole senza una specifica programmazione o competenza e dubitano dei mezzi che hanno utilizzato considerandoli improduttivi.

Mi piacerebbe lavorare sulle pubbliche relazioni anche istituzionali ma non so da dove partire. Non ho certo il tempo di scrivere a tutti.

Ho visto che ci sono giornali o riviste di settore che parlano di miei competitors. Quando tocca a me?

Anche in questo caso (se vi siete mai posti queste domande) ci possono essere delle risposte motivate.

Affidarsi a qualcuno che curi un ufficio stampa può significare anche il raggiungimento di questi risultati. Se aspettiamo invano l’opportunità o di essere considerati come unici e notiziabili solo perché ci sentiamo molto “fighi” probabilmente aspetteremo in eterno un tram che tarda sempre ad arrivare.

Insomma, nella comunicazione, nulla deve essere lasciato al caso.

Bisogna imparare a pianificare, budgetizzare e verificare.

Affideresti la realizzazione di un nuovo prodotto ad una persona qualsiasi? O sceglieresti un professionista?

Ecco la stessa identica cosa vale per la comunicazione. Non ne vale la pena improvvisarsi markettari o affidarsi all’istinto di smanettoni. Non se ne avrebbero risultati.

Il mercato è ricco di agenzie e professionisti del settore.
Io sono uno di questi, che lavora con passione amando il proprio lavoro.

Se avessi bisogno…contattami!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, Bologna, il digitale, lo sport e la buona tavola. Sono giornalista e comunicatore freelance.

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Come cerco di comunicare un brand

Come cerco di comunicare un brand

Comunicare. E’ un bisogno che oggi sembrano avere tutti. L’avvento dei blog e dei social hanno messo chiunque nelle potenziali condizioni di farlo.
Sentiamo continuamente questa richiesta e ciascuno cerca di dare una propria soluzione al quesito. Affidandosi a sè stessi oppure andando in cerca di agenzie o professionisti.

Questo è il mio mestiere.

C’è ancora chi non pensa questa sia una professione o forse solamente fa fatica a comprenderla o la dà per scontata.
In famiglia o con gli amici trovo sempre chi mi chiede: “Non ho ben capito che lavoro fai!”.
Ogni tanto ho la sensazione che qualcuno non mi prenda sul serio quando dico che lavoro con il web e che creda che abbia tento tempo per “cazzeggiare”.

Fatta questa premessa, vengo al sodo.

Tra questa schiera di persone che non hanno ancora compreso la professione, ce n’è un’altra parte però che (per fortuna) mi sta chiedendo una mano nei propri progetti di comunicazione.

Ecco il mio approccio e come cerco di dare una risposta all’esigenza di comunicare un brand.

Innanzitutto ascolto, guardo, cerco di approfondire e di entrare nei panni del mio committente. E’ una fase affascinante, perché provo a immedesimarmi e capire cosa suggerire e iniziare a studiare un piano di comunicazione. Credo sia la parte più importante. Perché è necessario a mio modo di vedere capire cosa vuole il cliente e qual è il suo vissuto, il suo presente e cosa immagina per il suo futuro.

Tornato poi in ufficio o a casa inizio a fare le mie valutazioni:
1) se il cliente ha già un sito web lo guardo e lo analizzo (con tool specifici ma anche semplicemente leggendone i contenuti) cercando di capire quale obiettivi sono raggiunti e quali meno (coerentemente con il colloquio iniziale di cui sopra)
2) idem faccio con una pagina social

Se invece il cliente non ha un sito o un profilo social inizio a studiare un piano di azione. Come andrà strutturato un sito? Quali contenuti? Quali parole chiave? Queste ed altre sono domande a cui dare risposta in un secondo momento insieme al cliente, cercando di studiare insieme un claim ed un mockup (parolone che sono molto in voga tra markettari ma che vogliono dire slogan e modello).

Al di là di tutto comunque cerco di partire dalle basi del cosiddetto “inbound marketing” cioè studiare percorsi (funnel) che portino ad “attrarre” nuovi clienti.

Al di là di teorie e tecniche (che man mano si studiano e poi si apprendono) cerco comunque di immedesimarmi nel potenziale cliente del mio cliente.
Faccio spesso l’avvocato del Diavolo.

Ritengo che non vi sia una regola generale scientifica che possa valere per tutti.

Tuttavia ci sono strategie che possono funzionare e che si possono applicare a tutti, vestendole su misura ed adattandole a specifiche esigenze e peculiarità.

Ecco, quindi, come cerco di comunicare un brand.

  1. analizzo e studio il caso
  2. mi faccio domande e faccio domande
  3. mi immedesimo e propongo un percorso coerente con le aspettative e le esigenze del cliente, mischiando passione, conoscenze ma anche fantasia ed emozioni
  4. si valuta insieme al cliente la proposta e la si confeziona su misura
  5. mi avvalgo di professionisti terzi specialisti (es. grafici, Seo strategist, web designer) ed insieme si inizia il processo di comunicazione

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima.
(Henri Bergson)

Francesco Costanzini

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Il rapporto tra lavoro e tecnologia

Il rapporto tra lavoro e tecnologia

Qualche giorno fa Il Corriere della Sera ha pubblicato i risultati di un’inchiesta condotta dall’Università Milano-Bicocca e CRIET.

La ricerca

Il lavoro ha coinvolto più di 270 aziende italiane e confronta 2016 e 2017 in merito al rapporto delle stesse con i social media.

I risultati sono interessanti:

Dal confronto con l’edizione precedente, Facebook si conferma come il social network più utilizzato dalle imprese italiane, poi YouTube, usato dall’81 per cento dei rispondenti, e al terzo Twitter, anche se in calo. L’indagine mostra anche importanti trend di crescita per Instagram in particolare e LinkedIn.

Un’azienda su 20 non usa Facebook. Sarebbe interessante verificare quali risultati ottengono le 19 restanti e a livello di fatturato quali sono i confronti tra le due risultanti.

Se mi guardo attorno io vedo una realtà che mi sembra molto diversa.

E’ vero che il lavoro del team di ricerca è stato condotto su realtà aziendali fino a 50 dipendenti, medie (50-250 dipendenti) e grandi (oltre 250 dipendenti), sia in ambito Business-to-Business (B2B) che Business-to-Consumer (B2C).
Io molto spesso ho a che fare con realtà più piccole e su queste c’è ancora tanto da lavorare.

L’ho scritto anche altre volte, ma penso sia il caso di ripeterlo.

Ancora riscontro quella diffidenza tipica di chi crede che lo sviluppo della tecnologia sia una questione che riguardi altri e non tutti noi.

Oppure persone a cui manca la conoscenza per capire come ad esempio i social network se utilizzati correttamente e all’interno di un giusto contesto, possono essere strumenti di business molto efficaci.

Certo è che affidarsi al caso o all’improvvisazione non rende giustizia e risulta davvero una perdita di tempo.

Spunti di riflessione per concludere

La scorsa settimana sono stato a Roma, al convegno annuale di Confassociazioni. Si è parlato a lungo di Lavoro 4.0 e del rapporto molto stretto con il mondo della formazione.
Interessanti gli interventi dei relatori.

Ho apprezzato (e gliel’ho anche espresso, seppur a distanza, via Linkedin) moltissimo le riflessioni di Oscar Di Montigny (Marketing e Comunicazione Banca Mediolanum), che utilizzerei come conclusione del ragionamento e come stimolo per superare diffidenze e resistenze al “cambiamento“.

“Se tra cinque anni saremo nel business come ci siamo adesso, saremo fuori dal business. Tra poco tempo, infatti, il mondo ci farà domande nuove a cui non potremo più rispondere ricorrendo ai nostri soliti paradigmi, appartenenti ad un’epoca oramai al tramonto. E questo tempo è già alle porte. La vera differenza non starà però nel cambiamento ma nel saper orientare questo cambiamento così veloce. Servono nuovi eroi alla guida della società civile, delle istituzioni e delle imprese”

(fonte: Confassociazioni)

Infine, suggerisco la visione di questo video.

Francesco Costanzini

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Alla ricerca della (vera) professionalità

Alla ricerca della (vera) professionalità

Perdonate la franchezza.
Lavorando con il web e sul web leggo articoli, post, pareri, comunicati autorevoli o meno che talvolta usano un linguaggio … disarmante.
Ciascuna professione richiede un suo gergo tecnico specifico, lo so bene.
Non so voi come la pensiate ma (a me) sembra che si stia un po’ esagerando.

Mi rifaccio al settore di mia pertinenza e mi chiedo se la professionalità e le capacità vadano misurate con l’eloquenza degli inglesismi o dei vocaboli ad effetto.

Tante volte ho questa impressione.

Leggendo o parlando con colleghi comunicatori mi sembra che davvero si stia arrivando ad un punto in cui la misurazione della propria bravura avvenga intanto con chi snocciola più slang marchettari.

Forse sono io in difetto, tuttavia questo approccio continua a non piacermi.

Certo ci sono alcune parole che è giusto utilizzare e che trasformarle in italiano ha ben poco senso, non sono neppure un purista della lingua e lungi da me una “predica” in questo senso.

Credere però che grazie a quattro parole messe in fila si possa passare per dei gran “fighi” assume per me le connotazioni del ridicolo.

Trovo abbastanza surreali le discussioni tra addetti ai lavori oppure mi fanno davvero sorridere (ditemi se non vi è mai capitato) quelli che ai corsi di formazione fanno bella mostra al docente della loro conoscenza o pseudo tale parlando come un manuale e inserendo queste famose paroline per dimostrare la loro competenza.

Però un problema si pone al di là di tutto e me lo pongo in prima persona.

Tante volte comunichiamo il nulla ai nostri interlocutori.

Termini tecnici o privi di senso per chi non ha a che fare tutti i giorni con questa materia specifica.

Non si rende forse necessario affrontare il dialogo con possibili clienti facendo (noi) uno sforzo di semplificazione del linguaggio tecnico?

L’obiettivo non è banalizzare ma rendere comprensibile un concetto che non per tutti è scontato.

E, tra l’altro, mi sembra una condizione basilare per una comunicazione efficace.

Poi i termini tecnici vanno capiti e conosciuti dai professionisti.
E per masticarli al meglio è necessario tanto studio, esperienza e formazione.
E’ fondamentale trovare il tempo utile per apprendere, anche con le letture giuste.
Non so voi ma io trovo complesso ritagliarmi del tempo per farlo, ma è un imperativo che mi sono dato da oggi in poi.

Ho esigenza di accrescere le mie competenze per poterle spendere al meglio per soddisfare i miei clienti, quindi piuttosto che fare i fenomeni non sarebbe meglio essere davvero bravi nei fatti e non solo nel mostrare quanto siamo padroni di termini come reach, branding, copy, content, advertising, visual …

Infine, ecco chi non ha bisogno di paroloni per dire grandi verità:

Francesco Costanzini

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Ricerca di visibilità

Ricerca di visibilità

Che tu sia un libero professionista, il titolare di una piccola o grande azienda, un dirigente di un’associazione o ente…uno degli obiettivi che ti poni sarà sicuramente essere visibile e rintracciabile.

Certo il passaparola è lo strumento di marketing più potente che esista…
Ma può non bastare in certi momenti per sopravvivere.

Farci conoscere è la ragione numero uno per trovare potenziali clienti.
E la comunicazione è sempre al centro dei pensieri di tanti.
Il fatto è che tutti si pensano comunicatori e non sempre ci si affida a dei professionisti.

Ecco perché vorrei dare il mio parere rispondendo a qualche domanda che in un modo o in un altro tutti ci siamo fatti, magari sfatando qualche luogo comune.

Perche dovrei pagare qualcuno quando posso comunicare con gli strumenti web che sono molto spesso gratuiti?

Non difendo una categoria ma posso dimostrare coi fatti che per attuare strategie di comunicazione che funzionino ci vogliano competenze e soprattutto tanto tempo.
Mi direte che basta avere qualche conoscenza o la fama di “smanettone” in fin dei conti per lavorare con i social, magari chiedendo un aiuto a tempo perso ad un giovane familiare o amico/a.
Io credo di no.
Un piano editoriale non si improvvisa, una strategia di comunicazione è necessaria altrimenti si rischia di fare delle azioni sporadiche o improvvisate che (cosa fondamentale) non portano alcun risultato.
Ci sono professionisti che come me non solo sono appassionati ma che quotidianamente dedicano energie e sforzi nell’elaborare e mettere in pratica strategie ed azioni.
Perché abbiamo la tendenza a voler risparmiare sempre sulla comunicazione?

Sul mercato ci sono dei fanfaroni?

Si. Assolutamente.
I disonesti si incontrano ovunque.
Il mercato della comunicazione non ne fa eccezione.
La specializzazione oggi è tutto e c’è che vende un po’ troppe competenze.
Io non vendo ciò che non so o che non mi compete, suggerisco ed al massimo collaboro con altri che completino/ottimizzino il mio lavoro.

E come si riconoscono i disonesti?

Orientarsi non è sempre facile, ma non impossibile.
Diffidate dalle soluzioni troppo semplici e dai tuttologi innanzitutto.
Chi vende fumo spesso esagera e promette mari e monti.
Chi è serio ragiona per obiettivi e mostra i risultati del suo lavoro.

Ma alla fine siamo tutti dei comunicatori…

I social media e la facilità di creazione di un blog creano potenziali comunicatori ogni minuto. Su Youtube ci sono centinaia di influencer teenager che hanno scoperto una professione.
Non so se vi è mai capitato di sparare sentenze sul lavoro altrui…pensate a come ha risposto questo “altro”. Ma se lavorate nell’ambito della comunicazione sappiate che chiunque si permetterà di sentenziare e c’è chi a parole farà sempre meglio di voi!

Chiariti sommariamente alcuni dubbi non mi rimane che farvi la mia proposta.

Se pensi che il web possa essere utile alla comunicazione del tuo brand ma non sai da dove cominciare oppure non sei soddisfatto/a, contattami.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, Bologna, il digitale, lo sport e la buona tavola. Sono giornalista e comunicatore freelance.

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