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Perchè costruire un piano di comunicazione

Perchè costruire un piano di comunicazione

Cos’è un piano di comunicazione?

Il piano di comunicazione è ciò che fa la differenza tra avere successo e non avere alcun risultato soddisfacente.

Si tratta di una strategia complessiva di comunicazione che chiarisca obiettivi ed azioni da svolgere.

Si tratta di un documento, elaborato da consulenti di web marketing, che partendo da un’analisi del contesto si focalizza man mano sugli obiettivi grazie a relative e conseguenti azioni da svolgere.

Ma è obbligatorio avere un piano?

Avete mai sentito dire: “Mettiamolo su Facebook“, “Pubblichiamolo subito sul sito“????

Ecco sono spesso questi i casi che contraddicono quanto detto sopra.

Improvvisare non ha senso. Non serve più che altro.

Siamo tutti capaci di pubblicare qualcosa sul web, non ci vogliono elevate competenze tecniche.

La differenza risiede nel fatto che con il piano di comunicazione le azioni sono sempre accompagnate da obiettivi: quindi non si pubblica “a sentimento” ma al momento giusto e nel modo più corretto per raggiungere l’obiettivo che ci si è dati a monte.

Nel momento in cui oltretutto vengono combinati un piano di comunicazione e una campagna di marketing  vengono indagati bisogni e percezioni del consumatore nei confronti del mercato di riferimento.

Facciamo un esempio?

Se ho un’osteria in centro città sarà utile studiare un piano di comunicazione che analizzi:

  • il mercato di riferimento
  • cosa mi caratterizza/differenzia da altre osterie in centro
  • il contesto (centro città quindi storia, abitudini, curiosità del posto in cui si è locati diventano possibili contenuti)
  • chi sono davvero? quali sono i miei punti di forza e di debolezza?
  • chi sono i miei clienti? come raggiungono l’osteria? quale il loro processo di avvicinamento al locale?
  • posso raccontare delle storie?
  • quali strumenti posso utilizzare per raggiungere i clienti e per valorizzare le mia unicità e i miei punti di forza?

Fatto questo, sarà poi indispensabile coniugare il tutto in obiettivi ed azioni concrete.

Chi fa di solito questi piani?

Siamo noi consulenti di web marketing che abbiamo il privilegio/compito di elaborare insieme ai clienti i piani di comunicazione.

A quel punto ogni idea o evento o notizia verrà veicolata in quel piano, con determinate caratteristiche e con obiettivi ben specifici.

Ma che risultati si ottengono?

Se siete soliti agire come quel tipico dirigente/titolare che dice all’addetto al web di pubblicare ciò che gli viene in mente provate a verificare i risutati che ne ottenete.

Io credo pochissimi. Tranne forse, rare e trascurabili eccezioni.

Utilizzando la strategia, un piano specifico saranno gli stessi a dirci quali risultati attenderci e iniziare a misurarli per capire magari di dover cambiare strada (nulla è scritto sulla pietra).

E tu hai un piano di comunicazione?
Se hai un progetto, un’idea, un prodotto, un servizio, un brand da promuovere e comunicare … non improvvisare e contattami.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Siamo utili a qualcuno?

Siamo utili a qualcuno?

Qual è il vantaggio che gli altri possono ricevere grazie al nostro lavoro?
Siamo (davvero) utili a qualcuno?

E’ questa una domanda fondamentale a cui dovremmo saper dare una risposta.

Forse non ci abbiamo mai pensato, forse crediamo ancora che presentandoci come “professionista (azienda) da venti anni sul mercato che vanta un’esperienza consolidata nel settore” si possa convincere qualcuno a contattarci.

Invece così proprio non è.

Le auto-celebrazioni sono facili da fare ed è difficile crederci.

Inoltre siamo pieni di concorrenti (competitors) che fanno le nostre stesse cose.

Noi come ci posizioniamo?

Dovremmo:

differenziarci
dare o fare un qualcosa che altri non danno o fanno

Verticalizzarci su un settore è complicato ma è forse l’unica soluzione per aggredire quella nicchia e capire CHI sono i nostri interlocutori/tenti/clienti, le cosiddette (in gergo markettaro) buyer personas.

Oltre a questo poi dovremmo capire quali sono i vantaggi che portiamo ai clienti con il nostro lavoro.

Sembrano ovvietà.
Quando faccio consulenza sono domande che faccio e alle quali sento spesso rispondere in un modo abbastanza standard o non esaustivo.
Quasi sorprendono. E sono solito far ragionare, cercando insieme una risposta adeguata e che sia differenziante rispetto alla massa.

Quando le pongo a me stesso … vado in seria difficoltà e come il cliente di cui sopra rispondo in modo banale e improduttivo. Eccolo il calzolaio con le scarpe rotte.

Prima di partire con un piano di marketing e comunicazione dobbiamo cercare di guardarci con un occhio esterno ed un altro introspettivo analizzandoci davvero senza timore di scoprire i nostri punti deboli vincendo sui meccanismi difensivi del nostro inconscio.

Non dobbiamo aver paura di far emergere i nervi scoperti, non dobbiamo avere timore di noi stessi. Non mentiamo. Non nascondiamoci.

La “nudità” ci porterà a capire cosa siamo e dove possiamo andare.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Tuttologi del web

Tuttologi del web

Non vendo ciò che non so fare.
Non ne sono proprio capace.
Preferisco essere onesto, piuttosto che spacciarmi per ciò che non sono.

Tanti mi chiedono: ho bisogno di un sito web.
Bene, rispondo.
Sono d’accordo, ma seppure io mi sono costruito il mio (con l’ausilio di consigli e consulenze di esperti) non vendo il fatto di saper mettere le mani su WordPress per fare quello che un webdesigner saprebbe fare il triplo meglio di me.

Ho colleghi e conoscenti che posso consigliare e con cui lavorare insieme.
Perchè per fare un sito non serve solo l’animo tecnico e/o legato alla grafica.

Io mi posiziono come consulente rispetto ai contenuti ed alla strategia di fondo che ci deve essere.

Inutile iniziare un progetto di sito senza sapere come sviluppare la promozione ed avere un piano di comunicazione definito prima.
Rischia di produrre azioni spot e purtroppo inefficaci.

Torniamo a noi…

Credo che l’etica nel lavoro alla fine paghi.
Meglio essere onesti con un cliente che cercare di fare i furbi.

Sta nel mio lavoro essere di aiuto al cliente, dando una consulenza che sia efficace.

Altrimenti se mi accaparro tutto ma alla fine non produco risultati, l’insoddisfazione di un cliente si può trasformare in cattivi feedback per la reputazione, che è molto peggio che rinunciare ad una fetta di torta per onestà.

Da un fornitore onesto tornate volentieri?
Lo consigliereste ad altri?
Penso proprio di sì.

Prova a pensare a quando un negoziante ha tentato di fare il furbo, magari accalappiandosi la tua momentanea fiducia (e il tuo denaro).
Come ci sei rimasto quando hai capito l’inganno anche se piccolo?

Facciamo una fatica tremenda ad accreditarci, a promuoverci, a far parlare di noi per le nostre virtù che una furberia può davvero rovinarci la reputazione.

Quando penso a tutto questo non faccio uno sforzo di falsa modestia ma credo di riconoscere i miei limiti (che magari col tempo posso colmare formandomi e facendo esperienza) e il fatto di non poter essere (come dice il mio omonimo Gabbani) “tuttologi del web” o “internettologi”.

Cosa posso fare per te?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Ma Facebook funziona per le PMI?

Ma Facebook funziona per le PMI?

Chiediamocelo: ha senso usare Facebook per le PMI?

La risposta a questa domanda (cioè se in fin dei conti Facebook funziona per le PMI) la potrebbe dare un articolo di Francesca Milano uscito su Il Sole 24 Ore qualche giorno fa.

Ci tengo però a dire qualcosa anche io, perchè è un tema che tratto quotidianamente e che studio giorno dopo giorno.

Mi occupo di comunicazione digital e affronto la risposta a questa domanda che dirigenti ed imprenditori si e mi pongono spesso.

La mia risposta è che il web funziona, dipende da come lo si utilizza.
Non vi sono regole standard ma vestiti su misura da costruire insieme al cliente per far funzionare le cose.

Trenta milioni di italiani su Facebook è un primo dato da evidenziare.

Il secondo è sicuramente il fatto che il social l’utente medio non lo apre per il business ma per passarsi il tempo.
Eppure anche quando siamo il bar se troviamo una risposta ad una domanda che ci poniamo anche relativa al business non la tralasciamo solo perchè non siamo in ufficio.
Se ho un dubbio e trovo qualcuno che mi fornisce una risposta non è il massimo?

Certo poi subentra l’affidabilità di questa risposta, la reputazione di chi te la fornsice.

Ma il concetto è questo.

Il web è un mezzo (non un fine) fantastico per fare branding e rendersi autorevoli per poi essere considerati segni di nota quando ci rendiamo utili a qualcuno.

Senza questo ragionamento potremmo parlare di percezioni, di massimi sistemi, di voci, di articoli letti in giro, di pareri contrastanti…senza mai arrivare a darci una risposta.

Facebook funziona, anche per le PMI.
Bisogna imparare ad usarlo.

Se nutri ancora dei dubbi contattami.
Se pensi che io ti posso essere utile, non esitare, contattami.

Insieme possiamo studiare una strategia o fare il check-up alla tua presenza online oppure se hai esigenza di formare qualcuno che nel tuo team inizi ad acquisire competenze, possiamo organizzare alcuni momenti formativi.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Il segreto del business

Il segreto del business

Intercettare i bisogni: ecco il vero e forse unico segreto del business.

Riuscire a capire quali sono le necessità dell’utente è l’arma vincente.
Il web ci può aiutare molto ad analizzare, capire e poi veicolare il messaggio giusto.
Probabilmente non sapremo innatamente vendere ghiaccio agli eschimesi, ecco che allora abbiamo bisogno di faticare un po’ per raggiungere i nostri obiettivi.

Ecco alcuni passaggi utili per una to do list.

1) Qual è il mio prodotto?

Cerchiamo di capirlo in profondità e chiediamo aiuto a qualcuno di esterno che abbia una visione imparziale e assolutamente profana, in modo tale da focalizzarci al meglio su ciò che gli altri percepiscono verificando la distanza con quello che pensiamo possa essere il nostro prodotto visto con i loro occhi.

2) Quali vantaggi porta il mio prodotto?

Domandiamoci fino allo sfinimento quali sono o possono essere i vantaggi legati a ciò che vogliamo vendere.

3) Chi è il potenziale acquirente del mio prodotto?

Altra domanda da un milione di dollari. Abbiamo bisogno di aprire il focus sulla nostra audience, sul nostro pubblico, sulle buyer personas.
Chi è? Quanti anni ha? Che mestiere fa? Cosa gli piace fare nel tempo libero? Che giornali/riviste/libri legge?
Dobbiamo ben identificare i nostri Carlo, Patrizia, Laura e Luca, provando a capire cosa li colpisce e perchè possono essere interessati al nostro prodotto.

A questo punto possiamo procedere con iniziare a stilare il nostro piano strategico di comunicazione.

Ecco altri passaggi utili per una to do list successiva alla prima.

1) su che canali intercetto il mio Luca, Laura, Carlo, Patrizia?

Su Facebook ci sono 30 milioni di italiani ed è probabile che anche loro quattro siano lì. Tuttavia potrei anche verificare che Facebook non basta e verificare che anche attraverso Instagram o Pinterest potrei agganciarli meglio, o addirittura su Linkedin.
Certamente devo adattare il “tono” della mia comunicazione a ciascuno di loro (parlare come il milanese imbruttito ad un sessantenne potrebbe avere poco effetto) e impostarlo sulle corde del social che andrò ad utilizzare.

2) in che modo promuovo il mio brand ed il mio prodotto?

E’ necessario pianificare un programma editoriale di pubblicazione.
Capire quali contenuti, in che tempi ed in quali modi.

3) Quali risultati attesi e come li misuro?

Risulta fondamentale cercare di stabilire quali risultati attenderci e istituire un metro di valutazione.
A questo riguardo è bene sgombrare il campo: il tutto e subito è difficile da ottenere, a meno che non si abbia la leadership sul mercato o addirittura il monopolio su un prodotto.
Pertanto il piano di comunicazione dovrebbe “munirsi di santa pazienza” e molta costanza, inoltre è bene attribuire ad ogni strumento un metro di valutazione differente a seconda degli scopi precipui di ciascun mezzo che utilizziamo.

E’ quindi (forse) più corretto chiedersi: che percorso attuo e come lo verifico?

Colpire nel mucchio è impresa ardua e a volte controproducente.
E’ bene quindi che ogni azione abbia uno scopo.

Ma al di sopra di tutto ciò se lavoriamo per accreditarci come attendibili ed autorevoli e se intercettiamo i bisogni latenti o espressi del target a noi più confacente riusciremo (prima o poi) a fare “bingo”.

Francesco Costanzini

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Perchè è meglio guardare in casa propria

Perchè è meglio guardare in casa propria

Per dirla in gergo calcistico (anche rimanendo in tema visto che in questi giorni gioca la nazionale) …

“in Italia siamo tutti CT!”

Proprio vero.
Tutti pronti a puntare il dito e giudicare.

E’ successo anche al team del noto istituto bancario vittima di beffeggiamenti sul web dopo la pubblicazione del loro video di team building

Se ne è parlato molto negli scorsi giorni.
Così mi è venuto da riflettere tantissimo.

Perchè questo “vizio” di ergersi a giudici di altri e dal proprio gradino commentare a raffica, non risparmiando umiliazioni e critiche è tipico di un modus operandi molto nostrano e che riscontro nel lavoro quotidiano.

Proviamo a pensare a quanti colleghi lo fanno, a quanti competitors che non si risparmiano, agli haters sui social …

Accade in famiglia talvolta, figuriamoci altrove.

Penso che auto-aggiudicarsi il gradino più alto per potersi permettere di sentenziare sia un comportamento alquanto odioso quanto screditante.

Certo, mettendosi in piazza (online) bisogna accettare il fatto che ci sarà sempre qualcuno che non apprezza ciò che facciamo e che si sentirà nel diritto di criticarci pretestuosamente o no.

Ma proviamo a pensare al fatto che nessuno di noi è perfetto e che non diventiamo più bravi, più belli e più accattivanti se ci mettiamo a criticare il lavoro altrui, presumendo di essere i più “fichi” del mondo.

L’umiltà è una virtù. La falsa modestia no.
Ma c’è una sacrosanta via di mezzo.

Le cosiddette critiche costruttive (magari però ove richieste e se siamo nelle condizioni di poterle fare), i consigli basati sulla propria esperienza, i commenti educati …

Insomma vi sono parecchie strade prima di intraprendere quella dello “sfottò” che si può trasformare viralmente in molto peggio.
Perchè sfogare le proprie frustrazioni contro gli altri è molto facile e siamo tutti leoni da tastiera, perchè troviamo questa soluzione come strada semplicissima.

Tuttavia il web è parte di una vita reale, non è un qualcosa a sè. Dovremmo ricordarci che davanti a noi abbiamo delle persone in carne ed ossa con cui comunichiamo e a cui facciamo arrivare i nostri feedback con facilità e velocità estreme, mediati da un benedetto schermo, ma le parole (diceva quello) sono come “pietre”, talvolta preziose, talvolta macigni insopportabili.

Sarebbe davvero utile guardare in casa nostra, ai nostri problemi, scoprire come migliorarci attraverso anche i successi degli altri. Non far sì che gli insuccessi del prossimo diventino i nostri punti di forza.

Certo il mercato del lavoro non perdona e non possiamo essere dei benefattori, tuttavia un indice per misurare la professionalità per me è anche questo.

Ho avuto esperienze in cui qualcuno si è sentito in diritto di giudicarmi (male) e mettere in dubbio la mia competenza e professionalità. L’ho preso come un momento faticosissimo, ma anche di crescita e profondo stimolo. Standoci male, dormendoci poco…
Ma ne sono uscito più determinato e mi sono ri-messo in gioco, verificando nei fatti quanto fosse vero e quanto invece pretestuoso ciò che mi era stato detto.

Non auguro a qualcuno di passare da questi difficili percorsi per diventare più consapevole e professionale, perchè a mio parere non è moralmente accettabile dover far passare agli altri momenti di buio. Tuttavia diffido moltissimo di certi “fenomeni del web” che sono sempre pronti solamente a criticare e a proporti un metodo unico di lavoro senza prevederne altri e senza badare alle variabili in campo, che sono la vera differenza tra quello che andrebbe fatto e quello che si può fare.

Perchè, capiamoci, di mezzo ci sono sempre il contesto, il budget (inteso come risorse che vengo messe a disposizione), le aspettative del cliente ed i suoi bisogni reali, la mediazione tra proposta del consulente e risposta del cliente, le resistenze ambientali o di mentalità o dei collaboratori… insomma se non ci mettiamo nei panni di chi è in quel contesto e si barcamena tra l’optimun e quello che si riesce a portare a termine è MOLTO meglio tacere.

E comunque anche se fossi il mago della cinepresa prima di deridere il gruppo di Castiglione delle Stiviere ci penserei mille volte perchè alla fine…cosa ne guadagnerei? 20 like? Magari se mi facessi furbo e li contattassi in privato per dare loro qualche suggerimento non sarei mooooolto più professionale?

Le parole sono la più potente droga usata dall’uomo.
(Rudyard Kipling)

Francesco Costanzini

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