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Marketing per le associazioni: la ricchezza di un evento

Marketing per le associazioni: la ricchezza di un evento

Organizzare eventi non è di per sè cosa semplice o scontata.

Quando si riesce a far spostare le persone per farle partecipare alla propria iniziativa si acquisisce una notevole forza e si ha un potenziale davvero enorme a disposizione.

Non ti dirò come si organizza un evento, ma di quali opportunità si possono cogliere nel farlo e condurlo a termine.

Catalizzare l’attenzione di persone interessate a quel che facciamo

Ospitare, intrattenere dei rapporti con persone interessate a noi ed al nostro mondo è il massimo che otteniamo e che non dobbiamo sprecare.
Organizziamo al meglio un database di tutti coloro che hanno partecipato, hanno interagito offline ed online.
Sarà un ottimo bacino a cui far arrivare la nostra comunicazione in un secondo momento.

Cogliere in tempo l’attenzione dell’utente

Immediatamente prima, durante e dopo l’evento i partecipanti hanno in qualche modo il mirino del loro interesse puntato su di noi. Non perdiamo questa occasione e cerchiamo di curare al massimo ciò che facciamo.
Regaliamo ottime esperienze offline, ma anche online raccontiamo ciò che stiamo facendo, in modo che le persone presenti possano rivivere i momenti anche in un secondo luogo e condividerli con altri.
Dirette social, album fotografici (attenzione alle liberatorie per le immagini, mi raccomando) … sono solo alcuni esempi.

Raccontiamo ciò che è successo

La fatica non finisce con la conclusione dell’evento.
Per chi organizza ora arriva il momento di raccontare quello che è accaduto.
Un comunicato stampa, articolo sul nostro sito, post sui social, stories, video racconti … possono essere alcune idee per ottenere l’obiettivo di informare altri.
Non serve dire quanto siamo bravi e belli e che abbiamo fatto l’evento, ma cercare di raccontare quello che è notiziabile o usare il giusto tono di story telling per i social network, a seconda dei mezzi che utilizziamo.

Rispondiamo, riscontriamo, mipiacciamo

Non roviniamo gli istanti di visibilità dimenticandoci di rispondere, ringraziare, dare un feedback a chi sta interagendo con i nostri contenuti.
Cerchiamo i contenuti creati dagli utenti, valorizziamoli, salviamoli e in qualche modo riutilizziamoli.
Guardiamo le statistiche relative ai nostri canali social e ai post che hanno ottenuto maggiori risultati, valutiamoli e cerchiamo di capire cosa è successo “online”.

Coinvolgiamo

Senza far passare troppo tempo, ma puntando sull’entusiasmo e sul ricordo degli utenti che sono stati attivi e che sono “in target” con noi e con quello che proponiamo, lavoriamo su quegli indirizzi email per ottenere feedback, per coccolare chi ha partecipato, informare chi ha mostrato interesse (anche chi ha interagito ad esempio con il nostro evento su Facebook e poi non è riuscito ad esserci, può essere importante) e per le nostre strategie di marketing dell’immediato futuro.

Il lavoro è parecchio ma se le cose vengono fatte bene, un evento può essere un ottimo volano promozionale, oltre che un elemento su cui basare strategie di lavoro digitale.

Ti aspetto su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana approfondisco un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Spunti di marketing per il Terzo Settore

Spunti di marketing per il Terzo Settore

Il tuo scopo non è fare business.
Chiaro.
Tuttavia una strategia di comunicazione serve anche a te,
Un buon piano ti può aiutare a raggiungere degli obiettivi ben precisi.

Web marketing per il Terzo Settore

Hai bisogno di strutturare la tua comunicazione, di pensarla come se fossi un’azienda.
Senza snaturarti chiaramente e perseguendo obiettivi diversi.
Ma in fin dei conti se hai obiettivi, un gruppo di utenti a cui ti rivolgi e vuoi sfruttare le opportunità del digitale… non pensare di essere un caso a parte.

Quali possono essere gli obiettivi di un ente del Terzo Settore?

ottenere contatti, generare iscritti ad una propria iniziativa o guadagnare sostenitori: il web è frequentatissimo da una popolazione che ormai anche in Italia vede raffigurate tutte le fasce di età.
Hai un’ampia possibilità di scelta, anche geolocalizzata se sei una realtà piccola o legata ad un territorio.

incrementare le donazioni: puoi aumentare i sostenitori che elargiscono fondi (piccoli o grand), riuscirai a sensibilizzare una platea che puoi considerare anche sensibile se ben riscaldata e selezionata. In più sfruttando la pigrizia da divano potrai far leva anche su coloro i quali si lavano la coscienza con un click.
Vi sono anche piattaforme per il crowfunding o fund raising, lo stesso Facebook ha sviluppato una piattaforma nella piattaforma. https://donations.fb.com/it/

networking: me lo insegni tu, fare rete è la caratteristica del Terzo Settore. Puoi farlo anche sfruttando le potenzialità del web

Una volta definito il tuo obiettivo e selezionato il tuo target, non ti resta che capire dove andare ad “incociarlo”, “scaldarlo” e poi “colpirlo”.

Cosa ti serve?

– un piano strategico
– costanza (un calendario editoriale specifico)
– la conoscenza di come si comunica sul web

Cosa non ti serve?

– azioni sconnesse o improvvisate
– utilizzare il social come una bachceca/vetrina
– relegare al tempo libero la tua comunicazione

Cosa potresti fare?

Ecco alcuni esempi: certo in alcuni casi si tratta di “campagne” con budget che probabilmente non hai, ma con la tua passione, la tua esperienza e le competenze di chi di comunicazione web se ne intende si possono fare lavori a basso budget ma altrettanto impattanti, ottenendo dei risultati.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Marketing per le associazioni: Facebook non è la tua bacheca

Marketing per le associazioni: Facebook non è la tua bacheca

Hai presente le bacheche piene di avvisi che si trovano presso le segreterie, le sedi scolastiche o gli uffici, le sale di attesa o vicino al tuo frigorifero di casa?

Sono pannelli in cui di solito vengono appese notizie, avvisi, comunicazioni per gli utenti.

Si tratta di un sistema molto efficace che funziona quando abbiamo persone che sono interessate o coinvolte in quel che viene comunicato e che quindi tendenzialmente saranno alquanto propense a leggere quello che vi è scritto.

La tentazione che hai, probabilmente, è quello di pensare che sulla tua pagina Facebook tu possa fare altrettanto, utilizzando la velocità del social per informare le persone.

Ti chiedo di resistere.
Non farlo, ti spiego il perchè.

Dove sta l’inghippo?

Innanzitutto la terminologia.

La Treccani definisce bacheca come “la vetrinetta rettangolare appesa al muro, in cui si espongono giornali, avvisi, comunicazioni, soprattutto in uffici pubblici, scuole, istituti.

La newsfeed di un social come Facebook (definizione specifica: scambio di messaggi dei newsgroup, attraverso un server) è la lista dei contenuti che tu, i tuoi amici e le pagine che segui, creano e condividono tramite il social.

In lingua italiana viene anche detta “bacheca”.

Chiamandola bacheca probabilmente si legittimizza l’utilizzo che molte persone (e molte pagine) erroneamente ne fanno.

Facebook non è la tua bacheca: perchè?

Se ti ricordi come funziona l’algoritmo capirai bene che serva poco o a nulla pubblicare volantini, avvisi come se le persone in tempo reale ricevessero queste informazioni o ne prendessero atto.

Se osservi un giorno di chiusura o vuoi far sapere che il “pos” in segreteria momentaneamente non funziona ti servirà a ben poco scriverlo su un post.

Usare Facebook come sistema istantaneo di comunicazione ha poco senso proprio perchè l’algoritmo valuta in modo differente la distribuzione dei contenuti.

Soluzioni alternative

Per far saper ai tuoi associati le tue novità innanzitutto usa uno strumento non mediato da algoritmi, ma che preveda una comunicazione diretta (Whatsapp, Telegram, newsletter ad esempio).

Se usi Facebook rischi che l’avviso venga visto da pochissimi, abbia bassissimo impatto sulle persone e magari venga visionato da chi non ne è minimamente interessato.

A meno che…

A meno che tu non abbia utenti talmente fidelizzati che abbiano impostato come “mostra per prime” le tue notifiche e/o visitino la tua newsfeed costantemente.

In questi casi puoi farlo, ma capirai bene anche tu che se utilizzi Facebook solo per questo tipo di comunicazioni stai sbagliando piattaforma e perdendo tempo.

Hai un mare di contenuti su cui puoi lavorare, tantissime opportunità che il social concede anche ad una realtà come la tua.

Ne parlerò anche in altri post, suggerendoti obiettivi che potrai raggiungere con Facebook.

Intanto non cedere a tentazioni semplicistiche e buon lavoro!

Francesco Costanzini

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Comunicato stampa vs post: cosa è più utile se sei un’ associazione?

Comunicato stampa vs post: cosa è più utile se sei un’ associazione?

La domanda è un po’ furbetta, lo ammetto.
Indica due macro-temi enormi che non è possibile risolvere in un articolo snello e rapido, come vogliono essere questi del mio blog.
Se la cosa interessa poi potremo fare i dovuti approfondimenti (per il 2019 ho in progetto alcune novità), tuttavia cercherò ora in poche righe di sgombrare il campo da dubbi o inesattezze.

La distinzione immediata da fare è questa.

Il comunicato stampa è uno strumento di comunicazione da dare in pasto ai media ed è un mezzo efficace che viene utilizzato. Ma la conditio sine qua non di un comunicato stampa è essere in possesso di una NOTIZIA.
Se si ha una notizia (un contenuto notiziabile, almeno) allora ha senso ed efficacia comunicarlo ai media (magari locali) per far sì che si possa poi essere pubblicati o diventare oggetto di approfondimento giornalistico.

Un post su un social ha ben altro scopo e caratteristica.
Chiariamo questo: sei un‘associazione che vive in qualche modo di notizie tue e che sei in grado di produrne/averne a ripetizione come (o quasi) un media?
La tua community è interessata realmente a notizie da te?
Allora può avere un senso utilizzare dei post per pubblicarne.
Magari usare Twitter (sto esemplificando) come strumento principe se identifichiamo lì la nostra potenziale utenza.

Ma se non rientriamo in questa casistica allora facciamo attenzione.
I frequentatori dei social da noi (associazione) non si aspettano notizie che potrebbero leggere dal Corriere, ma bensì contenuti interessanti, coinvolgenti, utili o che li emozionino.

Abbiamo una storia coinvolgente da raccontare? Possiamo aiutare in qualche modo i nostri utenti? Ricordiamoci che una delle leve che fa breccia nello spirito solidaristico degli utenti (oltre all’emotività) è anche il sentirsi bene ed appagati personalmente.

Su questo ultimo tema guarda lo speech di Rudy Bandiera al TEDx a Bologna:

Tornando a noi, le casistiche possono essere tantissime e dipendono da talmente tanti fattori che non è possibile generalizzare o creare delle regole o le formule magiche di successo garantito.

Quello che fa la differenza è la strategia a monte, la nostra capacità di analisi e la competenza nel sapere come indirizzare il flusso di contenuti, conoscendo il target a cui ci rivolgiamo e gli strumenti più idonei per raggiungerlo.

Ok?
Diffidiamo da chi ha soluzioni valide per tutti senza conoscere in profondità il caso o la questione.

La risposta per chi (ad esempio durante i corsi mi capita) chiede in due minuti una consulenza su un tema ampio è sempre la stessa: dipende.

Un consiglio non lo si nega a nessuno ma non è serio nè professionale pontificare senza conoscere ambiente, audience, contenuti…. vale per tutti!

Francesco Costanzini

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Marketing per le associazioni: i social non sono una vetrina

Marketing per le associazioni: i social non sono una vetrina

La tentazione è fortissima.
Lo so.
E’ naturale pensare che postare contenuti promozionali sia la soluzione a tutti i problemi di comunicazione che abbiamo.
Facebook (per esempio) è gratis, lo usiamo per postare tutte le nostre iniziative, i nostri volantini…

Fermati, ti prego.
Non funziona.

Ma non è colpa del social (il Facebook della situazione, per esempio).

Prova a pensarti dall’altra parte della barricata: ti interessa vedere i volantini di X o Y o preferisci contenuti coinvolgenti, stimolanti, interessanti?
Vai su un social come Facebook per comprare o iscriverti a dei corsi o a delle attività o solo loro a trovarti tramite strategie “inbound”?

I social non sono una vetrina.
Te lo dice anche Veronica Gentili in questo video.

Sei un’associazione?
Ho già provato a spiegarti che hai i contenuti perfetti per poter lavorare al meglio su un social.

Sono quelli che interessano le persone, che entreranno poi in contatto con te e che verranno in un secondo momento alle tue iniziative e magari diventeranno tuoi soci.

Se ti vuoi rivolgere unicamente alla tua “community” associativa e vuoi usare un social come Facebook per comunicare (rapidamente) con essa lascia perdere.
Utilizza il tuo sito, una newsletter, un gruppo Telegram o una lista broadcast di Whatsapp.
Non hai bisogno di un social per quell’obiettivo.
Al massimo di un gruppo Facebook, cioè di persone fidelizzate e strettamente connesse/interessate al tuo mondo.

Pensa in primis al tuo obiettivo e poi sviluppa di conseguenza una strategia che sia coerente e che utilizzi gli strumenti/mezzi più idonei per raggiungere ciò che ti sei prefissato.

Buon lavoro!

Francesco Costanzini

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Marketing per le associazioni: la ricchezza dei tuoi contenuti

Marketing per le associazioni: la ricchezza dei tuoi contenuti

The content is the king
Content marketing
La differenza la fa il contenuto.

Ecco quello che nel mondo markettaro si sente spesso dire.
Cosa significa tutto ciò?

Semplifichiamo il concetto: avere buoni contenuti (utili, coinvolgenti, interessanti) è l’elemento che la differenza nel mondo della comunicazione.

Ci affanniamo tutti nella ricerca di ciò che vogliamo dire e talvolta facciamo “sanguinare” le nostre meningi a forza di spremerle.

Tu hai una grande fortuna se operi nel mondo dell’associazionismo e/o del Terzo Settore.
Il contenuto sei tu.
Beh chiariamo meglio il concetto perchè se no rischio di dire cose inesatte.
L’autoreferenzialità non è mai una strategia efficace.

Ma guardati intorno.
Pensa a quello che fate tu, i tuoi associati/volontari/collaboratori.
Qual è la vostra mission?
Siete pieni di storie da raccontare e di spunti da utilizzare, ma probabilmente non ve ne accorgete perché come è normale che sia non avete uno sguardo obiettivo.

La ricerca dei contenuti è un aspetto strategico importante e che non bisogna assolutamente sottovalutare o sottostimare.
Basta forse farti raccontare cosa fate per far emergere una ricchezza inesorabile.

Il problema dei contenuti lo risolviamo facilmente.
Basta tirare fuori la propria storia, i propri valori, gli obiettivi che ci si è dati, la passione che ti trascina ogni giorno nella fatica di portare avanti una realtà no profit.

Avere i contenuti non basta, bisogna capire come comunicarli.
Ma questa è un’altra storia.

Oggi abbiamo fatto un ulteriore passo avanti.

Se vogliamo comunicare, sappiamo di avere potenzialmente il presupposto principe.

Francesco Costanzini

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