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L’assistenza al cliente costruisce il brand

L’assistenza al cliente costruisce il brand

Sei mai stato/a in un Apple Store?
Hai mai acquistato su Amazon?

Non voglio fare il fan o promuovere marchi che non hanno di certo bisogno della mia “pubblicità”, ma ti porto due esempi di BRAND stra-conosciuti e con cui ho avuto più di un contatto diretto come cliente.

Quindi ti chiedo, in questo momento, di non porti il problema “etico” su queste due aziende perchè non è di questo che tratta l’articolo che stai leggendo.

Vorrei puntare il focus e la tua attenzione sul servizio di assistenza al cliente di Amazon e Apple.

Parlo di mie esperienze: una vissuta online, l’altra fisicamente in negozio.

Entrambe mi hanno fatto riflettere perchè sono state ampiamente soddisfacenti e di qualità.

Motivi assolutamente validi che mi spingono a parlarne positivamente, passando parola a persone che magari potrebbero avere bisogno di accedere al servizio per questioni affini alle mie.

Che conseguenza ha tutto questo?

Il marchio si rafforza enormemente, l’azienda fidelizza un cliente a tal punto che lo stesso diventa un “fan” o comunque un megafono tra altri potenziali clienti.

Adesso prova a pensare alla tua realtà.

Sia che tu abbia un’impresa, un’associazione o tu sia un professionista.
Al di là che tu venda beni, prodotti o servizi.

Le persone come considerano l’esperienza con te ed il tuo marchio?

Perchè non serve a nulla scrivere sul nostro sito che siamo focalizzati sulle esigenze del cliente, che mettiamo al centro questo benedetto cliente se poi nella pratica non lo facciamo affatto.

O meglio, voglio esagerare.

Dal momento in cui siamo sul mercato, deve essere prassi obbligata essere attenti al cliente ed alle sue esigenze.

E’ un “must” della vendita.

Quindi dirlo è innanzitutto inutile, in secondo luogo se ci viene l’orticaria ogni volta che un cliente chiede qualcosa nel post-vendita o nella fase di trattativa, allora di certo saremo incoerenti.

Quando si parla di costruire una storia d’amore con il cliente si intende proprio questo.

Guarda questo spezzone di film (di cui ringrazio “Il cinema insegna“) preso da “Amore a 5 Stelle”.

film assistenza al cliente

Non si tratta, fai attenzione, di essere dei leccapiedi o di “calare le braghe” come si dice dalle mie parti.

Si tratta di far davvero sentire a proprio agio il cliente, di considerare le sue esigenze e, nei limiti del possibile, trattarlo come persona unica ed irripetibile e non come uno dei tanti.

Potremo anche sbagliare o addirittura fallire (con il nostro prodotto o servizio) con lui o con lei, ma se avremo instaurato un rapporto come quello di cui ti sto parlando, allora lasceremo un buon ricordo.

Le persone percepiranno come sano il nostro “brand”.

Come potrai intuire questo aspetto diventa fondamentale.

Se non sappiamo comunicare non sapremo essere empatici, se non costruiremo un rapporto di fiducia non riusciremo mai a trasmettere qualcosa.

Questo va al di là delle logiche sul prezzo, del fatto che il nostro sia un prodotto di qualità…

Non dovremo piegarci ad ogni richiesta impossibile e (soprattutto) se fatta in malafede.

Il gioco funziona se il rispetto è reciproco: le storie d’amore funzionano se si è in due a farle andare avanti.

Non bisogna essere Amazon o Apple, non è necessario avere una latteria o uno store online per avere un clichè che funzioni come assistenza al cliente.

Pensa a cose semplici: ai contenuti del tuo sito, a come accogli le persone che entrano in negozio, a come rispondi alle email o ai whatsapp.

Vedrai che un modo diverso (e sicuramente più efficace) lo troverai per far parlare bene di te, una volta che i clienti escono dalla porta o dal tuo e-commerce.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Il giusto “mindset” per il content marketing

Il giusto “mindset” per il content marketing

Per fare content marketing è bene avere un approccio corretto.

Un cosiddetto “mindset”.

Il Content Marketing non è per tutti, non tutti infatti hanno quel sano coraggio di superare barriere (mentali) e credenze (per lo più popolari) per poter pensare di fare marketing dei contenuti.

Bisogna innanzitutto essere predisposti al cambiamento, quindi mettersi in discussione.

Niente di più difficile.

Non ti nascondo che ci vogliano buona volontà, tanto impegno, una dose massiccia di pazienza e molta costanza, oltre ad un’alta competenza nel tuo campo.

Il Content Marketing non può e non deve, infatti, nascondere “magagne” sulla tua formazione e sulla tua professionalità specifica.

Dovrai anche preparati ad “esporti” in prima persona, non dovrai tirarti indietro.

Basta che tu sia te stesso/a, non ti preoccupare, ma ci sarà bisogno che nel tuo campo tu prenda posizione e ti giochi la faccia, in un qualche modo.

Chi ha bisogno di comunicare (come noi comuni mortali) necessita di attirare utenti, clienti, persone realmente interessate.

Per farlo diventa indispensabile fornire indicazioni che esprimano autorevolezza e conoscenza, al fine di far avvicinare qualcuno a noi.

Sul web abbiamo tutti bisogno di dare, di essere generosi nel diffondere contenuti di valore e che possano essere utili.

Solo in questo modo riceveremo man mano in cambio qualcosa.

Ecco, allora, quello a cui starai probabilmente pensando.

Abbiamo sempre fatto così

Hai mai pronunciato questa frase?

L’abbiamo detta tutti quando ci sono arrivate proposte di cambiamento ed abbiamo avuto paura, timore di non farcela ad accettarlo perché la sensazione ci metteva in crisi.
Metteva in crisi le nostre certezze, le nostre modalità, le nostre comodità, gli equilibri che faticosamente avevamo conquistato…

Bene anche in questo caso, quando ci viene detto che il modo in cui abbiamo operato nella comunicazione, marketing magari per vent’anni è sempre stato quello, la tentazione è fortissima: se è andato bene fino ad adesso perché cambiare?

Eppure, dobbiamo contrastare in tutti i modi questo approccio. In noi e in chi collabora con noi.
Dobbiamo spalancare le porte ad un cambiamento per abbracciare un metodo nuovo, una sfida nuova per costruire un futuro sicuramente migliore. Si tratta di questo, in fondo.

Il blog non fa per noi, non abbiamo molto da dire

Seconda obiezione.
Ho esemplificato citando il blog, ma avrei potuto dire qualsiasi altro strumento.

Pensare di non cambiare è anche (a priori) decidere cosa è meglio per noi.

Senza sapere esattamente di che cosa si sta parlando, ma nonostante ciò optiamo per una scelta finale “tranchant”.

Inoltre non avere la percezione di avere dei contenuti, al di là di quello che siamo o che vendiamo, è una classica risposta che si dà senza davvero conoscere di quali contenuti le persone (i clienti) abbiano poi in fondo bisogno.

Non vi sono settori sprovvisti di contenuti da comunicare.

Non ho tempo per fare dei contenuti

Tra le scuse più plausibili che ci diamo c’è “la mancanza di tempo”, per cui siamo impossibilitati a comportarci diversamente.

Quasi come se chi invece faccia contenuti in realtà sia nullafacente o al contrario non dorma la notte.

Abbiamo paura del tempo forse perché non sappiamo bene come gestirlo (in primis) e in secondo luogo non diamo l’importanza dovuta alla comunicazione, vedendola come un accessorio, non come una opportunità gigantesca che ci faccia sopravvivere e poi, magari, anche vivere bene.

Ho già aperto il mio sito web e non ottengo risultati

La domanda giusta da porci è: come stiamo comunicando? Cosa stiamo comunicando?

Perché non basta dire che siamo “i migliori” o che abbiamo una “comprovata esperienza” per riempire i nostri negozi, le nostre caselle email o far bombardare di chiamate i nostri uffici.

Se da una parte abbiamo timore di doverci esporre, di favorire i competitors, dall’altra si pubblicano solo auto-incensazioni o notizie per l’utente medio davvero molto poco rilevanti, presentandosi come il TOP e ineccepibilmente “leader di settore”.

Magari poi utilizziamo un linguaggio formale, non coinvolgente e non adatto ai nostri interlocutori chiudendo il cerchio e poi pensando che sia colpa dello strumento e non dei contenuti.

Il mio settore è diverso

Lascio la risposta a Marta Basso, imprenditrice digitale.

E tu sei pronto/a a fare content marketing adesso?

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

Francesco Costanzini

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Io credo nell’Inbound marketing

Io credo nell’Inbound marketing

Cos’è l’inbound marketing?

“Al contrario dei vecchi metodi di outbound marketing come acquistare annunci, comprare mailing list, e pregare per i contatti, l’Inbound Marketing si concentra sulla creazione di contenuti di qualità che attirano le persone verso la tua azienda e prodotto, dove essi spontaneamente vogliono essere. Allineando i contenuti che pubblichi con gli interessi del cliente, è naturale attirare traffico in entrata che è possibile convertire, chiudere e deliziare nel tempo.” (Hubspot)

La definizione di Hubspot (azienda che produce software per il marketing e che ha coniato il termine) è esaustiva.

Eppure…

Eppure ci ostiniamo a fare marketing intrusivo, o meglio a fare solamente quella forma di marketing che è la pubblicità, la promozione.

Perchè pensiamo che se non andiamo noi dai clienti, dagli utenti non saranno certo loro a venire da noi.

Abbiamo per caso un prodotto, un servizio, un’idea, un corso, un libro, una consulenza che fa così schifo che pensiamo di non riuscire ad attrarre nessuno?

Sottostimiamo così tanto noi stessi o quello per cui promuoviamo?

O forse sappiamo che in fin dei conti stiamo vendendo un po’ di fumo, abbiamo ingigantito un po’ le nostre competenze o i vantaggi dei nostri prodotti che abbiamo bisogno di “truccare le carte” e azionare opere di convincimento del prossimo?

Semplicemente dobbiamo arrivare a fine mese e stando con le mani in mano non facciamo la spesa.

Con molta probabilità ti sarai dato delle risposte che assomigliano a quelle che ho ipotizzato qui sopra.

Non discuto le tue ragioni e le rispetto.

Ma forse stai sbagliando prospettiva perchè ti sei fatto/a un’idea sbagliata del marketing e delle sue potenzialità.

“L’obiettivo del marketing è quello di rendere superflua l’attività di vendita. L’obiettivo del marketing è quello di conoscere e comprendere il cliente così bene che il prodotto e il servizio si adattano e si vendono da sé. Idealmente, il marketing dovrebbe portare a un cliente pronto all’acquisto.” (Peter Drucker)

Iniziamo da quanto dice Peter Drucker, autore di opere sulle teorie di gestione aziendale, oltre che docente di management alla Graduate School di New York.

Vendere è superfluo se facciamo marketing in modo corretto.

In effetti se conoscessimo bene il nostro cliente/utente finale sapremmo riconoscere i suoi bisogni, avremmo coscienza dei suoi problemi, conosceremmo il suo linguaggio e le domande che ha in testa. In questo modo potremmo comunicare con lui in modo corretto, attirando la sua attenzione.

Invece talvolta facciamo l’esatto contrario.

Crediamo di conoscere e generalizziamo troppo, pensando di perdere delle opportunità restringendo il campo.

Poi abbiamo anche la convinzione che usare un linguaggio troppo semplice sia dequalificante e che offendiamo l’intelligenza di qualcuno a banalizzare troppo i concetti.

Ragioniamo con la nostra testa, vediamo le cose solo con il nostro sguardo. Facciamo ciò che vorremmo fosse fatto a noi. O neanche quello, talvolta.

Ci diciamo “empatici”, in ascolto delle esigenze del cliente e poi nei fatti siamo tutto tranne che quello.

Se non conosciamo i nostri interlocutori come potremmo empatizzare con loro?

Pensiamo che applicando due o tre trucchi da esperti venditori di ghiaccio agli eschimesi, abbindoleremo chiunque e che questo sarà pronto a seguirci.

Allora arriva Seth Godin e ci dice:

“È sempre meglio vendere a persone che vogliono ascoltare ciò che hai da dire”

Rafforzando il concetto della personalizzazione e del nostro sguardo rivolto a persone che hanno orecchi per ascoltarci davvero.

Ma nel concetto di “inbound marketing” come si arriva alla vendita?

Ti sto cercando di dissuadere dall’applicare il marketing ossessivo, cioè quello che chiamerei “interruttivo” come direbbe Godin.

Quello a cui ci hanno abituato gli spot televisivi che ci hanno indotto allo zapping per evitare di subirlo.

Quel marketing della telefonata dell’operatore X che senza preavviso ci interrompe oppure la strategia dei “Testimoni di Geova” che nel weekend ti suonavano alla porta per convertirti.

Cosa ottieni con queste forme di promozione?

Ecco che allora entra in gioco l’unica strategia possibile e che è il cuore di tutto il processo.

I contenuti sono il fulcro di una strategia di inbound marketing.Click To Tweet

Perché saranno quelli ad “attrarre” gli utenti giusti, perché rispondenti alle loro domande.

Non si tratta di una strategia alla cieca o di marketing della speranza, quindi non andremo a bussare alla porta, ad interrompere le persone, ma ci faremo trovare.

Saranno loro a lasciarci il contatto ed a quel punto dovremo curare la relazione per poi portarla alla “conversione” finale.

Realizzare l‘inbound marketing significa dar vita a una strategia coordinata e sinergica, monitorando e analizzando l’andamento e aggiustando il tiro se le cose non funzionassero a dovere.

Ti ho parlato già di content marketing su questo blog: si tratta proprio di applicare tutto ciò di cui ti sto accennando adesso.

Come fare inbound marketing: gli strumenti

Chiediti sempre chi sono le persone a cui vuoi rivolgerti e come puoi farti trovare da loro.

Trova i contenuti e sviluppa un piano editoriale.

Usa poi gli strumenti che il web ti mette a disposizione e che sono più consoni per il tuo utente target.

Ad esempio apri un blog se vuoi lavorare con i contenuti indicizzandoli sui motori di ricerca, su LinkedIn puoi utilizzare i contenuti per farti seguire da persone potenzialmente interessate a quel che fai.

Puoi creare un video-corso, un podcast, un webinar, un e-book …

Dovrai curare le relazioni per ottenere dei risultati e continuare nella produzione dei contenuti senza temere di perdere tempo: ti stai costruendo il futuro!

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

(Foto Credits: https://www.seofreelancer.pt)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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I 5 errori nel marketing che è meglio evitare

I 5 errori nel marketing che è meglio evitare

Non sono maestro di nulla.

Cerco solo di condividere la mia esperienza sul campo.

Attraverso il lavoro e gli errori commessi nel passato, ti posso dire con il cuore che ti suggerisco di intraprendere da subito la strada che queste ingenuità, peccati veniali o chiamali come vuoi … li evita.

Non esistono ricette segrete, non è la prima volta che te lo dico.
Tuttavia ci sono buone pratiche e direzioni sbagliate.

Oggi ti elenco cinque macro-errori che è bene non commettere se vuoi fare marketing con efficacia.

Ciascuna delle tematiche avrebbe bisogno di approfondimenti specifici, che magari in parte ho già fatto o che mi riprometto di fare in futuro.

 

I 5 errori nel marketing 

 

Non fare marketing ma pubblicità

Se per te fare marketing significa pubblicare qualche post sulla pagina di Facebook della tua azienda/associazione oppure acquistare un piede di pagina sul quotidiano locale allora forse stai commettendo un errore “strategico”.

Bellissimo questo video di Francesco Sordi,  che uso anche in aula, che con un piccolo esempio spiega cosa sia davvero il marketing.

La pubblicità, l’advertising, la promozione sono solo una fase del marketing che come spiegano quelli bravi si compone anche di: prodotto, prezzo e punto di vendita.

A questo proposito ti suggerisco un articolo molto completo e ben costruito in cui Fabio Pellencin spiega cosa sia esattamente il marketing  ed elenca le 4 P che ti ho citato.

Spesso cadiamo in questo errore, pensiamo di fare marketing per il semplice fatto di avere dei canali aperti e di acquistare spazi pubblicitari.

Non sapere a chi ti devi rivolgere

Eccolo qui, l’errore che tutti commettiamo all’inizio.

Vogliamo parlare a tutti e quindi non parliamo a nessuno.

Chi ha studiato marketing magari ha in testa che si debba individuare e raggiungere un target, ma molto spesso si fa fatica ad individuarlo ed anzi si rischia di farlo con troppa superficialità o senza dati a conforto.

La questione non si può risolvere e/o banalizzare in poche righe.

Ne ho iniziato a parlare in questo post ma come vedrai si tratta davvero di rimboccarsi le maniche ed iniziare un lavoro specifico.

In quell’articolo ti ho dato alcuni spunti ed approfondimenti che potrai fare.

Intanto però va acquisita la consapevolezza che senza sapere a chi ti devi rivolgere è inutile che ti ostini a provare e riprovare, sparare nel mucchio è poco produttivo e per esserlo devi comunque avere veramente un budget a tantissimi zeri.

Ma investimenti economici a parte, è davvero un errore (comune e in cui cadiamo tutti) partire senza conoscere il nostro interlocutore principe.

Come possiamo comunicare con lui/lei se non lo conosciamo?

A tuo figlio/a parli come parleresti ad un tuo fornitore?

Non avere una strategia

“La strategia senza la tattica è la via più lenta alla vittoria. La tattica senza la strategia è il rumore che precede la sconfitta” (Sun Tzu).

Ho scomodato Sun Tzu per esprimere meglio il concetto.

Sulle ali dell’entusiasmo ho visto partire tanti iniziando a “fare”, senza avere dietro un pensiero ragionato.

Il problema però è stata la mancanza di risultati.

Non nasconderti, io alzo la mano da “colpevole”.

Quante volte sei partito/a dallo strumento prima che dalla strategia?

Hai aperto il profilo/pagina sul social e sei partito/a pubblicando a raffica.

Poi ti sei arenato/a, hai constatato gli scarsi risultati, la vena creativa è sparita ….se ti immedesimi è perchè hai commesso anche tu l’errore di non pensare ad una strategia pensando che bastassero entusiasmo e poco altro visto che usare i social è banale ed alla portata di chiunque.

Cos’è questa strategia?
Ho provato a sintetizzarlo in questo post.

Non produrre contenuti

Se ritieni che il tuo lavoro non sia produrre dei contenuti allora sei incappato/a in un altro tragico errore.

Magari pensi che per comunicare mettendo in atto la strategia di marketing bastino dei post sui social con qualche promozione, ma che un blog o un video siano solo perdita di tempo o non facciano al caso tuo.

Ho incontrato (ed incontro) tanti che sono reticenti su questo aspetto.

Ma, credimi, se non basi la tua strategia sui contenuti i risultati non arriveranno.

Il content marketing è da sempre una risposta all’esigenza di comunicazione di professionisti, aziende e/o chiunque desideri trasmettere qualcosa ad altri.

Non mantenere le promesse

“Sii molto cauto nel parlare, perché tu non abbia a vergognarti se le tue azioni non fossero state poi all’altezza dei discorsi.” (Confucio)

La coerenza, la reputazione sono aspetti determinanti.

Mentire è un errore nella vita reale, figuriamoci se lo stesso principio non vale anche anche quando si parla di marketing.

Le bugie hanno le gambe corte. sempre e comunque.

Quindi fingersi chi non si è realmente, confezionare “balle” su prodotti meravigliosi che si rivelano “ciofeche” determina un fallimento.

Un effetto boomerang.

Il marketing non è finzione.

Debbo dirti che onestamente su questo aspetto non sono caduto, perchè per carattere non sono bugiardo.

Tuttavia ho sempre avuto il dubbio se come consulente avesse senso mostrarmi con i miei difetti, il mio accento, le parole che ogni tanto mi mangio per la fretta…

Ho pensato di sì.

Perchè devo fingere di essere chi non sono?

Ho un podcast e se un cliente si avvicina a me dopo aver sentito alcune puntate e mi sceglie come potenziale fornitore/consulente è giusto che veda e senta che sono lo stesso anche in carne ed ossa.

Attenzione anche quando ci presentiamo come attenti alle esigenze dei clienti e poi nella pratica non lo siamo affatto.

Quando diciamo di “mettere i clienti al centro” e poi trattiamo “a pesci in faccia” chiunque…

Pensiamo a costruire solide basi come su una relazione qualsiasi.

 

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Ci vuole coraggio a fare content marketing

Ci vuole coraggio a fare content marketing

“Il content marketing è un approccio di marketing strategico incentrato sulla creazione e distribuzione di contenuti preziosi, pertinenti e coerenti per attirare e trattenere un pubblico chiaramente definito e, in definitiva, per guidare l’azione proficua dei clienti.” (Content Marketing Institute)

Mi sto concentrando molto sul marketing di contenuti.
Ti ho elencato i vantaggi che puoi avere nell’applicarlo, ho cercato di darti alcuni spunti operativi e ti ho parlato di cosa significhi dare valore ai nostri interlocutori.

Mi soffermo ora sull’approccio che è necessario avere.

Il Content Marketing non è per tutti.

Non perché ci vogliano qualità straordinarie o vi sia fondamentalmente una elite o lobby in cui rientrare o meno.

Non è per tutti perché il requisito fondamentale per poter pensare di fare marketing dei contenuti è possedere una dote: il coraggio.

Ci vuole coraggio per comunicare davvero.

Bisogna innanzitutto essere predisposti al cambiamento, quindi abbandonare logiche che non appartengono a questo mondo e mettersi in discussione. Niente di più difficile.

Dobbiamo rinunciare ai famosi “abbiamo sempre fatto così” e intraprendere una strada che percorre direzioni possibili ma che per uno strano retaggio che ci trasciniamo diventa quasi una “chimera”.

E’ necessario mettersi in gioco in prima persona.
Quindi far cadere le nostre maschere, superare le paure iniziali.

  • La repulsione per la propria voce, la fobia della telecamera, l’idiosincrasia per i testi scritti oppure toglierci dalla testa che il marketing lo faccia qualcun altro al nostro posto e che a noi spetti solo il giudizio finale e l’emissione delle fatture.

 

 

  • Una scusa che ci diamo è la mancanza di tempo, per cui siamo impossibilitati a comportarci diversamente.
    Quasi come se chi invece faccia contenuti in realtà sia nullafacente o al contrario non dorma la notte.
    Abbiamo paura del tempo forse perché non sappiamo bene come gestirlo e non diamo l’importanza dovuta alla comunicazione, vedendola come un accessorio, non come una opportunità gigantesca che ci faccia sopravvivere e poi magari anche vivere bene.

 

  • Ho sentito tante volte dire “Non fa per me”, “Nel mio settore non funziona”, frasi dette probabilmente per paura di intraprendere il cammino. Superare le diffidenze è come scalare l’Everest, me ne rendo conto.

 

  • Pensare di non avere dei contenuti è infine un’altra delle affermazioni che sento ripetere. Ne ho parlato riferendomi al mondo del Terzo Settore, ma concetti simili sono riportabili anche nel mondo delle aziende e delle professioni.
    Certo se guardiamo il dito, non vediamo la luna.
    Mi è piaciuto molto questo esempio di Fulvio Julita, ospite del podcast di Barbara Reverberi.
    Parlando di un produttore di chiodi diceva che fossilizzandosi solo sul prodotto, non si pensa al quadro meraviglioso che si potrebbe appendere grazie a quel chiodo: cioè che bisogna spostare il focus sui bisogni, sulle esigenze che grazie al prodotto/servizio si risolvono.

Anche per fare questi ragionamenti, sradicando la mentalità che ci appartiene in modo quasi “naturale” ci vuole in fondo coraggio: per cambiare dobbiamo formarci, ascoltare, leggere, sbagliare ma anche fidarci di qualcuno/qualcosa.

Senza voler esagerare ho pensato a questo pezzo di Antonello Venditti per infondermi (e spero che faccia lo stesso effetto anche a te) la giusta spinta che serve nella quotidianità per scegliere una forma di comunicazione che richiede costanza, pazienza ma che alla fine è quella che mi vedo cucito addosso.

Ho scelto di comunicare con i contenuti: in questo, sì, credo di aver avuto coraggio!

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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I vantaggi del content marketing

I vantaggi del content marketing

Content Marketing

Il marketing dei contenuti è un’ottima strategia che ti suggerisco di iniziare a prendere in considerazione se vuoi davvero comunicare attraverso gli strumenti del digitale.

I perché io l’ho scelta li ho spiegati in alcuni post di approfondimento, come ad esempio qui e qui.

In questo articolo, invece, ti parlo dei vantaggi del content marketing, per te associazione, azienda o professionista.

Cerco di spiegarti perché potresti e dovresti anche tu affidarti al marketing dei contenuti, che è un qualcosa che ben si distingue dal marketing della cosiddetta speranza.

Si tratta, quindi, di comunicare in modo efficace e di far sì che siano le persone a trovarci, a cercarci ed a mantenere i contatti con noi.

Cosa ben diversa da quanto siamo abituati a sentire.

Ho individuato 5 vantaggi specifici del content marketing e te li riassumo qui sotto.

Indicazioni per l’uso: tutto questo non fa per te se non sei pronto/a a metterti in gioco e se sei convinto/a che sia tutto fumo quel che ti sto dicendo.
Ultima nota: tutto ciò che ti dirò vale per il mondo offline come per quello online.

1) Una buona reputazione

Il content marketing è la migliore strategia per posizionarci al meglio nella testa e nel cuore dei nostri interlocutori, indipendentemente da chi essi siano.
Creare buoni contenuti e metterli a disposizione fa sì che chi ne sarà attirato e chi ne diventerà “consumatore” percepisca il nostro valore e si farà una buona opinione di noi.

Inizierà a conoscerci incasellandoci tra le persone “positive”.
Questo vale anche per i già nostri utenti/clienti o per i nostri amici/colleghi.
Inizieranno a capire che “facciamo sul serio” e magari scopriranno dote nascoste che non ci attribuivano in precedenza.

Godere di una buona reputazione è fondamentale per ispirare fiducia, fare avvicinare le persone ed iniziare ad instaurare rapporti sani e corretti.

2) Un legame più forte con gli utenti e con i clienti

Non so se ti sia mai capitato di ascoltare con assiduità un podcast o di seguire una persona che pubblica costantemente dei video, ad esempio.
Non ti sembra di conoscerlo/a anche se non lo hai mai visto prima?
Non ti verrebbe di “dargli del tu” una volta che lo dovessi vedere dal vivo?
Capita anche con gli artisti del cinema o del settore musicale: li seguiamo e ci sembra di conoscerli da tempo.
Con il content marketing magari non diventi una “rockstar” ma inizi a “fidelizzare” persone: potenziali clienti/soci o già clienti/soci ad esempio. Anche a distanza.

Generando contenuti e distribuendoli nel modo corretto farai sì che siano i tuoi interlocutori a sceglierti dopo averti conosciuto, attraverso tutto quello che di utile gli/le avrai donato.

E’ un grande antidoto contro le persone/clienti/utenti/soci “velenosi” e “negativi”, che guardano solo agli zeri della tua offerta e che credono di poterti “comandare a bacchetta” solo per il fatto di “pagarti”.

Instauri un legame che discende dai tuoi contenuti, con cui mostri professionalità, conoscenza e con cui dai delle risposte ad interrogativi che le persone spesso sarebbero disposte a pagare.

Fai attenzione però, non ti sto dicendo che tutto deve essere gratis e che la vendita sia vietata, ma che in un percorso corretto ci devono essere entrambe le cose: sta a te scegliere la ta strategia e di scrivere le regole come meglio credi.

Un esempio per farmi comprendere meglio: supponiamo tu sia un grande estimatore del dottor Tito Bordino (ortodonzista di Torino).
Lo segui, ascolti, guardi i suoi video, leggi i suoi contenuti … e dopo un po’ di tempo ti accorgi che avresti bisogno della sua professionalità per risolvere un tuo problema.
Ti approcci a lui come faresti con qualsiasi altro ortodontista trovato tramite una ricerca su Google?
Oppure inconsciamente assumi un tono diverso?
Gli chiedi “la qualunque” o seguendolo sai già cosa può aiutarti a fare e cosa no?

Il content marketing ti aiuta a comunicare, ad abbattere le barriere, a fortificare la tua immagine, la tua professionalità ed allontana i “perditempo”.

Inoltre il contenuto non è (percepito) come una pubblicità che spesso è fastidiosa, invasiva e su cui magari abbiamo preconcetti.
Ti presenti facendo parlare per te delle risposte a dei bisogni concreti.
Non ti pare che sia più sostenibile e maggiormente funzionale?

3) Presidio di un mezzo/strumento

Che tu crei una rivista, una newsletter, un podcast, una serie di video, un blog … presidi un mezzo e cerchi tramite quello di posizionarti affinché chi avesse bisogno di te ti trovi.

I casi sono molteplici, le forme dei contenuti e i mezzi di distribuzione tantissimi e variano a seconda di chi sei tu, del tuo progetto, dei tuoi interlocutori….

Ma mettiamo ad esempio che tu scelga di aprire un blog.

Facendolo andresti ad aiutare i motori di ricerca a farti trovare dagli utenti, il tuo contenuto (se utile e ben costruito) infatti inizierebbe ad essere “macinato” dall’algoritmo di Google ad esempio e ad essere mostrato.

Magari hai un sito vetrina, istituzionale.

Ma aggiungendo dei contenuti periodici, utili e di valore, aiuteresti il tuo sito a crescere di visitatori e inizieresti a far sì che questi visitatori poi potenzialmente si possano trasformare in qualcosa di più.

Il mio consiglio è di fare quello che è più utile per i tuoi utenti/clienti/soci nel modo più fruibile a loro, sulla base del tuo essere, del tuo posizionamento e del tuo budget.

Ma una cosa che vale per tutti te la dico: lavora con alla base una tua “proprietà”, una “tua casa” dove puoi fare tu le regole e dove non sei costretto/a a scendere a compromessi con algoritmi o con le mode del momento, oltre che legarti solo ad aziende fortissime ma che se un domani cambiassero idea ti vedrebbero perdere tutto ciò che hai fatto.
Banalmente … un sito è tuo, Facebook no.
Questo non vuol dire escludere tutto ciò che non è nostro, ma inglobare nella nostra strategia qualcosa di nostro da cui partire e a cui appoggiarci sempre.

4) Dura nel tempo

Una puntata del podcast vale anche mesi dopo che tu l’hai pubblicata.
A meno che tu non parli di un qualcosa di assolutamente “obsolescente” (penso ad esempio ad un articolo su un modello di smartphone, che dopo poco potrebbe essere già vecchio), il contenuto lavora per te nel tempo ed anche (e soprattutto) nella lunga distanza.

Se apri un blog oggi, vedrai i primi risultati tra alcuni mesi.

Il “tempo” è una variabile importante e molto potente, che spesso tifa per noi.

Uno spot radiofonico vale fino a scadenza contrattuale, un cartellone pubblicitario pure.

Il tuo miglior articolo sul tuo blog è potenzialmente “immortale”.

Potresti scoprire due anni dopo averlo scritto che qualcuno ti ha trovato tramite quello e poi ha approfondito al tua conoscenza (a tua insaputa).

Quindi facciamo attenzione a quello che pubblichiamo, trattiamo con cura i contenuti, riprendiamoli ed aggiorniamoli se serve, consideriamoli immortali (potenzialmente).

Una postilla: questo non ci deve distogliere dalla convinzione che la produzione di contenuti debba essere continua e costante nel tempo e che non basta lavorarci sei mesi e poi sospendere.

Viene premiata la continuità, sempre.

5) Investimento accettabile

Parliamo delle nostre tasche.
Quanto ci costa produrre un contenuto e distribuirlo?
Attenzione perchè le variabili in gioco sono tantissime.

Non credere che puoi delegare il content marketing in toto a consulenti come me o a web agency.
Sei tu il protagonista ed il detentore dei contenuti, se hai un team sei fortunato perchè siete in tanti con diverse competenze e specificità ad essere coloro che creano valore.

Le persone vogliono vedere il tuo volto, quello di chi sta con te, non il tuo marchio.

Consulenti come me ti aiutano certo, si siedono a tavolino, studiano con te la strategia e possono coordinare il lavoro di produzione dei contenuti e poi di pubblicazione.

Ma non possono sostituirti a te.

Quindi il primo investimento è in tempo da dedicare: devi necessariamente ritagliarti un po’ di tempo per i contenuti ed eventualmente farlo ritagliare anche ad altri.

Creare e distribuire contenuti oggi non è un problema: i costi non sono elevatissimi.

Non servono infrastrutture tecniche particolari. Certo piccoli investimenti vanno compiuti, ma si tratta di qualcosa che è alla portata.

Non hai delle vere e proprie spese: sono investimenti e non a fondo perduto.

Ne trarrai solo benefici. Non subito, non ci sono trucchi e miracoli.

 

Ma avrai investito tempo e denaro per crescere e per far crescere ciò in cui credi e ciò a cui stai dedicando la vita (o quasi).

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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