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I 5 errori nel marketing che è meglio evitare

I 5 errori nel marketing che è meglio evitare

Non sono maestro di nulla.

Cerco solo di condividere la mia esperienza sul campo.

Attraverso il lavoro e gli errori commessi nel passato, ti posso dire con il cuore che ti suggerisco di intraprendere da subito la strada che queste ingenuità, peccati veniali o chiamali come vuoi … li evita.

Non esistono ricette segrete, non è la prima volta che te lo dico.
Tuttavia ci sono buone pratiche e direzioni sbagliate.

Oggi ti elenco cinque macro-errori che è bene non commettere se vuoi fare marketing con efficacia.

Ciascuna delle tematiche avrebbe bisogno di approfondimenti specifici, che magari in parte ho già fatto o che mi riprometto di fare in futuro.

 

I 5 errori nel marketing 

 

Non fare marketing ma pubblicità

Se per te fare marketing significa pubblicare qualche post sulla pagina di Facebook della tua azienda/associazione oppure acquistare un piede di pagina sul quotidiano locale allora forse stai commettendo un errore “strategico”.

Bellissimo questo video di Francesco Sordi,  che uso anche in aula, che con un piccolo esempio spiega cosa sia davvero il marketing.

La pubblicità, l’advertising, la promozione sono solo una fase del marketing che come spiegano quelli bravi si compone anche di: prodotto, prezzo e punto di vendita.

A questo proposito ti suggerisco un articolo molto completo e ben costruito in cui Fabio Pellencin spiega cosa sia esattamente il marketing  ed elenca le 4 P che ti ho citato.

Spesso cadiamo in questo errore, pensiamo di fare marketing per il semplice fatto di avere dei canali aperti e di acquistare spazi pubblicitari.

Non sapere a chi ti devi rivolgere

Eccolo qui, l’errore che tutti commettiamo all’inizio.

Vogliamo parlare a tutti e quindi non parliamo a nessuno.

Chi ha studiato marketing magari ha in testa che si debba individuare e raggiungere un target, ma molto spesso si fa fatica ad individuarlo ed anzi si rischia di farlo con troppa superficialità o senza dati a conforto.

La questione non si può risolvere e/o banalizzare in poche righe.

Ne ho iniziato a parlare in questo post ma come vedrai si tratta davvero di rimboccarsi le maniche ed iniziare un lavoro specifico.

In quell’articolo ti ho dato alcuni spunti ed approfondimenti che potrai fare.

Intanto però va acquisita la consapevolezza che senza sapere a chi ti devi rivolgere è inutile che ti ostini a provare e riprovare, sparare nel mucchio è poco produttivo e per esserlo devi comunque avere veramente un budget a tantissimi zeri.

Ma investimenti economici a parte, è davvero un errore (comune e in cui cadiamo tutti) partire senza conoscere il nostro interlocutore principe.

Come possiamo comunicare con lui/lei se non lo conosciamo?

A tuo figlio/a parli come parleresti ad un tuo fornitore?

Non avere una strategia

“La strategia senza la tattica è la via più lenta alla vittoria. La tattica senza la strategia è il rumore che precede la sconfitta” (Sun Tzu).

Ho scomodato Sun Tzu per esprimere meglio il concetto.

Sulle ali dell’entusiasmo ho visto partire tanti iniziando a “fare”, senza avere dietro un pensiero ragionato.

Il problema però è stata la mancanza di risultati.

Non nasconderti, io alzo la mano da “colpevole”.

Quante volte sei partito/a dallo strumento prima che dalla strategia?

Hai aperto il profilo/pagina sul social e sei partito/a pubblicando a raffica.

Poi ti sei arenato/a, hai constatato gli scarsi risultati, la vena creativa è sparita ….se ti immedesimi è perchè hai commesso anche tu l’errore di non pensare ad una strategia pensando che bastassero entusiasmo e poco altro visto che usare i social è banale ed alla portata di chiunque.

Cos’è questa strategia?
Ho provato a sintetizzarlo in questo post.

Non produrre contenuti

Se ritieni che il tuo lavoro non sia produrre dei contenuti allora sei incappato/a in un altro tragico errore.

Magari pensi che per comunicare mettendo in atto la strategia di marketing bastino dei post sui social con qualche promozione, ma che un blog o un video siano solo perdita di tempo o non facciano al caso tuo.

Ho incontrato (ed incontro) tanti che sono reticenti su questo aspetto.

Ma, credimi, se non basi la tua strategia sui contenuti i risultati non arriveranno.

Il content marketing è da sempre una risposta all’esigenza di comunicazione di professionisti, aziende e/o chiunque desideri trasmettere qualcosa ad altri.

Non mantenere le promesse

“Sii molto cauto nel parlare, perché tu non abbia a vergognarti se le tue azioni non fossero state poi all’altezza dei discorsi.” (Confucio)

La coerenza, la reputazione sono aspetti determinanti.

Mentire è un errore nella vita reale, figuriamoci se lo stesso principio non vale anche anche quando si parla di marketing.

Le bugie hanno le gambe corte. sempre e comunque.

Quindi fingersi chi non si è realmente, confezionare “balle” su prodotti meravigliosi che si rivelano “ciofeche” determina un fallimento.

Un effetto boomerang.

Il marketing non è finzione.

Debbo dirti che onestamente su questo aspetto non sono caduto, perchè per carattere non sono bugiardo.

Tuttavia ho sempre avuto il dubbio se come consulente avesse senso mostrarmi con i miei difetti, il mio accento, le parole che ogni tanto mi mangio per la fretta…

Ho pensato di sì.

Perchè devo fingere di essere chi non sono?

Ho un podcast e se un cliente si avvicina a me dopo aver sentito alcune puntate e mi sceglie come potenziale fornitore/consulente è giusto che veda e senta che sono lo stesso anche in carne ed ossa.

Attenzione anche quando ci presentiamo come attenti alle esigenze dei clienti e poi nella pratica non lo siamo affatto.

Quando diciamo di “mettere i clienti al centro” e poi trattiamo “a pesci in faccia” chiunque…

Pensiamo a costruire solide basi come su una relazione qualsiasi.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Ci vuole coraggio a fare content marketing

Ci vuole coraggio a fare content marketing

“Il content marketing è un approccio di marketing strategico incentrato sulla creazione e distribuzione di contenuti preziosi, pertinenti e coerenti per attirare e trattenere un pubblico chiaramente definito e, in definitiva, per guidare l’azione proficua dei clienti.” (Content Marketing Institute)

Mi sto concentrando molto sul marketing di contenuti.
Ti ho elencato i vantaggi che puoi avere nell’applicarlo, ho cercato di darti alcuni spunti operativi e ti ho parlato di cosa significhi dare valore ai nostri interlocutori.

Mi soffermo ora sull’approccio che è necessario avere.

Il Content Marketing non è per tutti.

Non perché ci vogliano qualità straordinarie o vi sia fondamentalmente una elite o lobby in cui rientrare o meno.

Non è per tutti perché il requisito fondamentale per poter pensare di fare marketing dei contenuti è possedere una dote: il coraggio.

Ci vuole coraggio per comunicare davvero.

Bisogna innanzitutto essere predisposti al cambiamento, quindi abbandonare logiche che non appartengono a questo mondo e mettersi in discussione. Niente di più difficile.

Dobbiamo rinunciare ai famosi “abbiamo sempre fatto così” e intraprendere una strada che percorre direzioni possibili ma che per uno strano retaggio che ci trasciniamo diventa quasi una “chimera”.

E’ necessario mettersi in gioco in prima persona.
Quindi far cadere le nostre maschere, superare le paure iniziali.

  • La repulsione per la propria voce, la fobia della telecamera, l’idiosincrasia per i testi scritti oppure toglierci dalla testa che il marketing lo faccia qualcun altro al nostro posto e che a noi spetti solo il giudizio finale e l’emissione delle fatture.

 

 

  • Una scusa che ci diamo è la mancanza di tempo, per cui siamo impossibilitati a comportarci diversamente.
    Quasi come se chi invece faccia contenuti in realtà sia nullafacente o al contrario non dorma la notte.
    Abbiamo paura del tempo forse perché non sappiamo bene come gestirlo e non diamo l’importanza dovuta alla comunicazione, vedendola come un accessorio, non come una opportunità gigantesca che ci faccia sopravvivere e poi magari anche vivere bene.

 

  • Ho sentito tante volte dire “Non fa per me”, “Nel mio settore non funziona”, frasi dette probabilmente per paura di intraprendere il cammino. Superare le diffidenze è come scalare l’Everest, me ne rendo conto.

 

  • Pensare di non avere dei contenuti è infine un’altra delle affermazioni che sento ripetere. Ne ho parlato riferendomi al mondo del Terzo Settore, ma concetti simili sono riportabili anche nel mondo delle aziende e delle professioni.
    Certo se guardiamo il dito, non vediamo la luna.
    Mi è piaciuto molto questo esempio di Fulvio Julita, ospite del podcast di Barbara Reverberi.
    Parlando di un produttore di chiodi diceva che fossilizzandosi solo sul prodotto, non si pensa al quadro meraviglioso che si potrebbe appendere grazie a quel chiodo: cioè che bisogna spostare il focus sui bisogni, sulle esigenze che grazie al prodotto/servizio si risolvono.

Anche per fare questi ragionamenti, sradicando la mentalità che ci appartiene in modo quasi “naturale” ci vuole in fondo coraggio: per cambiare dobbiamo formarci, ascoltare, leggere, sbagliare ma anche fidarci di qualcuno/qualcosa.

Senza voler esagerare ho pensato a questo pezzo di Antonello Venditti per infondermi (e spero che faccia lo stesso effetto anche a te) la giusta spinta che serve nella quotidianità per scegliere una forma di comunicazione che richiede costanza, pazienza ma che alla fine è quella che mi vedo cucito addosso.

Ho scelto di comunicare con i contenuti: in questo, sì, credo di aver avuto coraggio!

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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I vantaggi del content marketing

I vantaggi del content marketing

Content Marketing

Il marketing dei contenuti è un’ottima strategia che ti suggerisco di iniziare a prendere in considerazione se vuoi davvero comunicare attraverso gli strumenti del digitale.

I perché io l’ho scelta li ho spiegati in alcuni post di approfondimento, come ad esempio qui e qui.

In questo articolo, invece, ti parlo dei vantaggi del content marketing, per te associazione, azienda o professionista.

Cerco di spiegarti perché potresti e dovresti anche tu affidarti al marketing dei contenuti, che è un qualcosa che ben si distingue dal marketing della cosiddetta speranza.

Si tratta, quindi, di comunicare in modo efficace e di far sì che siano le persone a trovarci, a cercarci ed a mantenere i contatti con noi.

Cosa ben diversa da quanto siamo abituati a sentire.

Ho individuato 5 vantaggi specifici del content marketing e te li riassumo qui sotto.

Indicazioni per l’uso: tutto questo non fa per te se non sei pronto/a a metterti in gioco e se sei convinto/a che sia tutto fumo quel che ti sto dicendo.
Ultima nota: tutto ciò che ti dirò vale per il mondo offline come per quello online.

1) Una buona reputazione

Il content marketing è la migliore strategia per posizionarci al meglio nella testa e nel cuore dei nostri interlocutori, indipendentemente da chi essi siano.
Creare buoni contenuti e metterli a disposizione fa sì che chi ne sarà attirato e chi ne diventerà “consumatore” percepisca il nostro valore e si farà una buona opinione di noi.

Inizierà a conoscerci incasellandoci tra le persone “positive”.
Questo vale anche per i già nostri utenti/clienti o per i nostri amici/colleghi.
Inizieranno a capire che “facciamo sul serio” e magari scopriranno dote nascoste che non ci attribuivano in precedenza.

Godere di una buona reputazione è fondamentale per ispirare fiducia, fare avvicinare le persone ed iniziare ad instaurare rapporti sani e corretti.

2) Un legame più forte con gli utenti e con i clienti

Non so se ti sia mai capitato di ascoltare con assiduità un podcast o di seguire una persona che pubblica costantemente dei video, ad esempio.
Non ti sembra di conoscerlo/a anche se non lo hai mai visto prima?
Non ti verrebbe di “dargli del tu” una volta che lo dovessi vedere dal vivo?
Capita anche con gli artisti del cinema o del settore musicale: li seguiamo e ci sembra di conoscerli da tempo.
Con il content marketing magari non diventi una “rockstar” ma inizi a “fidelizzare” persone: potenziali clienti/soci o già clienti/soci ad esempio. Anche a distanza.

Generando contenuti e distribuendoli nel modo corretto farai sì che siano i tuoi interlocutori a sceglierti dopo averti conosciuto, attraverso tutto quello che di utile gli/le avrai donato.

E’ un grande antidoto contro le persone/clienti/utenti/soci “velenosi” e “negativi”, che guardano solo agli zeri della tua offerta e che credono di poterti “comandare a bacchetta” solo per il fatto di “pagarti”.

Instauri un legame che discende dai tuoi contenuti, con cui mostri professionalità, conoscenza e con cui dai delle risposte ad interrogativi che le persone spesso sarebbero disposte a pagare.

Fai attenzione però, non ti sto dicendo che tutto deve essere gratis e che la vendita sia vietata, ma che in un percorso corretto ci devono essere entrambe le cose: sta a te scegliere la ta strategia e di scrivere le regole come meglio credi.

Un esempio per farmi comprendere meglio: supponiamo tu sia un grande estimatore del dottor Tito Bordino (ortodonzista di Torino).
Lo segui, ascolti, guardi i suoi video, leggi i suoi contenuti … e dopo un po’ di tempo ti accorgi che avresti bisogno della sua professionalità per risolvere un tuo problema.
Ti approcci a lui come faresti con qualsiasi altro ortodontista trovato tramite una ricerca su Google?
Oppure inconsciamente assumi un tono diverso?
Gli chiedi “la qualunque” o seguendolo sai già cosa può aiutarti a fare e cosa no?

Il content marketing ti aiuta a comunicare, ad abbattere le barriere, a fortificare la tua immagine, la tua professionalità ed allontana i “perditempo”.

Inoltre il contenuto non è (percepito) come una pubblicità che spesso è fastidiosa, invasiva e su cui magari abbiamo preconcetti.
Ti presenti facendo parlare per te delle risposte a dei bisogni concreti.
Non ti pare che sia più sostenibile e maggiormente funzionale?

3) Presidio di un mezzo/strumento

Che tu crei una rivista, una newsletter, un podcast, una serie di video, un blog … presidi un mezzo e cerchi tramite quello di posizionarti affinché chi avesse bisogno di te ti trovi.

I casi sono molteplici, le forme dei contenuti e i mezzi di distribuzione tantissimi e variano a seconda di chi sei tu, del tuo progetto, dei tuoi interlocutori….

Ma mettiamo ad esempio che tu scelga di aprire un blog.

Facendolo andresti ad aiutare i motori di ricerca a farti trovare dagli utenti, il tuo contenuto (se utile e ben costruito) infatti inizierebbe ad essere “macinato” dall’algoritmo di Google ad esempio e ad essere mostrato.

Magari hai un sito vetrina, istituzionale.

Ma aggiungendo dei contenuti periodici, utili e di valore, aiuteresti il tuo sito a crescere di visitatori e inizieresti a far sì che questi visitatori poi potenzialmente si possano trasformare in qualcosa di più.

Il mio consiglio è di fare quello che è più utile per i tuoi utenti/clienti/soci nel modo più fruibile a loro, sulla base del tuo essere, del tuo posizionamento e del tuo budget.

Ma una cosa che vale per tutti te la dico: lavora con alla base una tua “proprietà”, una “tua casa” dove puoi fare tu le regole e dove non sei costretto/a a scendere a compromessi con algoritmi o con le mode del momento, oltre che legarti solo ad aziende fortissime ma che se un domani cambiassero idea ti vedrebbero perdere tutto ciò che hai fatto.
Banalmente … un sito è tuo, Facebook no.
Questo non vuol dire escludere tutto ciò che non è nostro, ma inglobare nella nostra strategia qualcosa di nostro da cui partire e a cui appoggiarci sempre.

4) Dura nel tempo

Una puntata del podcast vale anche mesi dopo che tu l’hai pubblicata.
A meno che tu non parli di un qualcosa di assolutamente “obsolescente” (penso ad esempio ad un articolo su un modello di smartphone, che dopo poco potrebbe essere già vecchio), il contenuto lavora per te nel tempo ed anche (e soprattutto) nella lunga distanza.

Se apri un blog oggi, vedrai i primi risultati tra alcuni mesi.

Il “tempo” è una variabile importante e molto potente, che spesso tifa per noi.

Uno spot radiofonico vale fino a scadenza contrattuale, un cartellone pubblicitario pure.

Il tuo miglior articolo sul tuo blog è potenzialmente “immortale”.

Potresti scoprire due anni dopo averlo scritto che qualcuno ti ha trovato tramite quello e poi ha approfondito al tua conoscenza (a tua insaputa).

Quindi facciamo attenzione a quello che pubblichiamo, trattiamo con cura i contenuti, riprendiamoli ed aggiorniamoli se serve, consideriamoli immortali (potenzialmente).

Una postilla: questo non ci deve distogliere dalla convinzione che la produzione di contenuti debba essere continua e costante nel tempo e che non basta lavorarci sei mesi e poi sospendere.

Viene premiata la continuità, sempre.

5) Investimento accettabile

Parliamo delle nostre tasche.
Quanto ci costa produrre un contenuto e distribuirlo?
Attenzione perchè le variabili in gioco sono tantissime.

Non credere che puoi delegare il content marketing in toto a consulenti come me o a web agency.
Sei tu il protagonista ed il detentore dei contenuti, se hai un team sei fortunato perchè siete in tanti con diverse competenze e specificità ad essere coloro che creano valore.

Le persone vogliono vedere il tuo volto, quello di chi sta con te, non il tuo marchio.

Consulenti come me ti aiutano certo, si siedono a tavolino, studiano con te la strategia e possono coordinare il lavoro di produzione dei contenuti e poi di pubblicazione.

Ma non possono sostituirti a te.

Quindi il primo investimento è in tempo da dedicare: devi necessariamente ritagliarti un po’ di tempo per i contenuti ed eventualmente farlo ritagliare anche ad altri.

Creare e distribuire contenuti oggi non è un problema: i costi non sono elevatissimi.

Non servono infrastrutture tecniche particolari. Certo piccoli investimenti vanno compiuti, ma si tratta di qualcosa che è alla portata.

Non hai delle vere e proprie spese: sono investimenti e non a fondo perduto.

Ne trarrai solo benefici. Non subito, non ci sono trucchi e miracoli.

 

Ma avrai investito tempo e denaro per crescere e per far crescere ciò in cui credi e ciò a cui stai dedicando la vita (o quasi).

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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La vendita vecchia maniera funziona ancora?

La vendita vecchia maniera funziona ancora?

Suonare campanelli, fare telefonate, inviare pubblicità cartacea, fare inserzioni pubblicitarie sui quotidiani funziona ancora?

I “commerciali” vecchio stampo fino ad una ventina di anni fa si muovevano in questo modo: scarpe consumate, chilometri in macchina, pantaloni sgualciti a causa del sedile dell’auto, cravatte allargate, strette di mano decise, battuta pronta e sorrisi stampati.

Suonavano in ufficio o previo appuntamento telefonico ti si palesavano davanti personaggi che oscillavano tra l’essere bravi, aggressivi, incapaci o originali.

Ti presentavano il loro meraviglioso prodotto e non se ne andavano fino a quando non ottenevano una risposta.

Oggi funziona ancora così?

Il web ha introdotto anni fa la possibilità di far visionare banner pubblicitari agli utenti, sui siti che li ospitano.
Ma quanto rende una pubblicità del genere, oggi?

Nell’era della TV fai da te e dei social ha senso investire in spot pubblicitari in televisione, radio e cinema?

Mi faccio spesso tutte queste domande.
Ho a che fare realtà (variegate) che utilizzano o hanno utilizzato tutto ciò.

Ed io cosa offro loro?

Parlo di fare marketing che non sembra marketing, di offrire gratuitamente contenuti, di non invadere gli spazi in modo pedante, di non ossessionare, di farsi trovare e di non andare alla ricerca ossessiva del cliente.

C’è chi mi guarda con gli occhi sbarrati e quando non lo dice direttamente pensa che tutto quello che propongo sia “fumo”: inutile e inefficace.

In fin dei conti il mercato va aggredito, nessuno regala nulla e il web è … effimero, virtuale.

Dico tutto questo con malcelata ironia.

Smontiamo i luoghi comuni che si nascondono dietro a tutte queste illazioni, fatte da chi è fondamentalmente spaventato/a e non ha capito che le cose non sono immutabili.

1) Il web non è un mondo virtuale, innanzitutto.

Non stiamo giocando a Fortnite, ma stiamo parlando di comunicazione.
Di intercettare i bisogni reali degli utenti (che popolano a milioni web e social, per tante ore al giorno, tutti i giorni) e di comunicare con loro in modo positivo, efficace e vero.

2) Tempo al tempo.

Se ti interrompo mentre stai facendo qualcosa e di certo non stavi pensando a me o al mio prodotto/servizio che percezione avrai?
Se hai installato Trucaller sul tuo smartphone sai benissimo di quello di cui sto parlando.

Le telefonate dei call center rompono…

Godi quando il tuo film, partita, concerto, spettacolo si interrompe per dare spazio alla “reclame”?

Ti interessa vedere quegli spot? Birra quando sei astemio, pannolini quando non hai figli o nipoti, assorbenti quando sei in menopausa?

Bene.

Il “fumoso mondo digitale” riesce a parlare alle persone realmente interessate, a non interromperle ed anzi a farsi trovare quando le persone hanno bisogno proprio di quella cosa.

3) Fiducia e fidelizzazione.

Se circuisco un tale e gli riesco a vendere qualcosa, quanto questa persona alla lunga ne sarà soddisfatta?
Che ricordo avrà di me, poi?
Cosa dirà in giro del mio “brand”?
Quanti venditori poco bravi hanno rovinato la percezione del marchio agli utenti?
E quanti, invece, hanno fatto il contrario?

Se instauro un rapporto onesto, trasparente (cosa ho da nascondere?), utile, cosa accadrà con molta probabilità?

Che la persona avrà iniziato a conoscermi attraverso i miei contenuti (utili, di valore) e avrà misurato il mio carattere e temperamento a seconda di come mi sono rivolto alla persona X o Y che ha commentato il post… e man mano capirà con chi avrà a che fare.

Con particolare riferimento al punto 2 prova a pensare: quando le persone sono pronte all’acquisto di qualcosa?
Quando lo dici tu o quando lo dicono loro?
Cosa succede oggi?

Molto probabilmente le persone che sanno di avere un bisogno fanno ricerche e Google/Youtube diventano strategici per loro, per raggiungere dei risultati.

Se vuoi accompagnare le persone nel loro processo di scelta allora non puoi importi o fare pressing psicologico se vuoi ottenere risultati ottimali, sani e duraturi.

Ti faccio un’altra confessione: seppure io segua e sia convinto che il Terzo Settore sia un mondo straordinario e che vada aiutato e sostenuto, sono indignato quando vedo rispettabilissime organizzazioni avere dei banchetti in strada in cui ragazzi/e ti approcciano in modi discutibili chiedendoti una donazione e provando a giocare sul senso di colpa. Me lo sono ripromesso: una volta che mi accadrà di nuovo e avrò cinque minuti di tempo e lucidità mi fermo e racconto loro quando sia controproducente il loro lavoro su persone come me.
Si parla di disgrazie, ingiustizie sociali, disagi profondi e mi sento profondamente indignato al pensiero che al pari del venditore di enciclopedie mi si propini una vendita che dovrebbe essere una donazione consapevole e volontaria, magari giocando sul senso di colpa e con un approccio che oserei definirei “violento”, quasi di sberleffo e poco educato.

In conclusione credo sia opportuno ricredersi sui luoghi comuni e fare una profonda riflessione sul nostro atteggiamento nei confronti del marketing e della comunicazione.

Farsi scegliere è sicuramente più vantaggioso che supplicare, convincere, rincorrere, o no?

E’ possibile farlo, attraverso una strategia di marketing che si basi sui contenuti.

Non è un percorso immediato e semplice, non ti dirò mai il contrario, ma che porta benefici e risultati.

Dobbiamo smettere di interrompere ciò a cui le persone sono interessate ed essere ciò a cui le persone sono interessate (Craig Davis)

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Paura dei competitor?

Paura dei competitor?

Uno dei “blocchi”, una delle obiezioni che mentalmente ci facciamo (quando invece avremmo bisogno di pensare ad altro) e che usiamo come scusa per non regalare contenuti al nostro pubblico è che così facendo aiuteremmo la concorrenza.

Abbiamo paura dei competitor.

“Abbiamo paura che i concorrenti possano rubare le nostre idee e i nostri contenuti.
La verità è che nessuno può copiarti, perché ciò che dici non è un segreto.
Non viviamo in un mondo in cui mancano le idee, al contrario abbondano. Vince però chi riesce a comunicarle nel modo migliore (ecco il lavoro dei contenuti).”

Quello che sostiene Alessio Beltrami è assolutamente vero, non ti pare?

Ci sono due strade, se vuoi quella della lotta sul prezzo è sempre aperta, è a tua disposizione, ti puoi accomodare se pensi che sia la strategia vincente.

Ma battagliare sulle cifre significa, in un qualche modo, arrendersi.
Piegarsi a logiche che per forza di cose non saranno percepite come di qualità.

Farsi scegliere per il prezzo più basso è molto rischioso.
Nell’immediato vinco la gara, sconfiggo il/i concorrente/i.
Ma la battaglia la perdo alla grande.
Avrò un cliente che percepisce il mio prodotto/servizio come di bassa qualità, perchè l’ho svenduto e probabilmente percepirà anche noi stessi come aziende, professionisti che non meritano poi tanta attenzione e stima.

Hai mai chiesto alle persone in coda fuori dall’Apple Store perchè non si comprano un Huawei?
Hai mai chiesto a gente che paga profumatamente l’aver riservato un tavolo sei mesi prima nel ristorante dello chef stellato perchè non va alla trattoria X?

La percezione

Non voglio banalizzare ma ti sottopongo la questione (fondamentale) della percezione.
Se percepiamo che qualcuno/qualcosa è di valore allora siamo disposti a pagarlo.

Cito Philip Kotler:

“La percezione è il processo mediante il quale l’individuo seleziona, organizza e interpreta stimoli e informazioni per ottenere una visione organica del mondo. Le percezioni sono soggettive e possono variare ampiamente fra più individui esposti alla medesima realtà. Nel marketing le percezioni sono più importanti della realtà, perché influenzano il comportamento d’acquisto dei consumatori”.

Se ci svendiamo allora saremo percepiti come di poco valore e di conseguenza avremo con molta probabilità clienti che ci hanno scelto solo in base alla cifra finale e che non sono minimamente consapevoli del resto e che rischiano di diventare negativi nei nostri confronti e che ci facciano letteralmente impazzire.

Spero di averti fatto comprendere almeno un motivo per cui è meglio lasciare perdere la lotta sul prezzo.
Capito questo, allora, perchè dovremmo aver paura di favorire i competitor?

Contenuti copiati

Non temere, chiunque può copiare quello che diciamo, scriviamo e facciamo.
Ma non per questo non dobbiamo dire, scrivere e fare.

Comunicare con i contenuti (content marketing) funziona!
Donare valore, far comprendere la nostra passione, la nostra competenza, il perchè facciamo determinate cose, i vantaggi che derivano dallo sceglierci e cosa accadrebbe se non venissimo scelti, la risoluzione di alcuni problemi comuni, smentire le obiezioni tipiche … sono alcune scelte che puoi fare nel comunicare.

E stai certo/a che se all’interno di questo tu inserisci la tua particolare unicità, quello che ti caratterizza, che ti diversifica (dal competitor, non in logica di prezzo) e lo fai con il TUO linguaggio, la tua faccia, la tua voce sarà difficile per altri copiare di sana pianta ed ottenere risultati al tuo posto.

Non te ne devi preoccupare: a te (come a me) interessa parlare ai nostri utenti/clienti e che siano loro a raddrizzare le orecchie, accendere i loro radar su di noi, ad apprezzare i contenuti perché utili e rilevanti nei loro contesti.

A quel punto la percezione (loro) sarà diversa, perchè inizieranno a conoscerti anche senza conoscerti davvero.
Non penseranno subito alla cifra finale di un preventivo, ma (anche se lentamente) si avvicineranno a te e ti staranno ad ascoltare.

Ti sceglieranno perchè capiranno la qualità tua o del tuo prodotto/servizio senza che tu gliela ripeta cinquanta volte al minuto o che gliela propini mentre stanno facendo altro.

Saranno pronti/e ad ascoltarti e a trattarti come ente/professionista/azienda con una dignità, uno specifico valore e degno della loro fiducia.

Bene, questo non ti sembra un po’ differente e vantaggioso rispetto all’ipotesi della scelta per il prezzo?

Certo è un processo lungo, faticoso e questo non te lo nascondo.
Gioco a carte “scopertissime”.

Ma a mio modo di vedere, ne vale assolutamente la pena!

 

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Perchè ho deciso di aprire un canale podcast

Perchè ho deciso di aprire un canale podcast

“I podcast son trasmissioni audio digitali scaricabili on demand e fruibili da qualsiasi dispositivo”

Cos’è un podcast?

Un podcast è uno show (un programma, un contenuto audio/video) registrato digitalmente e reso disponibile su Internet, utilizzando un sistema che lo rende scaricabile e riproducibile in un secondo momento, anche in mobilità.
Un podcast è scaricabile direttamente da un sito Web o tramite un apposito “aggregatore”.
Come avviene per le notizie di un sito o di un blog in formato “feed RSS”, anche per i podcast si può utilizzare un “client” per abbonarsi ai servizi che li pubblicano, per scaricarli e soprattutto per essere aggiornati ogni volta che vengono aggiunti nuovi contenuti.

I numeri del podcasting in Italia

Secondo una ricerca realizzata da Nielsen e commissionata da Audible (la società di Amazon operativa nel mercato degli audiolibri) pubblicata a fine 2018, in un triennio gli ascoltatori abituali di podcast sono passati da 850.000 a 2.700.000.
Impennata (217%) molto significativa.
Il servizio viene ascoltato in media 2,7 volte al mese in sessioni della durata media di 19 minuti.
I contenuti podcast più ascoltati sono musica (45%) e news (36%), ma non mancano ascoltatori dei programmi di intrattenimento (28%) e di approfondimento (28). Il 20% del pubblico dei podcast li utilizza per corsi di lingua (20%) e il 13% per corsi di crescita personale.
Il 66% di chi ascolta i podcast preferisce farlo in casa, il 28% in macchina, il 18% sui mezzi pubblici, il 9% nel posto di lavoro.
Le motivazioni all’ascolto sono la necessità di tenersi informati (27%), possibilità di trovare contenuti gratuiti (22%) e di scoprire nuovi contenuti (18%).

Perchè ho scelto un podcast per comunicare

I motivi che mi hanno spinto a diffondere i miei contenuti attraverso un podcast sono molteplici:

  • qualche anno fa ho condotto una piccola rubrica radiofonica su un’emittente locale ed ho iniziato a prendere confidenza con la mia voce
  • per utilizzare il podcast non serve strumentazione tecnica complicata e non è necessario avere competenze da esperto del suono
  • ho valutato che i miei contenuti potessero essere resi in formato audio senza stravolgimenti o comunque con coerenza
  • ho voluto testare un mezzo di diffusione contenutistica che ho pensato potesse essere utilizzato dai miei utenti target
  • comunicare attraverso la propria voce riduce le distanze con il nostro interlocutore, ascoltandomi anche chi non mi conosce di persona alla fine si fa di me un’idea più specifica
  • con i formati audio posso essere me stesso, superato il blocco/imbarazzo iniziale, riesco a parlare direttamente al mio interlocutore senza nascondermi o senza paura di mostrare i miei difetti ed i miei limiti
  • riesco ad essere coerente con il mio desiderio di unicità e naturalezza: ho scelto, infatti, di tenere eventuali pause o imprecisioni che farebbero parte anche, magari, di una chiacchierata vis a vis con il sottoscritto

Come si crea un podcast

Ti basta uno smarphone o un computer, un microfono di discreta qualità, qualche software gratuito di editing audio (Audacity ad esempio) ed un’iscrizione in una piattaforma che ti consenta la pubblicazione e distribuzione del tuo podcast (io uso ad esempio Spreaker).
Non mi soffermo su questi dettagli, ma ti suggerisco un libro di Giulio Gaudiano https://amzn.to/2ZFPXYP, uno dei più autorevoli podcaster italiani, di cui potrai trovare facilmente altri riferimenti cercando su Google.

Contenuti del podcast

Non si improvvisa.

Se si sceglie questo mezzo di comunicazione perché coerente con la nostra strategia ed i nostri obiettivi, è necessario organizzare un piano editoriale specifico.
I contenuti giusti? Sono quelli utili al tuo target, quelli che risolvono i problemi delle persone a cui ti rivolgi.
Il concetto è il medesimo.

Diffusione delle puntate del podcast

Diventa determinante comunicare al tuo pubblico che hai pubblicato una nuova puntata.
Certo, man mano, le persone interessate a te magari si iscriveranno al tuo canale e riceveranno notifiche delle nuove pubblicazioni.
Ma non tutti purtroppo saranno così fidelizzati, diciamo.
Puoi utilizzare la tua newsletter, inserire un “riquadro” nel tuo sito/blog, comunicare attraverso post sui social che utilizzi: importante è far percepire il valore che regali in quella determinata puntata. L’autopromozione fine a sè stessa non funziona.

Chi ascolterà il nostro podcast?

Sempre più persone si avvicinano a questo metodo di fruizione contenuti.
Ma non tutti prediligono questo mezzo.
Quindi cerca di aiutare le persone a conoscere il mondo dei podcast, ma ci sarà sempre qualcuno di refrattario o non interessato come è normale che sia.
Non possiamo obbligare nessuno e non è questo il nostro obiettivo.

Per questo utilizza anche altre forme di contenuto a seconda del tuo target: se raggiungi il 100% della tua “tribù” con il podcast allora prosegui pure e non perdere tempo, ma in caso contrario scegli formati e mezzi più frequentati dalle persone con cui vuoi parlare.

Tieni conto che il tuo audio può diventare: un testo, un video (se aggiungi immagini e sottotitoli), un piccolo estratto, un’infografica, una slide, un’immagine …. quindi puoi scatenarti.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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