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Perchè hai bisogno di una unique selling proposition. Ecco una guida

Perchè hai bisogno di una unique selling proposition. Ecco una guida

Chi sono?

Cosa faccio?

Cosa mi rende unico/a?

 

Te lo sei mai chiesto?

Se vuoi iniziare a comunicare il tuo brand hai bisogno di posizionarti nel modo più corretto nella mente delle persone che vorresti fossero interessate a te.

Per farlo, prima di partire con gli strumenti (blog e/o i social) devi lavorare per individuare la tua Unique Selling Proposition.

La proposta unica di vendita è un indispensabile punto di partenza.

Essenziale, oserei dire.

Capire chi siamo è fondamentale se vogliamo poi comunicarlo anche agli altri.

Ma dobbiamo allontanare da noi la tentazione di ricalcare formulette abusate dalla comunicazione istituzionale alla quale ci siamo abituati e che mentalmente resta un nostro punto di riferimento, per cui frasi del tipo “azienda giovane e dinamica”, “servizi a 360 gradi” o “professionista con comprovata esperienza pluriennale” sembrano risolvere il problema.

Dobbiamo far capire a qualcuno che si interfaccia con noi come possiamo essergli utile.

Invece di ripetere quanto è bello, quanto è buono il tuo prodotto/servizio devi concentrarti su altro, sul tuo potenziale cliente.

In che modo gli risolvi il problema e perché lo fai in maniera differente dal resto dei tuoi competitors?

Cosa offri di diverso dai tuoi concorrenti per la quale vale la pena acquistare da te e non da loro?

Ci sono servizi e/o garanzie aggiuntive che solo tu puoi dare?

Ecco una guida che ti può aiutare nella definizione della tua unicità.

 

Unique Selling Proposition: guida completa

 

Cosa significa Unique Selling Proposition

 

Ecco come Glossario Marketing la definisce.

Viene detta anche “argomentazione esclusiva di vendita”, la USP è una breve affermazione con cui si evidenzia il singolo punto, di vantaggio o caratterizzante, o la prestazione del prodotto su cui concentrare il messaggio, per renderlo attraente agli occhi del consumatore.

L’ USP è il concetto alla base della teoria pubblicitaria sviluppata negli anni Quaranta da Robert Reeves.

“La pubblicità deve offrire al consumatore una logica ragione per comprare il prodotto, e tale ragione deve distinguere il prodotto dai suoi concorrenti.”

Reeves sintetizzò la teoria focalizzandoci su tre punti:

  1. ogni campagna pubblicitaria deve proporre un beneficio per il consumatore
  2. il benefit deve essere tale che la concorrenza non può offrirlo
  3. il beneficio deve essere talmente forte da spingere i consumatori all’acquisto.

 

 

Cosa non è una Unique Selling Proposition

 

Le offerte, gli sconti, le condizioni di vendita, le gratuità, il servizio clienti 24 ore su 24 e sette giorni su sette non sono annoverabili come proposte uniche di vendita o non sono elementi di essa.

La unique selling proposition non deve essere non solo una dichiarazione di intenti, ma una posizione assunta dall’azienda nel suo complesso.

 

 

Esempi di Unique Selling Proposition

 

Ecco la proposta unica di alcun brand famosi.

Domino’s PizzaPizza consegnata in 30 minuti oppure è gratis

Tonno RioMareCosì tenero che si taglia con un grissino

Acqua LeteRicca di piacere, povera di Sodio

M&MsIl cioccolato che si scioglie in bocca, non in mano

De BeersUn diamante è per sempre

 

 

Come costruire la tua Unique Selling Proposition

 

Inizia ad analizzare tre macro-aree: il target, il brand e la concorrenza.

Target

Di cosa ha bisogno e che cosa desidera il potenziale acquirente?

Studiare le “Buyer Personas” è importante per individuare i problemi che i clienti e potenziali affrontano, così da poter offrire loro un valore unico che li convinca a scegliere noi.

Se provi a piacere a chiunque, finirai per non piacere più a nessuno.

Questo vuol dire che se vuoi che il tuo prodotto abbia successo allora ti devi focalizzare su un target specifico e ristretto, meno saranno le persone di cui vuoi soddisfare un bisogno o un’esigenza, maggiori saranno le possibilità di riuscirci (magari anche meglio della concorrenza).

Brand – Prodotto – Servizio

Chi sei, Cosa produci e come lo produci?

Quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza?

Quali sono i vantaggi offerti e percepiti della soluzione che proponi?

È importante individuare i vantaggi più importanti che la tua azienda, il prodotto o il servizio possono dare, ovviamente in funzione di ciò che la clientela ha bisogno o desidera.

Mostra al cliente come puoi aiutarlo a risolvere i suoi problemi

Potrebbe essere importante anche rispondere alle seguenti domande:

  • Cosa succede se qualcuno mi ascolta/usa il mio prodotto/compra il mio servizio?
  • Cosa succede se quel qualcuno non mi ascolta/non usa il mio prodotto/non compra il mio servizio?

Mercato e Concorrenza

Qual è il mercato di riferimento e quali competitors ti trovi a fronteggiare?

Analizzare il mercato di riferimento per capire “in quali acque stiamo navigando” e comprendere come possiamo differenziarci rispetto agli altri attori presenti in tale mercato, è necessario per individuare il modo migliore per elaborare la nostra Proposta Unica di Vendita.

Trova il punto debole della tua concorrenza e volgilo a tuo vantaggio, offrendo un servizio migliore dove il tuo concorrente è lacunoso.

A questo punto bisogna unire i puntini secondo un semplice modello che puoi scaricare QUI.

unique selling proposition franzcos

(anteprima)

 

Dove e come utilizzare la USP?

 

Potrà esserti utile per il sito, come bio/descrizione nei profili social…come frase da pronunciare quando ci si presenta ad altre persone o potenziali clienti.

Si potrà riadattare a seconda dei contesti, ma dovrà rimanere coerente in tutta la tua comunicazione, mi raccomando.

 

Unique Selling Proposition e Proposta di Valore

 

La UVP (Unique Value Proposition) o Proposta di Valore va in profondità andando ad esplorare i valori del brand/azienda.

I valori dobbiamo sempre averli ben chiari, oltre al fatto che essi dovrebbero essere attributi alla tua azienda da chi compra anche senza averglieli esplicitati.

Non si tratta di valori generici, ma coerenti con ciò che comunichiamo e che viene percepito.

La proposta di valore esprime il valore percepito dai clienti rispetto al prodotto/servizio.

inforgrafica

(Image source: quicksprout.com)

 

In alcuni casi USP e UVP vengono considerate allo stesso modo.

Io ti offro questo suggerimento: non fossilizzarti su teorie ma pensa al meglio per il tuo business.

Prendi questi suggerimenti e adattali al tuo contesto, lavora al tuo posizionamento nei confronti del mercato e dei tuoi clienti per riuscire a comunicare con loro al meglio.

Altre risorse

 

Puoi trovare schemi (template) da utilizzare liberamente sul sito di businessmodelcanvas: tutto quello che ti serve per organizzare il valore della tua offerta rispetto ai bisogni e alle necessità del pubblico.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Puoi anche approfittare del mio video corso gratuito: ti racconto il mio metodo di lavoro che si basa sulla reputazione digitale

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Cosa fare nel 2020?

Cosa fare nel 2020?

Ad ogni fine ed inizio anno ci facciamo delle promesse.
Quante poi ne manteniamo?

I buoni propositi non bastano, forse è necessario mettere nero su bianco per cercare di essere coerenti con sè stessi.

Tuttavia i nostri intendimenti debbono poi scontrarsi con la realtà delle cose, con le tendenze del mercato: senza un vero confronto con questi aspetti non avremmo modo di verificarne la fattibilità.

Ho “ascoltato molto” in queste settimane, ecco pertanto alcune indicazioni che ho dedotto e che traduco in pratici consigli per migliorare la nostra comunicazione digitale nel 2020.

Tutti su Tik Tok?

Io mi sono iscritto qualche mese fa.
Sono onesto… non ho ancora pubblicato nulla.
Guardo raramente il feed.
Non mi appassiona.
Ma il fatto non sono i nostri di gusti, bensì le tendenze.

Teniamo monitorata la situazione, ora il social è pieno di ragazzi e ragazze molto giovani.
Sembra essere di tendenza per un target specifico, quindi.

Vediamo cosa succederà nel tempo, se si tratterà di un luogo dove gli utenti migreranno in massa, se sarà solamente una bolla effimera o se c’è di più.

Podcast

Il fenomeno è davvero in grande estensione.
Sempre più utenti ascoltano e aumenta l’offerta per il consumatore/ascoltatore.

Guardati intorno, scopri come la tua nicchia è rappresentata e se è rappresentata.
E fossi in te… più di un pensiero lo farei nell’utilizzare il podcast nella tua strategia di contenuti.

Youtube

Non vedo l’ora che Hootsuite e We Are Social pubblichino il report annuale con i dati 2019, ma al di là di questi la piattaforma video di Google non è certo caduta in disgrazia, nonostante ci sia chi non pensa sia opportuno investirci.

Rispondi a questa domanda: quanto guardi la TV tradizionale rispetto a Youtube, Netflix o Amazon Prime?

Realtà aumentata, intelligenza artificiale

Il futuro è oggi.

Questo video qui sotto ne è solo un piccolissimo esempio (neppure troppo recente, oltretutto).

Se hai Alexa o Google Home magari sai di cosa parlo.

Non voglio mischiare le cose.

Solamente portare il ragionamento ad un livello per cui se sottovalutassimo questi cambiamenti rischieremmo un certo tracollo.

Drizziamo le antenne per capire come la tecnologia cambierà le abitudini, ecco.

Futuro della pubblicità

Un professionista della pubblicità un anno fa ad un grande evento (Web Marketing Festival) ha centrato il tema in modo chiaro ed alquanto esplicito.
Attuale anche ora.

Formazione continua

Alimenta sempre la tua curiosità.
Questo è il consiglio più importante che ti voglio lasciare.

Trova le tue ispirazioni, la tua strada e non smettere mai di accrescere le competenze nel tuo campo ed in quelli limitrofi.

Le possibilità sono davvero illimitate: anche con budget ridotti hai la possibilità di sfruttare le potenzialità del web per acquisire nuove conoscenze, ampliare le tue “skills”, approfondire, incuriosirti …

Facendolo terrai la tua mente aperta e imparerei a capire cosa è importante per te e cosa no, chi seguire e chi ignorare, saprai distinguere i venditori di fumo dai professionisti veri che condividono il sapere.

Importante è avere un approccio critico ma umile, mettersi in discussione, ascoltare, confrontarsi ed usare bene il tempo.

Io ho elencato da chi sto apprendendo tanto, se vuoi indicarmi qualche risorsa ne sarò felice (contattami su Telegram)

 

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Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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L’assistenza al cliente costruisce il brand

L’assistenza al cliente costruisce il brand

Sei mai stato/a in un Apple Store?
Hai mai acquistato su Amazon?

Non voglio fare il fan o promuovere marchi che non hanno di certo bisogno della mia “pubblicità”, ma ti porto due esempi di BRAND stra-conosciuti e con cui ho avuto più di un contatto diretto come cliente.

Quindi ti chiedo, in questo momento, di non porti il problema “etico” su queste due aziende perchè non è di questo che tratta l’articolo che stai leggendo.

Vorrei puntare il focus e la tua attenzione sul servizio di assistenza al cliente di Amazon e Apple.

Parlo di mie esperienze: una vissuta online, l’altra fisicamente in negozio.

Entrambe mi hanno fatto riflettere perchè sono state ampiamente soddisfacenti e di qualità.

Motivi assolutamente validi che mi spingono a parlarne positivamente, passando parola a persone che magari potrebbero avere bisogno di accedere al servizio per questioni affini alle mie.

Che conseguenza ha tutto questo?

Il marchio si rafforza enormemente, l’azienda fidelizza un cliente a tal punto che lo stesso diventa un “fan” o comunque un megafono tra altri potenziali clienti.

Adesso prova a pensare alla tua realtà.

Sia che tu abbia un’impresa, un’associazione o tu sia un professionista.
Al di là che tu venda beni, prodotti o servizi.

Le persone come considerano l’esperienza con te ed il tuo marchio?

Perchè non serve a nulla scrivere sul nostro sito che siamo focalizzati sulle esigenze del cliente, che mettiamo al centro questo benedetto cliente se poi nella pratica non lo facciamo affatto.

O meglio, voglio esagerare.

Dal momento in cui siamo sul mercato, deve essere prassi obbligata essere attenti al cliente ed alle sue esigenze.

E’ un “must” della vendita.

Quindi dirlo è innanzitutto inutile, in secondo luogo se ci viene l’orticaria ogni volta che un cliente chiede qualcosa nel post-vendita o nella fase di trattativa, allora di certo saremo incoerenti.

Quando si parla di costruire una storia d’amore con il cliente si intende proprio questo.

Guarda questo spezzone di film (di cui ringrazio “Il cinema insegna“) preso da “Amore a 5 Stelle”.

film assistenza al cliente

Non si tratta, fai attenzione, di essere dei leccapiedi o di “calare le braghe” come si dice dalle mie parti.

Si tratta di far davvero sentire a proprio agio il cliente, di considerare le sue esigenze e, nei limiti del possibile, trattarlo come persona unica ed irripetibile e non come uno dei tanti.

Potremo anche sbagliare o addirittura fallire (con il nostro prodotto o servizio) con lui o con lei, ma se avremo instaurato un rapporto come quello di cui ti sto parlando, allora lasceremo un buon ricordo.

Le persone percepiranno come sano il nostro “brand”.

Come potrai intuire questo aspetto diventa fondamentale.

Se non sappiamo comunicare non sapremo essere empatici, se non costruiremo un rapporto di fiducia non riusciremo mai a trasmettere qualcosa.

Questo va al di là delle logiche sul prezzo, del fatto che il nostro sia un prodotto di qualità…

Non dovremo piegarci ad ogni richiesta impossibile e (soprattutto) se fatta in malafede.

Il gioco funziona se il rispetto è reciproco: le storie d’amore funzionano se si è in due a farle andare avanti.

Non bisogna essere Amazon o Apple, non è necessario avere una latteria o uno store online per avere un clichè che funzioni come assistenza al cliente.

Pensa a cose semplici: ai contenuti del tuo sito, a come accogli le persone che entrano in negozio, a come rispondi alle email o ai whatsapp.

Vedrai che un modo diverso (e sicuramente più efficace) lo troverai per far parlare bene di te, una volta che i clienti escono dalla porta o dal tuo e-commerce.

 

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Il giusto “mindset” per il content marketing

Il giusto “mindset” per il content marketing

Per fare content marketing è bene avere un approccio corretto.

Un cosiddetto “mindset”.

Il Content Marketing non è per tutti, non tutti infatti hanno quel sano coraggio di superare barriere (mentali) e credenze (per lo più popolari) per poter pensare di fare marketing dei contenuti.

Bisogna innanzitutto essere predisposti al cambiamento, quindi mettersi in discussione.

Niente di più difficile.

Non ti nascondo che ci vogliano buona volontà, tanto impegno, una dose massiccia di pazienza e molta costanza, oltre ad un’alta competenza nel tuo campo.

Il Content Marketing non può e non deve, infatti, nascondere “magagne” sulla tua formazione e sulla tua professionalità specifica.

Dovrai anche preparati ad “esporti” in prima persona, non dovrai tirarti indietro.

Basta che tu sia te stesso/a, non ti preoccupare, ma ci sarà bisogno che nel tuo campo tu prenda posizione e ti giochi la faccia, in un qualche modo.

Chi ha bisogno di comunicare (come noi comuni mortali) necessita di attirare utenti, clienti, persone realmente interessate.

Per farlo diventa indispensabile fornire indicazioni che esprimano autorevolezza e conoscenza, al fine di far avvicinare qualcuno a noi.

Sul web abbiamo tutti bisogno di dare, di essere generosi nel diffondere contenuti di valore e che possano essere utili.

Solo in questo modo riceveremo man mano in cambio qualcosa.

Ecco, allora, quello a cui starai probabilmente pensando.

Abbiamo sempre fatto così

Hai mai pronunciato questa frase?

L’abbiamo detta tutti quando ci sono arrivate proposte di cambiamento ed abbiamo avuto paura, timore di non farcela ad accettarlo perché la sensazione ci metteva in crisi.
Metteva in crisi le nostre certezze, le nostre modalità, le nostre comodità, gli equilibri che faticosamente avevamo conquistato…

Bene anche in questo caso, quando ci viene detto che il modo in cui abbiamo operato nella comunicazione, marketing magari per vent’anni è sempre stato quello, la tentazione è fortissima: se è andato bene fino ad adesso perché cambiare?

Eppure, dobbiamo contrastare in tutti i modi questo approccio. In noi e in chi collabora con noi.
Dobbiamo spalancare le porte ad un cambiamento per abbracciare un metodo nuovo, una sfida nuova per costruire un futuro sicuramente migliore. Si tratta di questo, in fondo.

Il blog non fa per noi, non abbiamo molto da dire

Seconda obiezione.
Ho esemplificato citando il blog, ma avrei potuto dire qualsiasi altro strumento.

Pensare di non cambiare è anche (a priori) decidere cosa è meglio per noi.

Senza sapere esattamente di che cosa si sta parlando, ma nonostante ciò optiamo per una scelta finale “tranchant”.

Inoltre non avere la percezione di avere dei contenuti, al di là di quello che siamo o che vendiamo, è una classica risposta che si dà senza davvero conoscere di quali contenuti le persone (i clienti) abbiano poi in fondo bisogno.

Non vi sono settori sprovvisti di contenuti da comunicare.

Non ho tempo per fare dei contenuti

Tra le scuse più plausibili che ci diamo c’è “la mancanza di tempo”, per cui siamo impossibilitati a comportarci diversamente.

Quasi come se chi invece faccia contenuti in realtà sia nullafacente o al contrario non dorma la notte.

Abbiamo paura del tempo forse perché non sappiamo bene come gestirlo (in primis) e in secondo luogo non diamo l’importanza dovuta alla comunicazione, vedendola come un accessorio, non come una opportunità gigantesca che ci faccia sopravvivere e poi, magari, anche vivere bene.

Ho già aperto il mio sito web e non ottengo risultati

La domanda giusta da porci è: come stiamo comunicando? Cosa stiamo comunicando?

Perché non basta dire che siamo “i migliori” o che abbiamo una “comprovata esperienza” per riempire i nostri negozi, le nostre caselle email o far bombardare di chiamate i nostri uffici.

Se da una parte abbiamo timore di doverci esporre, di favorire i competitors, dall’altra si pubblicano solo auto-incensazioni o notizie per l’utente medio davvero molto poco rilevanti, presentandosi come il TOP e ineccepibilmente “leader di settore”.

Magari poi utilizziamo un linguaggio formale, non coinvolgente e non adatto ai nostri interlocutori chiudendo il cerchio e poi pensando che sia colpa dello strumento e non dei contenuti.

Il mio settore è diverso

Lascio la risposta a Marta Basso, imprenditrice digitale.

E tu sei pronto/a a fare content marketing adesso?

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Io credo nell’Inbound marketing

Io credo nell’Inbound marketing

Cos’è l’inbound marketing?

“Al contrario dei vecchi metodi di outbound marketing come acquistare annunci, comprare mailing list, e pregare per i contatti, l’Inbound Marketing si concentra sulla creazione di contenuti di qualità che attirano le persone verso la tua azienda e prodotto, dove essi spontaneamente vogliono essere. Allineando i contenuti che pubblichi con gli interessi del cliente, è naturale attirare traffico in entrata che è possibile convertire, chiudere e deliziare nel tempo.” (Hubspot)

La definizione di Hubspot (azienda che produce software per il marketing e che ha coniato il termine) è esaustiva.

Eppure…

Eppure ci ostiniamo a fare marketing intrusivo, o meglio a fare solamente quella forma di marketing che è la pubblicità, la promozione.

Perchè pensiamo che se non andiamo noi dai clienti, dagli utenti non saranno certo loro a venire da noi.

Abbiamo per caso un prodotto, un servizio, un’idea, un corso, un libro, una consulenza che fa così schifo che pensiamo di non riuscire ad attrarre nessuno?

Sottostimiamo così tanto noi stessi o quello per cui promuoviamo?

O forse sappiamo che in fin dei conti stiamo vendendo un po’ di fumo, abbiamo ingigantito un po’ le nostre competenze o i vantaggi dei nostri prodotti che abbiamo bisogno di “truccare le carte” e azionare opere di convincimento del prossimo?

Semplicemente dobbiamo arrivare a fine mese e stando con le mani in mano non facciamo la spesa.

Con molta probabilità ti sarai dato delle risposte che assomigliano a quelle che ho ipotizzato qui sopra.

Non discuto le tue ragioni e le rispetto.

Ma forse stai sbagliando prospettiva perchè ti sei fatto/a un’idea sbagliata del marketing e delle sue potenzialità.

“L’obiettivo del marketing è quello di rendere superflua l’attività di vendita. L’obiettivo del marketing è quello di conoscere e comprendere il cliente così bene che il prodotto e il servizio si adattano e si vendono da sé. Idealmente, il marketing dovrebbe portare a un cliente pronto all’acquisto.” (Peter Drucker)

Iniziamo da quanto dice Peter Drucker, autore di opere sulle teorie di gestione aziendale, oltre che docente di management alla Graduate School di New York.

Vendere è superfluo se facciamo marketing in modo corretto.

In effetti se conoscessimo bene il nostro cliente/utente finale sapremmo riconoscere i suoi bisogni, avremmo coscienza dei suoi problemi, conosceremmo il suo linguaggio e le domande che ha in testa. In questo modo potremmo comunicare con lui in modo corretto, attirando la sua attenzione.

Invece talvolta facciamo l’esatto contrario.

Crediamo di conoscere e generalizziamo troppo, pensando di perdere delle opportunità restringendo il campo.

Poi abbiamo anche la convinzione che usare un linguaggio troppo semplice sia dequalificante e che offendiamo l’intelligenza di qualcuno a banalizzare troppo i concetti.

Ragioniamo con la nostra testa, vediamo le cose solo con il nostro sguardo. Facciamo ciò che vorremmo fosse fatto a noi. O neanche quello, talvolta.

Ci diciamo “empatici”, in ascolto delle esigenze del cliente e poi nei fatti siamo tutto tranne che quello.

Se non conosciamo i nostri interlocutori come potremmo empatizzare con loro?

Pensiamo che applicando due o tre trucchi da esperti venditori di ghiaccio agli eschimesi, abbindoleremo chiunque e che questo sarà pronto a seguirci.

Allora arriva Seth Godin e ci dice:

“È sempre meglio vendere a persone che vogliono ascoltare ciò che hai da dire”

Rafforzando il concetto della personalizzazione e del nostro sguardo rivolto a persone che hanno orecchi per ascoltarci davvero.

Ma nel concetto di “inbound marketing” come si arriva alla vendita?

Ti sto cercando di dissuadere dall’applicare il marketing ossessivo, cioè quello che chiamerei “interruttivo” come direbbe Godin.

Quello a cui ci hanno abituato gli spot televisivi che ci hanno indotto allo zapping per evitare di subirlo.

Quel marketing della telefonata dell’operatore X che senza preavviso ci interrompe oppure la strategia dei “Testimoni di Geova” che nel weekend ti suonavano alla porta per convertirti.

Cosa ottieni con queste forme di promozione?

Ecco che allora entra in gioco l’unica strategia possibile e che è il cuore di tutto il processo.

I contenuti sono il fulcro di una strategia di inbound marketing.Click To Tweet

Perché saranno quelli ad “attrarre” gli utenti giusti, perché rispondenti alle loro domande.

Non si tratta di una strategia alla cieca o di marketing della speranza, quindi non andremo a bussare alla porta, ad interrompere le persone, ma ci faremo trovare.

Saranno loro a lasciarci il contatto ed a quel punto dovremo curare la relazione per poi portarla alla “conversione” finale.

Realizzare l‘inbound marketing significa dar vita a una strategia coordinata e sinergica, monitorando e analizzando l’andamento e aggiustando il tiro se le cose non funzionassero a dovere.

Ti ho parlato già di content marketing su questo blog: si tratta proprio di applicare tutto ciò di cui ti sto accennando adesso.

Come fare inbound marketing: gli strumenti

Chiediti sempre chi sono le persone a cui vuoi rivolgerti e come puoi farti trovare da loro.

Trova i contenuti e sviluppa un piano editoriale.

Usa poi gli strumenti che il web ti mette a disposizione e che sono più consoni per il tuo utente target.

Ad esempio apri un blog se vuoi lavorare con i contenuti indicizzandoli sui motori di ricerca, su LinkedIn puoi utilizzare i contenuti per farti seguire da persone potenzialmente interessate a quel che fai.

Puoi creare un video-corso, un podcast, un webinar, un e-book …

Dovrai curare le relazioni per ottenere dei risultati e continuare nella produzione dei contenuti senza temere di perdere tempo: ti stai costruendo il futuro!

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

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(Foto Credits: https://www.seofreelancer.pt)

Francesco Costanzini

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I 5 errori nel marketing che è meglio evitare

I 5 errori nel marketing che è meglio evitare

Non sono maestro di nulla.

Cerco solo di condividere la mia esperienza sul campo.

Attraverso il lavoro e gli errori commessi nel passato, ti posso dire con il cuore che ti suggerisco di intraprendere da subito la strada che queste ingenuità, peccati veniali o chiamali come vuoi … li evita.

Non esistono ricette segrete, non è la prima volta che te lo dico.
Tuttavia ci sono buone pratiche e direzioni sbagliate.

Oggi ti elenco cinque macro-errori che è bene non commettere se vuoi fare marketing con efficacia.

Ciascuna delle tematiche avrebbe bisogno di approfondimenti specifici, che magari in parte ho già fatto o che mi riprometto di fare in futuro.

 

I 5 errori nel marketing 

 

Non fare marketing ma pubblicità

Se per te fare marketing significa pubblicare qualche post sulla pagina di Facebook della tua azienda/associazione oppure acquistare un piede di pagina sul quotidiano locale allora forse stai commettendo un errore “strategico”.

Bellissimo questo video di Francesco Sordi,  che uso anche in aula, che con un piccolo esempio spiega cosa sia davvero il marketing.

La pubblicità, l’advertising, la promozione sono solo una fase del marketing che come spiegano quelli bravi si compone anche di: prodotto, prezzo e punto di vendita.

A questo proposito ti suggerisco un articolo molto completo e ben costruito in cui Fabio Pellencin spiega cosa sia esattamente il marketing  ed elenca le 4 P che ti ho citato.

Spesso cadiamo in questo errore, pensiamo di fare marketing per il semplice fatto di avere dei canali aperti e di acquistare spazi pubblicitari.

Non sapere a chi ti devi rivolgere

Eccolo qui, l’errore che tutti commettiamo all’inizio.

Vogliamo parlare a tutti e quindi non parliamo a nessuno.

Chi ha studiato marketing magari ha in testa che si debba individuare e raggiungere un target, ma molto spesso si fa fatica ad individuarlo ed anzi si rischia di farlo con troppa superficialità o senza dati a conforto.

La questione non si può risolvere e/o banalizzare in poche righe.

Ne ho iniziato a parlare in questo post ma come vedrai si tratta davvero di rimboccarsi le maniche ed iniziare un lavoro specifico.

In quell’articolo ti ho dato alcuni spunti ed approfondimenti che potrai fare.

Intanto però va acquisita la consapevolezza che senza sapere a chi ti devi rivolgere è inutile che ti ostini a provare e riprovare, sparare nel mucchio è poco produttivo e per esserlo devi comunque avere veramente un budget a tantissimi zeri.

Ma investimenti economici a parte, è davvero un errore (comune e in cui cadiamo tutti) partire senza conoscere il nostro interlocutore principe.

Come possiamo comunicare con lui/lei se non lo conosciamo?

A tuo figlio/a parli come parleresti ad un tuo fornitore?

Non avere una strategia

“La strategia senza la tattica è la via più lenta alla vittoria. La tattica senza la strategia è il rumore che precede la sconfitta” (Sun Tzu).

Ho scomodato Sun Tzu per esprimere meglio il concetto.

Sulle ali dell’entusiasmo ho visto partire tanti iniziando a “fare”, senza avere dietro un pensiero ragionato.

Il problema però è stata la mancanza di risultati.

Non nasconderti, io alzo la mano da “colpevole”.

Quante volte sei partito/a dallo strumento prima che dalla strategia?

Hai aperto il profilo/pagina sul social e sei partito/a pubblicando a raffica.

Poi ti sei arenato/a, hai constatato gli scarsi risultati, la vena creativa è sparita ….se ti immedesimi è perchè hai commesso anche tu l’errore di non pensare ad una strategia pensando che bastassero entusiasmo e poco altro visto che usare i social è banale ed alla portata di chiunque.

Cos’è questa strategia?
Ho provato a sintetizzarlo in questo post.

Non produrre contenuti

Se ritieni che il tuo lavoro non sia produrre dei contenuti allora sei incappato/a in un altro tragico errore.

Magari pensi che per comunicare mettendo in atto la strategia di marketing bastino dei post sui social con qualche promozione, ma che un blog o un video siano solo perdita di tempo o non facciano al caso tuo.

Ho incontrato (ed incontro) tanti che sono reticenti su questo aspetto.

Ma, credimi, se non basi la tua strategia sui contenuti i risultati non arriveranno.

Il content marketing è da sempre una risposta all’esigenza di comunicazione di professionisti, aziende e/o chiunque desideri trasmettere qualcosa ad altri.

Non mantenere le promesse

“Sii molto cauto nel parlare, perché tu non abbia a vergognarti se le tue azioni non fossero state poi all’altezza dei discorsi.” (Confucio)

La coerenza, la reputazione sono aspetti determinanti.

Mentire è un errore nella vita reale, figuriamoci se lo stesso principio non vale anche anche quando si parla di marketing.

Le bugie hanno le gambe corte. sempre e comunque.

Quindi fingersi chi non si è realmente, confezionare “balle” su prodotti meravigliosi che si rivelano “ciofeche” determina un fallimento.

Un effetto boomerang.

Il marketing non è finzione.

Debbo dirti che onestamente su questo aspetto non sono caduto, perchè per carattere non sono bugiardo.

Tuttavia ho sempre avuto il dubbio se come consulente avesse senso mostrarmi con i miei difetti, il mio accento, le parole che ogni tanto mi mangio per la fretta…

Ho pensato di sì.

Perchè devo fingere di essere chi non sono?

Ho un podcast e se un cliente si avvicina a me dopo aver sentito alcune puntate e mi sceglie come potenziale fornitore/consulente è giusto che veda e senta che sono lo stesso anche in carne ed ossa.

Attenzione anche quando ci presentiamo come attenti alle esigenze dei clienti e poi nella pratica non lo siamo affatto.

Quando diciamo di “mettere i clienti al centro” e poi trattiamo “a pesci in faccia” chiunque…

Pensiamo a costruire solide basi come su una relazione qualsiasi.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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