Non devi fingere.

Già, per comunicare devi essere te stesso/a.

Quando constatiamo che la nostra comunicazione non è efficace dobbiamo iniziare a farci alcune domande.

Esistono a mio modo di vedere le cose, due potenziali macro problemi da cui iniziare l’auto analisi.

Problema numero 1

Se non sai comunicare è difficile che qualcuno te lo insegni, è una struttura mentale innata e un atteggiamento.

Essere un ottimo professionista nel tuo campo ad esempio non equivale a mostrarlo o a sapersi approcciare alle persone.
Sin dalla nascita ci provano a trasmettere la cosiddetta educazione formale con cui impariamo volenti o nolenti ad esempio ad approcciarci all’autorità o agli estranei.

Poi una volta che siamo capaci di mostrare educazione e rispetto formale, la storia finisce lì.
Auto-impariamo a relazionarci con i pari e poi quando entriamo nel mondo del lavoro riportiamo le nostre attitudini e conoscenze dimostrando quello che siamo, trascinandoci il setting culturale acquisito anni addietro.

Ma saper comunicare efficacemente è un’altra storia.
Possiamo studiare, va bene, possiamo impegnarci.
Ma la cosiddetta empatia è un qualcosa di realmente “acquisibile”?

Se non siamo capaci di comunicare un qualsiasi concetto ai nostri collaboratori, lo sapremo fare con i clienti?

Se ci adiriamo con un nonnulla, se l’irascibilità è parte del nostro DNA, se la “sboronaggine” ci pervade e non sappiamo cosa sia l’umiltà, pensiamo forse che non comunicheremo agli altri tutto questo?

Fonte: Peanuts di Charles Monroe Schulz ©

Arriviamo, dunque, al problema numero 2

Se fingi di essere quello che non sei non otterrai nulla, la strategia migliore è essere veri.
Perchè?
Se sei “aggressivo” le persone lo constateranno dal tono che userai alla lunga anche sui social o se sei irascibile probabilmente non ti tratterai di fronte ad un commento che ti contraddice o ti critica.
Quanto durerà l’immagine di TE perfetto e vicino alla santificazione?
Secondo me molto poco.

Ci sono individui composti unicamente di facciata, come case non finite per mancanza di quattrini. Hanno l’ingresso degno d’un gran palazzo, ma le stanze interne paragonabili a squallide capanne.
(Baltasar Gracián)

Non esiste un “Sacro Graal” che ci possa cambiare, se non ne siamo consapevoli a maggior ragione.
E l’apparenza è momentanea, se scegliamo uno status che non ci appartiene.

Quindi cosa è necessario fare per comunicare?

  • sii te stesso
  • parla a chi è interessato a te (o al tuo prodotto o servizio) con il tuo linguaggio e non con quello di altri o di un presunto standard de facto (che non esiste)
  • coinvolgi emotivamente i tuoi interlocutori
  • sii davvero per le persone il miglior professionista che potrebbero incontrare sulla loro strada

E se siamo irascibili, troppo timidi o incapaci di comunicare?
Se ne siamo consapevoli, lasciamo questo compito ad altri, fidandoci dell’esperienza e della professionalità altrui.
E cerchiamo di limare il nostro carattere: se abbiamo rapporti con il pubblico (clienti in carne ed ossa e non solo alla tastiera) dobbiamo sforzarci di essere empatici, assertivi oppure lasciamo in mano ad altri anche questo compito.

Non si nasce imparati, tuttavia esiste una predisposizione all’essere comunicativi o meno. Se non lo si è nella vita difficilmente lo si sarà anche sui social.

Qualcosa lo si può certamente imparare, ma senza consapevolezza e senza un primo focus su di noi piuttosto che sugli altri otterremo ben poco.

Nessuno ti insegnerà a comunicare.
I corsi o gli studi sono una parte importante della tua formazione, perché ti permettono di ottenere le conoscenze basilari e fondamentali. Però, come nella musica imparare le scale o gli accordi è indispensabile per fare di te un semplice esecutore, analogamente i corsi di formazione e gli studi non sono sufficienti per trasformarti in un vero comunicatore.”
(Riccardo Scandellari)