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Quante volte abbiamo sentito parlare di democrazia del web, del potere di assicurare un governo dal basso.

Ma quanto sono corrispondenti al vero queste definizioni?

Reputo molto attuale questo continuo dibattito che mi pare sia ancora determinante per stabilire la veridicità di ciò che viene detto, scritto o pronunciato anche e soprattutto dal mondo politico ed istituzionale.

“Non è facile giungere al cuore di Internet e coglierne la realtà vera, bisogna liberarsi con pazienza di molta retorica, superare diffidenze, evitare trappole ideologiche, non restare abbagliati da quella che è stata chiamata la Internet Trinity, una trinità fatta dalla tecnologia del mezzo, dalla distribuzione geografica dei suoi utenti, dalla natura dei suoi contenuti.” (Stefano Rodotà, 1998)

Internet (la rete) è davvero uno strumento oltre che un’opportunità e chi scrive ne è pienamente convinto.

Mi piace questa descrizione, che prendo da Tecnoteca.it : la rete, Internet, è per definizione uno strumento di delocalizzazione, in cui cadono i limiti dello spazio e del tempo e dove tutti i cittadini possono riunirsi, discutere e deliberare, come nella vecchia Agorà ateniese.”

Se dovessi spiegare cosa è la rete delle reti userei tre keywords: delocalizzazione in primis.

Poi proseguirei con un successivo approfondimento, che chiedo in prestito al portale “Educazione & scuola”: non esiste un proprietario di Internet. Per sua natura Internet è una struttura che vede tanti proprietari, piccoli e grandi che mettono in comune le loro risorse, in modo non gerarchico e paritetico, rendendo di fatto impossibile controllare contenuti informativi e messaggi scambiati in rete. Tutto ciò è dovuto alla lungimiranza di tantissimi piccoli service provider, che hanno investito in proprio per creare un punto di accesso ad internet, avendo di fatto le stesse possibilità e potenzialità di grandi strutture economiche o addirittura di Stati nazionali. Quindi la potenza della rete è proprio la sua libertà intrinseca e la sua mancanza di vincoli gerarchici con grandi organizzazioni, permettendo al singolo individuo di partecipare ad armi pari con le grandissime potenze economiche e sociali.

Scelgo come seconda parola chiave il termine popolare.

Declinato in questi termini. Internet è di tutti e di nessuno. Tralasciando che in termini tecnici questo assioma è facilmente contestabile, il concetto che mi preme sottolineare è l’assoluta libertà di cui gode il web perché difficilmente controllabile.

Si potrebbe aprire un’ampia parentesi sulla questione dell’accessibilità (che non è di certo garantita a tutti ancora) ma dei cui risvolti non intendo parlare qui ed ora.

Rosanna De Rosa (Docente Università di Napoli) nel 2002 in un articolo osserva che “la rete diventa una nuova metafora di democrazia: da un lato si allargano le possibilità di realizzare una democrazia del popolo, con l’opportunità di realizzare procedure di decisione popolare; dall’altro si costata la presenza di una serie concreta di rischi e limiti, come la difficoltà di riorganizzare le comunità umane o come la resistenza culturale e politica a legittimare la rete come strumento di nuova partecipazione politica”.

La terza ed ultima keyword è strumento sociale.

Internet quindi come strumento (sociale) delocalizzato popolare.

Come questo si integri con il concetto di democrazia è un passaggio abbastanza obbligato.

Sempre sul Educazione&Scuola, a firma di Giuseppe Fortunati, si legge: La potenzialità democratica di Internet si fonda sulla libertà di espressione dei piccoli individui allo stesso livello delle grandi strutture, permettendo di mettere in rete idee e di poter fare valutazione su di esse, a prescindere dalla potenza economica o politica di chi le mette in circolazione, dando a tutti la stessa visibilità potenziale.

Ritorna un aggettivo (potenziale) che è alla base di tutto il ragionamento.

Scrivere un contenuto sul web non equivale a renderlo popolare. Non vi è un’equivalenza in queste due azioni. La risultante è la somma di alcune azioni specifiche, che assume connotazioni algoritmiche di alto livello.

E’ vero che il web lo possono utilizzare tutti e che non è necessaria una specializzazione per compiere azioni semplici, ma è altrettanto vero che la tecnologia evolve e che è necessario conoscere bene il mezzo per poterlo “utilizzare” per scopi determinati.

La potenzialità pertanto è enorme, infinita oserei dire.

Ma il saper fare è determinante in questo processo.

Ritorno al concetto di democraticità.

Il web può essere circoscritto e reso controllabile?

In parte sì.

I motori di ricerca ci studiano e sanno esattamente cosa ci piace e cosa non ci piace, sanno esattamente chi siamo quando digitiamo.

Se sui social è usuale mettersi in piazza senza veli o quasi per sentirci apprezzati o condivisi o per soddisfare il nostro ego in qualche modo, prestiamo poca attenzione al fatto che questi media gratuiti in realtà ci usino per i loro profitti e che più siamo attivi più i fatturati crescono.

Lungi da me il voler fare della (cattiva) retorica su questo, credo che l’importanza della consapevolezza delle azioni che compiamo sia alla base dell’uso corretto dei mezzi che abbiamo a disposizione.

Vi sono mezzi e strumenti che si possono controllare e circoscrivere in questo mare magnum? Certamente.

Basta avere esperienza di qualche decina di anni sul campo per sapere che se apro un “Forum” (ormai fuori moda ma in parte ancora utilizzato, anche per fare politica) posso controllare le attività e mascherare la democrazia della rete chiedendo commenti e contributi ma mettendo nella piazza virtuale ciò che più aggrada o che è in linea con il mio scopo.

 

Altro discorso è utilizzare la democrazia del web per operazioni di partecipazione popolare. È una scelta coraggiosa, perché se fatta con le regole che il web esige non è facilmente controllabile ed è soggetta a tutti i rischi del caso.

Dall’utente con false credenziali, alla denigrazione, passando per lo spam e il cattivo utilizzo inconsapevole dei mezzi.

Quando un video riceve 200 commenti, di cui solo 10 riportano informazioni vere che smentiscono il video, l’informazione data o meglio percepita dal prossimo utente che visionerà il video quale sarà? Sarà la verità contenuta nei 10 commenti nascosti tra i 200 che in pochi o nessuno per motivi ovvi di tempo legge oppure sarà l’informazione falsa descritta nel video?

La rete non è infallibile, è uno strumento utile ed intelligente ma non è immune al virus della disinformazione. (agoravox.it)

Inneggiare a Internet come soluzione dei problemi al controllo dei media da parte della politica o dei poteri forti ha un senso, ma altrettanto ne avrebbe creare una coscienza online degli utenti.

Le possibilità che ciascuno di noi diventi un comunicatore è straordinaria, ma può anche avere degli effetti negativi. La possibilità di trovare risposte a tanti quesiti e confrontare le fonti è una straordinaria potenzialità, ma è altrettanto facile scovare informazioni errate o addirittura ingannevoli consapevolmente.

McLuhan (1994) afferma come “con l’aumento della velocità di diffusione delle informazioni, la tendenza in politica sarà di allontanarsi dalla rappresentanza e dalla delega conferita agli eletti, per avvicinarsi invece ad un coinvolgimento diretto della collettività nelle decisioni di governo”.

Lawrence K. Grossman ne La repubblica elettronica (1995) spiega come sia necessario per una corretta interpretazione delle informazioni possedere una solida cultura; migliorare la qualità e la diffusione delle informazioni, eliminando qualsiasi tipo di limitazione preventiva sui mezzi di comunicazione e verso chi pubblica o diffonde le stesse; inoltre andrebbe garantito un sistema finanziario per le ICT, libero ed indipendente, capace di finanziare l’accesso dei più poveri e programmi di formazione e informazione di qualità, in modo da poter assicurare un accesso libero ed universale.

Ho citato due autori sulle quali tesi bisognerebbe soffermarsi a lungo, cosa che non farò per non tediare il lettore.

Il termine “sociale”, oltretutto, merita un capitolo a parte, che rimando a breve.

Ho cercato di compiere una riflessione che rispondesse alle domande che ho posto all’inizio.

Ha senso parlare di democrazia legando il concetto a Internet?

In conclusione a questa mia ricerca mi sono creato più dubbi che risposte. Tuttavia ho voluto palesare un ragionamento che mi capita spesso di fare, affrontandone qui solo una piccola parte.

Ma alla vigilia di una tornata elettorale in cui si è sentito tutto ed il contrario di tutto e in cui i contenuti passano in secondo piano rispetto agli strali e alle delegittimazioni reciproche, ho voluto esporre alcuni concetti, che si ponessero al fianco di una strumentalizzazione che si tende a dare del web e dei suoi scopi.

Grazie per l’attenzione.
Se volete e potete, commentate.
Sarò contento di sapere la vostra opinione.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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