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Deepweb, darknet, ma di cosa si tratta?

Avete mai sentito parlare di siti “nascosti” ossia che non si trovano facendo delle normali ricerche in Google e che possono essere visitati solo sfruttando reti di che rendono il più possibile “anonima” la navigazione?
Si tratta del deep web e delle darknet, si tratta (attenzione!) del 96% della rete Internet.
Google non può indicizzare tutto ciò che è protetto da password, la posta elettronica, molti dei social….così nella rete più profonda si possono trovare rapporti scientifici, cartelle cliniche, estratti conto, banche dati, documenti legali ma anche materiale illegale e potenzialmente pericoloso.

Come si accede?

Con pochi clic si riesce a navigare questi mondi. Tramite browser che rendono complessa la tracciabilità, come ad esempio Tor.

Ma cosa succede entrando in questi meandri?

E’ possibile approcciare subculture discutibili e accedere a materiale di varia natura.
Sono spesso substrati in cui non vi sono particolari remore valoriali, inibizioni, talvolta in essi si riscrive il linguaggio, “diluendo” la parte inaccettabile con una terminologia edulcorata, convincendosi che tutto in fine dei conti sia lecito o comunque possibile.
Proviamo a pensare ad un ragazzo ancora in crescita che approccia a contenuti razzisti, a subculture che incitano all’anoressia, alla prostituzione via etere, all’autolesionismo, al suicidio.

Da Facebook alle chat

Gli adolescenti oggi sono iscritti a Facebook ma non lo utilizzano fino in fondo, il loro interesse si è spostato su Instagram, Snapchat, WeChat, Tango o Hike.

Il perchè è facile da intuire.

Su Facebook ci sono i propri genitori che oltretutto sono attivissimi e sempre connessi, pronti a farsi i fatti altrui e figuriamoci se non quelli dei propri pargoli.

All’adolescente medio non conviene spingersi oltre su Facebook.

Magari utilizzando Messenger, ma non propriamente bombardando di contenuti la propria timeline.

Emulazione, this is the problem

La dottoressa Rosalba Trabalzini (psichiatra) su guidagenitori.it spiega molto bene la necessità di emulazione che vive l’adolescente medio.
Se guardiamo in quest’ottica i fatti di cronaca, probabilmente riusciamo a capire come i condizionamenti dell’uso malsano del web (magari nascosto) possono indurrei ragazzi a commettere sciocchezze, o peggio, reati o efferatezze.
Ma è un problema anche per gli adulti. Pensiamo a quanti in età ormai anche avanzata hanno preso spunto da atti criminali e li hanno riproposti.
Ma a maggior ragione è necessario capire e in qualche modo proteggere chi ancora sta maturando il suo io e rischia di avere debolezze per cui può essere condizionato facilmente da mondi oscuri.
La soluzione non è la censura o il divieto, ma il tutto parte dalla consapevolezza di cui abbiamo parlato anche nei post precedenti, oltre che da un monitoraggio di ciò che accade ai nostri figli o delle loro reazioni agli eventi.

Privacy

Tutti la reclamiamo. Non ci piace essere spiati o rintracciati.
Eppure sbandieriamo a chiunque i nostri gusti, la nostra posizione, i nostri acquisti, le nostre disavventure…
Poi, quando l’anonimicità diventa un rischio (vedi chi si approccia al web per commettere reati) avremmo la pretesa che le autorità facessero il loro mestiere quasi in tempo reale.
Insomma, abbiamo tutti le idee un po’ confuse su questo tema.
E portiamo avanti il vizio un po’ italico e qualunquista che le regole debbano sempre valere più per gli altri che per noi stessi.
Chi scrive non è un fautore della censura, tuttavia ritengo che il controllo del rispetto delle norme universali della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo andrebbero tutelati, ma anche questo è sicuramente un altro tema e in conclusione vi propongo il pensiero di Rudy Bandiera.

 

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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