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Vi è mai capitato di avere la sensazione che il cellulare abbia vibrato e invece, guardando lo schermo, non sono arrivate né chiamate, né messaggi, né mail?
Avete mai visto la vostra faccia quando per pochi istanti avete avuto la sensazione di aver perso il telefono?
Cosa fate per prima (o seconda) cosa al mattino quando vi svegliate?
Non crediate…ci siamo dentro tutti al tunnel della notifica da abuso di smartphone.
Cerchiamo però di capire il perchè.

PARTIAMO DAL PRINCIPIO

Nel 1994 per la prima volta si parla di Smartphone: Simon, prodotto da IBM e distribuito da BellSouth. Dotato di calcolatrice, block notes, calendario, giochi e la possibilità di inviare e-mail e fax. Nel 1996 appare il Nokia Communicator (Nokia 9000) e negli anni a seguire anche BlackBerry Nel 2007 la vera svolta: il 9 gennaio Steve Jobs annuncia il primo iPhone (che unisce iPod, telefono cellulare e tanto altro).

OGGI COSA STA SUCCEDENDO?

ComScore ha pubblicato un report completo sullo stato del mercato smartphone italiano nel 2016.
Iphoneitalia.com lo riassume così: “45.2 milioni di italiani posseggono un telefono cellulare, e di questi il 73% è in possesso di uno smartphone (+6% rispetto allo scorso anno). Dei 33 milioni di italiani che hanno uno smartphone, il 71.6% possiede un terminale Android, mentre il 19.2% un dispositivo iOS. Al terzo posto troviamo Windows Phone, che in Italia rappresenta ben il 7.7%, contro percentuali vicino allo zero registrate in altri paesi.

TRAFFICO

Era lo scorso Ottobre quando (fonte: tomshw.it) “per la prima volta la compagnia indipendente StatCounter ha certificato che smartphone e tablet hanno prodotto più traffico Internet dei PC a livello mondiale, battendoli 51,3% contro 48,7%. Si tratta di una notizia storica perché se è vero che il sorpasso del mobile sui computer è ormai una realtà consolidata, la maggior parte delle persone continuava ancora a navigare dal computer fisso.

GUARDIAMOCI ATTORNO

Non era difficile da immaginare, ma ancora forse non ce ne rendiamo conto.
Tuttavia basta guardare a noi stessi e a quanto utilizziamo il nostro telefono per capirlo.
Oppure facciamoci un giro con gli occhi bene aperti nella città in cui viviamo: andiamo fuori dalle scuole, nei locali pubblici, in stazione, in strada ed osserviamo quel che accade.

Una ricerca Dscout ha pubblicato una ricerca ripresa alcuni mesi fa da “La Stampa” in cui è stata monitorata ininterrottamente per cinque giorni l’attività di 94 persone sul proprio device.

In media lo schermo viene toccato 2600 volte al giorno, ma per i più accaniti utilizzatori si sale oltre quota 5400. Parlando invece in termini di tempo, l’utente medio rimane quasi due ore e mezza sullo smartphone al giorno, un periodo che per i più accaniti schizza a quasi quattro ore. Se si guarda invece al numero di volte in cui si prende in mano lo smartphone per usarlo il dato medio è di 76, per salire a 132 tra chi lo utilizza di più.”

Mi rifugio come spesso accade nell’analisi che ne fa Marco Montemagno:

QUALI CONSIDERAZIONI UTILI PER NOI?

Mi vengono da fare due tipi di considerazioni.

  • strategia di comunicazione

Risulta fondamentale che quando pensiamo a come comunicare qualcosa pensiamo in mobilità, perché è in questo modo che le persone probabilmente arriveranno al nostro contenuto.
Da questa consapevolezze può cambiare molta della nostra strategia e del nostro lavoro.

  • schiavi o utilizzatori?

E’ necessario che analizziamo noi stessi per non essere “schiavi” del nostro smartphone.Avendo tutto lì, sveglia, calendario, email, social, appunti, documenti, foto è molto probabile che nella nostra giornata avremo bisogno di accedere al device a più riprese.

E non c’è niente di male se questo aiuta la qualità della nostra giornata o del nostro lavoro o ci semplifica/velocizza dei passaggi.
Ma non possiamo nascondere a noi stessi la mania spesso compulsiva (spero che nel mio caso non sia ancora patologica) di ricercare le notifiche anche quando non ci sono nei momenti più impensabili della giornata o quando ne potremmo fare a meno.

Guardiamoci con un occhio esterno e regaliamoci momenti della giornata senza la frenesia del dito, dello scroll.
Senza voler essere falsi ed inutili moralisti, ma vivendo appieno gli attimi di vita che non è detto debbano per forza essere mediati da un telefono.

In caso di dubbi: fai un veloce test.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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