buzzoole code

Sono passati 13 anni dalla sua creazione, è oggi uno dei social più in voga e maggiormente diffusi nel mondo (1,65 miliardi di utenti al mese) e il più utilizzato in Italia.
Proviamo a capire come è nato Facebook e il perchè di tanto successo.

Un po’ di storia

In una notte di ottobre del 2003, uno studente di psicologia di Harvard, figlio di un dentista e di una psicologa, tale Mark Elliot Zuckerberg (classe 1984), reduce da una discussione con una ragazza, si siede davanti al computer e guardando l’annuario universitario ha una folgorazione. L’idea sta nel creare un sito dove caricare tutte le foto degli studenti del college (Facemash). Chi vi accede può votare la preferita tra due foto che il sistema seleziona casualmente. Nel giro di poche ore lo studente riesce a violare il database dei diversi studentati di Harvard e ad estrarre i nomi e le fotografie di tutti gli iscritti.

facemash
Nelle prime 4 ore di vita Facemash attira 450 visitatori e 22.000 click sulle foto. Il sito diviene subito talmente popolare da mandare in crisi i server dell’Università, per poi essere chiuso dai vertici di Harvard pochi giorni dopo. Zuckerberg verrà poi accusato di infrazione della sicurezza e di violazione della privacy degli studenti e punito con sei mesi di sospensione.

Il giovane studente, però, non si dà per vinto.
A gennaio del 2004 registra il dominio thefacebook.com e decide di lanciare una nuova rete sociale dedicata al mondo universitario statunitense.

L’ispirazione, ovviamente, resta Facemash (come dichiarato dallo stesso Zuckerberg, l’incidente lo aveva un po’ “bruciato), ma il suo funzionamento e il suo scopo sono differenti.
Al suo fianco ci sono altri colleghi studenti: Andrew McCollum (che contribuisce allo sviluppo dell’algoritmo e della piattaforma di Facebook) ed Eduardo Saverin (che si occupa degli aspetti organizzativi, aziendali e promozionali del social network).

Il 4 febbraio 2004 The Facebook apre ufficialmente i battenti agli studenti di Harvard.

thefacebook.com

A fine Febbraio più della metà degli studenti è registrata al servizio, mentre nel marzo 2004 Facebook con l’aiuto di Dustin Moskovitz (programmatore, che il Post  riporta come con un ruolo cruciale nello sviluppo di Facebook) e Chris Hughes apre anche a Stanford, Columbia University e Yale. Ad Aprile il servizio si allarga al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University e al Boston College. Nel giro di poche settimane Facebook apre a tutti gli studenti universitari di Stati Uniti e Canada.

Nel giugno del 2004 Zuckerberg Parker, Adam D’Angelo (primo Chief technical officer di Facebook) e McCollum terminati gli studi, si trasferiscono nella storica sede di Palo Alto (California) e decidono di aprire una società, Facebook, Inc., L’imprenditore Sean Parker diventa Presidente e durante l’anno successivo viene registrato il dominio facebook.com.

Già nella prima settimana di università, Zuckerberg programmò un software che chiamava Course Match, un progetto tutto sommato innocuo, realizzato per puro divertimento. L’idea era aiutare gli studenti a scegliere i corsi sulla base di chi altri li avrebbe frequentati. Cliccando su un corso si scopriva quali studenti si erano già iscritti, oppure si poteva cliccare sul nome di uno studente per vedere quali corsi frequentava.”, così scrive David Kirkpatrick nel libro “Facebook. La storia : Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione” (Hoepli, 2012).
Qualche pagina dopo Kirkpatrick scrive “Non si curò molto del fatto che le sue azioni fossero vagamente illecite. Sapeva essere un po’ testardo, gli piaceva agitare le acque; non chiese alcun permesso prima di procedere. Zuckerberg non sceglie deliberatamente di contravvenire alle regole; semplicemente, non se ne cura più di tanto.”

Questa (ricostruita attraverso wikipedia, fastweb.it, stylogy, il post e tecnocino) la storia di Montedizucchero (traduzione letterale), quarto uomo più ricco del mondo (Fonte: Wikipedia).

Mark Zuckerberg

Evoluzione di Facebook

Nuovi template, nuove funzioni ma soprattutto nuovi algoritmi. Nel 2009 gli sviluppatori iniziarono a realizzare giochi virali e Facebook decise di rendere possibile la condivisione di informazioni, arrivarono infatti i tasti “mi piace“, “condividi” e le pagine “fan”. Pochi mesi dopo (nel 2010) “places” e “like button” faranno la loro comparsa e così via…

In poco tempo così da uno strumento che aumentasse curiosità e socialità si è passati a discutere sul fine di Faccialibro.

Che cos’è Facebook? A cosa serve?

Per molti un bar, una piazza.
Nel 2004 il suo creatore lo spiegò intervenendo in tv.
Oggi dopo tutte le svolte algoritmiche come possiamo definirlo?
Beh io lo ritengo ancora una sorta di bar, che al suo interno ha persone disparate che lo vistano ogni giorno e che interagiscono tra di loro.
Andiamo in un bar spesso per soddisfare alcuni nostri “bisogni primari” o per socializzare, per appuntamenti di lavoro o per attimi di relax.
Proviamo a capire perchè trascorriamo tempo su Facebook.
Per soddisfare alcuni bisogni. Quali ognuno potrà raccontarseli da sè.
Interessante questo grafico che mostra l’esemplificazione dell’idea di evoluzione dei bisogni sul social (dello psicologo dottor Luca Costalunga su Webpsyche.it).

grafico sui bisogni

Ma negare che sia un veicolatore di contenuti e notizie questo lo ritengo improbabile e poco credibile. Di qualche giorno fa la notizia dell’introduzione del Progetto Giornalismo con cui Zuckerberg ha deciso di rafforzare i suoi legami con editori e media aiutandoli ad ampliare la loro audience e a promuovere contenuti di qualità in rete.
Ecco perchè forse man mano paragonare Facebook ad un media vero e proprio non è poi così sbagliato.

Bar, certo, ma luogo dove in tanti cercano (o pensano) di informarsi e formarsi. Onestamente al bar troviamo il classico giornale (e chi scrive ne è un assoluto fanatico) ma se guardiamo i dati di vendita dei quotidiani negli ultimi anni capiamo che il web ha soppiantato parte di quella “offerta informativa”.
Non sto dicendo che questo sia un vantaggio del progresso ma basta guardarsi intorno per appurare che la vita reale ci dice questo.

Lo abbiamo detto anche in altre occasioni, dove ho cercato di ragionare sui concetti di consapevolezza ed etica professionale dei creatori delle notizie, mi sembra il caso di ribadirlo anche oggi.
Facebook è un media aperto al contributo di chi ha desiderio di comunicare qualcosa.
Il tutto sta nell’utilizzo che ne fa chi edita e chi legge, nella coscienza e nello scopo che abbiamo nello scrivere o nel cercare un contenuto piuttosto che un altro, fermo restando che il concetto di visibilità e di qualità fanno parte di altri ragionamenti che faremo nel prossimo futuro, non dubitatene!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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