Sono passati oltre 15 anni dalla sua creazione, è oggi uno dei social più in voga e maggiormente diffusi nel mondo (quasi due miliardi di utenti al mese) e il più utilizzato in Italia.
Proviamo a capire come è nato Facebook e il perchè di tanto successo.

Un po’ di storia: come è nato Facebook

Una sera di Ottobre del 2003, uno studente di Harvard, figlio di un dentista e di una psicologa (tale Mark Elliot Zuckerberg – classe 1984), si siede davanti al suo computer nel dormitorio della Kirkland House ed elabora un progetto. Dopo qualche ora di lavoro nasce Facemash.

L’idea sta nel coinvolgere gli studenti per scegliere la persona più bella del campus universitario. Chi accede al sito può votare la preferita tra due foto di persone dello stesso sesso che il sistema seleziona casualmente.

Nel giro di pochissimo, Zuckerberg riesce a violare i database dei diversi studentati e ad estrarre i nomi e le fotografie di tutti gli iscritti accedendo ai “facebook” (annuari pubblicati dalle case di Harward).

Nelle prime 4 ore di vita Facemash attira 450 visitatori e 22.000 click sulle foto.

Il sito diviene subito talmente popolare da mandare in crisi i server dell’Università, per poi essere chiuso dai vertici di Harvard pochi giorni dopo.

Zuckerberg viene accusato di infrazione della sicurezza e di violazione della privacy degli studenti e punito con sei mesi di sospensione.

facemash
Il giovane studente, però, non si dà per vinto.

Nel Gennaio del 2004 Zuckerberg registra il dominio thefacebook.com e decide di lanciare insieme a Eduardo Saverin, Chris Hughes e Dustin Moskovitz una nuova rete sociale dedicata al mondo universitario statunitense.

Il 4 febbraio 2004 il sito apre ufficialmente i battenti: “Abbiamo reso disponibile TheFacebook per l’intera popolazione dell’Università di Harvard”.

thefacebookcom

L’ispirazione resta Facemash, ma il suo funzionamento e il suo scopo sono differenti.

A fine mese più della metà degli studenti è registrata al servizio, mentre nel marzo 2004 il sito, con l’aiuto di Moskovitz (programmatore, che il Post riporta come personaggio con un ruolo cruciale nello sviluppo del social) e Chris Hughes, apre le porte anche agli studenti di Stanford, Columbia University e Yale. Nel giro di alcune settimane Facebook si estende a tutti i giovani universitari degli Stati Uniti e Canada.

Nel giugno del 2004 Zuckerberg, Sean Parker (creatore di Napster), Adam D’Angelo e McCollum si trasferiscono nella storica sede di Palo Alto (California) e decidono di aprire una società: Facebook Inc.

Parker ne diventa Presidente e durante l’anno successivo viene registrato il dominio facebook.com.

Già nella prima settimana di università, Zuckerberg programmò un software che chiamava Course Match, un progetto tutto sommato innocuo, realizzato per puro divertimento. L’idea era aiutare gli studenti a scegliere i corsi sulla base di chi altri li avrebbe frequentati. Cliccando su un corso si scopriva quali studenti si erano già iscritti, oppure si poteva cliccare sul nome di uno studente per vedere quali corsi frequentava.”, così scrive David Kirkpatrick nel libro “Facebook. La storia: Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione” (Hoepli, 2012).

Qualche pagina dopo Kirkpatrick aggiunge:

Non si curò molto del fatto che le sue azioni fossero vagamente illecite. Sapeva essere un po’ testardo, gli piaceva agitare le acque; non chiese alcun permesso prima di procedere. Zuckerberg non sceglie deliberatamente di contravvenire alle regole; semplicemente, non se ne cura più di tanto.”

Questa (ricostruita attraverso alcune fonti) le origini di Facebook.

Mark Zuckerberg

Evoluzione di Facebook

Nuovi template, nuove funzioni ma soprattutto nuovi algoritmi.

Nel 2009 gli sviluppatori iniziarono a realizzare giochi virali e Facebook decise di rendere possibile la condivisione di informazioni, arrivarono infatti i tasti “mi piace“, “condividi” e le pagine “fan”.

Pochi mesi dopo (nel 2010) “places” e “like button” faranno la loro comparsa e così via…

Oggi abbiamo le stories, i gruppi, una TV, possibilità di effettuare dirette video, video chat e di investire denaro in contenuti promossi ad un target di persone che pensiamo possa essere rilevante per noi.

In poco tempo così da uno strumento che aumentasse la socialità si è passati a discutere di privacy, di esposizione dei dati degli utenti ma gli utenti oggi ancora popolano il bar, rendendolo sempre alquanto popolato e con i bilanci non propriamente in rosso.