Sai cos’è la “vanity like”?
E’ una sorta di ossessione che deriva dalla nostra presenza sui social e il fatto di provare soddisfazione esagerata nel pensare di soddisfare gli altri ricevendo un loro semplice consenso.
Le endorfine di ciascuno di noi in effetti ricevono una scossa tutte le volte che notiamo che qualcuno dei nostri contatti preme il pulsante “like” su un contenuto da noi postato.
Sono quelle notifiche che attendiamo e che talvolta ossessionano un po’ le nostre giornate.

Ma i “like” in ottica di business servono a qualcosa?

Chiediamoci a cosa serve un mi piace.
Dà soddisfazione, va bene, lo abbiamo specificato un po’ qui sopra.
Ma se sono un’azienda, un brand, un professionista e ho una pagina social (es. Facebook) a cosa mi servono i like sui contenuti che posto?
Forse potrebbero significare che hanno colpito l’attenzione di qualcuno, ok, che non si sono persi nel mare di gattini, fake e notizie.

Ma con i like guadagno qualche cosa?

No, è questo il punto.
Facebook nel suo algoritmo oltretutto specifica che il like ha un valore molto inferiore di “engagment rate” rispetto ai commenti e condivisioni.
Tra l’altro ammettiamolo: capita di mettere like non proprio a casaccio ma senza leggere in profondità i contenuti.

Quindi se un’azienda o un professionista impiega risorse e tempo per creare dei contenuti che vengono talvolta “mipiacciati” (magari senza essere letti) cosa ci guadagna?
In notorietà?

Bah… poca roba visto lo “score” che ad esempio la casa di Zuckerberg attribuisce al semplice like e di cui abbiamo parlato poco fa.

Ecco perchè la ricerca non deve essere quella di “piacere” indistintamente ma il lavoro che produce frutto (cioè business) deve essere quello di crearsi un proprio pubblico di riferimento ed in target con i propri beni, prodotti o servizi.

Facciamo un passo avanti.

Giudicare le pagina a seconda dei like che hanno è un errore.

(Sono altre le metriche che approfondiremo in altri post)

Certo avere 3 fan non è il massimo.
Tuttavia dovresti sapere che l’algoritmo di Facebook non permette al 100% dei nostri fan di visionare organicamente (cioè non a pagamento) i contenuti che postiamo…

A questo aggiungiamo un’altra questione.
Tra i fan della pagina ho persone non in target? La sorella, la zio d’America, l’amica del cuore?
Bene, allora la risultanza che ne avremo sarà ancora peggiore.
I nostri contenuti si perderanno nel mare dell’invisibilità e non colpiranno potenziali clienti.
Armiamoci dunque di santa pazienza.
Costruiamo contenuti utili innanzitutto, poi una fan base di persone in target.

Cioè?

Ricerchiamo potenziali clienti: se ho un prodotto adatto alle donne in gravidanza geolocalizzate a Rimini, inutile avere dei pseudo fan che siano a Crotone e che siano maschi under 16. O no?

Poi il gioco non è finito qui ma intanto abbiamo capito una cosa MOLTO importante: coinvolgiamo le persone giuste, è fondamentale.
Altrimenti non diamo la colpa ai social se il nostro business non sfonda.

(Photo credits: Luca Sartoni on Flickr)