buzzoole code

Il caso è stranoto a tutti, o quasi.
Si tratta dell’hashtag #quellavoltache lanciato da Giulia Blasi (giornalista e scrittrice).

Un flusso di coscienza di centinaia di donne che sui social hanno raccontato un sopruso o una violenza subita, alla stregua di #METOO lanciato da Alyssa Milano sempre all’indomani dello scandalo Weinstein (accusato da diverse celebrità di molestie sessuali).

Ho seguito con un certo malessere la vicenda, un malessere di imbarazzo e di profondo mal di stomaco.
Invito alla lettura tutti quanti, uomini e donne che non lo avessero ancora fatto.

Tuttavia ho pensato alla potenza virale positiva che i social in questo caso hanno avuto. (Qui un’analisi molto interessante di Data Media Hub).
Twitter in questo caso è stato un amplificatore di un messaggio incredibile di coraggio e di una presa di posizione importante.

Ecco che mi si è allargato il cuore pensando a come la tecnologia sia servita per un fine di spessore e non solamente per amplificare un qualcosa di esilerante o improbabile.
Parlo a livello emozionale perchè sono tra coloro i quali non piace demonizzare, quanto più intravedere positività e cerco di far riflettere le persone quando faccio dei corsi sul concetto che siamo noi utilizzatori ad avere la responsabilità nel palmo di una mano.

Dipende da tutti noi l’utilizzo efficace e coerente dello strumento, non solo dagli altri.

Ecco perché è importante formare alla consapevolezza, far capire che è possibile generare positività ed opportunità, oltre che usufruirne, senza dover per forza alimentare meccanismi poco edificanti.

Poi anche in questo caso si incontra l’umanità frustrata, superficiale o censurabile.
Tuttavia se si è consapevoli e pronti ad arginarla e non alimentarla (ed eventualmente isolarla/segnalarla) sicuramente avremo un approccio positivo e faremo un uso virtuoso di un mezzo di comunicazione.

Il concetto più banale ma che diamo per scontato, nonostante faccia la differenza, è il fatto che con i social siamo oltre che fruitori anche creatori di contenuti.
Pertanto è precisa responsabilità di tutti comportarsi in modo adeguato per cercare di farci emulare dagli altri.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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