buzzoole code

Perdonate la franchezza.
Lavorando con il web e sul web leggo articoli, post, pareri, comunicati autorevoli o meno che talvolta usano un linguaggio … disarmante.
Ciascuna professione richiede un suo gergo tecnico specifico, lo so bene.
Non so voi come la pensiate ma (a me) sembra che si stia un po’ esagerando.

Mi rifaccio al settore di mia pertinenza e mi chiedo se la professionalità e le capacità vadano misurate con l’eloquenza degli inglesismi o dei vocaboli ad effetto.

Tante volte ho questa impressione.

Leggendo o parlando con colleghi comunicatori mi sembra che davvero si stia arrivando ad un punto in cui la misurazione della propria bravura avvenga intanto con chi snocciola più slang marchettari.

Forse sono io in difetto, tuttavia questo approccio continua a non piacermi.

Certo ci sono alcune parole che è giusto utilizzare e che trasformarle in italiano ha ben poco senso, non sono neppure un purista della lingua e lungi da me una “predica” in questo senso.

Credere però che grazie a quattro parole messe in fila si possa passare per dei gran “fighi” assume per me le connotazioni del ridicolo.

Trovo abbastanza surreali le discussioni tra addetti ai lavori oppure mi fanno davvero sorridere (ditemi se non vi è mai capitato) quelli che ai corsi di formazione fanno bella mostra al docente della loro conoscenza o pseudo tale parlando come un manuale e inserendo queste famose paroline per dimostrare la loro competenza.

Però un problema si pone al di là di tutto e me lo pongo in prima persona.

Tante volte comunichiamo il nulla ai nostri interlocutori.

Termini tecnici o privi di senso per chi non ha a che fare tutti i giorni con questa materia specifica.

Non si rende forse necessario affrontare il dialogo con possibili clienti facendo (noi) uno sforzo di semplificazione del linguaggio tecnico?

L’obiettivo non è banalizzare ma rendere comprensibile un concetto che non per tutti è scontato.

E, tra l’altro, mi sembra una condizione basilare per una comunicazione efficace.

Poi i termini tecnici vanno capiti e conosciuti dai professionisti.
E per masticarli al meglio è necessario tanto studio, esperienza e formazione.
E’ fondamentale trovare il tempo utile per apprendere, anche con le letture giuste.
Non so voi ma io trovo complesso ritagliarmi del tempo per farlo, ma è un imperativo che mi sono dato da oggi in poi.

Ho esigenza di accrescere le mie competenze per poterle spendere al meglio per soddisfare i miei clienti, quindi piuttosto che fare i fenomeni non sarebbe meglio essere davvero bravi nei fatti e non solo nel mostrare quanto siamo padroni di termini come reach, branding, copy, content, advertising, visual …

Infine, ecco chi non ha bisogno di paroloni per dire grandi verità:

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un’esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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