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A cosa serve un Ufficio Stampa

A cosa serve un Ufficio Stampa

Il giornalismo è morto?
Diciamo che non gode di ottima salute.
Anche se le “marchette” recitano una parte non indifferente nel panorama è altrettanto vero che avere un buon ufficio stampa a disposizione può fare una sana differenza.

E cercherò di dimostrarlo in poche righe.

Ma di cosa stiamo parlando?

L’Ufficio Stampa è la struttura preposta alla gestione dei rapporti con i media. […] Deve selezionare a chi può interessare quella certa informazione e stabilire qual è il modo migliore per veicolare proprio quel messaggio. […] Scopo dell’ufficio stampa è favorire l’organizzazione nel raggiungimento della sua missione e dei suoi obiettivi istituzionali

(fonte: Sergio Veneziani, Organizzare l’ufficio stampa-nuove regole e nuovi strumenti di comunicazione con i media, Il Sole 24 Ore, 2007)

Avere un ufficio stampa significa far sì che un professionista possa rapportarsi con un mondo che conosce per far veicolare comunicazioni ed informazioni, o meglio, notizie.

Qual è lo scopo dell’Ufficio Stampa?

Citando il Documento CNOG del 26 febbraio 2002: “Il giornalista deve operare nella consapevolezza che la responsabilità verso i cittadini, non può essere subordinata ad alcuna ragione particolare o di parte e annovera tra i suoi doveri d’ufficio l’obbligo di difendere la propria autonomia e la propria credibilità professionale. Tale obbligo si sostanzia altresì nel tenere l’informazione distinta da altre attività di comunicazione e di promozione, pur cooperando nella distinzione dei ruoli e nella chiarezza dei messaggi.”

La notizia è il contenuto che l’ufficio stampa dovrebbe riuscire a trasmettere ai media con cui è in contatto.
Dovrebbe perchè tante volte il concetto di notiziabilità non è prettamente conosciuto o chiaro ai vertici aziendali, ad esempio.
Quindi scopo dell’ufficio stampa non è come si potrebbe arguire la pubblicazione della notizia da parte dei media ma si può schematizzare in alcuni aspetti:

  • acquisizione di credibilità tra le redazioni e i giornalisti che vi operano
  • diventare fonte informativa sicura
  • tradurre esigenze aziendali in opportunità per i media

Chi è l’addetto stampa?

Fare l’addetto stampa è una professione che ha strettamente a che fare con il giornalismo.
Conoscere i meccanismi redazionali, sapere che vita fanno i giornalisti, conoscere i loro problemi e le loro esigenze è fondamentale per instaurare un rapporto fiduciario e di stima. E’ oltretutto importante essere un punto di riferimento certo e affidabile, che risolva problemi e non li crei.

A cosa serve un Ufficio Stampa

public relation, branding, information
Questi i tre concetti/parole chiave che danno una risposta alla domanda.

E anche questo è il mio lavoro.

Se fai parte o conosci realtà che ne avessero bisogno o ne fossero sprovviste…contattami!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Notiziabilità questa sconosciuta

Notiziabilità questa sconosciuta

Notiziabilità: definizione

È l’idoneità di un fatto a trasformarsi in notizia. Si tratta di un neologismo che proviene dal sostantivo inglese newsworthiness (dignità di notizia, capacità di valere come notizia) ed è frutto della elaborazione teorica dei sociologi della comunicazione americani che, analizzando l’esperienza concreta, hanno coniato l’aggettivo tecnico newsworthy (notiziabile). Nel linguaggio pratico delle redazioni l’espressione non è quasi mai usata. I giornalisti preferiscono dire che qualcosa ‘fa o non fa notizia’. Tuttavia l’elaborazione teorica sulla n. ha portato a individuare dei criteri generali e formali che i giornalisti possono adottare per selezionare i fatti, decidere quali di essi sono notizie, e stabilirne l’importanza. Tali criteri sono tantissimi. Proviamo a catalogarli distinguendo tra criteri fondamentali e criteri secondari. I primi sembrano essere imprescindibili e di indubbia rilevanza. I secondi sono meno importanti, vengono usati con minore frequenza e spesso sono soltanto complementari ai primi.  Antonio Preziosi (inviato GR Rai) –  “La Comunicazione”.

Wikipedia definisce notiziabilità come “attitudine di un evento a essere trasformato in notizia“.

Notiziabilità: il “dramma” del quotidiano

Nel mio lavoro ogni giorno mi incontro e mi scontro con questo dilemma.

Non lavoro per una testata giornalistica attualmente, vengo a contatto nel mio lavoro di ufficio stampa con una serie di eventi ed accadimenti.

Pochi di essi però sono assimilabili a notizie.

Per me questo è un concetto molto chiaro, che ho imparato sul campo e con l’esperienza. Ma per i non-addetti-ai-lavori-in-ricerca-di-visibilità questo aspetto è alquanto sconosciuto.

Capita spesso di constatare come il termine NOTIZIA sia assolutamente equivocato e bistrattato dai più, etichettabili come sopra.

Il più delle volte ci viene chiesto di enfatizzare o comunicare un qualcosa che è mera promozione, magari con dose accentuata di autoreferenzialità, che si fa sfuggire invece occasioni dove la notizia c’è o si potrebbe trovare ma non viene percepita proprio per questa sorta di “disfunzione” in cui il proprio ego, la concezione troppo elevata di sè, prevalgono sulla ragione e sulla verità delle cose.

La mia è una lotta semi-quotidiana con chi percepisce il lavoro giornalistico come promozionale, con chi scambia il giornalismo per propagandismo o come strumento di interscambio.

Ho la fortuna di lavorare in un ufficio stampa e di fare anche il giornalista quindi cerco di capire le esigenze di una professione e dell’altra per arrivare a quella sana mediazione per cui cerco di fornire servizio utile al committente e al destinatario.

Ma a mio parere si sente sempre più l’esigenza di formarsi adeguatamente, di provare a comprendere anche per chi giornalista non è certi crismi e certi modi di fare e di essere, quelle esigenze e quelle procedure che derivano da una professione che come le altre ha i suoi modus operandi.

E a proposito di formazione…negli scorsi giorni ho avuto occasione di partecipare ad un corso (per i fatidici crediti formativi da acquisire annualmente) in cui si è dibattuto sul rapporto tra ufficio stampa e media in ambito sportivo. Chiaramente le maggiori interlocuzioni si sono avute sul mondo del calcio e sul come oggi sia davvero difficile fare giornalismo quando le notizie vengono fornite (magari ottimamente) dagli uffici stampa a tutti in modo indiscriminatamente uguale.
Mi è sembrata una riflessione importante ed una discussione che non ha portato chiaramente a soluzioni immediate ma penso sia un tema davvero interessante e che meriti una elaborazione di soluzioni il più possibili condivise. Anche se si contrappongono esigenze diversissime. I quotidiani inevitabilmente si scontrano con le testate web, proprio a fronte di nature ed esigenze differenti connaturate nel loro essere e nel loro fare informazione.

Questo porterebbe comunque a fare due tipi di riflessioni:
– le trasformazioni della professione giornalistica nell’era del web
– la titolarità di diverse forme di giornalismo e il loro scopo

Ecco che il concetto di notiziabilità diventa davvero una chiave di volta.

Perché se non voglio ripetere ciò che sanno tutti i miei colleghi (e seppure amici, magari concorrenti sul mercato) anche se in forme e modi diversi è chiaro che è necessario diversificarsi, innovarsi e provare a cercare esclusive ed altre strade.

Dall’altro lato però le esigenze aziendali che l’ufficio stampa traduce però non lasciano spesso troppo spazio all’esclusiva o al giornalismo d’assalto.

Quindi se in certi momenti la fonte è unica la notiziabilità diventa davvero questione di “pensiero laterale”?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Una professione in cerca di autori o autori in cerca di una professione?

Una professione in cerca di autori o autori in cerca di una professione?

Non ho potuto sempre dire tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo.
(Indro Montanelli)

Sono giornalista pubblicista dal 2014, il coronamento del sogno di una vita.

Faccio prevalentemente il mestiere di ufficio stampa e perciò vivo il mondo giornalistico da un punto di vista leggermente laterale, tuttavia ho modo di sperimentare la professione anche direttamente.

La passione per la scrittura, il racconto (magari sintetico) e la comunicazione si è trasformata in un lavoro e mi ritengo un privilegiato.

Sono orgoglioso di essere un collega di professionisti del calibro di Enzo Biagi o di Indro Montanelli, maestri molto diversi tra di loro ma che hanno scritto pagine di storia del Giornalismo.

Occupandomi di sport prevalentemente ho l’occasione di conoscere un mondo molto locale e abbastanza circoscritto, con le sue regole e le sue gerarchie.

Già, le gerarchie.

Perchè a quanto pare è molto difficile per chi ha il coraggio e la fortuna di intraprendere questa professione farsi strada in un mondo che è molto chiuso in se stesso e che spesso diventa autoreferenziale.

Ancora più difficile poter respirare l’aria di una redazione, vedere come nasce un prodotto editoriale o cercare di diventare una firma conosciuta. Ho avuto la fortuna di imparare con l’esperienza (magari di altri) il mondo dell’informazione e di maturare quel poco di conoscenza cercando di barcamenarmi, sbagliando e imparando dai miei errori.

Non so come era “ieri”, ma quello che vedo “oggi” è che non è facile essere Giornalista, diventarlo e poi poter esercitare questa professione. Lo vedo attraverso gli occhi di ragazzi e ragazze che ho incontrato e che avrebbero questa passione nel cuore ma che non hanno la minima idea di quello che vuol dire.
Anche io lo sto imparando giorno dopo giorno, ma è altrettanto vero che se il web ha moltiplicato le opportunità di comunicare e scrivere, le opportunità di crescita non sono aumentate proporzionalmente.
E che voler fare il giornalista ed avere una passione non vuol dire poi esserne in grado.
E’ la domanda che mi faccio quotidianamente osservando tanti colleghi che hanno uno spirito molto più critico ed acuto del mio, che faccio spesso fatica ad alimentare non essendo un cronista d’assalto alla ricerca spasmodica di news.
Mi capita però di incrociare dall’altra bravi scrittori a cui però manca il contatto con il mondo reale del lavoro e dell’ambito del giornalismo.

Ma è anche vero che il mercato del lavoro è bloccato da una generazione che ancora non è in età da pensione o se anche lo fosse non è pronta a fare spazio. Certo l’età anagrafica non corrisponde ad alcun merito, figuriamoci un demerito.
Sarebbe impensabile che questa generazione insegni il mestiere, l’umiltà e faccia fare qualche bagnetto di sana realtà a noialtri, ma con l’obiettivo di lasciarci crescere?

E se lo dico io, sulla soglia degli…anta cosa dovrebbero dire altri?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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