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Social Warning

Social Warning

Nasce il Movimento Etico Digitale anche a Bologna

“We have a dream”: due ore a settimana in tutte le scuole per parlare di Educazione Civico Digitale.
Con questo incipit la scorsa settimana ci siamo presentati.
Ma chi siamo e cosa vogliamo fare ed anche NON fare?
Siamo un team composto da una trentina di giovani professionisti e appassionati della tastiera di tutta Italia,  che grazie ad un ideatore giovane e competente (Davide Dal Maso)  si è unito attorno a un obiettivo: quello di diffondere consapevolezza tra giovani e adulti, studenti e insegnanti, figli e genitori, del valore e della necessità di un’educazione civica digitale.

Reale e digitale

Pensare che la vita reale sia il social e pensare che il social sia cosa diversa dalla vita reale.
Ecco uno dei primi nodi da comprendere e far comprendere.
Il nostro atteggiamento sui social non può e non deve essere diverso da quello che abbiamo nella nostra vita solo perchè è mediato da una tastiera.
Le ripercussioni di ciò che diciamo o che facciamo online si riverberano sulla vita di tutti i giorni. Ma è anche vero che corriamo il rischio di costruirci opinioni a seconda di come la nostra newsfeed di un social viene composta minuto dopo minuto.

Orientare per comprendere

L’approccio dei colleghi del Movimento, che ho sposato e che condivido, è quello di non demonizzare. Non si vuole fare terrorismo, incutere terrore.
E’ piuttosto necessario fare educazione. Comprendere.
La consapevolezza di ciascuno di noi è la parola chiave.

La scuola

La scuola è l’agenzia educativa alla portata dei ragazzi e che i ragazzi vivono comunitariamente tanti giorni all’anno e per tante ore.
Ecco perchè vorremmo che fosse la scuola il nostro punto di partenza.
Per parlare con i ragazzi, con gli insegnanti, gli educatori e le famiglie.
E’ necessario costruire insieme, capire insieme, conoscere insieme, condividere insieme.
Per questo l’obiettivo ambizioso è quello di creare momenti curricolari di educazione digitale e non solo legati a sensibilità di alcuni dirigenti o insegnanti.

Conoscere

La conoscenza è alla base. La non conoscenza produce molto spesso il pregiudizio, la paura.
La responsabilità è in capo al mondo adulto, che sta consegnando tutto ciò alle generazioni successive e se manca in seno al mondo dei “grandi” una conoscenza di quelle che sono potenzialità del web e come evitare i rischi, come possiamo pretendere che i nostri figli imparino visto che hanno in mano un potenziale enorme senza un libretto di istruzioni?

Ecco, questa è la vision mia e di tanti professionisti che si sono uniti e messi a disposizione per creare cultura digitale diffusa.

 

Se sei interessato/a al progetto contattami

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Un po’ di dati dal web

Un po’ di dati dal web

Quando pensiamo alle strategie di comunicazione non possiamo non tenere conto di alcuni aspetti.
Quando ci viene detto che “Internet è solo per i giovani” proviamo a portare questi numeri.

Per capire il fenomeno, le potenzialità e studiare strategie è necessario provare a ragionare su alcuni temi.

Vediamo quali in estrema sintesi, facendoci guidare dai dati: l’utilizzo dei social media in Italia nell’anno 2017.

Partiamo da qui:

“In Italia il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media. Durante il 2017 si è registrata una crescita di 4 milioni di persone connesse ad Internet (+ 10% rispetto all’anno precedente) e una crescita di 3 milioni di utenti social media (+ 10% rispetto all’anno precedente).”

(Fonte: https://wearesocial.com/it/blog/2018/01/global-digital-report-2018)

Ecco alcune delle evidenze riportate dal report annuale di We Are Social e Hootsuite uscito alcuni giorni fa.

Teniamo come riferimento questa fonte (autorevole) e proseguiamo nel nostro ragionamento.

QUANTO TEMPO PASSIAMO SUI MEDIA

Il dato che trovo più interessante per cominciare è il tempo che spendiamo sui media:

6 ore del nostro tempo in media, vuol dire che ci sono persone (penso di essere tra questi) che ne trascorre ben di più quotidianamente per lavoro o per passione che sia. Per non parlare di assuefazione/dipendenza che sono temi da monitorare.

Se vogliamo comunicare un qualcosa (servizio/prodotto/brand) sappiamo che abbiamo temporalmente una fascia molto elevata di attenzione. Sei ore non sono poche, non sono i 30 secondi degli spot pubblicitari o la mezza pagina su un quotidiano che vale il tempo di sfogliata del giornale.

IN QUANTI SIAMO CONNESSI

Quasi tre quarti della popolazione nel nostro Paese è online.
Secondo dato da tenere in considerazione.
Che smentisce di per sè il pregiudizio che a connettersi siano solo i giovani.

COSA UTILIZZANO GLI ITALIANI

Su Facebook ci sono 34 milioni di italiani, un po’ meno della metà su Instagram.
Ma la “casa madre” di Zuckerberg sempre avere il monopolio sulle piattaforme social e di messaggistica più usate.
Se Youtube è ancora la prima (anche in Italia), Facebook, Whatsapp, Facebook Messenger e Instagram occupano le prime 5 posizioni (fate voi i conti).
Incrociando i dati We Are Social dice anche che gli italiani passano in media oltre due ore al giorno sui social.

IL “MOBILE” VINCE

Uno studio globalwebindex mostra che anche per la generazione dei nati tra il 1964 e il 1982, l’accesso ad internet dallo smartphone ha superato di gran lunga quello dal computer.
Questo era già accaduto per generazioni successive alla cosiddetta X.
Sì ci connettiamo tutti in larga parte in mobilità e lo stiamo dicendo da un po’. Ecco uno dei fattori da tenere a mente quando pensiamo a strategie di comunicazione.

SMARTPHONE

Un’altra ricerca (Deloitte – Global Mobile consumer survey) sull’utilizzo e l’adozione degli smartphone mostra che in media si consulta il cellulare almeno 47 volte al giorno.
Le notifiche sono diventate quasi un’ossessione.

Se mettiamo insieme queste evidenze non giungete anche voi alle conclusioni a cui giungo io?

Il web è un ottimo strumento con cui intercettare le persone, che sul web ci sono e ci saranno sempre più (di tutte le età per giunta).

Partiamo dal presupposto di smentire chi si ostina a non capire.
E di iniziare a contrastare chi ci dice: “Il mio target è un po’ particolare….”, “I miei potenziali clienti hanno una certa età e non sono sui social”.

Poi vedremo come catturare l’attenzione, quale è il target di riferimento, quali gli strumenti più adeguati, i contenuti…

Ma i presupposti per non far passare noi consulenti come visionari o venditori di fumo ci sono tutti, o no?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Non ho tempo per comunicare

Non ho tempo per comunicare

Oggi un imprenditore di una PMI è costretto ad assumere tante giacche quante sono le competenze che sono richieste per avviare un progetto e cercare di svilupparlo al meglio.

Una di queste è la comunicazione, che viene molto spesso messa all’ultimo piano oppure delegata al “tempo perso” o commissionata al cugino, figlio/a, nipote presumibilmente giovane che possa dare una mano in quanto (lo si suppone) competente per età anagrafica ricompresa nei nativi digitali o simil tali.

I social sono gratis e basta essere smanettoni.

Uno dei ritornelli che suona più di frequente (e che mi sento dire) è che manca il tempo per comunicare, ma manca poi anche il budget (che è sempre limitato per questo ambito) e quindi non ci si può permettere di investire a fondo perduto denaro.

Vorrei fare alcune riflessioni molto semplici, non per difendere la categorie o accalappiarmi un cliente, ma ritengo sia doveroso chiarire il quadro e far sparire alcuni assiomi/luoghi comuni o modi di pensare.

Ecco tre concetti molto sintetici, ma, spero, efficaci.

  1.  Il tempo per comunicare va trovato, se non l’hai ti presto il mio.
    I consulenti ed i professionisti della comunicazione esistono per questo
  2. Non si tratta di vendere “fuffa” ma di investire i soldi in qualcosa di concreto.
    Perché la comunicazione va sempre misurata con il cosiddetto ROI (ritorno dell’investimento) e si tratta di investimenti, non spese.
  3. Gli studi dimostrano che essere giovani non significa saper utilizzare al meglio la tecnologia.
    E’ indispensabile al di là dell’età anagrafica sapere come si utilizzano certi mezzi per fare business, non ci si improvvisa esperti del mestiere.

Se sei un/una imprenditore/imprenditrice, non hai tempo per comunicare e vuoi approfondire queste tematiche non esitare, contattami.

Sarò felice di creare insieme un piano di comunicazione sostenibile e adatto alle tue esigenze!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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L’ha detto Internet

L’ha detto Internet

“C’è l’eclissi di luna stasera, l’ha detto Internet”.

Ecco cosa mi è capitato di sentire l’altra sera durante una passeggiata serale (in bicicletta) passando vicino ad una panchina dove alcune signore chiacchieravano amabilmente.

Le signore avevano perfettamente ragione: l’eclissi lunare era prevista effettivamente per quella sera, solo che rispetto alla fonte hanno fatto un po’ confusione.

Come la facciamo tutti.

Pertanto vorrei fare chiarezza.
Perchè tanti di noi sono soliti citare Internet, Google come sorgenti a cui attingere come se fossero effettivamente fonti dirette di informazioni.

Oppure lo si chiama generalmente web e forse si fa la cosa migliore.

Vediamo il perchè.

Internet è in realtà l’infrastruttura dove viaggiano i dati.

Il web (o meglio il Wordl Wide Web) è uno dei servizi di internet (banalmente la navigazione tramite browser che siamo abituati a fare).

Entrambi hanno una storia diversa, anche solo temporale.

Vi rimando ad un articolo scritto molto bene e che ho trovato su Wired a firma di Arturo Di Corinto e che narra la nascita del sopracitato Internet.

Facciamoci guidare dal buon Marco Camisani Calzolari che ci spiega in modo molto chiaro dove sta la confusione tra Internet e il web

Nel rapporto Assinform 2017 si evince chiaramente l’aumento della digitalizzazione della popolazione italiana, così come quella mondiale.

Tuttavia rimane il problema che è alla base della questione: ci danno in mano la tecnologia senza alcun libretto di istruzioni.

Avere consapevolezza di ciò che manipoliamo centinaia di volte al giorno sarebbe un grandissimo passo in avanti e risolverebbe non tanto il problema delle succitate signore, ma quello di una popolazione di nativi digital, Millennials e agee che tante volte incontra problemi ben più seri di una errata citazione di fonte.

Francesco Costanzini

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Come cerco di comunicare un brand

Come cerco di comunicare un brand

Comunicare. E’ un bisogno che oggi sembrano avere tutti. L’avvento dei blog e dei social hanno messo chiunque nelle potenziali condizioni di farlo.
Sentiamo continuamente questa richiesta e ciascuno cerca di dare una propria soluzione al quesito. Affidandosi a sè stessi oppure andando in cerca di agenzie o professionisti.

Questo è il mio mestiere.

C’è ancora chi non pensa questa sia una professione o forse solamente fa fatica a comprenderla o la dà per scontata.
In famiglia o con gli amici trovo sempre chi mi chiede: “Non ho ben capito che lavoro fai!”.
Ogni tanto ho la sensazione che qualcuno non mi prenda sul serio quando dico che lavoro con il web e che creda che abbia tento tempo per “cazzeggiare”.

Fatta questa premessa, vengo al sodo.

Tra questa schiera di persone che non hanno ancora compreso la professione, ce n’è un’altra parte però che (per fortuna) mi sta chiedendo una mano nei propri progetti di comunicazione.

Ecco il mio approccio e come cerco di dare una risposta all’esigenza di comunicare un brand.

Innanzitutto ascolto, guardo, cerco di approfondire e di entrare nei panni del mio committente. E’ una fase affascinante, perché provo a immedesimarmi e capire cosa suggerire e iniziare a studiare un piano di comunicazione. Credo sia la parte più importante. Perché è necessario a mio modo di vedere capire cosa vuole il cliente e qual è il suo vissuto, il suo presente e cosa immagina per il suo futuro.

Tornato poi in ufficio o a casa inizio a fare le mie valutazioni:
1) se il cliente ha già un sito web lo guardo e lo analizzo (con tool specifici ma anche semplicemente leggendone i contenuti) cercando di capire quale obiettivi sono raggiunti e quali meno (coerentemente con il colloquio iniziale di cui sopra)
2) idem faccio con una pagina social

Se invece il cliente non ha un sito o un profilo social inizio a studiare un piano di azione. Come andrà strutturato un sito? Quali contenuti? Quali parole chiave? Queste ed altre sono domande a cui dare risposta in un secondo momento insieme al cliente, cercando di studiare insieme un claim ed un mockup (parolone che sono molto in voga tra markettari ma che vogliono dire slogan e modello).

Al di là di tutto comunque cerco di partire dalle basi del cosiddetto “inbound marketing” cioè studiare percorsi (funnel) che portino ad “attrarre” nuovi clienti.

Al di là di teorie e tecniche (che man mano si studiano e poi si apprendono) cerco comunque di immedesimarmi nel potenziale cliente del mio cliente.
Faccio spesso l’avvocato del Diavolo.

Ritengo che non vi sia una regola generale scientifica che possa valere per tutti.

Tuttavia ci sono strategie che possono funzionare e che si possono applicare a tutti, vestendole su misura ed adattandole a specifiche esigenze e peculiarità.

Ecco, quindi, come cerco di comunicare un brand.

  1. analizzo e studio il caso
  2. mi faccio domande e faccio domande
  3. mi immedesimo e propongo un percorso coerente con le aspettative e le esigenze del cliente, mischiando passione, conoscenze ma anche fantasia ed emozioni
  4. si valuta insieme al cliente la proposta e la si confeziona su misura
  5. mi avvalgo di professionisti terzi specialisti (es. grafici, Seo strategist, web designer) ed insieme si inizia il processo di comunicazione

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima.
(Henri Bergson)

Francesco Costanzini

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