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Come colpire il tuo target

Come colpire il tuo target

Definizione di target

Il target, letteralmente significa bersaglio, è l’obiettivo che ci si ripromette di raggiungere con un prodotto, con una comunicazione o con uno o più mezzi di comunicazione. Il termine target group è usato per indicare un gruppo di consumatori (segmenti) accomunati da caratteristiche simili (età, reddito, stili di vita, bisogni, ecc.) al quale l’impresa si rivolge con una strategia di marketing e un marketing mix specifici. (Glossario Marketing)

Perché si parla di target

Colpire nel mucchio è uno spreco di soldi ed energie.
Se ad esempio vendi un software per commercialisti perché mostri la tua pubblicità alle casalinghe o ai giornalisti?
Il target è un elemento indispensabile della tua strategia di comunicazione.
Perchè è il gruppo di persone che è potenzialmente interessato a te o al tuo prodotto/servizio. Parlando a loro hai sicuramente maggiori possibilità di colpire il bersaglio.
Non ti pare?

Ma come si fa ad identificare il target?

Ecco che arriva la parte probabilmente più complessa per tutti noi.
La tentazione è quella di rivolgerci “a tutti” per non perdere occasioni e perchè magari ci lanciamo solo adesso sul mercato.
Ma così facendo commetteremo l’errore di parlare agli idraulici piuttosto che ai commercialisti o che il nostro messaggio (faticosamente costruito) si perda perchè troppo annacquato nel mare di altri messaggi poco rilevanti.

Ecco alcuni consigli:

– se non l’hai ancora fatto leggi “La mucca viola” di Seth Godin

– se hai già dei clienti cerca di individuare le caratteristiche che hanno in comune ed eventualmente intervistali

-se parti da zero chiediti quali problemi risolve il tuo prodotto/servizio e a chi in particolare: immagina queste persone, dagli un nome, un volto, un’età, una professione, pensa a cosa legge, cosa guarda in tv o al cinema, se è accompagnato/a o single, che tipo di studi potrebbe aver fatto e ad esempio che capacità di acquisto potrebbe avere. In questo articolo Pennamontata ti può essere molto d’aiuto. Riccardo Esposito sul blog di Studio Samo pure.

Come colpire il tuo target?

E’ arrivato il momento di capire la strategia e metterla in pratica.
Hai individuato il tuo target? Quella “buyer persona” giusta per te?
Bene adesso cerca di costruire un percorso: si tratta del percorso che queste persona farà prima di acquistare.
Dove riusciamo a intercettarla? Su che social?
A quel punto possiamo iniziare a studiare la parte operativa del nostro piano di comunicazione.

Buon lavoro!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Meglio avere molti fan o coinvolgere le persone giuste?

Meglio avere molti fan o coinvolgere le persone giuste?

Sapete cos’è la “vanity like”?
E’ una sorta di ossessione da “like” che deriva dalla nostra presenza sui social e il fatto di provare soddisfazione esagerata nel pensare di soddisfare gli altri ricevendo un loro semplice consenso.
Le endorfine di ciascuno di noi in effetti ricevono una scossa tutte le volte che notiamo che qualcuno dei nostri contatti preme il pulsante “like” su un contenuto da noi postato.
Sono quelle notifiche che attendiamo e che talvolta ossessionano un po’ le nostre giornate.

Ma i “like” in ottica di business servono a qualcosa?

Chiediamoci a cosa serve un mi piace.
Dà soddisfazione, va bene, lo abbiamo specificato un po’ qui sopra.
Ma se sono un’azienda, un brand, un professionista e ho una pagina social (es. Facebook) a cosa mi servono i like sui contenuti che posto?
Forse potrebbero significare che hanno colpito l’attenzione di qualcuno, ok, che non si sono persi nel mare di gattini, fake e notizie.

Ma con i like guadagno qualche cosa?

No, è questo il punto.
Facebook nel suo algoritmo oltretutto specifica che il like ha un valore molto inferiore di “engagment rate” rispetto ai commenti e condivisioni.
Tra l’altro ammettiamolo: capita di mettere like non proprio a casaccio ma senza leggere in profondità i contenuti.

Quindi se un’azienda o un professionista impiega risorse e tempo per creare dei contenuti che vengono talvolta “mipiacciati” (magari senza essere letti) cosa ci guadagna?
In notorietà?

Bah… poca roba visto lo “score” che ad esempio la casa di Zuckerberg attribuisce al semplice like e di cui abbiamo parlato poco fa.

Ecco perchè la ricerca non deve essere quella di “piacere” indistintamente ma il lavoro che produce frutto (cioè business) deve essere quello di crearsi un proprio pubblico di riferimento ed in target con i propri beni, prodotti o servizi.

Facciamo un passo avanti.

Giudicare le pagina a seconda dei like che hanno è un errore.

(Sono altre le metriche che approfondiremo in altri post)

Certo avere 3 fan non è il massimo.
Tuttavia dovreste sapere tutti (o no?) che l’algoritmo di Facebook comunque non permette al 100% dei nostri fan di visionare organicamente (cioè non a pagamento) i contenuti che postiamo…

A questo aggiungiamo un’altra questione.
Tra i fan della pagina ho persone non in target? La sorella, la zio d’America, l’amica del cuore?
Bene, allora la risultanza che ne avremo sarà ancora peggiore.
I nostri contenuti si perderanno nel mare dell’invisibilità e non colpiranno potenziali clienti.
Armiamoci dunque di santa pazienza.
Costruiamo contenuti utili innanzitutto, poi una fan base di persone in target.

Cioè?

Ricerchiamo potenziali clienti: se ho un prodotto adatto alle donne in gravidanza geolocalizzate a Rimini, inutile avere dei pseudo fan che siano a Crotone e che siano maschi under 16. O no?

Poi il gioco non è finito qui ma intanto abbiamo capito una cosa MOLTO importante: coinvolgiamo le persone giuste, è fondamentale.
Altrimenti non diamo la colpa ai social se il nostro business non sfonda.

Se hai bisogno di una consulenza, contattami!

(Photo credits: Luca Sartoni on Flickr)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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