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Come comunicare in modo efficace

Come comunicare in modo efficace

Alcuni consigli utili per chi si trova nella situazione di voler comunicare in modo efficace e non sa da dove partire, ma vuole iniziare con il piede giusto.

Hai aperto un’attività o sei in procinto di farlo?

Ti stai chiedendo quale sia il modo per comunicare con efficacia?

Ecco i miei suggerimenti.

Chi sei?

Per comunicare in modo efficace agli altri il tuo essere è necessario che innanzitutto tu lo sappia. Sembra una banalità. Non lo è affatto. Prendi carta e penna, spegni il cellulare.
Cerca di descriverti utilizzando meno parole possibili ma in modo completo. Bandisci dallo scritto frasi come “ventennale esperienza nel settore”, mi raccomando.
Parti chiedendoti perché sei utile agli altri e che problemi risolvi.

A chi sei utile?

Pensa al tuo cliente tipo. Chi è? Cosa fa? Che stile di vita ha? Quale percorso lo porta da te o da un tuo concorrente? A cosa è interessato? Se davvero vuoi comunicare in modo efficace devi conoscere bene le risposte a queste domande.

Dove intercetto il mio cliente?

Prova a pensare DOVE puoi trovare il tuo cliente innanzitutto e dove il tuo cliente ti cercherà/troverà. Sarà lì che dovrai concentrare il tuo impegno.

Per comunicare in modo efficace è inutile presidiare poco e male mille canali di comunicazione. Curiamoci di quelli frequentati da chi ci interessa realmente.

Se non mi conoscessi crederei a quel che scrivo?

Proviamoci a mettere dalla parte dell’utente (come sempre dobbiamo sforzarci di fare). Crederemmo alle cose che raccontiamo? Di cosa avremmo bisogno noi per credere e fidarci?

Costruiamo in primis autorevolezza. Come? Fornendo contenuti interessanti ed utili e con tanta pazienza. Non c’è altra strada per comunicare in modo efficace che non questa.

Come catturo l’attenzione?

Non c’è sempre bisogno di stupire. L’attenzione non si colpisce fornendo mediocrità certamente, ma neppure sempre con l’idea geniale. Ci vuole costanza, impegno e il contenuto giusto, nel momento giusto detto nel modo giusto. Facile, no?

No non lo è affatto. Quindi come si fa?

Sperimentando, sbagliando, misurando e mettendosi sempre in discussione.

Progettando una strategia e un piano di contenuti che anche se non otterranno qualche premi Nobel o Puilzer o saranno virali per la loro genialità e/o simpatia risulteranno utili e risolveranno qualche problema o toglieranno qualche dubbio ai nostri potenziali clienti.

Questa sarà comunicazione efficace!

Ultima domanda da farsi è:

So fare tutto questo lavoro da solo/a?

Per comunicare in modo efficace in effetti ci vuole tempo e una conoscenza di aspetti tecnici e del mondo della comunicazione che un imprenditore o un professionista in altri campi non è detto abbia.

Come non è detto che lo/a stagista o il nipote “smart” siano in grado di occuparsene.

Se la risposta alla domanda di cui sopra è SI allora sono contento e spero che questi spunti ti possano essere utili per sviluppare la tua comunicazione.

Se la risposta alla domanda di cui sopra fosse NO sappi che esistono professionisti che fanno proprio questo mestiere.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Perchè costruire un piano di comunicazione

Perchè costruire un piano di comunicazione

Cos’è un piano di comunicazione?

Il piano di comunicazione è ciò che fa la differenza tra avere successo e non avere alcun risultato soddisfacente.

Si tratta di una strategia complessiva di comunicazione che chiarisca obiettivi ed azioni da svolgere.

Si tratta di un documento, elaborato da consulenti di web marketing, che partendo da un’analisi del contesto si focalizza man mano sugli obiettivi grazie a relative e conseguenti azioni da svolgere.

Ma è obbligatorio avere un piano?

Avete mai sentito dire: “Mettiamolo su Facebook“, “Pubblichiamolo subito sul sito“????

Ecco sono spesso questi i casi che contraddicono quanto detto sopra.

Improvvisare non ha senso. Non serve più che altro.

Siamo tutti capaci di pubblicare qualcosa sul web, non ci vogliono elevate competenze tecniche.

La differenza risiede nel fatto che con il piano di comunicazione le azioni sono sempre accompagnate da obiettivi: quindi non si pubblica “a sentimento” ma al momento giusto e nel modo più corretto per raggiungere l’obiettivo che ci si è dati a monte.

Nel momento in cui oltretutto vengono combinati un piano di comunicazione e una campagna di marketing  vengono indagati bisogni e percezioni del consumatore nei confronti del mercato di riferimento.

Facciamo un esempio?

Se ho un’osteria in centro città sarà utile studiare un piano di comunicazione che analizzi:

  • il mercato di riferimento
  • cosa mi caratterizza/differenzia da altre osterie in centro
  • il contesto (centro città quindi storia, abitudini, curiosità del posto in cui si è locati diventano possibili contenuti)
  • chi sono davvero? quali sono i miei punti di forza e di debolezza?
  • chi sono i miei clienti? come raggiungono l’osteria? quale il loro processo di avvicinamento al locale?
  • posso raccontare delle storie?
  • quali strumenti posso utilizzare per raggiungere i clienti e per valorizzare le mia unicità e i miei punti di forza?

Fatto questo, sarà poi indispensabile coniugare il tutto in obiettivi ed azioni concrete.

Chi fa di solito questi piani?

Siamo noi consulenti di web marketing che abbiamo il privilegio/compito di elaborare insieme ai clienti i piani di comunicazione.

A quel punto ogni idea o evento o notizia verrà veicolata in quel piano, con determinate caratteristiche e con obiettivi ben specifici.

Ma che risultati si ottengono?

Se siete soliti agire come quel tipico dirigente/titolare che dice all’addetto al web di pubblicare ciò che gli viene in mente provate a verificare i risutati che ne ottenete.

Io credo pochissimi. Tranne forse, rare e trascurabili eccezioni.

Utilizzando la strategia, un piano specifico saranno gli stessi a dirci quali risultati attenderci e iniziare a misurarli per capire magari di dover cambiare strada (nulla è scritto sulla pietra).

E tu hai un piano di comunicazione?
Se hai un progetto, un’idea, un prodotto, un servizio, un brand da promuovere e comunicare … non improvvisare e contattami.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Un po’ di dati dal web

Un po’ di dati dal web

Quando pensiamo alle strategie di comunicazione non possiamo non tenere conto di alcuni aspetti.
Quando ci viene detto che “Internet è solo per i giovani” proviamo a portare questi numeri.

Per capire il fenomeno, le potenzialità e studiare strategie è necessario provare a ragionare su alcuni temi.

Vediamo quali in estrema sintesi, facendoci guidare dai dati: l’utilizzo dei social media in Italia nell’anno 2017.

Partiamo da qui:

“In Italia il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media. Durante il 2017 si è registrata una crescita di 4 milioni di persone connesse ad Internet (+ 10% rispetto all’anno precedente) e una crescita di 3 milioni di utenti social media (+ 10% rispetto all’anno precedente).”

(Fonte: https://wearesocial.com/it/blog/2018/01/global-digital-report-2018)

Ecco alcune delle evidenze riportate dal report annuale di We Are Social e Hootsuite uscito alcuni giorni fa.

Teniamo come riferimento questa fonte (autorevole) e proseguiamo nel nostro ragionamento.

QUANTO TEMPO PASSIAMO SUI MEDIA

Il dato che trovo più interessante per cominciare è il tempo che spendiamo sui media:

6 ore del nostro tempo in media, vuol dire che ci sono persone (penso di essere tra questi) che ne trascorre ben di più quotidianamente per lavoro o per passione che sia. Per non parlare di assuefazione/dipendenza che sono temi da monitorare.

Se vogliamo comunicare un qualcosa (servizio/prodotto/brand) sappiamo che abbiamo temporalmente una fascia molto elevata di attenzione. Sei ore non sono poche, non sono i 30 secondi degli spot pubblicitari o la mezza pagina su un quotidiano che vale il tempo di sfogliata del giornale.

IN QUANTI SIAMO CONNESSI

Quasi tre quarti della popolazione nel nostro Paese è online.
Secondo dato da tenere in considerazione.
Che smentisce di per sè il pregiudizio che a connettersi siano solo i giovani.

COSA UTILIZZANO GLI ITALIANI

Su Facebook ci sono 34 milioni di italiani, un po’ meno della metà su Instagram.
Ma la “casa madre” di Zuckerberg sempre avere il monopolio sulle piattaforme social e di messaggistica più usate.
Se Youtube è ancora la prima (anche in Italia), Facebook, Whatsapp, Facebook Messenger e Instagram occupano le prime 5 posizioni (fate voi i conti).
Incrociando i dati We Are Social dice anche che gli italiani passano in media oltre due ore al giorno sui social.

IL “MOBILE” VINCE

Uno studio globalwebindex mostra che anche per la generazione dei nati tra il 1964 e il 1982, l’accesso ad internet dallo smartphone ha superato di gran lunga quello dal computer.
Questo era già accaduto per generazioni successive alla cosiddetta X.
Sì ci connettiamo tutti in larga parte in mobilità e lo stiamo dicendo da un po’. Ecco uno dei fattori da tenere a mente quando pensiamo a strategie di comunicazione.

SMARTPHONE

Un’altra ricerca (Deloitte – Global Mobile consumer survey) sull’utilizzo e l’adozione degli smartphone mostra che in media si consulta il cellulare almeno 47 volte al giorno.
Le notifiche sono diventate quasi un’ossessione.

Se mettiamo insieme queste evidenze non giungete anche voi alle conclusioni a cui giungo io?

Il web è un ottimo strumento con cui intercettare le persone, che sul web ci sono e ci saranno sempre più (di tutte le età per giunta).

Partiamo dal presupposto di smentire chi si ostina a non capire.
E di iniziare a contrastare chi ci dice: “Il mio target è un po’ particolare….”, “I miei potenziali clienti hanno una certa età e non sono sui social”.

Poi vedremo come catturare l’attenzione, quale è il target di riferimento, quali gli strumenti più adeguati, i contenuti…

Ma i presupposti per non far passare noi consulenti come visionari o venditori di fumo ci sono tutti, o no?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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La ricerca dei contenuti

La ricerca dei contenuti

Cosa scrivo oggi sul blog?
E’ la domanda che tante volte ci facciamo e a cui difficilmente sappiamo dare una risposta.

E’ il tema su cui cadiamo e su cui ci incistiamo quando facciamo i corsi per utilizzare al meglio il web, pensando che ci siano formule magiche o procedure standard da attuare al volo.

E rimaniamo delusi quando ci viene detto che la ricerca e produzione di “contenuti” è essenziale per l’efficacia della comunicazione.

Chiedersi senza programmazione quali contenuti proporre è un errore strategico di assenza di un piano e che quindi va corretto a monte, tuttavia proviamo a ragionare insieme e cercare una soluzione alla affannosa ricerca di “quel qualcosa da scrivere” che tanto ci attanaglia.

Tante volte abbiamo solamente bisogno di staccare gli occhi e la mente da noi stessi e pensare a cosa interessa a chi potrebbe leggerci.
Possiamo avere l’idea più bella del mondo ma se serve solo al nostro ego e non è utile a qualcuno allora servirà a poco.

Guardate, più vado avanti e più mi accorgo di quanto riesca a vedere con più naturalezza i contenuti sotto il naso degli altri che i miei.
Il figlio del calzolaio non ha sempre le scarpe rotte?

Essere centrati su se stessi, sul proprio essere e sulle proprie esigenze non aiuta ad avere uno sguardo distaccato.

Ecco perché ritengo sempre più importante fare il consulente esterno.
Perché individuo meglio alcune questioni, con uno sguardo davvero da “avvocato del Diavolo”, fondamentale per recepire le esigenze ed i bisogni degli utenti.

Ma se hai scelto che ai tuoi contenuti vuoi pensarci tu senza affidarti ad un consulente, come posso esserti utile con questo post?

Innanzitutto non ci sono regole o segreti ma alcuni suggerimenti te li do volentieri, perchè credo possano essere validi.

1) Segnati da qualche parte (magari sempre la stessa) quando intercetti contenuti interessanti da cui prendere spunto o sui cui elaborare un contenuto (una notizia di cronaca, un articolo di giornale, una frase detta da qualcuno, una domanda di un cliente…)

2) Prova a costruirti col tempo un calendario editoriale assegnando i contenuti che individui all’approfondimento di quel determinato post di quel determinato giorno

3) Quando non hai idee non incistarti. Fai altro. Le idee migliori vengono a mente fresca o quando ci si distrae.

4) Aiutati monitorando alcune fonti che ritieni autorevoli ed attinenti. Sei circondato/a di potenziali fonti. Il web ne è pieno. Basta che una volta che le incontri, le impari a conoscere e valutare e poi le selezioni. Ti puoi far aiutare dalla tecnologia.
Google Alert, i collettori di feed rss, flipboard o altri sono solo alcuni esempi

5) Chiediti sempre se il contenuto a cui stai pensando sia utile ai tuoi lettori e se la risposta è no, allora lascia perdere e cambia argomento

Per correttezza professionale è bene anche specificare che tutto ciò ha davvero poco senso se improvvisiamo e non inquadriamo le azioni all’interno di un piano di marketing e di comunicazione specifico e ben studiato.

Però, se proprio siamo amanti del fai da te, intanto è un buon inizio e spero di esserti stato/a utile.

Se poi non ti “raccapezzi”, contattami e sarò lieto di aiutarti!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Perchè Facebook è un alleato di business

Perchè Facebook è un alleato di business

Facebook può essere un ottimo alleato di business, ma anche una grande perdita di tempo.
La differenza…la fai tu!

Viene spontaneo chiedersi come un prodotto o un servizio professionale possa non stonare in un ecosistema pieno di gattini, barzellette, fake news, autocelebrazioni, ricette, deliri di onnipotenza…

Viene sempre da domandarsi chi mai sarà interessato o interessata ai contenuti che ho da proporre o vendere in mezzo a tanto caos.

Eppure circa il 55% degli imprenditori scommette su Facebook (ricerca Spaces).
E c’è forse un 45% che magari non ci crede oppure ha pensato di perdere tempo perchè ha sbagliato strategia.

Vediamo in cinque semplici punti cosa è necessario fare per far sì che Facebook diventi il nostro alleato di business.

1) Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che per utilizzare un social è bene identificare una strategia e pianificare un lavoro. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

2) Dobbiamo creare contenuti utili, interessanti che rispondano a dei bisogni o che risolvano dei problemi. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

3) E’ importante parlare al nostro target nel modo adeguato. Dobbiamo individuare chi è il nostro potenziale utente/cliente. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

4) Facebook per le aziende funziona quando viene associato a campagne di advertising (pubblicitarie). Solo così la visibilità per un “brand” viene in un qualche modo resa efficace. L’iscrizione a Facebook non costa nulla, aprire una pagina pure, ma i risultati si pagano. E’ necessario quindi impostare un piano. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

5) Le cose stanno funzionando o no? Per capirlo dobbiamo analizzare i dati che la piattaforma ci mette a disposizione attraverso i suoi strumenti. Va verificato se il lavoro intrapreso produce o meno risultati e nel caso apportare variazioni in corsa. Sappiamo farlo da soli o abbiamo bisogno di qualcuno?

Rispondiamo ad ogni singolo quesito e chiediamoci cosa siamo disposti a fare.
La differenza tra trarre profitto o buttare via tempo e denaro sta nel nostro modo di approcciarci a questo mezzo, potenzialmente davvero prezioso, ma anche parecchio inutile se usato male.

“Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma anche credere.” (Anatole France)

Se hai bisogno di quel qualcuno…il mio lavoro è darti una consulenza!

(Photo on Foter.com)

Francesco Costanzini

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