buzzoole code
I social e la realtà

I social e la realtà

Ho 2551 contatti (preferisco chiamarli così) su Facebook, 367 follower su Twitter e 188 su Instagram, oltre a più di 500 collegamenti in Linkedin.

Dunque? Sono famoso? Assolutamente NO.
Come queste connessioni virtuali sono reali e come influenzino la mia vita personale e professionale però è determinante. I numeri sui social (per i profili ordinari-personali) non sono indicatori di successo, nè si misurano in modo proporzionale alla realtà.

Ho iniziato ad utilizzare Facebook nel 2006, scoprendolo quasi casualmente ed entusiasmandomi per l’effettiva possibilità di ri-mettermi in contatto con amici ed amiche lontani/e o con persone incrociate nel corso degli anni.

Non mi interessava avere tra gli “amici” persone con cui mi interfacciavo quotidianamente o quasi, ma più che altro accorciare le distanze spazio-temporali con individui conosciuti tempo addietro. Pian piano però il social si è espanso ed è incominciata la ricerca dell’amicizia da parte di chiunque. E sono stato al gioco.

Comunque sia sono un “curioso digitale” e ho l’ambizione di comunicare, pertanto per scopi personali e per la passione politica (al tempo avevo un piccolo incarico istituzionale) mi sono lasciato andare molto volentieri.

L’approccio con Twitter e gli altri social è nato più avanti, quando ho cambiato professione ed ho iniziato ad occuparmi di comunicazione.

Ho avuto la fortuna di frequentare una scuola superiore che mi ha dato l’opportunità di scoprire il web già a metà degli anni Novanta, per noi nel 1996 era normale usare la posta elettronica e ricercare notizie nel mare magnum Internet, mentre mi accorgevo che nella cerchia dei miei amici (reali) quasi nessuno era alfabetizzato su questa tecnologia.

Tornando a tempi più recenti, da quando ho iniziato a lavorare nella comunicazione (prima avevo avuto qualche occasione di puro volontariato nel settore) ho potuto verificare l’utilizzo professionale dei social e da autodidatta ho cominciato a cambiare il mio atteggiamento sul web.

Oggi posso testimoniare di avere quei numeri di contatti che indicavo nell’incipit ma a che pro?

Debbo dire che il numero si è ampliato proprio a seguito di passioni (sportive, politiche) e per la professione che esercito, andando ad aumentare la massa degli amici/conoscenti reali.
L’avvento poi degli smartphone e tablet con cui poter interagire sempre e dovunque ha fatto sì anche per me che il lavoro non finisca mai e che si trascini inevitabilmente in orari e giorni solitamente “liberi”.
Si è sempre connessi. Ma questo comporta qualche disfunzione…

In che misura i social rappresentano la realtà e come eventualmente ci distolgono da essa?

È un interrogativo che apre mille dubbi.

Antonio Tresca in un articolo su Huffington Post Italia scrive “Secondo uno studio condotto dall’Università del North Carolina, infatti, ogni volta che riceviamo un “Mi Piace” sul Social Network blu, o un “Retweet” su Twitter, il nostro organismo rilascerebbe una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che, regolando il nostro senso di gratificazione, è coinvolto nei fenomeni di dipendenza
(Fonte: http://www.huffingtonpost.it/antonio-tresca/la-felicita-ai-tempi-del-social-network-come-sconfiggere-la-dipendenza-da-facebook_b_2663687.html)

E’ vero…un retweet, un mi piace, un apprezzamento soddisfa il nostro ego, virtuale e non. Con l’espansione dei blog prima e dei social poi siamo tutti dei comunicatori. Possiamo mettere in piazza qualsiasi cosa. È un’opportunità infinitamente grande e un’arma a doppio taglio. Se è necessario conoscere algoritmi di google e un minimo di social marketing per costruire vere campagne di comunicazione, siamo comunque certi che i nostri post hanno comunque una platea, piccola o grande che sia. E’ umano credo trovare piacevole la gratificazione o in casi peggiori la commiserazione, come è insito in alcuni farsi prendere dal vittimismo. I nostri vizi  trovano terreno fertile sui social. L’equilibrio che si deve trovare quindi è una consapevolezza estrema ed una conoscenza degli strumenti che utilizziamo.

L’utilizzo quindi per fini personali si deve ridurre a momenti specifici in cui si è chiaramente e misuratamente/volontariamente nel web per leggere, svagarsi, ridere, piangere, sfogarsi, informarsi, spettegolare, dare sfogo alle proprie passioni….

Quando il web diventa strumento imprescindibile di lavoro il problema si amplia.

Tempo fa ho conosciuto una bravissima blogger-comunicatrice (Francesca Sanzo).
In un post in cui parla di disintossicazione e di “ipotesi di relazione” conclude lo scritto dicendo “qualsiasi cosa, quando si naturalizza troppo, può diventare pericolosa”.
(Fonte: http://www.francescasanzo.net/2014/05/20/social-network-dipendenza-disintossicazione-giusto-mezzo/)

L’articolo di Francesca nasce da una testimonianza/intervista di Alex Giordano sempre sul tema. “Ero finito vittima di un amore passionale che poteva essere distruttivo per entrambi i partner. E come capita in questi casi ho capito che forse la passione poteva essere pericolosa e poteva farci bruciare entrambi: me ed il circo umano dei social media. Potevamo essere pericolosi l’uno per l’altro. Anzi eravamo pericolosissimi per il fatto stesso di essere la stessa cosa, l’uno realmente parte dell’altro e viceversa. E questo non riguarda solo me come studio di Etnografia Digitale ma un ormai un po’ tutti noi che scandiamo la nostra vita al ritmo della timeline. Allora ho preferito lasciare la città “per vedere quanto alte si erigevano le sue torri sopra le case”.
(Fonte: http://www.ninjamarketing.it/2014/05/19/tedxmatera-lancient-future-per-alex-giordano-intervista/)

Se facessi scrivere un commento a mia moglie sarebbe sicuramente pronta a recriminare il sovra-utilizzo dello smartphone anche nei fine settimana, la sera, durante le ferie…

È frustrante fare il comunicatore e sapere di dover approfittare delle occasioni quando capitano  e rendersi conto che si sbaglia il momento in cui farle. La sete di notizie, insita nelle nostre professioni, si scontra con i tempi di vita.

Come fare?

Innanzitutto credo sia bene prendere coscienza che il web è una faccia della realtà. Oggi tantissime persone sono connesse e pian piano la digitalizzazione (nonostante la banda larga sia un’utopia nel nostro Belpaese) si estende geograficamente ma anche generazionalmente.

Io non ho 2551 amici, ne ho molti meno, tuttavia posso restare in contatto con oltre duemila persone per condividere pensieri, commentare i loro, sapere di eventi lieti e meno lieti, approfittare di un istante per approfondire qualche passione… Tuttavia è proprio necessario non rinunciare ad un post o ad una visualizzazione di notifica o email durante il tempo cosiddetto libero? Certo ci sono momenti in cui è necessario essere connessi per adempiere al proprio dovere in modo adeguato e con la passione del caso (che mi piace accompagnare ove possibile), ma ce ne sono altri in cui un gioco con tuo figlio o una chiacchiera reale sono più indispensabili che un twit.

Lo dico prima a me che agli altri.

Lo scorso anno quasi per scommessa per una giornata intera ho rinunciato al telefono-mela durante le ferie: ho solo controllato che non vi fossero chiamate o sms di carattere familiare di un certo livello ma sono sopravvissuto. Il Primo Maggio scorso ho dimenticato lo stesso smartphone a casa durante una giornata al mare con la famiglia: devo dire che ho apprezzato il non occupare tempi morti per fare selfie o controllare email o registrare la mia posizione su Foursquare. La sera stessa (!) ho poi postato sul mio diario le sensazioni che ho avuto e il gusto che ho provato nell’essere disconnesso.

Debbo dire che il senso di colpa soprattutto nei riguardi della mia famiglia mi spinge a dire che vorrò ripetere l’esperienza off-line per qualche giorno. Ci sono momenti in cui la realtà deve prendere il sopravvento e lasciare il nostro altro io-avatar al suo destino silente deve diventare un’esigenza ed una regola.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

La rete e la democrazia

La rete e la democrazia

Quante volte abbiamo sentito parlare di democrazia del web, del potere di assicurare un governo dal basso.

Ma quanto sono corrispondenti al vero queste definizioni?

Reputo molto attuale questo continuo dibattito che mi pare sia ancora determinante per stabilire la veridicità di ciò che viene detto, scritto o pronunciato anche e soprattutto dal mondo politico ed istituzionale.

“Non è facile giungere al cuore di Internet e coglierne la realtà vera, bisogna liberarsi con pazienza di molta retorica, superare diffidenze, evitare trappole ideologiche, non restare abbagliati da quella che è stata chiamata la Internet Trinity, una trinità fatta dalla tecnologia del mezzo, dalla distribuzione geografica dei suoi utenti, dalla natura dei suoi contenuti.” (Stefano Rodotà, 1998)

Internet (la rete) è davvero uno strumento oltre che un’opportunità e chi scrive ne è pienamente convinto.

Mi piace questa descrizione, che prendo da Tecnoteca.it : la rete, Internet, è per definizione uno strumento di delocalizzazione, in cui cadono i limiti dello spazio e del tempo e dove tutti i cittadini possono riunirsi, discutere e deliberare, come nella vecchia Agorà ateniese.”

Se dovessi spiegare cosa è la rete delle reti userei tre keywords: delocalizzazione in primis.

Poi proseguirei con un successivo approfondimento, che chiedo in prestito al portale “Educazione & scuola”: non esiste un proprietario di Internet. Per sua natura Internet è una struttura che vede tanti proprietari, piccoli e grandi che mettono in comune le loro risorse, in modo non gerarchico e paritetico, rendendo di fatto impossibile controllare contenuti informativi e messaggi scambiati in rete. Tutto ciò è dovuto alla lungimiranza di tantissimi piccoli service provider, che hanno investito in proprio per creare un punto di accesso ad internet, avendo di fatto le stesse possibilità e potenzialità di grandi strutture economiche o addirittura di Stati nazionali. Quindi la potenza della rete è proprio la sua libertà intrinseca e la sua mancanza di vincoli gerarchici con grandi organizzazioni, permettendo al singolo individuo di partecipare ad armi pari con le grandissime potenze economiche e sociali.

Scelgo come seconda parola chiave il termine popolare.

Declinato in questi termini. Internet è di tutti e di nessuno. Tralasciando che in termini tecnici questo assioma è facilmente contestabile, il concetto che mi preme sottolineare è l’assoluta libertà di cui gode il web perché difficilmente controllabile.

Si potrebbe aprire un’ampia parentesi sulla questione dell’accessibilità (che non è di certo garantita a tutti ancora) ma dei cui risvolti non intendo parlare qui ed ora.

Rosanna De Rosa (Docente Università di Napoli) nel 2002 in un articolo osserva che “la rete diventa una nuova metafora di democrazia: da un lato si allargano le possibilità di realizzare una democrazia del popolo, con l’opportunità di realizzare procedure di decisione popolare; dall’altro si costata la presenza di una serie concreta di rischi e limiti, come la difficoltà di riorganizzare le comunità umane o come la resistenza culturale e politica a legittimare la rete come strumento di nuova partecipazione politica”.

La terza ed ultima keyword è strumento sociale.

Internet quindi come strumento (sociale) delocalizzato popolare.

Come questo si integri con il concetto di democrazia è un passaggio abbastanza obbligato.

Sempre sul Educazione&Scuola, a firma di Giuseppe Fortunati, si legge: La potenzialità democratica di Internet si fonda sulla libertà di espressione dei piccoli individui allo stesso livello delle grandi strutture, permettendo di mettere in rete idee e di poter fare valutazione su di esse, a prescindere dalla potenza economica o politica di chi le mette in circolazione, dando a tutti la stessa visibilità potenziale.

Ritorna un aggettivo (potenziale) che è alla base di tutto il ragionamento.

Scrivere un contenuto sul web non equivale a renderlo popolare. Non vi è un’equivalenza in queste due azioni. La risultante è la somma di alcune azioni specifiche, che assume connotazioni algoritmiche di alto livello.

E’ vero che il web lo possono utilizzare tutti e che non è necessaria una specializzazione per compiere azioni semplici, ma è altrettanto vero che la tecnologia evolve e che è necessario conoscere bene il mezzo per poterlo “utilizzare” per scopi determinati.

La potenzialità pertanto è enorme, infinita oserei dire.

Ma il saper fare è determinante in questo processo.

Ritorno al concetto di democraticità.

Il web può essere circoscritto e reso controllabile?

In parte sì.

I motori di ricerca ci studiano e sanno esattamente cosa ci piace e cosa non ci piace, sanno esattamente chi siamo quando digitiamo.

Se sui social è usuale mettersi in piazza senza veli o quasi per sentirci apprezzati o condivisi o per soddisfare il nostro ego in qualche modo, prestiamo poca attenzione al fatto che questi media gratuiti in realtà ci usino per i loro profitti e che più siamo attivi più i fatturati crescono.

Lungi da me il voler fare della (cattiva) retorica su questo, credo che l’importanza della consapevolezza delle azioni che compiamo sia alla base dell’uso corretto dei mezzi che abbiamo a disposizione.

Vi sono mezzi e strumenti che si possono controllare e circoscrivere in questo mare magnum? Certamente.

Basta avere esperienza di qualche decina di anni sul campo per sapere che se apro un “Forum” (ormai fuori moda ma in parte ancora utilizzato, anche per fare politica) posso controllare le attività e mascherare la democrazia della rete chiedendo commenti e contributi ma mettendo nella piazza virtuale ciò che più aggrada o che è in linea con il mio scopo.

 

Altro discorso è utilizzare la democrazia del web per operazioni di partecipazione popolare. È una scelta coraggiosa, perché se fatta con le regole che il web esige non è facilmente controllabile ed è soggetta a tutti i rischi del caso.

Dall’utente con false credenziali, alla denigrazione, passando per lo spam e il cattivo utilizzo inconsapevole dei mezzi.

Quando un video riceve 200 commenti, di cui solo 10 riportano informazioni vere che smentiscono il video, l’informazione data o meglio percepita dal prossimo utente che visionerà il video quale sarà? Sarà la verità contenuta nei 10 commenti nascosti tra i 200 che in pochi o nessuno per motivi ovvi di tempo legge oppure sarà l’informazione falsa descritta nel video?

La rete non è infallibile, è uno strumento utile ed intelligente ma non è immune al virus della disinformazione. (agoravox.it)

Inneggiare a Internet come soluzione dei problemi al controllo dei media da parte della politica o dei poteri forti ha un senso, ma altrettanto ne avrebbe creare una coscienza online degli utenti.

Le possibilità che ciascuno di noi diventi un comunicatore è straordinaria, ma può anche avere degli effetti negativi. La possibilità di trovare risposte a tanti quesiti e confrontare le fonti è una straordinaria potenzialità, ma è altrettanto facile scovare informazioni errate o addirittura ingannevoli consapevolmente.

McLuhan (1994) afferma come “con l’aumento della velocità di diffusione delle informazioni, la tendenza in politica sarà di allontanarsi dalla rappresentanza e dalla delega conferita agli eletti, per avvicinarsi invece ad un coinvolgimento diretto della collettività nelle decisioni di governo”.

Lawrence K. Grossman ne La repubblica elettronica (1995) spiega come sia necessario per una corretta interpretazione delle informazioni possedere una solida cultura; migliorare la qualità e la diffusione delle informazioni, eliminando qualsiasi tipo di limitazione preventiva sui mezzi di comunicazione e verso chi pubblica o diffonde le stesse; inoltre andrebbe garantito un sistema finanziario per le ICT, libero ed indipendente, capace di finanziare l’accesso dei più poveri e programmi di formazione e informazione di qualità, in modo da poter assicurare un accesso libero ed universale.

Ho citato due autori sulle quali tesi bisognerebbe soffermarsi a lungo, cosa che non farò per non tediare il lettore.

Il termine “sociale”, oltretutto, merita un capitolo a parte, che rimando a breve.

Ho cercato di compiere una riflessione che rispondesse alle domande che ho posto all’inizio.

Ha senso parlare di democrazia legando il concetto a Internet?

In conclusione a questa mia ricerca mi sono creato più dubbi che risposte. Tuttavia ho voluto palesare un ragionamento che mi capita spesso di fare, affrontandone qui solo una piccola parte.

Ma alla vigilia di una tornata elettorale in cui si è sentito tutto ed il contrario di tutto e in cui i contenuti passano in secondo piano rispetto agli strali e alle delegittimazioni reciproche, ho voluto esporre alcuni concetti, che si ponessero al fianco di una strumentalizzazione che si tende a dare del web e dei suoi scopi.

Grazie per l’attenzione.
Se volete e potete, commentate.
Sarò contento di sapere la vostra opinione.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus