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Perchè non pubblico le foto dei miei figli

Perchè non pubblico le foto dei miei figli

Foto del primo giorno di scuola (magari inquadrando anche altri), foto del primo bagno al mare, foto del primo gol o del saggio, foto con vestiti o acconciature ridicole, scatti di feste o ricorrenze, selfie e quanto di più la nostra mente possa immaginare.

Proviamo a pensare cosa  diranno tra quindici anni i protagonisti di queste inquadrature. Proviamo a pensare che queste immagini potrebbero essere prese da persone terze per scopi commerciali o (peggio) per fotomontaggi infami. Proviamo ad immaginare che menti malate potrebbero interessarsi a questi protagonisti in modo morboso ed iniziare a seguire certi spostamenti grazie ai dettagli ai quali i fotografi non pensano ma che ci sono e che non si nascondono facilmente.

Certo, è possibile impostare la privacy per permettere solo ad un certo pubblico la visione di certe immagini, ma se tra quel pubblico ci fosse qualcuno in malafede? O in buonissima fede che si permette di condividere ingenuamente il nostro contenuto così prezioso?

Sono un padre e come tanti altri sono orgoglioso. Ma prevale in me questa consapevolezza. Sarò allarmista? Non penso, tuttavia sono questi i motivi per cui evito di mettere online le foto dei miei adorati figli e i motivi per cui suggerisco ad altri di evitare di farlo.

Certo questo modus operandi ogni tanto non fa contenti i nonni, ma grazie alla messaggistica privata è facile farli sorridere quando sono in astinenza da nipoti.

Sarebbe bello poter essere tranquilli e liberi di agire senza dover pensare ai tranelli e sotterfugi, ma è anche vero il primo postulato: quanto mio figlio quando sarà adolescente o adulto sarà entusiasta di vedersi conciato da “cretinetti” o immortalato in momenti magari intimi o privati?

Io non lo sarei affatto.

Ma l’appello non è solo a noi genitori, ma a zii, nonni, educatori, insegnanti, istruttori, allenatori….

Sapete che all’articolo 23, il testo unico sulla privacy dice che il trattamento di dati personali è ammesso soltanto con il consenso espresso dell’interessato e che chi li diffonde senza autorizzazione è punito con la reclusione fino a due anni (articolo 167)? “Le foto sono ovviamente un dato personale perché rendono identificabile un individuo” (fonte: La Stampa )

Subentra come possiamo intuire un problema normativo e allargando il ragionamento di “diritto all’oblio“, ossia il “diritto spettante ad ogni cittadino di richiedere la cancellazione o l’aggiornamento di una notizia che lo riguardi in prima persona. Esso viene posto tra i diritti inviolabili dalla costituzione e sancisce il diritto di ogni individuo ad essere dimenticato e a non essere più ricordato per quei fatti che siano stati oggetto di cronaca in passato, destinati a ritornare nella sua sfera privata.” (Fonte: TestMagazine)

E’ possibile quindi ricorrere a ciò e provare a far rimuovere contenuti che riteniamo possano ledere o essere nocivi (se di nostra provenienza/proprietà) o se violano le normative vigenti, magari otterremo che tali contenuti non siano rintracciabili tramite le ricerche, tuttavia se qualcuno fosse in possesso degli “url di provenienza” (non è scontato che vengano rimossi) di questi contenuti poi se ne potrebbe appropriare qualcun altro.

E a parte ciò se pensiamo ai social (oggi pratica più diffusa in assoluto), quando postiamo una foto scattata da noi e che quindi in teoria è di nostra assoluta proprietà, siamo così certi che questo copyright poi rimanga? Se andiamo a leggere le informative sui regolamenti ad esempio di Facebook il dubbio rimane.

L’utente è in effetti il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate sul social di Zuckerberg ed ha la possibilità di controllare le modalità di condivisione mediante le impostazioni sulla privacy.
Relativamente ai contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video, che il social network suole chiamare “Contenuti IP”, si legge nel Regolamento che l’utente concede a Facebook una licenza non esclusiva (Licenza IP), trasferibile, valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato sul social. Tale licenza termina nel momento in cui l’utente decide di cancellare il proprio account o i contenuti stessi, a meno che però (e non è così inusuale) tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi li abbiano conservati.

Facebook, inoltre, consente all’utente di condividere i propri contenuti usando l’impostazione “Pubblica”: in questo modo l’utente permette a tutti, anche alle persone non iscritte al social network, di conoscere le informazioni “postate” e di associarle al suo profilo.

Non so se sono riuscito ad argomentare la scelta (consapevole) per cui non pubblico foto che ritraggono i miei figli sui social e non autorizzo altri a farlo (se non in casi assolutamente eccezionali e rari che possono essere magari accaduti in passato). Tuttavia a mio parere non ne vale davvero la pena.

I like e gli apprezzamenti possiamo conquistali anche in altro modo, o no?

p.s. non sono un giurista e non pretendo di esserlo, se vi fossero professionisti del settore che trovassero inesattezze me le segnalino e rettificherò quanto scritto. Il blog contiene citazioni e mie riflessioni, che hanno portato a compiere scelte che condivido con altri.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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