buzzoole code
5 cose da non fare gestendo una pagina FB

5 cose da non fare gestendo una pagina FB

Fermo restando che la visibilità organica (ossia non a pagamento) dei post delle pagine è in fortissimo e forzato declino è bene comunque cercare di lavorare con criterio ed evitare errori che comunque penalizzerebbero anche le azioni pubblicitarie successive o contemporanee.

Vediamo cinque tipici errori da evitare:

Invitare chiunque a mettere il like alla pagina

E’ un vizio comune. Siccome è facoltà degli amministratori delle pagine invitare a mettere il mi piace alla pagina i propri amici del profilo, abbiamo la tendenza di “spammare” indiscriminatamente i nostri contatti con un invito, senza valutare se sono in target o no. Mia mamma sarà il mio miglior cliente? Non è vietato invitare i contatti, ma facciamolo se sono potenziali clienti o comunque persone interessate o già clienti.

Acquistare i like alla pagina

Assolutamente vietato acquistare pacchetti di like già pronti. Aumenta per vanità il numero di quelli che si chiamavano i fan della pagina, ma questo procedimento inficerà inevitabilmente tutto il nostro lavoro.
Se lo abbiamo fatto nel passato puliamo la “fan base”, cancelliamo uno ad uno con pazienza like di profili improbabili o non in target. Se avete un negozio in una provincia romagnola, una persona che abita in Pakistan sarà un vostro potenziale cliente?

Provare a vendere a chi non ci conosce

Visto che non siamo Amazon risulta complesso vendere a freddo il nostro prodotto.
Provate inoltre a pensarvi mentre “navigate” la vostra bacheca Facebook: vi fermate davanti a post (casomai poi li vediate) prettamente di vendita? Un volantino attira l’attenzione su Facebook?

Non curare “l’esperienza dell’utente finale”

Facebook premia tutto ciò che intrattiene e può far piacere ai propri utenti, facendoli restare il più a lungo possibile sulla sua piattaforma.
Quando creiamo post poco leggibili o poco interessanti/utili è lo stesso Facebook a penalizzarci sulla visibilità oltre che le persone ad ignorare il nostro lavoro.

Improvvisare e non programmare

Una pagina che non ha contenuti o ne ha solo di estemporanei non funziona.
Bisogna pensare un piano editoriale e di contenuti, sostenibile. Altrimenti sprechiamo il nostro tempo in azioni magari anche buone ma praticamente inutili.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

3 domande che dovremmo farci per comunicare meglio

3 domande che dovremmo farci per comunicare meglio

Come faccio a comunicare?

Ecco il quesito che sento farmi più spesso.
La prima risposta (impulsiva ma errata) che viene data alla domanda da non addetti ai lavori è spesso quella di aprire un sito o una pagina Facebook.

In realtà sono altri passaggi che bisogna fare per riuscire ad essere poi efficaci e comunicare quel che desideriamo venga comunicato.

Cercherò di fornire 3 consigli utili e sintetici, oltre che pratici, sotto forma di domande per poter iniziare un percorso di comunicazione efficace e capire soprattutto di che cosa si tratta.

1) La prima domanda che dobbiamo porci e a cui dobbiamo saper dare una risposta non è scegliere uno strumento ma chiederci qual è il nostro obiettivo.
La risposta più banale è risponderci: comunicare.
Non basta. Dobbiamo cercare di andare più a fondo.
E pertanto dobbiamo partire da noi stessi.
Dobbiamo capire chi siamo, cosa proponiamo, cosa vogliamo comunicare e a chi.

2) Risolto l’enigma amletico di cui sopra è giunto il momento di pensare in modo coerente a come fare a far capire agli altri chi siamo, cosa proponiamo al nostro target di riferimento.
Tutto e subito non vanno d’accordo.
Pertanto un passo alla volta sarà importante darci questi obiettivi (chiari, misurabili, specifici, condivisi, comprensibili, realizzabili):
– accreditarci online sul mercato
– scegliere i mezzi dove intercettare il target
Se partiamo da zero non siamo conosciuti e quindi dovremo darci come primo obiettivo “il branding”. Se siamo sul mercato dovremmo cercare di capire come siamo posizionati e analizzare come siamo percepiti e analizzare nel dettaglio i risultati o gli insuccessi che abbiamo avuto sino ad oggi.
Fatto questo e stabilito che per colpire potenziali clienti ho scelto di utilizzare il mezzo X ed il mezzo Y e non quello Z è ora di fare il terzo step.

3) Come imposto la comunicazione sulla base degli obiettivi che ho scelto ed i mezzi/strumenti che ho individuato?
Altro tema che richiede una strategia.
Sì perchè non è possibile standardizzare e utilizzare formule magiche.
Bisogna in qualche modo sedersi a tavolino e capire un po’ meglio come declinare gli obiettivi nella pratica delle cose.
Ovvero?
Che contenuti propongo? Come li differenzio sui mezzi che ho scelto? Come misuro i risultati? Come verifico se sto raggiungendo gli obiettivi che mi sono prefisso?

Ecco questa può essere una traccia, un punto di partenza per capire e declinare le situazioni in un piano di comunicazione strategico.

Per tutto il resto… che ci sto a fare?
Contattami.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Ma Facebook funziona per le PMI?

Ma Facebook funziona per le PMI?

Chiediamocelo: ha senso usare Facebook per le PMI?

La risposta a questa domanda (cioè se in fin dei conti Facebook funziona per le PMI) la potrebbe dare un articolo di Francesca Milano uscito su Il Sole 24 Ore qualche giorno fa.

Ci tengo però a dire qualcosa anche io, perchè è un tema che tratto quotidianamente e che studio giorno dopo giorno.

Mi occupo di comunicazione digital e affronto la risposta a questa domanda che dirigenti ed imprenditori si e mi pongono spesso.

La mia risposta è che il web funziona, dipende da come lo si utilizza.
Non vi sono regole standard ma vestiti su misura da costruire insieme al cliente per far funzionare le cose.

Trenta milioni di italiani su Facebook è un primo dato da evidenziare.

Il secondo è sicuramente il fatto che il social l’utente medio non lo apre per il business ma per passarsi il tempo.
Eppure anche quando siamo il bar se troviamo una risposta ad una domanda che ci poniamo anche relativa al business non la tralasciamo solo perchè non siamo in ufficio.
Se ho un dubbio e trovo qualcuno che mi fornisce una risposta non è il massimo?

Certo poi subentra l’affidabilità di questa risposta, la reputazione di chi te la fornsice.

Ma il concetto è questo.

Il web è un mezzo (non un fine) fantastico per fare branding e rendersi autorevoli per poi essere considerati segni di nota quando ci rendiamo utili a qualcuno.

Senza questo ragionamento potremmo parlare di percezioni, di massimi sistemi, di voci, di articoli letti in giro, di pareri contrastanti…senza mai arrivare a darci una risposta.

Facebook funziona, anche per le PMI.
Bisogna imparare ad usarlo.

Se nutri ancora dei dubbi contattami.
Se pensi che io ti posso essere utile, non esitare, contattami.

Insieme possiamo studiare una strategia o fare il check-up alla tua presenza online oppure se hai esigenza di formare qualcuno che nel tuo team inizi ad acquisire competenze, possiamo organizzare alcuni momenti formativi.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Cos’è il branding

Cos’è il branding

Proviamo insieme a capire il significato di questa parola (branding) che sentiamo ormai ripetere da tanti professionisti ma che talvolta genera un po’ di confusione tra i non addetti ai lavori.

Il branding è il processo effettuato dalle imprese per differenziare la propria offerta da altre analoghe, utilizzando nomi o simboli distintivi. La sua principale finalità è quella di promuovere l’immagine di marca (brand image) e incentivare la fedeltà dei clienti alla marca (brand loyalty).  (Fonte: GlossarioMarketing).

Cliente di tipologia A
“Vorrei utilizzare meglio Facebook per vendere.”
Ecco una delle richieste tipo di un cliente tipo.

Anche se ultimamente ho sentito di più questa: cliente di tipologia B.
“Facebook non serve, i miei clienti non stanno lì.”

Presumiamo di essere a contatto con la tipologia del primo caso.

Bene, da dove partiamo per rispondere?
Il discorso potrebbe essere lungo, ma siccome sono “reduce” entusiasta da un sabato di formazione ho freschi freschi alcuni concetti passati dai docenti, che mi perdoneranno, li faccio miei, cercando di schematizzare al massimo le mie risposte all’esigenza posta dal famoso cliente A.

Date un’occhiata qui:

Pensiamo alla riconoscibilità di quel baffo in ogni contesto o pensiamo allo status symbol che è diventata la mela smangiucchiata.

 

 

 

 

Poi tenendo a mente ciò rispondiamo ad una semplice domanda: quando voglio comprare qualcosa, apro Facebook?

La risposta è sicuramente no.

Quindi, penseranno alcuni, hanno ragione i clienti di tipologia B di cui sopra.

In fondo il social di Zuckerberg non serve per raggiungere i miei clienti.
Se non vendo su Facebook che ci sto a fare?

Le persone (secondo la ricerca di Mediakix relativa al 2016) passano su Facebook in media 35 minuti al giorno e per quel tempo… si dilettano nell’arte del cazzeggio.

In quei minuti lo scrolling del proprio “diario” (o come si dice in gergo della newsfeed) è vertiginoso e tante volte da mal di pancia. Per colpire l’attenzione ci vuole davvero qualcosa di costruito ad hoc e che risulti vincente sull’algoritmo studiato dai tecnici di Zuckerberg.
Comunque sia può capitare che nel tempo di una fila in posta, di una pausa sul divano o dalla macchinetta del caffè i nostri occhi incrocino qualcosa che sia “degno” di bloccare il nostro dito e che soddisfi un’esigenza reale o latente che abbiamo.

L’ho scritto anche altre volte, ma è bene ribadirlo in questo contesto.
Chiunque di noi salta di sana pianta i post autoreferenziali o autopromozionali, soprattutto di persone che non conosciamo.
Pensiamo a perché mettiamo il like alla pagina commerciale X o Y.
Probabilmente non perché aspettiamo che l’azienda col baffo ci rifili l’offertona del 20% (che guarda caso non fa mai) ma probabilmente perché hanno dei contenuti interessanti, originali o addirittura utili.

Quindi adesso proviamo a dare una risposta al nostro cliente A?

Vorrei utilizzare meglio Facebook per vendere.”
Costruiamo un piano di comunicazione che preveda una presenza di qualità su Facebook e che faccia “branding”, che entri nell’immaginario e nella percezione collettiva come marchio di qualità. Tramite questo lavoro e collegato con inserzioni più promozionali ed un lavoro con il sito, blog, e-commerce… allora le vendite aumenteranno.

Un esempio virtuoso? Guardate qui: https://www.facebook.com/otticodelweb/
(non è #adv, non conosco Nico Cardadonna se non di fama)

Insomma: questo “branding” è fuffa?
Beh direi proprio di no e spero di avervi spiegato velocemente il perchè.

Se non ci sono riuscito avete due soluzioni:
1) mi contattate
2) provate a pensare “Cosa vuoi di più dalla vita?”. Se conoscete bene la risposta allora…. il branding ha colpito senza che ve ne siate accorti!

(chi conoscesse la soluzione al punto 2 la scriva nei commenti)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Presenza online

Presenza online

Avere un sito web.
Aprire una pagina Facebook.

Sono azioni che da sole non garantiscono alcun business.
Molto spesso si pensa che facendosi costruire un sito vetrina e scrivendo qualche post si faccia web marketing e che quindi si possa fare affidamento a sè stessi o a persone a noi vicine che a tempo perso rimpinguino la bacheca di qualche contenuto estemporaneo.

Ma è bene sapere che la sola presenza online non basta!

Bisogna accompagnare gli strumenti che decidiamo di utilizzare con delle azioni (pianificate) che poi portino a dei risultati.

Cerco di banalizzare la questione.
Tuttavia non credo che per molti aspetti mi allontani da alcuni fatti che accadono oggi nel mondo delle piccole imprese, startup o esercizi commerciali.

Chiariamoci bene un concetto.
Il web marketing (insieme delle attività di marketing che sfrutta il canale Web per studiare il mercato e sviluppare i rapporti commerciali – fonte: Wikipedia) è un mestiere di cui oggi si sente molto parlare ma che in realtà suscita pareri contrastanti.

Il mercato è pieno di agenzie web e social media “cosi” che offrono servizi di comunicazione.
Orientarsi non è facile, ma proviamo a pensare al lavoro che viene svolto ed ai risultati che si ottengono.

Lo snodo principal sono i risultati.
Numeri, dati ma soprattutto la loro lettura ed interpretazione.

Ecco, io posso curare una pagina Facebook di un cliente e portargli il fatto che i miei post sono visualizzati da 12mila persone come risultato finale. Ma cosa gli sto dando?
Cosa gli ho venduto? Cosa lui/lei se ne fa di quelle 12mila persone? E soprattutto, chi sono quelle 12mila teste?

Bisogna partire da un concetto di base.

Avere molto chiari gli obiettivi e sapere che fare azioni una tantum non serve a nulla.

Se esiste una domanda (latente o esplicita che sia) è perché probabilmente fare operazioni di comunicazione sul web non è poi cosa così scontata o banale.
Anche se ciascuno di noi potrebbe essere messo nelle condizioni di operare.
Ma conoscere davvero la materia è un qualcosa di diverso.

La differenza tra chi vende fuffa e chi no sta nel fatto della trasparenza e nel rispetto degli obiettivi che vengono definiti e concordati.
Poi ci sono aspetti più tecnici o da furbetti ma ne riparleremo.

Il mio processo di lavoro (è quello che faccio io e credo sia giusto fare per il mio di business) è il seguente:

  • parlo con il possibile cliente e cerco di capire i suoi bisogni e le sue aspettative oltre allo stato dell’arte sulla sua comunicazione fino ad allora
  • studio una prima bozza di piano di comunicazione ed un preventivo di spesa
  • se la consulenza viene accettata passo alla fase di studio più approfondita e completo il piano di comunicazione con i dettagli mancanti
  • si mette in pista il piano con obiettivi da valutare insieme al cliente e si verifica periodicamente il percorso che si sta attuando apportando eventualmente modifiche anche dovute alle modifiche di algoritmi o trend di comunicazione
  • dove non arrivo io con le mie competenze (e lo dico sin da subito) suggerisco altre figure professionali o mi rapporto con quelle scelte dal cliente

La fuffa non mi piace e alla lunga … non paga!

Per trasmettere le tue idee utilizza parole semplici, grandi idee, e brevi frasi.
(John Henry Patterson)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus