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La giusta dose di pazienza

La giusta dose di pazienza

Ci vuole una gran pazienza.

Lavori nell’ambito della comunicazione digitale e sei subissato di clienti (professionisti, imprenditori o dirigenti) che ti devono sempre insegnare il mestiere.

L’umiltà deve essere una caratteristica premiante in una persona, tanto più in un consulente.
C’è sempre da imparare dagli altri.
Questo è un valore per me.

Ma è possibile che sulla comunicazione TUTTI debbano sempre mettere il becco?

Se parliamo di ingegneria astrofisica io sono il primo a stare in silenzio ad ascoltare.
Ma se entriamo in un campo dove il professionista (pur con tutti i limiti) sono io, perchè l’ingegnere dovrebbe dirmi cosa fare, come fare e quando farlo?

Alcuni potrebbero dire: beh è lui il titolare e vorrà che le cose escano come vuole lui.
Bene.

Però si dà il caso che quando distribuivano i bollini dei consulenti di web marketing io me li sia presi, cercando di studiare, imparare, testare, capire… l’ingegnere ha solo la percezione di come lui farebbe al meglio, senza saperne molto di più.

Il cliente ha sempre ragione.
Certo.

Io gli do ragione (ma non la si dava ai matti? 😉), poi se non si ottengono risultati la colpa è mia perché ho fatto come voleva lui per farlo stare buono.
Risultato?
Cliente insoddisfatto e contratto che si andrà a chiudere malamente.

Caro ingegnere, impara a fidarti.
Sarò io il primo che nel dubbio tecnico dei contenuti Ti chiederò il parere ed aspetterò impaziente i tuoi feedback e suggerimenti, magari anche le tue correzioni.

Ma su quello che è il mio di mestiere, ascolta e fidati.
La fiducia (reciproca) è il primo degli essenziali requisiti della nostra collaborazione.

E sarà di tutto mio interesse farti ottenere risultati, cosicché tu sia contento e parli bene di me.
Ma se fai fatica ad essere comunicativo e ti affidi ad un professionista allora lasciati condurre.

Cercherò di dare il massimo per far capire chi sei, come sei e cosa fai e come la fai.

Senza usare i social come vetrina, promuovendo il nulla tanto per renderti contento prima del weekend.

Ti romperò le scatole chiedendoti contenuti a ripetizione e non mi accontenterò mai.

Mai dalla mia bocca arriveranno sentenze sul tuo specifico lavoro, ma anche tu esimiti dal dare quegli input non richiesti.

Perché non presumo di avere la scienza comunicativa infusa, ma credo di masticare la mia materia un pochetto.

Grazie.

Il tuo consulente

p.s. ti lascio un video per farti capire come mi sento con te ogni tanto

n.b. non ho alcun cliente ingegnere astrofisico e mi perdoneranno i professionisti di quella categoria

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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A cosa servono le competenze digitali

A cosa servono le competenze digitali

Competenze digitali: perchè?

Ce lo dice l’Europa.
Le competenze digitali diventano “competenze chiave” per il Consiglio dell’Unione Europea che lo scorso 23 maggio ha pubblicato le raccomandazioni, dodici anni dopo le prime.

“È necessario innalzare il livello di padronanza delle competenze di base (alfabetiche, matematiche e digitali) e sostenere lo sviluppo della capacità di imparare a imparare quale presupposto costantemente migliore per apprendere e partecipare alla società in una prospettiva di apprendimento permanente”.

Quindi avere competenze digitali potrebbe significare trovare maggiormente lavoro?

E’ esattamente questo il punto.
Su quali competenze digitali ha senso investire per avere un futuro professionale richiesto e ben remunerato?
Vediamo i risultati di uno studio condotto da Idc per conto di Cisco.

1. Data management/analytics

Questa macroarea comprende la business intelligence analyst, business intelligence architect/developer, data engineer, data scientist e database architect. Il tema dei big data è uno di quei temi che sicuramente devono essere approfonditi.
Sempre più università ed enti di formazione dovranno ampliare un’offerta su questi temi.

2. Cyber Security

La sicurezza informatica è uno dei settori chiave per il futuro e il profilo del security management specialist, in particolare, è al vertice nella classifica delle figure professionali ritenute strategiche dagli esperti di tecnologia, sia a livello mondiale che nello specifico del contesto europeo.

3. Infrastrutture IT

L’area delle infrastrutture informatiche rappresenta un’altra scelta. Network engineer/architect, network/systems administrator, systems analyst, social media tech manager/administrator e computer support specialist i profili più interessanti.

4. Sviluppatori di software e app per mobile

Ecco un’area su cui da un po’ di tempo è possibile costruirsi competenze e di cui si sente parlare.

5. Digital Transformation

Si arriva alle figure professionali che dovranno traghettare le aziende verso il futuro in chiave 4.0, che tuttavia, secondo l’analisi di cui sopra, non hanno un tasso di offerte di lavoro attuali e di crescita a lungo termine paragonabile a quello delle altre quattro aree professionali.

“Riteniamo che la digital transformation permetta di guidare un’innovazione agile, trovare modi migliori di lavorare, adottare nuovi modelli di business e offrire una migliore esperienza ai clienti”. (Luca Zerminiani, senior manager, Systems Engineering, di VMware Italy)

Molto preoccupante la situazione nel nostro Paese, analizzata su Industria Italiana 

In un altro articolo viene intervistato Marco Gay presidente di Anitec-Assinform, l’Associazione delle Aziende di Information Technology e dell’Elettronica di Consumo, aderente a Confindustria, che dichiara:

“non è più sufficiente preoccuparsi di cosa serve alle aziende in termini di nuovi specialisti ITC, ma bisogna estendere l’attenzione alle professioni tradizionali. In tutte esiste, più o meno, la necessità di avere skill digitali.”

Il problema è che il gap negativo tra capacità dei lavoratori e necessità del mercato va colmato perchè si sta vivendo una insoddisfazione di una domanda importante di futuro.

Ecco uno dei motivi per cui demonizzare e parlare solamente di rischi in ambito digitale non è corretto.

E’ necessaria una conoscenza, una consapevolezza ed un’offerta formativa ampia, di qualità e facilmente accessibile in tutta la nostra penisola.

Non lo dice solo l’Europa, lo dice il mercato del lavoro.

Vi sembra poco?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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5 cose da non fare gestendo una pagina FB

5 cose da non fare gestendo una pagina FB

Cose da non fare gestendo una pagina FB

Fermo restando che la visibilità organica (ossia non a pagamento) dei post delle pagine è in fortissimo e forzato declino è bene comunque cercare di lavorare con criterio ed evitare errori che comunque penalizzerebbero anche le azioni pubblicitarie successive o contemporanee.

Vediamo cinque tipici errori da evitare:

Invitare chiunque a mettere il like alla pagina

E’ un vizio comune. Siccome è facoltà degli amministratori delle pagine invitare a mettere il mi piace alla pagina i propri amici del profilo, abbiamo la tendenza di “spammare” indiscriminatamente i nostri contatti con un invito, senza valutare se sono in target o no. Mia mamma sarà il mio miglior cliente? Non è vietato invitare i contatti, ma facciamolo se sono potenziali clienti o comunque persone interessate o già clienti.

Acquistare i like alla pagina

Assolutamente vietato acquistare pacchetti di like già pronti. Aumenta per vanità il numero di quelli che si chiamavano i fan della pagina, ma questo procedimento inficerà inevitabilmente tutto il nostro lavoro.
Se lo abbiamo fatto nel passato puliamo la “fan base”, cancelliamo uno ad uno con pazienza like di profili improbabili o non in target. Se avete un negozio in una provincia romagnola, una persona che abita in Pakistan sarà un vostro potenziale cliente?

Provare a vendere a chi non ci conosce

Visto che non siamo Amazon risulta complesso vendere a freddo il nostro prodotto.
Provate inoltre a pensarvi mentre “navigate” la vostra bacheca Facebook: vi fermate davanti a post (casomai poi li vediate) prettamente di vendita? Un volantino attira l’attenzione su Facebook?

Non curare “l’esperienza dell’utente finale”

Facebook premia tutto ciò che intrattiene e può far piacere ai propri utenti, facendoli restare il più a lungo possibile sulla sua piattaforma.
Quando creiamo post poco leggibili o poco interessanti/utili è lo stesso Facebook a penalizzarci sulla visibilità oltre che le persone ad ignorare il nostro lavoro.

Improvvisare e non programmare

Una pagina che non ha contenuti o ne ha solo di estemporanei non funziona.
Bisogna pensare un piano editoriale e di contenuti, sostenibile. Altrimenti sprechiamo il nostro tempo in azioni magari anche buone ma praticamente inutili.

Francesco Costanzini

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3 domande che dovremmo farci per comunicare meglio

3 domande che dovremmo farci per comunicare meglio

Come faccio a comunicare?

Ecco il quesito che sento farmi più spesso.
La prima risposta (impulsiva ma errata) che viene data alla domanda da non addetti ai lavori è spesso quella di aprire un sito o una pagina Facebook.

In realtà sono altri passaggi che bisogna fare per riuscire ad essere poi efficaci e comunicare quel che desideriamo venga comunicato.

Cercherò di fornire 3 consigli utili e sintetici, oltre che pratici, sotto forma di domande per poter iniziare un percorso di comunicazione efficace e capire soprattutto di che cosa si tratta.

1) La prima domanda che dobbiamo porci e a cui dobbiamo saper dare una risposta non è scegliere uno strumento ma chiederci qual è il nostro obiettivo.
La risposta più banale è risponderci: comunicare.
Non basta. Dobbiamo cercare di andare più a fondo.
E pertanto dobbiamo partire da noi stessi.
Dobbiamo capire chi siamo, cosa proponiamo, cosa vogliamo comunicare e a chi.

2) Risolto l’enigma amletico di cui sopra è giunto il momento di pensare in modo coerente a come fare a far capire agli altri chi siamo, cosa proponiamo al nostro target di riferimento.
Tutto e subito non vanno d’accordo.
Pertanto un passo alla volta sarà importante darci questi obiettivi (chiari, misurabili, specifici, condivisi, comprensibili, realizzabili):
– accreditarci online sul mercato
– scegliere i mezzi dove intercettare il target
Se partiamo da zero non siamo conosciuti e quindi dovremo darci come primo obiettivo “il branding”. Se siamo sul mercato dovremmo cercare di capire come siamo posizionati e analizzare come siamo percepiti e analizzare nel dettaglio i risultati o gli insuccessi che abbiamo avuto sino ad oggi.
Fatto questo e stabilito che per colpire potenziali clienti ho scelto di utilizzare il mezzo X ed il mezzo Y e non quello Z è ora di fare il terzo step.

3) Come imposto la comunicazione sulla base degli obiettivi che ho scelto ed i mezzi/strumenti che ho individuato?
Altro tema che richiede una strategia.
Sì perchè non è possibile standardizzare e utilizzare formule magiche.
Bisogna in qualche modo sedersi a tavolino e capire un po’ meglio come declinare gli obiettivi nella pratica delle cose.
Ovvero?
Che contenuti propongo? Come li differenzio sui mezzi che ho scelto? Come misuro i risultati? Come verifico se sto raggiungendo gli obiettivi che mi sono prefisso?

Ecco questa può essere una traccia, un punto di partenza per capire e declinare le situazioni in un piano di comunicazione strategico.

Per tutto il resto… che ci sto a fare?
Contattami.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Ma Facebook funziona per le PMI?

Ma Facebook funziona per le PMI?

Chiediamocelo: ha senso usare Facebook per le PMI?

La risposta a questa domanda (cioè se in fin dei conti Facebook funziona per le PMI) la potrebbe dare un articolo di Francesca Milano uscito su Il Sole 24 Ore qualche giorno fa.

Ci tengo però a dire qualcosa anche io, perchè è un tema che tratto quotidianamente e che studio giorno dopo giorno.

Mi occupo di comunicazione digital e affronto la risposta a questa domanda che dirigenti ed imprenditori si e mi pongono spesso.

La mia risposta è che il web funziona, dipende da come lo si utilizza.
Non vi sono regole standard ma vestiti su misura da costruire insieme al cliente per far funzionare le cose.

Trenta milioni di italiani su Facebook è un primo dato da evidenziare.

Il secondo è sicuramente il fatto che il social l’utente medio non lo apre per il business ma per passarsi il tempo.
Eppure anche quando siamo il bar se troviamo una risposta ad una domanda che ci poniamo anche relativa al business non la tralasciamo solo perchè non siamo in ufficio.
Se ho un dubbio e trovo qualcuno che mi fornisce una risposta non è il massimo?

Certo poi subentra l’affidabilità di questa risposta, la reputazione di chi te la fornsice.

Ma il concetto è questo.

Il web è un mezzo (non un fine) fantastico per fare branding e rendersi autorevoli per poi essere considerati segni di nota quando ci rendiamo utili a qualcuno.

Senza questo ragionamento potremmo parlare di percezioni, di massimi sistemi, di voci, di articoli letti in giro, di pareri contrastanti…senza mai arrivare a darci una risposta.

Facebook funziona, anche per le PMI.
Bisogna imparare ad usarlo.

Se nutri ancora dei dubbi contattami.
Se pensi che io ti posso essere utile, non esitare, contattami.

Insieme possiamo studiare una strategia o fare il check-up alla tua presenza online oppure se hai esigenza di formare qualcuno che nel tuo team inizi ad acquisire competenze, possiamo organizzare alcuni momenti formativi.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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