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10 buoni motivi per cui fare web marketing

10 buoni motivi per cui fare web marketing

Perchè fare web marketing?

Che vantaggi può avere una piccola media impresa?

Cerchiamo di capirlo elencando 10 semplici ma buoni motivi, partendo dallo sfatare qualche luogo comune o qualche preconcetto.

1) I miei clienti non sono su Internet
I dati parlano chiaro, gli italiani connessi sono la stragrande maggioranza e a tutte le età. Oggi non ha veramente un senso logico dire che tramite il web non si incrocino i desideri dei nostri potenziali clienti.

2) Ho già un sito ma nessuno ci contatta
Avere un sito web non significa di per sè essere visibili. Nè tantomeno indicizzati dai motori di ricerca. Probabilmente il fatto di avere un sito web senza una logica di fondo o un progetto è il motivo per cui nessuno ci contatti. E’ come non esistere.

3) Non capisco bene come funziona, preferisco lasciar perdere
E’ vero, pur trattandosi di cose logiche a noi consulenti piace riempirci la bocca di inglesismi o termini tecnici che rendono incomprensibile ai più quello che si intende fare. Certamente ci vuole una specializzazione, studi, esperienze per ottenere risultati, tuttavia sarebbe molto più saggio da parte dei professionisti non banalizzare ma cercare di fare un po’ meno voli pindarici e spiegare con semplicità i meccanismi del web marketing.

4) Il web marketing costa, non me lo posso permettere
Se pensi che creare una strategia di comunicazione sia inutile allora il marketing digitale è una spesa. Invece se credi che possa essere un valido strumento per attrarre nuovi clienti e fidelizzare chi hai già nel tuo database allora capirai che non si tratta di una mera spesa, ma di un investimento con un tasso di ritorno.

5) Facebook lo faccio seguire alla segretaria a tempo perso
Posso chiederti se così facendo ottieni dei risultati? Quali se posso essere ancora più indiscreto? Se la risposta fosse sì ed i risultati fossero esaltanti allora hai ragione tu, la tua segretaria a tempo perso sta facendo un miracolo e fai bene a continuare così.

6) Con i mezzi tradizionali raggiungo più persone
Come dice Seth Godin (e non il sottoscritto)

La pubblicità diretta a tutti è inutile”.

Quindi potenzialmente si potrebbe avere l’impressione di raggiungere più persone ma il tutto è davvero illusorio. Non sto dicendo che i mezzi offline siano inutili a prescindere, ma che sparare nel mucchio è come giocare al lotto. Se hai un prodotto o un servizio specifico rivolgiti a chi quel prodotto/servizio lo utilizza davvero o chi ne ha bisogno.
Il web marketing ha il grande pregio di individuare quali sono queste “persone” a cui rivolgersi e tarare su di loro il messaggio.
Prova a rispondere: preferisci con il tuo messaggio raggiungere 10000 persone di cui la maggior parte disinteressate oppure 2000 in target e potenzialmente in ricerca del tuo prodotto/servizio?

7) Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione
Facciamo attenzione perchè è assolutamente vero che è bene cercare di dare un’immagine di sè positiva, non ossessiva, ma utile ed autorevole.

8) Sui social non si vende
Vero. Cioè mi spiego meglio. Se pensi di utilizzare il mezzo social network come una vetrina allora non venderai nulla. Posso assicurartelo. Ma se si utilizza una strategia ed un piano per aumentare l’autorevolezza della tua azienda e del tuo prodotto/servizio e grazie a questo risolvere problemi, intercettando i tuoi potenziali clienti allora riuscirai ad ottenere risultati che ti porteranno ad aumentare le vendite.

9) Più tampino le persone più esse si ricorderanno di me
Ecco se appartieni a questa categoria forse sarai tra quelli che adori i messaggi pubblicitari invasivi, che interrompono la visione di un video, di un film, di una partita, una lettura …. e che ti convinci ad acquistare qualcosa di quei brand perchè i loro prodotti li vedi ovunque.
Siccome l’utente medio oggi ignora ciò che gli produce fastidio e si interessa quando ha realmente bisogno forse il web marketing può essere d’aiuto per intercettare tempi e modi adeguati.
Il web marketing infatti ribalta il concetto di pubblicità legata al XX secolo.

10) Stare sui social dequalifica
Attenzione a non essere troppo “snob”. Avere una presenza su social popolari non significa annacquare il proprio marchio o la propria offerta. Significa intercettare/parlare con le persone in target per il nostro servizio/prodotto e nel frattempo dare un volto umano alla propria azienda. Prova a pensare: da utente ti interesserebbe entrare in contatto con un’azienda che si comporta in modo asettico/freddo/presuntuoso/autoreferenziale o piuttosto apprezzate quando trovi aziende con prodotti/servizi di tuo interesse che si approcciano in modo gradevole, sempre autorevole ma umano?

Infine ti do un ultimo consiglio.
Se pensi di avere bisogno di un consulente per fargli fare quello che tu e solo tu ritieni indispensabile per te, risparmia quei soldi e quella fatica. Fai tu oppure paga ad ore qualche impiegato/a che esegua i tuoi voleri. Un consulente non fa proprio al caso tuo.

Se avessi bisogno di altro per capire perchè fare web marketing contattami o  iscriviti al mio canale Telegram.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Le cattive abitudini da evitare sui social media

Le cattive abitudini da evitare sui social media

Lungi da me voler fare “il maestrino” ma lavorando sui e con i social mi imbatto spesso in atteggiamenti e credenze davvero fastidiose oltre che controproducenti.

Così ho pensato di ricordare a me stesso e ai miei lettori alcune cattive abitudini da evitare sui social, ragionando in ottica di business e non di utilizzo personale delle piattaforme (di cui seguirà sicuramente altro post).

Ne faccio un elenco.

via GIPHY

Diffondere costantemente messaggi commerciali

Questa è la regola delle regole ma che non è ancora chiara a tanti.
E’ inutile utilizzare le bacheche dei propri profili/pagine come vetrine.
NON SERVE A NIENTE
I social non amplificano i messaggi indipendentemente dal loro contenuto.
A nessuno interessa vedere il volantino commerciale su una bacheca quanto più un contenuto che sia interessante, utile o che susciti una risposta emotiva.
Non ti fidi? Misura quanto i tuoi volantini di promo siano efficaci postati sulla bacheca…
Attenzione: non sto dicendo che la parte commerciale non ci debba essere, ma non è quello il modo di esprimerla!

Riempire i messaggi di hashtag

Su Facebook, ad esempio, è facile trovare messaggi illeggibili ed incomprensibili a causa di un utilizzo (malsano) di hashtag. Magari perchè il post è stato condiviso automaticamente ma era nativo di Instagram ad esempio.
Oppure perchè pensiamo che #mettere il #cancelletto #davantia #qualsiasi #parola renda “cool” il nostro post.
Non è così.
Gli hashtag sono importantissimi se fanno parte di una strategia e se utilizzati a dovere su Instagram o Twitter ad esempio.
Su Facebook si possono utilizzare ma in modo coerente e facilitando la traduzione di senso di ciò che scriviamo e non complicandola.
L’esperienza dell’utente (user experience) è un valore importante per l’algoritmo del social.

Postare quando hai tempo

Il piano editoriale non è un accessorio. E’ un elemento indispensabile di ogni strategia di comunicazione. Non si posta quando si ha un minuto di tempo ma si organizza un piano complessivo di pubblicazioni distribuite nel tempo a seconda dei propri obiettivi.
Non essere costanti non aiuta.
Poi bisogna postare bene e non è bene spammare in continuazione, ma vedrete che mettendosi a tavolino e ragionandoci su non vi verrà la voglia di programmare un post ogni 5 minuti della stessa giornata.

Postare immagini inappropriate

Ogni social ha le sue regole. Per ogni social l’immagine va ottimizzata.
Ogni immagine è di proprietà di qualcuno. Facciamo attenzione.
E’ facile violare il copyright.
Immagine trovata attraverso Google = la posso usare non è un assioma valido.
Bisogna imparare ad usare contenuti creative commons o di nostra proprietà. In quest’ultimo caso se scegliamo immagini con persone attenzione…. dobbiamo avere il loro consenso!

Voler essere simpatici a tutti i costi

Bisogna essere capaci di far sorridere le persone. Bisogna anche essere “originali” nel farlo. Non è detto che per forza dobbiamo essere tutti dei “Taffo” per costruire il nostro successo. Non dobbiamo neppure essere dei “musoni digitali”, ma facciamo attenzione a non trascendere.
Per fare business dobbiamo essere professionali. Dimostrare serietà, affidabilità oltre che simpatia e gentilezza.
Non è detto, oltretutto, che scegliere il tono della confidenza massima e lo slang locale sia funzionale o ci renda più appetibili.
Studiamo bene il nostro target e parliamo in un linguaggio chiaro e comprensibile che si avvicini ai loro gusti, ma non esageriamo mai.

Per comunicare usa l’empatia

Se non ti sai rapportare alle persone, lascia stare. Non essere tu a comunicare sui social. Non ce la faresti. Se non hai quella tendenza all’empatia … non improvvisarla. Non sarai credibile!

Questi alcuni consigli utili, non bastano ma sono un ottimo inizio.

Ricordiamoceli quando pensiamo alla strategia social del nostro piano di comunicazione.

Adesso forse resisterai alla tentazione di postare subito il volantino con l’offerta speciale, o no?

via GIPHY

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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A cosa servono le competenze digitali

A cosa servono le competenze digitali

Competenze digitali: perchè?

Ce lo dice l’Europa.
Le competenze digitali diventano “competenze chiave” per il Consiglio dell’Unione Europea che lo scorso 23 maggio ha pubblicato le raccomandazioni, dodici anni dopo le prime.

“È necessario innalzare il livello di padronanza delle competenze di base (alfabetiche, matematiche e digitali) e sostenere lo sviluppo della capacità di imparare a imparare quale presupposto costantemente migliore per apprendere e partecipare alla società in una prospettiva di apprendimento permanente”.

Quindi avere competenze digitali potrebbe significare trovare maggiormente lavoro?

E’ esattamente questo il punto.
Su quali competenze digitali ha senso investire per avere un futuro professionale richiesto e ben remunerato?
Vediamo i risultati di uno studio condotto da Idc per conto di Cisco.

1. Data management/analytics

Questa macroarea comprende la business intelligence analyst, business intelligence architect/developer, data engineer, data scientist e database architect. Il tema dei big data è uno di quei temi che sicuramente devono essere approfonditi.
Sempre più università ed enti di formazione dovranno ampliare un’offerta su questi temi.

2. Cyber Security

La sicurezza informatica è uno dei settori chiave per il futuro e il profilo del security management specialist, in particolare, è al vertice nella classifica delle figure professionali ritenute strategiche dagli esperti di tecnologia, sia a livello mondiale che nello specifico del contesto europeo.

3. Infrastrutture IT

L’area delle infrastrutture informatiche rappresenta un’altra scelta. Network engineer/architect, network/systems administrator, systems analyst, social media tech manager/administrator e computer support specialist i profili più interessanti.

4. Sviluppatori di software e app per mobile

Ecco un’area su cui da un po’ di tempo è possibile costruirsi competenze e di cui si sente parlare.

5. Digital Transformation

Si arriva alle figure professionali che dovranno traghettare le aziende verso il futuro in chiave 4.0, che tuttavia, secondo l’analisi di cui sopra, non hanno un tasso di offerte di lavoro attuali e di crescita a lungo termine paragonabile a quello delle altre quattro aree professionali.

“Riteniamo che la digital transformation permetta di guidare un’innovazione agile, trovare modi migliori di lavorare, adottare nuovi modelli di business e offrire una migliore esperienza ai clienti”. (Luca Zerminiani, senior manager, Systems Engineering, di VMware Italy)

Molto preoccupante la situazione nel nostro Paese, analizzata su Industria Italiana 

In un altro articolo viene intervistato Marco Gay presidente di Anitec-Assinform, l’Associazione delle Aziende di Information Technology e dell’Elettronica di Consumo, aderente a Confindustria, che dichiara:

“non è più sufficiente preoccuparsi di cosa serve alle aziende in termini di nuovi specialisti ITC, ma bisogna estendere l’attenzione alle professioni tradizionali. In tutte esiste, più o meno, la necessità di avere skill digitali.”

Il problema è che il gap negativo tra capacità dei lavoratori e necessità del mercato va colmato perchè si sta vivendo una insoddisfazione di una domanda importante di futuro.

Ecco uno dei motivi per cui demonizzare e parlare solamente di rischi in ambito digitale non è corretto.

E’ necessaria una conoscenza, una consapevolezza ed un’offerta formativa ampia, di qualità e facilmente accessibile in tutta la nostra penisola.

Non lo dice solo l’Europa, lo dice il mercato del lavoro.

Vi sembra poco?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Consigli utili per pagine Facebook

Consigli utili per pagine Facebook

Un po’ di consigli utili per pagine Facebook

Le pagine Facebook sono un ottimo strumento per fare comunicazione digitale.
Ecco alcuni consigli utili per gestire pagine Facebook (magari per chi le gestisse per la prima volta).

Ma permettete un premessa, che reputo necessaria.

Ci sono parecchie aziende (parlo in generale) che affidano questo lavoro a NON a professionisti, ma bensì a persone che vengono individuate come “smart”, “smanettone” o potenzialmente capaci solo perché “sono sempre sui social”.

Questo è sicuramente un errore strategico che viene commesso.
Per lavorare con profitto ed ottenere risultati con il mondo dei social è necessario affidarsi a persone che non solo hanno esperienza sul campo ma che hanno le conoscenze e le competenze necessarie per rendere il lavoro produttivo/redditizio.

Detto questo, procediamo con i consigli utili per pagine Facebook.

Se sei un non professionista e ti trovi in questa situazione oppure se sei un social media coso alle prime armi ecco cosa ti suggerisco di fare.

Dopo aver creato la pagina Facebook aziendale è bene ottimizzarla e utilizzarla per fare in modo che attragga potenziali clienti.

Ecco alcune indicazioni per far funzionare la pagina aziendale Facebook:

Pagina, non un profilo personale

Creare un profilo personale sembra il modo più facile e veloce per promuovere un brand/un’azienda, ma così facendo si contravviene al regolamento di Facebook oltre a perdersi opportunità concrete di digital marketing pensate da Facebook per il mondo business.
Oltretutto Facebook da un po’ di tempo controlla e blocca i profili personali utilizzati per promuoversi e costringe a creare una pagina. Per non rischiare la chiusura e la perdita dei contenuti se per caso avessi un profilo invece che una pagina, modificalo con la procedura di migrazione.

Cura l’immagine del profilo

Inserisci un’immagine per il profilo della tua azienda che può essere facilmente riconoscibile o il logo del brand.
Le dimensioni richieste da Facebook sono 180×180 pixels.
Sembra una banalità ma non è un dettaglio da sottovalutare. Quando commenterai o scriverai i post sarà quella l’immagine di te/del tuo brand che comparirà

L’immagine di copertina

Le dimensioni devono essere di 851×315 pixel: essendo la prima cosa che vedrà una persona quando visiterà la tua pagina il consiglio è che sia coerente, sopra potrai eventualmente scriverci uno slogan o una “chiamata all’azione” specifica.
Attenzione però alla “responsività”, a cioè a come l’immagine complessiva sarà visualizzata su smartphone o tablet piuttosto che da pc. In tutti i casi deve essere comprensibile e leggibile.

Volendo puoi integrare l’immagine profilo a quella di copertina come se fosse un continuo dell’altra. L’effetto sarà sicuramente gradito all’utente/visitatore.

Guida alle dimensioni delle immagini

Completa le “Informazioni”

E’ la sezione più importante.
L’anteprima appare sulla parte sinistra della pagina, quasi certamente è un delle prime cose che nota il visitatore e che comunque ricerca se ancora non vi conosce a fondo.

Tab e sezioni della pagina

Tutto è modificabile e adattabile a seconda di quello che fai e ciò di cui hai più bisogno.

La fan-base

Sudati i like sulla pagina e non cedere a soluzioni facili. Non invitare persone non in target a mettere il like alla pagina.
Sono errori tra i più grossi che si possono fare.

Non utilizzare MAI la pagina come una vetrina

Le persone non sono sui social per acquistare. Se usi Facebook come una vetrina non avrai risultati.

Gratis non ottieni nulla, o quasi

La visibilità della pagina non è assicurata. Le persone vedranno i tuoi contenuti se sarai utile, se darai contenuti di valore al tuo target, se farai interagire le persone e se ti aiuterai con azioni di “advertising”

Tutto si programma e tutto va inserito in una strategia

Crea un piano editoriale specifico, differenzia i post a seconda dei tanti tipi che Facebook ti mette a disposizione.
Non improvvisare, servirà a poco o niente.

Usa Facebook

Non cedere alla tentazione di pubblicare post per Facebook da altre piattaforme. Facebook è geloso e penalizzerà quei post in termini di visibilità.

Rispondi, ringrazia, interagisci

Il social è sociale. Ricordati di ringraziare chi apprezza, rispondere a chi commenta o fa domande, dare feedback anche ai polemici in modo positivo e umile

Promuovi la pagina sul tuo sito

Inserisci sul tuo sito un “badge” di Facebook per far atterrare anche lì i tuoi visitatori

Studia Facebook e il suo algoritmo

Utilizzare Facebook e non conoscerlo diventa un paradosso. Acquista testi specifici, segui le evoluzioni algoritmiche su blog di settore, iscriviti a corsi di formazione, resta sempre aggiornato su quel che accade. E’ l’unica strada per non cedere il passo e continuare ad avere risultati.

Usa Facebook come strumento di marketing

Ci sono davvero tantissime opzioni per farlo. Veronica Gentili ce le spiega in sintesi.

Ecco, questi sono i miei consigli utili per pagine Facebook, se qualcosa non ti è chiaro scrivimi.
Buon lavoro!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Siamo troppo creduloni? Il fenomeno degli influencer

Siamo troppo creduloni? Il fenomeno degli influencer

Influencer: di chi stiamo parlando?

C’è una categoria all’interno del mondo del lavoro, che divide in maniera netta l’opinione pubblica.

I cosiddetti “influencer”.

Influencer: individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse (Glossario Marketing)

Influencer marketing: guardiamo un po’ di dati

I dati forniti da Zine sugli influencer nel mondo, e pubblicati su eMarketer, riportano che quasi l’80% di essi utilizza Instagram per le azioni di influencer marketing.

Fonte: emarketer

Negli Stati uniti il social fotografico ormai di casa Zuckerberg è utilizzato dal 70% delle aziende.

Dal 2015 al 2017 è stato registrato un incremento di post pubblicati da influencer su Instagram, facendo incrementare ancora di più il numero di “mi piace”, in media 682 per post. (Fonte: emarketer)

Un’inchiesta di Bloglovin’ evidenzia come ben il 54% delle intervistate afferma di aver acquistato un prodotto grazie alla raccomandazione di un influencer; il 45%, inoltre, ha iniziato a seguire un brand proprio perché lo ha visto o scoperto grazie al post di un influencer. Ma se non c’è coerenza tra il personaggio e il prodotto o servizio menzionato, il messaggio rischia di risultare fastidioso e suona quasi come un tradimento (e il 59% delle intervistate afferma di essere in grado di accorgersene).

Secondo lo studio The State of the Influencer Marketing di Klear, nel 2017 sono stati pubblicati ufficialmente un milione e mezzo di post, due volte quelli dell’anno precedente. In un anno il business è cresciuto del 198% , e moda e beauty sono le industrie che vi investono di più (Fonte: Il Sole 24 Ore).

GQ Italia ha pubblicato la classifica dei 10 influencer più potenti del 2018, grazie ai dati di NewsWhip aggiornati a metà Marzo del 2018.

Perché accade tutto ciò

Chi lavora nel mondo della pubblicità da tempo potrà sicuramente dirci che tutti noi siamo più portati ad acquistare un prodotto (o un servizio) quando ce lo consiglia qualcuno che conosciamo. In fondo il passaparola è ancora il re incontrastato nel mondo del marketing, non vi pare?

È per questo che da tempo le aziende tendono ad associare i loro marchi ai volti familiari di V.i.p o cosiddette star televisive, musicali, sportive o del cinema.

Ed è probabilmente per questo motivo che oggi le stesse aziende spendono una parte sempre più consistente dei loro budget pubblicitari nel cosiddetto influencer marketing?

Io credo di sì.

Ma tutto questo funziona?

Sembra di sì visti i budget spesi e i dati raccolti.
Da qualche tempo questi personaggi influenti devono associare la loro promozione con un hashtag che identifichi che quello che stanno facendo è lavoro retribuito.
Tuttavia gli studi non parlano di crolli a causa di questa operazione che ha portato un po’ più di trasparenza.

Ragioniamo insieme.
I social network non sono altro che locali frequentati da persone comuni con passioni, interessi e gusti specifici.
I social profilano i loro iscritti per vendere spazi pubblicitari.
Non lo scopriamo adesso.
Quindi frequentando un social assiduamente saremo sollecitati da contenuti che siano presumibilmente in target con i nostri gusti ed interessi (misurati dalle strutture tecniche degli stessi social in tempo reale).

In fondo per passare tempo a fare qualche attività di nostro gradimento c’è bisogno di gratificazione (il compiacimento altrui), la curiosità un po’ morbosa di spiare gli altri e magari entrare in contatto (o pseudo-tale) con persone che reputiamo interessanti.

Con i social possiamo vedere e ascoltare cosa le persone dicono e fanno quotidianamente.

Un appassionato di sport vede il suo campione, chi ama la moda può seguire marchi o modelli/e e via andare…

Cosa accade se chi seguiamo ci propone dei prodotti? Beh saremo tentati di apprezzarne comunque il contenuto.

Mettereste più volentieri il like ad una nota marca di scarpe o all’adorato sportivo/a che le indossa?

Gli apprezzamenti ed i commenti cosa fanno?
Fanno propagare a dismisura i contenuti.

Ci troveremo tutti ad essere inconsapevoli pubblicitari o (meglio) portatori di interesse di quel marchio.
Saremo noi stessi a fare pubblicità, oltre che essere potenziali acquirenti.

Apprezziamo e crediamo di più ai contenuti che ci vengono proposti da persone per noi interessanti.

La logica influencer è questa.

Si basa su meccanismi a cui aderiamo essendo frequentatori dei social.

I più puri e sostenitori della loro libertà intellettuale diranno che i creduloni sono tutti quei “pecoroni” che seguono la Ferragni o Mariano Di Vaio e si sentiranno esenti da tutto ciò, quasi come se fossero vaccinati.

Eppure ai meccanismi su cui si basa l’influencer marketing siamo tutti soggetti, più o meno consapevolmente.

Magari non lo crediamo, ma in qualche campo anche noi abbiamo influenza.
D’altronde il principio delle bufale che circolano in rete non si basa proprio su questo concetto? Pensateci.

Ma siamo tutti così fessi? E funziona sempre e per tutti i casi?

Attenzione, non generalizziamo.

Il meccanismo, o meglio la strategia dell’influencer marketing funziona, ma va data molta attenzione alla coerenza con cui essa viene applicata.
Se Chiara Ferragni promuovesse un pneumatico antineve sarebbe credibile?
Inoltre, tornando al social Instagram, dove il tutto sembra avere successo, bisogna fare attenzione ai bot e ai fake da cui siamo attorniati.
E’ poi possibile scovare anche tanti spacciatori di influenza ma che in realtà ci possono vendere solamente tanto fumo…

Quindi, facciamo sempre attenzione. rendiamoci consapevoli di quel che accade e agiamo di conseguenza sia nelle nostre strategie di business sia quando siamo semplici utenti finali.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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