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Ottimizzazione testi per i motori di ricerca: alcuni elementi utili

Ottimizzazione testi per i motori di ricerca: alcuni elementi utili

Ottimizzazione testi? Si grazie

La SEO è morta. Viva la SEO“.
Ci sono teorie, studi e parecchie versioni.
Sta di fatto che a mio parere parlare di SEO oggi ha ancora molto senso.
Voglio anche spiegare il perchè ed abbozzare qualche consiglio per l’ottimizzazione testi.

Se si vuole intercettare una domanda che il consumatore tipo (noi) esprime attraverso una “query” sui motori di ricerca, allora ha senso metterci nelle condizioni di farci trovare.

Mi perdoneranno esperti e tecnici del settore, non vorrei banalizzare le cose, ma aiutare solamente chi volesse iniziare un percorso e provare a scrivere un articolo che si avvicini ad essere ottimizzato dai motori di ricerca.
Diciamo un articolo di un blog, ad esempio, che sia il più possibile “friendly” per Google.

Ecco cosa fare.

Una volta scelta la parola chiave su cui posizionare il post (percorso che richiede una ricerca ed una specifica analisi, che cercherò di raccontare prossimamente), è bene considerare ALMENO questi aspetti.

TITOLO

Scegliere un titolo attinente e che possibilmente inizi con la keyword prescelta e che sia in H1

URL

Personalizzare l’url con la keyword ben presente

DESCRIPTION

La description sono quelle righe di testo che il motore di ricerca legge e che può avere senso che contengano la parola chiave.

(Fonte: norlandigital.com)

BODY (CORPO DEL TESTO)

Nel testo del post è bene ripetere la parola chiave, senza esagerare. Si dice almeno 4 o 5 volte, ma in modo coerente e garantendo qualità del testo, facilità di lettura e senso compiuto dei periodi.
E’ bene facilitare al lettore la visualizzazione e la lettura stessa, quindi usiamo paragrafi brevi, inseriamo immagini, formattiamo il testo utilizzando sottotitoli (in H2 magari con la keyword), corsivi, citazioni, grassetti…
E’ inutile “giustificare il testo” perchè Google non ne conosce il significato.

IMMAGINI

Le immagini dovranno essere libere da copyright, di buona qualità, ma la loro “pesantezza” dovrà essere ottimizzata. La lentezza di caricamento è un elemento fortemente penalizzante.
Almeno una immagine dovrà avere il titolo corrispondente alla keyword e l’alt tag descrittivo con la parola chiave.

VIDEO

I video, se attinenti, sono molto apprezzati e aiutano il lettore e quindi anche il motore di ricerca li predilige. Si possono incorporare anche video non propri, ma che ad esempio approfondiscano un tema o confutino una tesi.

LINK INTERNI E IN USCITA

Elementi molto importanti sono i link che rimandano magari ad argomenti del nostro blog già affrontati e approfondimenti a siti terzi (autorevoli e attinenti mi raccomando).

La lunghezza del testo è un parametro che viene valutato, si dice di pubblicare non meno di 300 parole… ma tutto è relativo. Il consiglio è quello di non fare testi troppo corti e ricordiamoci di scrivere per il lettore e non per Google.

Non dimentichiamoci che Google valuta la qualità dei nostri componimenti, pertanto curiamo il nostro lavoro e assicuriamoci di aver rispettato il nostro potenziale lettore con un argomento di valore.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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La ricerca dei contenuti

La ricerca dei contenuti

Cosa scrivo oggi sul blog?
E’ la domanda che tante volte ci facciamo e a cui difficilmente sappiamo dare una risposta.

E’ il tema su cui cadiamo e su cui ci incistiamo quando facciamo i corsi per utilizzare al meglio il web, pensando che ci siano formule magiche o procedure standard da attuare al volo.

E rimaniamo delusi quando ci viene detto che la ricerca e produzione di “contenuti” è essenziale per l’efficacia della comunicazione.

Chiedersi senza programmazione quali contenuti proporre è un errore strategico di assenza di un piano e che quindi va corretto a monte, tuttavia proviamo a ragionare insieme e cercare una soluzione alla affannosa ricerca di “quel qualcosa da scrivere” che tanto ci attanaglia.

Tante volte abbiamo solamente bisogno di staccare gli occhi e la mente da noi stessi e pensare a cosa interessa a chi potrebbe leggerci.
Possiamo avere l’idea più bella del mondo ma se serve solo al nostro ego e non è utile a qualcuno allora servirà a poco.

Guardate, più vado avanti e più mi accorgo di quanto riesca a vedere con più naturalezza i contenuti sotto il naso degli altri che i miei.
Il figlio del calzolaio non ha sempre le scarpe rotte?

Essere centrati su se stessi, sul proprio essere e sulle proprie esigenze non aiuta ad avere uno sguardo distaccato.

Ecco perché ritengo sempre più importante fare il consulente esterno.
Perché individuo meglio alcune questioni, con uno sguardo davvero da “avvocato del Diavolo”, fondamentale per recepire le esigenze ed i bisogni degli utenti.

Ma se hai scelto che ai tuoi contenuti vuoi pensarci tu senza affidarti ad un consulente, come posso esserti utile con questo post?

Innanzitutto non ci sono regole o segreti ma alcuni suggerimenti te li do volentieri, perchè credo possano essere validi.

1) Segnati da qualche parte (magari sempre la stessa) quando intercetti contenuti interessanti da cui prendere spunto o sui cui elaborare un contenuto (una notizia di cronaca, un articolo di giornale, una frase detta da qualcuno, una domanda di un cliente…)

2) Prova a costruirti col tempo un calendario editoriale assegnando i contenuti che individui all’approfondimento di quel determinato post di quel determinato giorno

3) Quando non hai idee non incistarti. Fai altro. Le idee migliori vengono a mente fresca o quando ci si distrae.

4) Aiutati monitorando alcune fonti che ritieni autorevoli ed attinenti. Sei circondato/a di potenziali fonti. Il web ne è pieno. Basta che una volta che le incontri, le impari a conoscere e valutare e poi le selezioni. Ti puoi far aiutare dalla tecnologia.
Google Alert, i collettori di feed rss, flipboard o altri sono solo alcuni esempi

5) Chiediti sempre se il contenuto a cui stai pensando sia utile ai tuoi lettori e se la risposta è no, allora lascia perdere e cambia argomento

Per correttezza professionale è bene anche specificare che tutto ciò ha davvero poco senso se improvvisiamo e non inquadriamo le azioni all’interno di un piano di marketing e di comunicazione specifico e ben studiato.

Però, se proprio siamo amanti del fai da te, intanto è un buon inizio e spero di esserti stato/a utile.

Se poi non ti “raccapezzi”, contattami e sarò lieto di aiutarti!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Giornalismo e tifo

Giornalismo e tifo

Si può essere giornalisti e tifosi nello sport come in politica? E’ possibile mantenere l’oggettività raccontando cose che ci appassionano o in cui crediamo?

Era il 2002 e su Repubblica Maurizio Crosetti scriveva così: “Nella storia del giornalismo sportivo non mancano casi di firme illustri che hanno sempre saputo tenere separate passione (sportiva) e professione. Sandro Ciotti era laziale, come altre famose voci di “Tutto il calcio”, ad esempio Claudio Ferretti ed Ezio Luzzi, ma dalle loro radiocronache non si capiva di certo, e neppure si intuiva il cuore genoano di Enrico Ameri. E nessuno ha mai potuto rimproverare Roberto Beccantini di scarsa obiettività, pur essendo egli juventino nel profondo. All’epoca dello storico Novantesino Minuto condotto da Paolo Valenti (amava la Fiorentina) e Maurizio Barendson (lui era del Napoli), molti corrispondenti non nascondevano le loro passioni, dal napoletano Luigi Necco all’ascolano Tonino Carino, però sempre con eleganza: nessuno di loro avrebbe mai esultato contro qualcuno…

Ho nella mente l’immagine di Paolo Valenti alla conduzione di quel Novantesimo Minuto che in tanti di noi agognavano la domenica pomeriggio per riuscire a vedere le gesta dei propri idoli calcistici.
Oltre a questa immagine non è da oggi che rifletto sul tema (in cui la casistica sportiva è l’esemplificazione più semplice da portare).
Mi chiedo spesso come un giornalista debba utilizzare la penna nel modo più deontologico possibile lasciando da parte la propria soggettività o addirittura il proprio tifo o passione.

E dopo aver letto un’intervista di qualche anno fa di Paolo Bargiggia (che ringrazio)  su calciatori.com ho deciso di rivolgermi a dei colleghi (sicuramente illustri ed autorevoli rispetto al sottoscritto e che qui ringrazio sentitamente per avere espresso il loro pensiero) per farmi aiutare in questa riflessione.
Ho posto sinteticamente tre domande e vorrei riportare qui alcune delle loro risposte, arrivando poi ad alcune conclusioni personali.

1) E’ possibile mantenere una certa obiettività raccontando una passione?

Inizia Franco Montorro (direttore di Bolognain.info, ma ci ricordiamo bene le sue esperienze nel mondo della palla a spicchi e di Hurrà Juventus per citare qualche pillola del suo curriculum). “Deve essere obbligatorio. Io ho da anni nel cassetto un libro sul giornalismo sportivo intitolato “Il tifo è un cappotto”, da lasciare appeso in sala stampa e da rimettersi solo quando si è battuto l’ultimo tasto dell’articolo o pronunciata l’ultima frase della radio/telecronaca.”
Ivan Zazzaroni (già opinionista Rai) “La soggettività la esprimi nel preciso momento in cui parli e scrivi; l’obiettività, disse Elgozy, è il camuffamento della soggettività
Per Ivano Maiorella (capo ufficio stampa di Uisp nazionale) “deve essere possibile, prima si è giornalisti e poi tifosi. O meglio il giornalista sa osservare e raccontare la realtà, calcistica ed anche politica, usando gli strumenti del giornalismo. Sa incrociare le fonti, ascoltare e confrontare diversi punti di vita, cogliere i fatti e separarli da proprie opinioni personali.” Bruno Bartolozzi, capo redattore a Stadio nella sede bolognese, ne fa una riflessione interessante: “Raccontare le passioni è anche scienza: se ne occupa in ambito filosofico la morale, la psicologica e l’estetica. Questo non significa che chi faccia questo sforzo scientifico e critico non abbia passione o passioni. Sono gli argomenti, i contenuti e l’impianto logico con cui sono sostenuti a fare la differenza. E il giudizio di chi li esamina a giudicarli compromessi con alcune affezioni, ma anche se lo fossero resta come dire, una clausola di salvaguardia. Se un dispositivo argomentativo funziona mi interessa poco chi lo propone.. Questo vale anche per lo sport che, a mio avviso, è una speciale forma di spettacolo e quindi può essere assimilato a fenomeni di rilevanza estetica, ma anche politica. In definitiva, in astratto, l’obiettività nel raccontare fatti di sport è un falso problema. Interessa quello che si dice e come lo si dice. Poi posso prendere per buono o meno un certo ragionamento e riflettere su alcuni contenuti.
Prosegue in questa riflessione aperta anche Massimo Sampaolesi (giornalista e comunicatore) “Basta ricordare che raccontiamo, comunque, dei fenomeni, accadimenti. E li raccontiamo ad una platea eterogenea dove ogni individuo ha un proprio parere e una propria verità analitica. Ribalto la questione: da genitori, possiamo criticare positivamente o negativamente i nostri figli? Sì, perché è necessario e costruttivo. Dunque, posso raccontare obiettivamente una mia passione. Sì, perché è necessario e costruttivo.
Di diversa opinione Alberto Masu (giornalista de L’Unione Sarda): “Si può essere tifosi ma fuori dal lavoro. Nel momento in cui svolgo il mio lavoro la passione deve essere messa da parte per garantire l’obiettività. Altrimenti si fa altro
Pragmatico il giornalista e blogger Rudy Bandiera: “Senza dubbio no. Ma il bello delle passioni è questo, ovvero il fatto che ci si metta il cuore e non solo il cervello. Se poi per obiettività intendiamo il capire che una passione può essere tale, allora si.

2) In ambito sportivo ad esempio sente la mancanza di quei giornalisti che un tempo non sentivano il bisogno di manifestare (talvolta nascondendola appositamente) la propria fede calcistica?

Ecco la risposta di Alessio Bertini (giornalista del gruppo Italia 7 Gold): “Personalmente sí ma credo di essere quasi una mosca bianca. La saturazione d’informazione sportiva, dovuta in larga misura dalla segmentazione di contenuti agevolata da nuovi media e ICT, ha portato alla definizione di un pubblico estremamente tifoso, tanto ampio quanto redditizio: ovvio che i contenuti che si vogliono dedicare a questo tipo di utente siano giocoforza passionali e quindi “di parte”.
Daniele Garbo (già giornalista sportivo Mediaset) invece la pensa così: “Credo che molti giornalisti sportivi si avvicinino alla professione essendo tifosi. Poi la maggior parte riesce a essere distaccato, o a smettere di essere tifoso, mentre qualcuno non ce la fa a a essere equidistante.
Questa l’opinione di Silvestro Ramunno (già Caporedattore al Domani poi l’Informazione di Bologna): “Guardo molto sport, non vedo un’emergenza giornalisti-tifosi. Vedo piuttosto la tendenza del giornalista sportivo ad entrare in ambiti non suoi senza limitarsi al solo racconto. Inoltre vedo un eccessivo peso dato ai numeri, agli algoritmi, nei tecnicismi, nei moduli…..
Vincenzo Pricolo de il Giornale pensa che “il contesto mediatico attuale sia completamente diverso. Se uno riesce a nascondere la propria passione ok, ma poi deve essere molto attento a non farla trapelare dalle sue cronache o dalle sue interviste. Considerato tutto, forse è meglio dichiararla”.
E Alessandro Dall’Olio (già redattore di Repubblica): “Un poco. Anche se ci sono giornalisti, dotati di una capacità letteraria talmente alta, ai quali si perdonano certe “passionalità”. Ma non è cosa da tutti.

3) Un giornalista che scrive su Repubblica o su Libero (ad esempio) secondo Lei deve per forza assecondare la linea “politica” dell’editore? Non intravede in questo un problema deontologico? Quali possono essere i confini?

Per Michele Smargiassi (Repubblica) la “questione è vecchia come il giornalismo. Il rapporto fra la linea editoriale e il lavoro del singolo giornalista è un po’ più complicato e dialettico dell’ “assecondare”. Salvatore Vernazza (della Gazzetta) sottolinea come “non si è del tutto credibili se si è dichiaratamente schierati”.
Per Lorena Politi di Novara Today “il giornalista deve riportare la realtà per quella che è senza riportare opinioni che possano far intuire da quale parte politica stia”.
Stefano Agresti (Calciomercato.com) è decisamente di differente opinione: “Credo che un organo di informazione debba avere una propria linea politica, decisa dal direttore, e che i giornalisti della testata non possano discostarsi da questa. Se non se la sentono di assecondarla, hanno la possibilità di svolgere altri servizi all’interno del proprio giornale, della propria tv, del proprio sito. Ad esempio semplici articoli di cronaca, anche politica, evitando i commenti.”
Roberto Olivieri (Membro del Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna) osserva: “I confini, come sappiamo se il giornalismo lo pratichiamo, non sono pochi, particolarmente nel nostro Paese. Non conosco altri antidoti che non siano la professionalità e l’onestà di intenti nei confronti del lettore.”
Per Emilio Buttaro (Cultura & Culture, tra le tante collaborazioni) “il giornalismo è cambiato nel corso degli anni e credo sia importante adeguarsi ai tempi. Sinceramente non sento la loro mancanza forse perché non segue testate fazione o monotematiche.
Questa l’opinione di Luca Anselmi (Il Secolo XIX): “Purtroppo molti sono obbligati dalle circostanze, ma devo dire che a me non è mai capitato. Ritengo che si debba scrivere oggettivamente al di là della linea politica dell’editore, altrimenti si sconfinerebbe in un sistema di informazione pilotata
Andrea Chiarini (Repubblica) risponde: “I confini sono la lealtà verso se stessi, andare a letto sapendo che si è fatto il possibile, alle condizoni date, per scrivere pensando al lettore e dimenticandosi di tutto ciò che ruota attorno all’informazione. Io dormo tranquillo.”
Emilio Marrese (Repubblica): “Al di là del voto nell’urna, credo sia onesto e auspicabile che si condividano i valori, i princìpi e gli obiettivi della linea editoriale (intesa come linea del giornale e del direttore, non del proprietario) perché i giornali pubblicano notizie ma anche opinioni, idee, e credo che il senso di appartenenza sia il segreto di qualsiasi azienda (dove ovviamente ai lavoratori venga data l’opportunità di sentirsi parte)
Dario Giordo (ex giornalista di Stadio, oggi lavora presso vari uffici stampa) osserva che “mancando editori puri non c’è altra soluzione che adeguarsi alla linea editoriale, anche se diversa rispetto al proprio credo politico. Unica soluzione: farsi destinare a settori che non implicano alcun coinvolgimento politico.
Secondo Gibi Puggioni (Unione Sarda) “la linea politica la decide l’editore e il direttore ne è il garante. Il giornalista deve scrivere quello di cui è stato testimone in modo fedele. Con onestà un giornalista può scrivere tutto, tenendo la schiena dritta.”
Per Patrizio Sanasi (Consulente) ciascuno “dovrebbe esser libero di scrivere secondo le proprie idee. I confini sono purtroppo labili, ci sono nelle redazioni dei ‘leader’ che purtroppo influenzano il gruppo.
Fabrizio Corgnati è del parere che il giornalista “deve assecondare la propria linea politica, cercando di strappare con le unghie quanti più spazi di libertà possibile laddove l’editore ha una linea diversa. Il confine è personalissimo e sta nella quantità di compromessi che il singolo giornalista è disposto ad accettare.”
Per Angela Galiberti (Olbia.it) “basta assumere giornalisti fortemente ideologizzati e il gioco è fatto. Ecco perché certi giornali sono così “monolitici” e tifosi rispetto a determinate tematiche. Il problema deontologico esiste, ma nessuno lo vede perché siamo un popolo sostanzialmente immaturo del tutto incapace di concepire un’informazione libera da qualsivoglia schieramenti. I confini stanno nella correttezza professionale: una caratteristica che varia da giornalista a giornalista.
Bruno Andolfatto (LaValsusa) “Meglio un giornale con una linea precisa ma che allo stesso tempo sappia contenere al suo interno e faccia esprimere all esterno opinioni diverse.”

Conclusioni personali

A dire il vero avevo qualche mese fa iniziato a riflettere a voce alta su queste tematiche  perché le ritengo dirimenti nella professione giornalistica.
Ogni volta che mi capita di leggere testate, giornali o che guardo trasmissioni o talk show penso molto spesso al concetto di “tifo”.
Senza voler connotare negativamente questa espressione ma guardandone l’etimologia (typhos = vapore) ossia “una condizione psico-emotiva di agitazione, di passione, di ardore a volte violento come se l’animo o meglio la ragione offuscasse la mente” sarebbe necessario provare a capire come sta cambiando il giornalismo e le possibilità reali che questa ambita quanto vituperata professione può produrre.
Il blogging e la nascita di testate sul web sicuramente aumentano la produzione editoriale di contenuti legati a certe tematiche.
Sport e politica sono probabilmente il core business di certi portali e all’ordine del giorno nei bar del nostro BelPaese.
Così sui social.
Una passione certo può diventare una professione ed è un auspicio che faccio mio e che in questo blog sono solito ripetermi e ripetere.
Quando la professione non è esercitata con passione certamente la qualità ne può risentire. Tuttavia la passione non può annebbiare i contenuti deontologici che la professione esige. A parte il rischio concreto di saturazione del mercato (di media che parlano di certi argomenti siamo “ricoperti”) non è pensabile che il mercato stesso debba imporre un giornalismo falsato e strumentale.
Eppure talvolta sembra che accada questo. Siamo fortemente condizionati dal cattivo o solamente presunto giornalismo da far fatica a capire quando realtà e mistificazione si incrociano o quando certi dubbi ci dovrebbero saltare all’occhio.
Proviamo a pensare all’assurdo cui riusciamo ad arrivare, cioè che solamente perché ci viene ripetuto un concetto esso alla lunga venga reputato vero, tanto addirittura da mettere in discussione le nostre convinzioni o i nostri valori.
Ecco perché probabilmente dobbiamo ripartire tutti dall’etica, sia chi è iscritto ad un ordine professionale, sia chi utilizza i prodotti forniti da questi professionisti. Gli uni dovrebbero incarnare con la penna ciò che viene citato e “ordinato”, gli altri esserne quantomeno messi a conoscenza.
A quel punto e giocando a carte scoperte, il giornalista sarà credibile anche se palesemente tifoso o magari editorialista di una determinata o poco indipendente testata, perché si presume che racconti il vero, che verifichi ciò che dice e che scinda responsabilmente opinioni personali dalla realtà che racconta, che metta il cuore nella penna ma lo rivolga ai propri lettori e non solo al proprio editore o alla propria passione.
O sbaglio?

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Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Come creare un blog

Come creare un blog

Se ancora ti stai chiedendo come fare o se sia necessario farti un blog, questo articolo è fatto apposta per te.

Innanzitutto poniti alcune domande.

  1. Hai un prodotto o servizio da promuovere?
  2. Fai fatica a farti trovare dai clienti?
  3. Credi sia importante ricercare/trovare/creare dei contenuti diversi da quelli dei tuoi competitors?

Ecco se a queste tre domande rispondi con tre sì allora potresti davvero avere bisogno di un blog.

Cos’è un blog?

Il termine deriva dalla contrazione di web log ed è una sorta di diario personale o aziendale, in cui uno o più creatori di contenuti, pubblicano post che vengono ordinati dal più recente al meno recente.

A cosa serve un blog?

In estrema sintesi è uno strumento del web che può permettere che i contenuti che si trovano lì pubblicati diano una buona reputazione del brand e facilitino Google nell’individuazione di tali contenuti in caso di ricerche specifiche da parte degli utenti (se il proprietario del blog ha lavorato in tale direzione con quello scopo).

Perchè creare un blog?

Con assoluta e consapevole auto-referenzialità ti rimando qui: https://www.franzcos.it/perche-creare-un-blog/

Date anche queste tre risposte molto rapide a questo punto entriamo nel nocciolo della questione che ci siamo posti all’inizio.

Come creiamo questo blog?

Ci sono tante possibilità e tante forme. Si possono fare parecchie valutazioni del mercato e trovare un proprio orientamento.
Ma per cercare di non perdersi vorrei dare qualche personalissimo suggerimento.

Rispondiamo, perciò, a questa domanda:
Sono pronto/a a riempire periodicamente il mio spazio con dei contenuti che risultino utili ed interessanti? Ho individuato un piano editoriale e messo in calendario?

Se siamo pronti con un bel SI allora procediamo, altrimenti provvediamo nel più breve tempo possibile o comunque prima di andare oltre.

A questo punto se abbiamo pensato a dei contenuti la domanda che ci dobbiamo porre è:
Avrò la costanza di scrivere anche quando il tempo sarà sempre meno e la voglia di sforzarsi risiederà sotto i piedi? oppure ho trovato una o più persone che lo faranno al posto mio con la giusta motivazione e consapevolezza?

Detto ciò lo step ulteriore sarà valutare di quale strumento tecnico potrò dotarmi.

  1. Ho un minimo di dimestichezza con gli strumenti di editing dei contenuti?
  2. Se dico HTML so di che cosa si sta parlando anche solo a grandi linee?
  3. Ho la volontà di crearmi in autonomia un qualcosa di assolutamente personale?

Se le risposte a questi quesiti sono almeno due sì su tre allora la proposta (banalissima) che potrei farvi è quella di iniziare a valutare un prodotto come WordPress.
Non ho alcun vantaggio nel farvi questa proposta, sia chiaro.
E’ la soluzione che ho adottato io e della quale posso testimoniare qualcosa in merito.
E se ciò non bastasse vi propongo questo decalogo di motivi per cui viene consigliato questo CMS.

Per CMS (ne sentirete parlare, anche dai soliti “sboroni” che sfagiolano acronimi e slang per stupirvi) si intende un “sistema di gestione dei contenuti” di cui WordPress è un esemplare.

Non so se si possa definire WordPress come standard de facto per tantissimi blog ma sbaglierei di poco nel farlo. Inoltre il web è pieno di tutorial o professionisti in grado di rispondere a tantissime domande ed assisterci.

Scelto il CMS la domanda è se acquistare un dominio (esempio www.franzcos.it per cui ho scelto di acquistare franzcos e di pagarlo annualmente, a cifre davvero basse) oppure affidarsi ad uno di livello inferiore del tipo www.tuonome.blogspot.com che molto spesso è gratuito.

Poi bisogna scegliere anche dove far ospitare il proprio sito (hosting) ed anche qui ci sono tanti servizi a seconda del CMS scelto. Con pochi euro anche in questo caso è possibile “affittare” lo spazio presso un server a meno che in casa o in ufficio non disponiamo di un server di nostra proprietà.

Fatto anche questo è giunta l’ora di personalizzare il nostro blog, scegliendo un “template” (versioni gratuite o a pagamento) e caratterizzandolo con alcuni tratti distintivi di noi stessi o del nostro brand a seconda di chi siamo e cosa vogliamo.

In ultimo… iniziare coi contenuti…e in bocca al lupo!

[continua…]

(Foto: Christian Schnettelker manoftaste.de)

Francesco Costanzini

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Perchè creare un blog

Perchè creare un blog

E’ una domanda che mi sono posto tantissime volte negli ultimi anni e alla fine molto spesso la risposta è stata: apro un blog perchè sento l’esigenza di scrivere, di comunicare il mio stato d’animo, per condividere quello che sono e quello che faccio.

A dire il vero c’è stata una fase (lunga alcuni anni) in cui questa esigenza è stata soffocata oppure si era assopita e pur conservando uno spazio web l’ho lasciato a se stesso vegetare.
Dal primo blog su spacelive collegato alla piattaforma “Messenger” a “Wordpress.com” il passo è stato obbligato una volta che Windows chiuse il servizio.
Quindi migrazione guidata e poi…silenzio.

Inizialmente usavo il blog come sfogatoio, all’epoca Facebook lo usavano in pochi ed io stesso sfruttavo il blog per parlare di quel che sentivo e vivevo, utilizzando il canale email per informare i miei contatti di aver pubblicato qualcosa.

Poi la vita mi è un po’ cambiata e solo alcuni mesi fa ho tradotto la consapevolezza che il blog sia uno strumento importante di “personal branding” in azione forzata con me stesso, costringendomi a riprenderlo in mano almeno una volta a settimana.

Pertanto sono passato alla versione WordPress 4.6.1 grazie al supporto tecnico di un professionista (Roberto di http://www.wp-vincente.it/) e ho ritrovato la voglia di fare il webmaster di me stesso dopo un po’ di anni. Contenuti quindi ma anche settaggi un po’ più tecnici e nuove competenze che sto acquisendo sono la risultanza di questo sforzo.

Domanda numero uno: e quali sono i risultati?

Beh per quelli bisogna avere molta pazienza e perseveranza.
Non tutto e subito.
Ci vuole tempo.

Altra domanda: quali i miei contenuti sul blog?

Ecco l’altro punto dolente sul quale rifletto ancora oggi e che attanaglia chiunque senta l’esigenza di fare blogging.
Se anni fa un avvenimento politico era per me motivo scatenante di parole, oggi per farlo non uso il blog perchè mi interessa scrivere altro qui sopra.

Partiamo dal concetto di web marketing rispetto all’uso e l’importanza del blog.
Pensiamo al case study che tutti portiamo all’attenzione di chi ci ascolta quando parliamo di blog. www.chefuturo.it lo conoscete?
Diciamo che è stato uno dei precursori delle strategie attuali.
Un Istituto bancario ha pensato ad un prodotto redazionale, marchettaro pari allo zero ma che innalzi la qualità percepita del brand grazie ad un prodotto utile e di qualità, che parli la lingua del proprio target di riferimento e lo incuriosisca.

Allora quali sono i contenuti giusti del blog?

I propri vanno benissimo.
E’ fondamentale differenziarsi.
Ma bisogna trovare uno stile, un focus ed un obiettivo.
Non ci sono ricette segrete, ma una ricerca costante di esse deve pervadere il nostro animo.
Dobbiamo mantenere l’umiltà necessaria per giudicarci, farci giudicare dagli altri e correggere il tiro molte volte.
Dobbiamo cercare di imparare dagli errori e non accontentarci.
Essere “secchioni” aiuta. Imparare però non significa “copiare”.
Certo anche quella può essere un’arte per qualcuno ma non deve diventare la nostra.
Noi al massimo “tagghiamo”, citiamo, virgolettiamo…i concetti e le parole di altri (sperando magari in una loro riconoscenza “sociale”) ed impariamo da quelle.
Proviamo ad immaginare di voler focalizzarci su un prodotto che tanti altri vendono o di cui tanti parlano.
Perchè una persona X dovrebbe scegliere il nostro di contenuto e non quello di un blogger con un’audience molto più ampia e magari riconosciuto pubblicamente come leader/influencer?
Allora proviamo a trovare quegli aspetti che tale persona non affronta, perchè magari non sono suoi o del suo status o della sua scala di priorità, ma possono diventare per noi elementi importanti.

Non è facile. Nessuno dice che lo sia.
Ma non è impossibile.
Io diffido da tutti coloro che danno facili soluzioni e ricette lampo.
Certo farebbero comodo e sono il primo che ogni tanto provo a trovarle, ma non ci sono.
Nessuno le ha.
Perchè nessun mortale/plebeo conosce esattamente l’algoritmo di Google o di Facebook, per tentativi ci si può avvicinare e scoprirne alcuni aspetti ma le formule magiche nessuno ce le svelerà mai.
Quindi impariamo dai “big” e studiamoli. Ascoltiamo chi di queste cose vive e ci lavora da tempo facendo attenzione a non perdere tempo con dei parolai o fuffaroli però.
E poi…scriviamo, sfidiamo la pigrizia e l’apatia ed apriamo questo blog o convinciamo le nostre Direzioni a farlo.

Ma ricordiamoci che non basterà decidere che sia giusto spingerci in questa direzione per avere successo.

E’ solo il primo passo.

(Foto: unsplash.com/@olidale)

Francesco Costanzini

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