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Seguo quotidianamente Sette in Punto su Punto Radio (a quell’ora sono già in macchina) o Buongiorno Regione su Radio Nettuno.
Occupandomi di comunicazione e ufficio stampa ho ricevuto per conto di clienti, inviti ad entrambe le trasmissioni (come su Rai3 nella rubrica regionale mattutina) in modo assolutamente gratuito.

Il giornalismo vero oggi forse non esiste più e queste trasmissioni per sopravvivere necessitano di sponsor e di introiti, magari anche solo per sostenere il costo del conduttore.
Non sono rimasto scandalizzato dalla vicenda, quanto più che si utilizzino soldi pubblici per promuoversi.
Ho ingenuamente pensato che i personaggi che citate nella sua inchiesta (ed anche altri che ho sentito spesso intervenire) pagassero con soldi quantomeno propri tali “ospitate”.
Il vero giornalismo si inorridisce di fronte a questo scambio merci, ma purtroppo siamo abituati a convivere con questo sistema.

Perciò mi viene da fare una riflessione.
Quanto l’informazione è davvero libera? Quante volte si “bucano” le notizie per dare spazio ai propri sostenitori?

Mi fa piacere che si rifletta su tutto questo e con queste righe non è mia intenzione moralizzare o accusare nessuno.

Mi interessa contribuire con un pensiero, sperando (da idealista quale sono) che il giornalismo si riprenda da un decadimento proprio del momento che stiamo vivendo.

Mi è davvero dispiaciuto vedere chiudere le redazioni locali di alcune testate perché l’informazione si è sicuramente impoverita, ha perso altri punti di vista.

Da assiduo lettore dei quotidiani locali e nazionali (per passione e per lavoro) e da radio ascoltatore/telespettatore fedele mi sento sempre un po’ tradito quando vedo impoverirsi il panorama.

Per questo spero che l’avvento della “rete” davvero costringa tutti noi (parlo anche per me) ad essere operatori di trasparenza e contribuire alla ricerca della verità delle cose, perché l’informazione resti libera da vincoli ideologici ed economici, sia plurale e pluralista, accessibile a tutti.

Se per un politico può avere senso farsi pubblicità (e lo dice oggi la Cosenza che avete intervistato), è lecito che una trasmissione di inchiesta e popolare lo intervisti, ma non a spese del contribuente.

Nel mio lavoro “combatto” con me stesso per fornire in modo il più possibile intrigante e con puntualità le notizie al mondo dei media, sperando che l’agenzia X le riprenda, che il giornale Y citi qualche riga o che il conduttore Z ci inviti a parlarne in diretta….ma so bene che talvolta ci sono notizie più importanti e stringenti.

Così lo sa il mio interlocutore ed il mio utente.

So che il lavoro e la costanza alla lunga pagano e che il web oggi consente tanti spazi oltre a quelli più tradizionali: questo costringe tutti noi ad inventarci strategie di comunicazione ed è un bene.

Se però la crisi del sistema informazione deve diventare una guerra tra poveri o peggio una lotta di speculazione allora credo che il sistema prima o poi imploda e vada cambiato.

Io penso che si possa davvero fare qualcosa tutti insieme per difendere una professione meravigliosa e dare all’Informazione quello spazio primario a servizio della comunità che merita!

Dipende…da noi!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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