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Digital Strategy per aziende

Digital Strategy per aziende

Digital strategy per aziende: facciamo un approfondimento

Perchè è necessaria una digital strategy

Il 62% delle imprese che hanno deciso di scommettere sul digitale ha notato un miglioramento significativo nei ricavi, con aumenti che nel 12% dei casi risulta compreso tra il 25% ed il 40% dei ricavi e nel 20% compreso tra il 10% ed il 25% dei ricavi. (Digital Transformation Institute)

E’ possibile oggi fare a meno della digitalizzazione?

I numeri parlano chiaro, tuttavia c’è ancora parecchia resistenza.

Solo il 32 per cento delle imprese arriva a una digitalizzazione media e addirittura il 5 per cento a quella d’alto livello e soprattutto nei settori tecnologici. (Fonte: La Stampa)

Oltre la metà della popolazione mondiale risulta ad oggi connessa in rete, perchè dunque ancora cerchiamo di convincere qualcuno ad investire pensando digitalmente?

Probabilmente il fatto di essere restii alla digital strategy è dovuto a preconcetti o ad esperienze negative, vissute con professionisti poco seri oppure a causa del fai-da-te.

Pemsare agli strumenti prima che alla strategia è l’errore più comune.

E gli errori portano a scoraggiarsi, alla frustrazione di aver perso tempo e spesso denaro inutilmente, tendendo poi a costruirsi l’idea che l’esperienza negativa sia l’unica risposta possibile all’esigenza e pertanto assumendo come regola assoluta il tutto arrivando a pensare che il web, il digitale non servano a nulla.

Ma proviamo a ragionare in modo semplice, ma razionale.

Se davvero entro il 2021 (previsione Cisco Global Mobile Visual Networking Index) gli esseri umani dotati di smartphone saranno oltre i 5 miliardi, l’88% della popolazione del nostro Paese userà dispositivi portatili, e il traffico online aumenterà di sei volte come non pensare di voltare pagina e scommettere su una strategia diversa?

Che cosa significa avere una digital strategy per aziende

Una strategia di digital marketing non è altro che un’analisi completa del proprio business che diventa una sorta di lista di obiettivi ed azioni legate a questi obiettivi.

Che tenga conto di tutto ciò che è offline (che non va eliminato) e che lo possa legare all’online in modo coerente e adeguato.

Nessuna regola precostituita, nessuna formula magica.

Non si può parlare di SEO senza capire qual è la propria mission, non si può parlare di social senza individuare il proprio target di clienti e senza capire che strada far per intercettarli.

Si parla di poter finalmente analizzare dei dati, di mettere in relazione ciè che si ha con ciò che si potrebbe avere.

Non si tratta di essere ciò che non si è, ma solamente di guardarsi dentro con occhi un po’ più “critici”, o meglio, attenti, cambiando il punto di vista.

Una digital strategy ben composta non forza nessun passaggio, non esercita violenza nella mente delle persone, ma si accompagna ad un percorso di formazione e consapevolezza.

Come si costruisce una strategia digitale

La digital strategy non si improvvisa, ma si crea con pazienza e profesisonalità.

Innanzitutto ci vogliono presupposti all’interno dell’organico aziendale.

Bisogna iniziare a contrastare gli “abbiamo fatto sempre così”, i “da noi non funziona”, “sarebbe bello ma….”.

Per approcciare la rivoluzione digitale bisogna comprenderla e tenderle la mano. Altrimenti si perde tempo.

E’ poi possibile farsi aiutare.

Non è insolito avvalersi di consulenti, che con un occhio esterno siano in grado di capire punti di forza e debolezza in modo “distaccato”, neutrale.

Avvalersi di un professionista, il consulente, signica perciò iniziare un percorso di crescita (reciproca) che si deve basare su fiducia (reciproca) ed entusiasmo.

Nelle PMI il marketing è seguito da tutti (e da nessuno) in molti casi, avere un consulente è sì un costo (fisso) ma indispensabile, in quanto porta a risultati tangibili in termini di crescita e fatturato.

Bisogna superare lo stallo, la diffidenza, la tendenza alla fretta ed a presumere di conoscere ciò che non si conosce a fondo.

Sono ostacoli non indifferenti, credetemi.

Ma ne vale la pena…  le aziende che hanno capito l’importanza di investire in una strategia digitale sono quelle per cui la crisi si è trasformata in uns vera e propria opportunità.

Cosa faccio per te

Posso aiutarti a costruire una digital strategy, per far crescere la tua azienda e creare i presupposti migliori per redere vincenti le scelte di comunicazione.

Photo by The New School on Foter.com / CC BY-NC-ND

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Regolamento europeo privacy: facciamo chiarezza?

Regolamento europeo privacy: facciamo chiarezza?

Il regolamento europeo privacy: di cosa stiamo parlando

Di regolamento europeo privacy se ne sente parlare ovunque, c’è un grande fermento e una grande confusione probabilmente.

Personalmente sento la necessità di un chiarimento, così ho chiesto ad un professionista del settore (dott. Giampietro Peghetti) di aiutarmi in questo.

Giampietro Peghetti GDPRPartiamo dal principio. Giampietro aiutaci ad inquadrare il tema.

L’Unione Europea (UE) ha modificato le norme sulla protezione dei dati. Le modifiche sono ora legge ed entreranno in vigore in tutta l’UE il 25 maggio 2018.

Le nuove norme sono denominate Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR, General Data Protection Regulation) e si applicano a tutti, dalle autorità pubbliche alle piccole e medie imprese.

Tali modifiche influenzeranno il modo in cui operiamo nel nostro business.

Cos’è la protezione dei dati per l’Unione Europea?

Nell’UE sono in vigore norme giuridiche per la raccolta e il trattamento dei dati personali. Chiunque raccolga o tratti dati personali deve proteggerli da qualsivoglia uso improprio e rispettare una serie di disposizioni legislative. Il GDPR aggiorna le norme oggi in vigore.

Cosa accadrà esattamente? Cosa prevede il regolamento europeo privacy?

Immaginiamo di ritrovarci il 26 maggio 2018 tranquillamente in ufficio, quando all’improvviso bussa alla porta il Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza.

Sono venuti perché un cittadino europeo si è rivolto al suo Garante, oppure anche solo per un semplice controllo, e richiedono se i processi aziendali sono conformi al GDPR, ovvero se il trattamento dei dati personali presenta dei rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche.

Le strade sono due: o si è pronti, oppure —oltre a procedere all’adeguamento— occorrerà mettere mano alla cassa e procedere a pagare le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Regolamento Generale sulla Protezione dei dati (Regolamento UE 2016/679), il cosiddetto GDPR.

Tali sanzioni sono «effettive, proporzionate e dissuasive» (art. 84), «fino a 20 milioni di euro, o per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore» (art. 83).

Non si scherza, quindi. Cosa è necessario fare?

E’ necessario proteggere tutti i dati personali, ovvero «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile»: «il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale» (art. 4). Dunque non basta più porre attenzione ai soli dati sensibili.

Il dato diventa un bene che va tutelato (è un asset aziendale), e il titolare diventa il solo responsabile dei trattamenti (principio di accountability): deve dimostrare di di aver valutato i rischi connessi al trattamento dei dati e di aver adottato tutte le misure idonee a garantirne la tutela. Tenendo conto degli strumenti tecnologici a disposizione, dei costi di attuazione e dei rischi, il titolare deve mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate a garantire la protezione dei dati (trattare solo i dati necessari alle proprie finalità e limitarne l’accesso alle sole persone autorizzate). Non è sufficiente avere nel cassetto dei documenti redatti anni prima, oppure affidarsi ad una serie di “caselle da spuntare” come poteva avvenire in precedenza, né può bastare avere password di 8 caratteri per proteggere i propri computer, oppure mettere un allarme, una videocamera e far firmare un plico di fogli ai nuovi dipendenti: occorre che l’intero processo di gestione dei dati (dalla raccolta alla distruzione) sia lecito, trasparente, sicuro, ovvero mantenga le informazioni riservate, integre, disponibili, e a disposizione dell’interessato (che può chiederne la consegna e/o la cancellazione).

Chi si deve sentire coinvolto?

si applica al trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito delle attività di uno stabilimento da parte di un titolare del trattamento o di un responsabile del trattamento nell’Unione, indipendentemente dal fatto che il trattamento sia effettuato o meno nell’Unione. (art.3)

Cosa suggerisci a questi soggetti?

Per non incorrere in sanzioni, può essere utile rivolgersi ad un consulente esterno: tale figura provvederà a effettuare un’indagine su quali siano le attività di trattamento, analizzerà i rischi ad esse connessi (risk- assessment), verificherà le violazioni (data breach) che si possono subire o che stanno già avvenendo senza alcuna consapevolezza, e supporterà il Titolare nell’implementazione di adeguate misure tecniche e organizzative di protezione.

Il consulente esterno, in qualità di Responsabile della protezione dei dati (DPO), potrà essere utile anche nella redazione delle Informative, dei Consensi, dei Registri dei trattamenti, della Valutazione d’impatto (DPIA), e di tutti gli altri documenti necessari a dimostrare che il titolare sta agendo —responsabilmente— con la diligenza del buon padre di famiglia; potrà inoltre «sorvegliare l’osservanza del Regolamento» e «fungere da punto di contatto per l’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento» (art. 39).

In altri termini, il consulente aiuterà a fare in modo che il 26 maggio 2018 sia, per alcuni versi, un giorno come tutti gli altri.

Grazie Giampietro.

Per avere maggiori dettagli è possibile scaricare gratuitamente un breve compendio, suggeritoci dal dott. Peghetti – Consulente Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e Socio Membro FederPrivacy (Iscrizione n. FP-8498).

Compila il form per completare il download:




Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Consigli per una comunicazione web efficace

Consigli per una comunicazione web efficace

Comunicazione web, comunicazione per il web

Comunicazione web: da dove iniziamo?

Dire che il web, oggi, è uno strumento davvero imprescindibile all’interno di una strategia di comunicazione non è più una novità.

C’è una sola scorciatoia che funziona sempre: Prendere la strada più lunga. Lavora duramente e coerentemente, con generosità e trasparenza. Così non perderai tempo nel dover rifare le cose.

– Seth Godin

Si possono prendere tante strade, in effetti.

Il web è alla portata di tutti e questo può trarre in inganno. Può cioè sembrare che la comunicazione web sia facile ed immediata, che sia gratis e che la si possa agire in qualsiasi momento, anche improvvisando o relegandola ai ritagli di tempo.

Ma non è proprio così…

Comunicazione web: esiste una definizione?

La comunicazione web (o digitale) può essere definita come l’insieme di tutte le attività di produzione (e diffusione) di contenuti (siano essi testi, immagini, video,…) attraverso l’utilizzo del web e del digitale.

Per esprimere la crescita del business (e dell’economia) c’è una formula: innovazione + marketing

– Philip Kotler

Il mondo digital è dotato di strumenti in grado di offrire opportunità svariate di business favorendo il raggiungimento di risultati importanti.

Il marketing è alla base di tutto questo, come il grande Kotler ci spiega.

Ecco perchè tenere queste basi e questa consapevolezza diventa fondamentale per una strategia di comunicazione che abbia successo, cosa che diventa assolutamente determinante.

5 consigli per una comunicazione web efficace

1. La strategia è fondamentale e fa la differenza

La strategia è l’aspetto imprescindibile per una comunicazione web efficace. Si tratta di una sorta di linea guida, di documento, vademecum in cui vengono riportati gli obiettivi da conseguire ma anche le tecniche, le attività, i tempi e i modi per raggiungerli.

Se ben strutturata, in modo chiaro, la strategia è in grado di fare la differenza.

Elaborare un piano strategico di comunicazione è quindi il primo passo (e chi ben comincia……) per una gestione efficace della comunicazione web ma anche off-line

2. Pensiamo…alle persone

Il web non è una questione meramente tecnica. Sul web navigano le persone ed è a queste che ci dobbiamo rivolgere.

Dobbiamo capire come il popolo del web si muove, si orienta, cercando di segmentare questa massa e scoprire a chi ci vogliamo rivolgere, identificando la nostra “nicchia” ed iniziando a studiarla nei suoi spostamenti digitali.

Pensare alle persone significa che ad esse ci rivolgiamo e quindi dobbiamo umanizzare e rendere empatici, appetibili e interessanti i nostri contenuti.

3. La tecnica, aiuta

Il focus sono indiscutibilmente le persone. E su questo non si discute. Però per costruire una strategia e quindi un piano di comunicazione web efficace dobbiamo un minimo essere consapevoli delle questioni tecniche di base o, diciamo, almeno conoscerle.

La tuttologia non è una scienza e neppure è auspiacabile ambirla, tuttavia per comprendere ed essere efficaci è neessario conoscere il mondo digitale per saperlo affrontare, per non farsi dominare.

4. Il “tempo”: pazienza e costanza non devono mancare

Il “tutto e subito” non esiste, il processo di accreditamento e di fiducia nei confronti delle persone richiede un po’ di tempo. Quando conosciamo una persona le diamo in mano immediatamente le nostre chiavi di casa?

Ci vuole un po’ di tempo e di lavoro costante per raggiungere dei risultati, perchè ci vuole tempo per conquistarsi la fiducia delle persone.

Una volta poi ottenuta il tutto sarà più semplice ma dovremo stare molto attenti a non tradirla mai perchè a quel punto sarà ancora più complesso riconquistarla.

Non dobbiamo vendere a freddo, ma neppure non avere degli obiettivi in quel che facciamo.

E’ giusto però avere la consapevolezza che il processo di costruzione di fiducia e di autorevolezza ha bisogno di qualità, quantità e appunto (ma ci tengo a ripeterlo) un po’ di tempo.

5. Di gratis non c’è nulla

In ottica di business, soprattutto, la via facile e gratuita non esiste.

Il sito, i social, le strategie, i funnel…. sono tutti aspetti che richiedono investimenti, non milionari magari, ma necessitano di professionisti capaci che se ne occupino a 360 gradi.

Un imprenditore non è in automatico anche un webdesigner o un consulente di web marketing o un grafico o un social media coso, non vi pare?

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Sito web gratis: perchè lo sconsiglio

Sito web gratis: perchè lo sconsiglio

Sito web gratis? No grazie

Facendo qualche semplice ricerca su Internet è possibile trovare una discreta quantità di piattaforme che permettono di creare un sito web gratis e/o un blog.

Tanti tra professionisti, aziende, società, enti del terzo settore sono alla ricerca di una soluzione web e capita che la prima cosa che si faccia sia affidarsi all’amico Google per ricercare soluzioni facili ed immediate, oltre che economiche.

Il web può essere un acceleratore di business se utilizzato al meglio.

Senza nulla voler togliere ad aziende che offrono questo tipo di servizi, vorrei però spiegare non come aprire un sito web gratis, ma perchè sarebbe meglio non farlo.

Certo, é pur vero che non tutti possono contare su un budget consistente ma scommettere sull’opzione più economica non è di certo la scelta migliore, nè quella più competitiva, ma soprattutto non è quella necessaria a far funzionare i processi di comunicazione.

Gli svantaggi di un sito web gratis

  1. Un sito web gratis per forza di cose avrà prestazioni molto limitate (per quanto riguarda spazio web, velocità del sito, responsività…) che inficeranno sul punteggio che ad esempio Google gli assegnerà
  2. Rispetto al posizionamento sui motori di ricerca di certo non si riusciranno a fare ottimizzazioni specifiche e lavorare sulla tua SEO risulterà alquanto complicato
  3. Se vorrai un dominio di primo livello (www.tuosito.it) dovrai comunque acquistarlo, almeno come servizio di “redirect”
  4. La piattaforma che userai sarà la proprietaria del tuo blog/sito web e stabilirà le regole del gioco, ad esempio non rendendo disponibili “le sorgenti” e quindi quasi sicuramente non potrai utilizzare plugin, codice HTML o CSS specifici/personalizzabili (addio al il pixel di Facebook, ai tool di Google……)
  5. Potresti avere sul tuo sito web gratis offerte pubblicitarie senza il controllo su di esse
  6. Rinunci alla competenza di un professionista che non solo ti costruisce uno spazio web basato sulle tue esigenze, e che non si limiterà a fare estetica, ma saprà darti i suggerimenti necessari per comunicare efficacemente e (soprattutto) avere le basi solide per una strategia efficace di web marketing

Perchè un sito web gratis non è efficace

Un sito è come una casa, non solo una vetrina come si era pensato anni fa.
Uno spazio web va studiato e poi realizzato secondo alcuni canoni specifici.
E’ necessario avere il controllo su tutto il nostro spazio, anche se questo comporta una spesa dedicata alla consulenza di un professionista del campo.
La soluzione facile, gratis ed immediata magari risolve l’emergenza del momento.
Ma man mano che alzeremo l’asticella ci troveremo uno strumento inadeguato.
Costretti a rifare da capo il tutto, migrando altrove.
A onor del vero ci sono servizi online che poi ti permettono una piuttosto semplice “migrazione”, tuttavia non ti sembra una grande perdita di tempo?

Se avessi la tentazione di aprire un sito web gratis prova a pensare a tutto ciò e cerca di fare una valutazione economica anche nel lungo periodo: un buon sito web è un investimento che ha una resa e che potrai persino misurare.

Francesco Costanzini

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Cosa fa un consulente di comunicazione digitale?

Cosa fa un consulente di comunicazione digitale?

Cosa fa il consulente di comunicazione digitale nel contesto odierno

Oggi tanti pensano di comunicare (o essere comunicati) presumendo già di sapere far comunicazione digitale.

Di sapere a prescindere quali mezzi utilizzare e che l’investimento sul settore deve essere comunque basso in quanto i social sono gratuiti e utilizzabili da chiunque.

Senza un consulente di comunicazione digitale, che serve a chiarire e orientare le scelte, diventa però difficile ottenere risultati.

Il digitale è in continuo mutamento, quello che andava bene un anno fa oggi rischia di essere messo in discussione.

Le soluzioni e gli strumenti che fino a qualche decina di mese fa sembravano determinare risultati di un certo genere, sono tutte da verificare nel quotidiano, ma soprattutto vanno inserite correttamente nel contesto.

Cosa fa un consulente di comunicazione digitale?

Innanzitutto pensa, pianifica e valuta.

Nessuno di noi ha tempo da perdere, il consulente di comunicazione digitale non desidera perderlo e farlo perdere ai suoi clienti.

Tutto ciò che si semplifica in regolette di semplice attuazione e che non si adatta ai contesti non è ciò di cui si ha realmente bisogno.

Fare comunicazione digitale senza analisi è davvero perdere tempo.

Ma se posso fare un sito gratis o con pochi spicci a cosa serve un consulente?

Un sito web ha bisogno di una progettazione di fondo, di un’analisi del contesto e delle parole sui cui posizionarsi online.

Elementi tecnici e non, di cui non tutti sono a conoscenza.

Ho incontrato clienti che hanno un sito che non funziona e che non funzionerà mai, ma non lo sanno e non lo vedono. E’ assolutamente normale.

Ognuno è uno specialista nel suo campo.

Un consulente serve per accompagnare il cliente nel percorso della propria comunicazione.

Saprà cioè orientare le scelte strategiche rispetto al sito web ed alla sua realizzazione, valutando il giusto professionista, il giusto prezzo ed il giusto preventivo compatibilmente con il prodotto finale, che il consulente visionerà, testerà e ottimizzerà.

E quindi a cosa serve un consulente di comunicazione digitale?

Il consulente di comunicazione digitale, ad esempio, non si deve occupare di costruire siti, ma deve saperne e saper parlare ad un web designer; deve conoscere le specificità dei principali social media e dei social media secondari, ma non dovrebbe essere lui la persona che scrive i post. Il consulente di comunicazione digitale ha una visione ed un profilo “orizzontale” che mette a servizio del cliente.

Tuttologi non esistono.

Ma ci sono figure che studiano il contesto in cui operi e lo sviluppano sul contesto che è loro conosciuto (il web).

Cosa fa un consulente di comunicazione digitale? Mette in circolo il tuo business

Questa è la chiave di volta, è l’elemento che dà senso al tutto.

Il consulente non aumenta la vanità del cliente con dati effimeri di riconoscimento sul web, ma contribuisce con il suo lavoro a mettere (o rimettere) in circolo il potenziale di business di chi si rivolge a lui.

Superare una crisi è possibile anche attraverso l’analisi di ciò che non funziona online, sintomo spesso di qualcosa che non funziona all’interno.

Ecco perché micro, piccole, medie, grandi aziende, professionisti, startup possono aver bisogno di un consulente di comunicazione digitale, solo che molte volte non lo sanno ancora.

Francesco Costanzini

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Vuoi emergere? Hai bisogno di una strategia di comunicazione

Vuoi emergere? Hai bisogno di una strategia di comunicazione

Il marketing e la comunicazione sono le risposte ad un problema.
La strategia di comunicazione il dettaglio di questa risposta al problema.

Avendo un’attività imprenditoriale, commerciale o professionale, ci si chiede come poter comunicare il fatto che esistiamo.

Un sito Internet non è la soluzione, Facebook neppure, se non inseriamo il tutto in uno specifico contesto.
Quando pensiamo che la strada più semplice e comoda sia a portata di click e gratis allora siamo fuori strada.

Ci sono ancora tante imprese (spesso piccole o micro, ma non solo) o anche tante startup che hanno una comunicazione che si basa sulla soluzione facile e poco efficace.

Basta guardarsi intorno e notare che ci sono aziende che vendono servizi a costo zero o fai da te. Un sito in pochi click.

Quello che colpevolmente manca in queste opportunità (oltre a questioni tecniche su cui per ora sorvolo) è un aspetto fondamentale.
La strategia di comunicazione.

Cos’è la strategia di comunicazione?

Facciamo una premessa.
E’ opportuno pensare ad una strategia di comunicazione prima di compiere qualsiasi azione.
Non è detto che per intercettare il nostro target ci sia per forza bisogno di una pagina Facebook, pertanto dobbiamo farci aiutare da professionisti in questo percorso.

Perché serve un professionista per elaborare una strategia di comunicazione?

Un consulente può aiutare a creare un documento strategico che parta dallo stato di fatto e che sviluppi la strategia complessiva di promozione, analizzando il mercato e quali sono mezzi e strumenti più adeguati per raggiungere gli obiettivi, misurandone i risultati.

Cioè di che cosa si tratta? Cos’è una strategia di comunicazione?

I pilastri (ci dice Alessandro Mazzù – Consulente dei consulenti di web marketing)  da cui partire per la costruzione del documento sono alcune analisi:

  • dell’ambiente
  • del business
  • dei clienti
  • dei competitor

Il mercato di riferimento è fondamentale per capire come procedere nell’elaborazione.

Bene e adesso?

Chiariti questi aspetti è importante capire come si prosegue nel processo di quel che dovrà avvenire dopo lo studio del mercato a cui si fa riferimento.

Trovare il proprio target diventa determinante per verificare dove le persone che identificherò (buyer personas) sono di solito. Quale social vivono? Che gusti hanno?
Altro step è capire il percorso di acquisto di queste persone.

A posto, si parte?

No, non ancora. Capiti questi aspetti, a seconda del budget che si ha a disposizione, è necessario individuare le azioni che saranno sempre accompagnate da un obiettivo.

Sai fare da solo/a tutto ciò?

Pensi che sia tutto molto esagerato, non alla tua portata?

Fai una prova, se puoi perdere un po’ di tempo.
Segui la via facile e a costo zero, poi misura i risultati.
Ti accorgerai che anche se sei un piccolo o piccolissimo imprenditore o un’associazione, non ha senso fare azioni a caso solo per sentito dire, perchè lo dice l’amico fidato o dopo aver letto del caso di successo sul giornale.
Nessuno di noi ha tempo e denaro da sprecare.

Se vuoi utilizzare il web come risorsa di marketing, acquisizione clienti o business allora ha senso dare un po’ di credito a professionisti seri che propongono seriamente strategie di comunicazione e progetti credibili.

Francesco Costanzini

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