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Spunti di marketing per il Terzo Settore

Spunti di marketing per il Terzo Settore

Il tuo scopo non è fare business.
Chiaro.
Tuttavia una strategia di comunicazione serve anche a te,
Un buon piano ti può aiutare a raggiungere degli obiettivi ben precisi.

Web marketing per il Terzo Settore

Hai bisogno di strutturare la tua comunicazione, di pensarla come se fossi un’azienda.
Senza snaturarti chiaramente e perseguendo obiettivi diversi.
Ma in fin dei conti se hai obiettivi, un gruppo di utenti a cui ti rivolgi e vuoi sfruttare le opportunità del digitale… non pensare di essere un caso a parte.

Quali possono essere gli obiettivi di un ente del Terzo Settore?

ottenere contatti, generare iscritti ad una propria iniziativa o guadagnare sostenitori: il web è frequentatissimo da una popolazione che ormai anche in Italia vede raffigurate tutte le fasce di età.
Hai un’ampia possibilità di scelta, anche geolocalizzata se sei una realtà piccola o legata ad un territorio.

incrementare le donazioni: puoi aumentare i sostenitori che elargiscono fondi (piccoli o grand), riuscirai a sensibilizzare una platea che puoi considerare anche sensibile se ben riscaldata e selezionata. In più sfruttando la pigrizia da divano potrai far leva anche su coloro i quali si lavano la coscienza con un click.
Vi sono anche piattaforme per il crowfunding o fund raising, lo stesso Facebook ha sviluppato una piattaforma nella piattaforma. https://donations.fb.com/it/

networking: me lo insegni tu, fare rete è la caratteristica del Terzo Settore. Puoi farlo anche sfruttando le potenzialità del web

Una volta definito il tuo obiettivo e selezionato il tuo target, non ti resta che capire dove andare ad “incociarlo”, “scaldarlo” e poi “colpirlo”.

Cosa ti serve?

– un piano strategico
– costanza (un calendario editoriale specifico)
– la conoscenza di come si comunica sul web

Cosa non ti serve?

– azioni sconnesse o improvvisate
– utilizzare il social come una bachceca/vetrina
– relegare al tempo libero la tua comunicazione

Cosa potresti fare?

Ecco alcuni esempi: certo in alcuni casi si tratta di “campagne” con budget che probabilmente non hai, ma con la tua passione, la tua esperienza e le competenze di chi di comunicazione web se ne intende si possono fare lavori a basso budget ma altrettanto impattanti, ottenendo dei risultati.

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Il 2018 dei social

Il 2018 dei social

Come si chiude l’anno 2018 a livello social?

Ecco un “recap” di ciò che ritengo possa essere stato significativo in questo duemiladiciotto.
Una breve carrellata di avvenimenti o trend che potrebbe essere interessante valutare per capire cosa aspettarci nei prossimi trecentossessantacinque giorni.

1) Trend di Google

La parola più cercata su Google in Italia del 2018?
Mondiali (di calcio).
Seguono la scomparsa di Sergio Marchionne, il manager Fiat , poi per tornare al calcio non poteva mancare CR7: la scorsa estate passato sorprendentemente alla Juventus.
Interessante l’analisi di Digitalic.

2) Good bye G+

Il social chiude.
Addirittura in anticipo.
Su Wired capiamo il perchè.
Ti mancherà?

3) Tutti pazzi per Instagram

Essere su Instagram è “cool”.
E’ un’esplosione di utenti.
Ma Facebook (che l’ha acquisita anni fa) corre ai ripari e lavora su un algoritmo che complica un po’ le cose a chi vuole fare business.
Viene anche dichiarato che verranno penalizzati account che hanno acquistato fan, ad oggi però nulla è accaduto.
I numeri li si possono vedere in questa analisi di Hootsuite.

4) A.I.

L’intelligenza artificiale sbarca sui social: pare possa contrastare anche il cyberbullismo. Ce lo auguriamo tutti.
Il 2019 sarà con tutta probabilità l’anno in cui l’Intelligenza Artificiale farà la differenza per noi marketer.
Di ottimizzazione tecnologica ma anche una definizione dell’etica dietro l’intelligenza artificiale e le modalità con cui questa è applicata dalle aziende parla Emanuela Zaccone in questo articolo di Talkwalker.

5) E’ sempre l’anno dei video

Lo si dice da alcuni anni.
L’esperienza video però sta cambiando e si sta ampliando.
Pensiamo a quello che diventeranno Facebook Watch e IGTV.
Zuckerberg & co si stanno lavorando e con l’anno nuovo (parola di Veronica Gentili) ci saranno sviluppi.

6) Analytica ma non solo

In questo 2018 ci ricorderemo dell’applicazione del GDPR ma anche dell’esplosione dei problemi in casa Facebook (e non solo).
Come dimenticare lo scandalo legato all’app per la previsione della personalità chiamata “thisideourdigital life” (sviluppata da un professore dell’Università di Cambridge) che è stato scoperto trasmettere impropriamente le informazioni sugli utenti a terzi, inclusa Cambridge Analytica (azienda che assisteva la campagna presidenziale del Presidente Trump creando annunci mirati usando dati degli elettori di milioni di persone).

(CREDITS fotografico: http://www.shopcatalog.com/)

7) Campagne social

Milioni di persone hanno usato Instagram per far sentire la propria voce.
Gli hashtag principali a sostegno di una causa sono stati #metoo (1,5 milioni): la campagna per far sentire la voce di donne molestate, che ha causato scandali in tanti ambienti.

8) Twitter è rock?

Beh Twitter (dicono i dati) in Italia è il social più “politico” in assoluto.
Poi sport e .. musica.
Ecco i dati riportati in questo articolo di Rolling Stone.

9) Il funnel è il futuro?

Un presente già lo è.
Il funnel di web marketing è una delle soluzioni ai problemi di gestione del processo che tutti noi che lavoriamo con il web abbiamo.
Ne sono convinto.
Bisogna studiare, applicarsi e investire.

10) Il mio 2018

Tante novità professionali in un anno in cui mi è cambiata davvero la vita.
In alcuni post su Facebook (http://bit.ly/2U0TLgIhttp://bit.ly/2S2ALgs) ho raccontato un po’ le mie vicissitudini di questi anni.
Gli ultimi dodici mesi social per me sono stati stimolanti e di grande cambiamento e messa in discussione delle mie strategie.
Credo che solo studiando, restando aggiornati si possa veramente fare qualche passo avanti. Cambiando direzione e analizzando gli errori che si commettono, giorno dopo giorno, dovuti a proprie mancanze ma anche ai continui e repentini cambiamenti delle piattaforme.
Il mio grazie dunque va a professionisti che seguo e che in questo anno mi hanno aiutato a capire come poter cambiare direzione.

E il tuo 2018 come è stato?

Buon Anno, auguri di cuore!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Il termometro del tuo pubblico

Il termometro del tuo pubblico

Hai letto bene.
Il nostro pubblico online (ampio o meno che sia) può essere classificato a seconda della temperatura con cui siamo in grado di scaldarlo o meno.
E a seconda di essa abbiamo bisogno di utilizzare strategie differenti.

Ma andiamo con ordine.
Cercherò di fornirti una serie di passaggi chiave (concreti) con cui puoi districarti d’ora in poi nella tua comunicazione, evitando certe frustrazioni dovute ai pochi riscontri e al telefono che non squilla.

– Innanzitutto ti devi posizionare

Ne parlerò in un altro post perchè solo per questo non basterebbe un “foglio protocollo” per spiegarti di cosa sto parlando.
Ma una cosa falla subito perchè altrimenti sarà inutile procedere.
Chiediti chi è il tuo cliente ideale. Chi è la persona che sarà in grado di ascoltarti, capirti ed essere potenzialmente interessata a quel che fai o offri in termini di prodotto o servizio.
Non andare avanti, non servirebbe.
Non “barare”, ti vedo.
Non puoi rispondere in modo generico, altrimenti non otterrai ciò che vuoi o ciò per cui fatichi tanto. Se fai servizi a trecentosessanta gradi e il tuo prodotto/servizio va bene per tutti allora non proseguire nemmeno, te lo consiglio.

– A freddo non si vende neanche se è gratis

Se sai chi è il tuo cliente ideale hai la fortuna che grazie agli strumenti del digital marketing puoi raggiungerlo/a in modo meno complicato.
Se sai chi è il tuo cliente tipo allora saprai cosa gli interessa, quali sono i suoi interessi e le sue problematiche.
Bene, benissimo.
Adesso inizia a programmare CONTENUTI utili, interessanti, che rispondano ai problemi del tuo cliente ideale. Non ti azzardare a vendere, non parlare ancora del tuo fighissimo prodotto/servizio, non servirebbe, anzi forse faresti scappare la persona che faticosamente hai catturato.

– Riscalda l’ambiente

Oh bene. Ci sei quasi…
Hai catturato l’attenzione di un po’ di persone in target (clienti tipo) grazie ai tuoi contenuti di valore? Hai donato la tua competenza, la tua professionalità? Hai fatto capire che in quella “nicchia” tu sei davvero bravo/a perchè conosci l’argomento e sai quali sono i problemi tipici?
Avrai quindi un gruppo di persone con cui puoi iniziare un “dialogo”.
Hai un pubblico che ti apprezza, ti “conosce” e adesso iniziare a proporgli qualcosa è meno problematico.
Se sei stato/a bravo/a fino ad adesso e hai acquisito autorevolezza e fiducia allora puoi iniziare a non bombardare di promozioni, ma crearne ad hoc, partendo con una strategia che ti dovrai costruire.

– Vendere ghiaccio agli eschimesi no, ma ora non è una mission impossible

Hai il tuo pubblico caldo, ok. Hai una strategia e prodotti/servizi adeguati, bene.
Usa le tecniche che il digital marketing ti mette a disposizione e targetizza ancora il tuo pubblico, non ti dimenticare però di continuare ancora a produrre valore e contenuti per alimentare il processo cercando di raggiungere altre persone in target “fredde” da incanalare nella tua comunicazione.

Beh non sono sceso nei dettagli, perchè dipendono da chi sei, cosa fai, cosa vendi, quali strumenti presidierai … non ci sono formule precostituite. Ma questi passaggi valgono praticamente per tutti noi comuni mortali.

Ricordati quindi “il termometro” quando ti verrà la tentazione di sparare nel mucchio.

La chiave per un marketing di successo: focus, posizionamento e differenziazione (Philip Kotler)

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Come è cambiata la comunicazione pubblicitaria

Come è cambiata la comunicazione pubblicitaria

La comunicazione pubblicitaria: un nuovo Carosello

Vi ricordate come era la comunicazione pubblicitaria degli anni Settanta?

Si raccontavano delle storie, si cercava di intrattenere le persone.
Era un vero spettacolo.

Certo, sappiamo bene che l’offerta televisiva era limitata, esisteva il monopolio e i tempi non sono paragonabili eppure il concetto di comunicazione pubblicitaria forse non è mai così cambiato.
Si è evoluto (o involuto a seconda dei gusti o prospettive).

Le emittenti private hanno poi sancito il boom degli Anni Ottanta quando gli investimenti pubblicitari lievitavano e il concetto di comunicazione pubblicitaria ha iniziato ad assumere connotati “invasivi”.

Lo spot, cioè, interrompe qualcosa che stiamo guardando e si rivolge a target misti a seconda degli orari o dei programmi che vanno ad interrompere.

Di quegli anni ci ricordiamo di spot che ci sono rimasti impressi per la frequenza ma anche perchè in qualche modo ci hanno regalato emozioni (positive o negative che fossero).

Le opportunità del XXI secolo e l’avvento di Internet hanno in parte spostato la pubblicità su altri canali, tuttavia con un concetto sempre simile.di interruzione o proposizione forzata durante la navigazione, la visione di un video o la lettura di un contenuto.

La comunicazione pubblicitaria efficace oggi parte da un altro approccio.

“Il marketing del passato si realizzava in una reclame, uno spot che passava in radio, tv e carta stampata. Il digitale offre la possibilità di sapere cosa il cliente desidera e cosa il nostro marchio può offrire” (Philip Kotler)

 

“Per fare breccia nei confronti della maggioranza occorre puntare a raggiungere non il vasto mercato, bensì una nicchia.” (Seth Godin)

Il concetto di individuare e colpire il nostro target (nicchia) è un punto di partenza nodale per comprendere il perchè ad esempio gli spot pubblicitari del secolo scorso oggi funzionino molto meno.
Se pensiamo di aggredire quel mercato probabilmente otterremo poco perché è saturo e non propenso ad accogliere qualcosa di nuovo ed è impossibile piacere/interessare tutti.

Per colpire chi sarà interessato al nuovo dobbiamo parlare a quel tipo di consumatore, ci spiega Seth Godin nel best-seller “La mucca viola“.

La comunicazione pubblicitaria che sappia essere efficace quindi oggi si muove utilizzando strategie di “inbound marketing”, cercando di far sì che sia il prodotto/servizio a farsi trovare e non che sia quest’ultimo ad essere proposto in modo ossessivo ad una platea per di più disinteressata.

Ecco perché i social network possono aiutarci: il web marketing è un’ottima soluzione.

Perché tramite la tecnologia potremmo segmentare il pubblico, trovare il nostro target di “innovatori” rendendoci interessanti ai loro occhi in modi diversi.

Rendendoci utili, autorevoli, unici.
A quel punto vedremo i primi risultati.

Francesco Costanzini

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Come colpire il tuo target

Come colpire il tuo target

Definizione di target

Il target, letteralmente significa bersaglio, è l’obiettivo che ci si ripromette di raggiungere con un prodotto, con una comunicazione o con uno o più mezzi di comunicazione. Il termine target group è usato per indicare un gruppo di consumatori (segmenti) accomunati da caratteristiche simili (età, reddito, stili di vita, bisogni, ecc.) al quale l’impresa si rivolge con una strategia di marketing e un marketing mix specifici. (Glossario Marketing)

Perché si parla di target

Colpire nel mucchio è uno spreco di soldi ed energie.
Se ad esempio vendi un software per commercialisti perché mostri la tua pubblicità alle casalinghe o ai giornalisti?
Il target è un elemento indispensabile della tua strategia di comunicazione.
Perchè è il gruppo di persone che è potenzialmente interessato a te o al tuo prodotto/servizio. Parlando a loro hai sicuramente maggiori possibilità di colpire il bersaglio.
Non ti pare?

Ma come si fa ad identificare il target?

Ecco che arriva la parte probabilmente più complessa per tutti noi.
La tentazione è quella di rivolgerci “a tutti” per non perdere occasioni e perchè magari ci lanciamo solo adesso sul mercato.
Ma così facendo commetteremo l’errore di parlare agli idraulici piuttosto che ai commercialisti o che il nostro messaggio (faticosamente costruito) si perda perchè troppo annacquato nel mare di altri messaggi poco rilevanti.

Ecco alcuni consigli:

– se non l’hai ancora fatto leggi “La mucca viola” di Seth Godin

– se hai già dei clienti cerca di individuare le caratteristiche che hanno in comune ed eventualmente intervistali

-se parti da zero chiediti quali problemi risolve il tuo prodotto/servizio e a chi in particolare: immagina queste persone, dagli un nome, un volto, un’età, una professione, pensa a cosa legge, cosa guarda in tv o al cinema, se è accompagnato/a o single, che tipo di studi potrebbe aver fatto e ad esempio che capacità di acquisto potrebbe avere. In questo articolo Pennamontata ti può essere molto d’aiuto. Riccardo Esposito sul blog di Studio Samo pure.

Come colpire il tuo target?

E’ arrivato il momento di capire la strategia e metterla in pratica.
Hai individuato il tuo target? Quella “buyer persona” giusta per te?
Bene adesso cerca di costruire un percorso: si tratta del percorso che queste persona farà prima di acquistare.
Dove riusciamo a intercettarla? Su che social?
A quel punto possiamo iniziare a studiare la parte operativa del nostro piano di comunicazione.

Buon lavoro!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Offro le mie competenze digitali ad aziende, liberi professionisti, associazioni, enti per la propria comunicazione.

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Come indicizzare un sito su Google

Come indicizzare un sito su Google

Come indicizzare un sito: la sitemap

Non trovi il tuo sito cercando su Google?

Ecco alcune semplici istruzioni per capire come indicizzare un sito.

Già, perchè non basta mettere pagine web online o utilizzare strategie SEO sulle pagine per far sì che Google ci prenda in considerazione.

Se avete appena creato un sito o lo ha fatto qualcuno per voi, assicuratevi che siano state eseguite le seguenti azioni.

Ogni sito contiene una pagina Web che descrive gerarchicamente tutte le pagine di un sito web. Si chiama sitemap.

Google descrive come crearla utilizzando anche servizi terzi.

Come indicizzare un sito: la Google Search Console

Creata la sitemap è necessario copiarsi l’indirizzo in cui essa è pubblicata (es.www.tuosito.com/sitemap.xml) e andare su un tool potentissimo che Google ci mette a disposizione gratuitamente.

La Google Search Console è uno strumento a cui “dare in pasto” la nostra sitemap, dopo che abbiamo fatto verificare al sistema la proprietà del sito che vogliamo indicizzare tramite le istruzioni che vengono dettagliate in modo molto chiaro.

Google Search Console consente di monitorare e gestire la presenza del tuo sito nei risultati della Ricerca Google (Fonte: support.google.com)

Una volta attivato il meccanismo lo strumento troverà errori e suggerirà come correggerli, andando ad indagare dentro tutto il sito per favorire l’indicizzazione da parte di Google stesso.

Come indicizzare un sito: il link

Utilizzare la Search Console non è l’unico sistema, ma è quello che io utilizzo e che suggerisco.

Altrimenti per dare un segnale di vita a Google è possibile connettersi ad una pagina specifica.

A questo punto il motore di ricerca più utilizzato al mondo inizierà a considerare i nostri contenuti e valutarli a seconda del suo algoritmo.

E a questo punto, la palla passerà a noi.

Nelle nostre mani la possibilità di posizionare bene o male il nostro sito.

Francesco Costanzini

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