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Strumenti utili per comunicare

Strumenti utili per comunicare

La comunicazione come abbiamo visto a più riprese, non è una questione prettamente tecnica.

Se non è ben indirizzata e se non coinvolge i diretti interessati non si può di certo considerare efficace.

Eppure nel percorso progettuale che ci vede coinvolti quando decidiamo di comunicare qualcosa a qualcuno utilizzando il web, abbiamo bisogno di strumenti, di tool utili che ci possano aiutare nel nostro lavoro.
Senza un progetto ed un chiaro obiettivo anche questi suggerimenti non ti saranno utili, ma inseriti nel contesto giusto, probabilmente sì.

Per questo ho deciso di presentarti 7 attrezzi del mestiere, dei quali oggi non riesco a prescindere nel mio lavoro di comunicazione.

Sette strumenti utili per comunicare

Ciascuno di essi ha una funzione diversa, ve ne sono tantissimi altri, ma inizio a presentarti un primo elenco, a cui darò seguito nei prossimi articoli.

Ciascuno di questi strumenti risponde ad un bisogno che incontriamo, quando mettiamo mano al progetto di comunicazione.

CREAZIONE DI ELEMENTI GRAFICI

Canva consente di creare effetti visivi per i contenuti, post sui social, elementi grafici di uso comune.
Tool gratuito (versione PRO contiene maggiori funzionalità ed archivi a cui attingere)

RICERCA DI IMMAGINI

Pixabay ha un database con oltre 1 milione di immagini gratuite da utilizzare in modo libero, senza violazione di copyright

CALENDARI EDITORIALI

Ci sono tanti prodotti che permettono di realizzare calendari editoriali di pubblicazione su più piattaforme social, io uso Postpickr (i piani a pagamento consentono di avere più progetti e più canali in contemporanea di pubblicazione)

SU FACEBOOK IL POST DEL MIO BLOG SI VISUALIZZA IN MODO ERRATO

Facebook ci mette a disposizione un tool gratuito di “debugging” in cui poter visionare l’anteprima del post link che sarà pubblicato, darci le correzioni da apportare e poi far sì che una volta corretto la visualizzazione sia corretta.

SERVIZI SEO

Ci sono tante piattaforme specializzate, io in forma gratuita utilizzo Semrush per cercare dati rispetto all’utilizzo di determinate parole chiave da utilizzare, per analizzare alcuni siti (le versioni PRO sono costose ma davvero complete)

PRENDERE APPUNTI OVUNQUE

Evernote è l’applicativo che uso (installato e sincronizzato su smartphone e su ogni mia postazione desktop) per prendere appunti, come memo, per segnarmi “al volo” link utili mentre sto navigando…. (la versione PRO consente operatività maggiore).

ORGANIZZARE RIUNIONI, CALL…

Doodle è un tool fantastico: riesco ad organizzare cene tra colleghi, amici, riunioni o eventi di altro genere, sottoponendo un calendario con proposte di date ed orari agli invitati, scegliendo poi il momento più opportuno secondo la maggioranza dei votanti. Condividi il link sulla chat whatsapp ed eviterai risposte a catena intramezzate da cose non attinenti… 😁ottimizzando i tempi dell’organizzazione.

Questo articolo non vuole essere esaustivo, ma ti ho segnalato alcune opzioni che (una volta che hai mente quello che devi fare ed il perchè devi farlo) possono farti risparmiare tempo e darti soddisfazione nel lavoro.

 

Se vuoi approfondire tutti questi aspetti, ascolta il mio podcast su Itunes, Spotify o Apple Podcast: ogni settimana parlo di un tema relativo al mondo della comunicazione digitale!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Il 2018 dei social

Il 2018 dei social

Come si chiude l’anno 2018 a livello social?

Ecco un “recap” di ciò che ritengo possa essere stato significativo in questo duemiladiciotto.
Una breve carrellata di avvenimenti o trend che potrebbe essere interessante valutare per capire cosa aspettarci nei prossimi trecentossessantacinque giorni.

1) Trend di Google

La parola più cercata su Google in Italia del 2018?
Mondiali (di calcio).
Seguono la scomparsa di Sergio Marchionne, il manager Fiat , poi per tornare al calcio non poteva mancare CR7: la scorsa estate passato sorprendentemente alla Juventus.
Interessante l’analisi di Digitalic.

2) Good bye G+

Il social chiude.
Addirittura in anticipo.
Su Wired capiamo il perchè.
Ti mancherà?

3) Tutti pazzi per Instagram

Essere su Instagram è “cool”.
E’ un’esplosione di utenti.
Ma Facebook (che l’ha acquisita anni fa) corre ai ripari e lavora su un algoritmo che complica un po’ le cose a chi vuole fare business.
Viene anche dichiarato che verranno penalizzati account che hanno acquistato fan, ad oggi però nulla è accaduto.
I numeri li si possono vedere in questa analisi di Hootsuite.

4) A.I.

L’intelligenza artificiale sbarca sui social: pare possa contrastare anche il cyberbullismo. Ce lo auguriamo tutti.
Il 2019 sarà con tutta probabilità l’anno in cui l’Intelligenza Artificiale farà la differenza per noi marketer.
Di ottimizzazione tecnologica ma anche una definizione dell’etica dietro l’intelligenza artificiale e le modalità con cui questa è applicata dalle aziende parla Emanuela Zaccone in questo articolo di Talkwalker.

5) E’ sempre l’anno dei video

Lo si dice da alcuni anni.
L’esperienza video però sta cambiando e si sta ampliando.
Pensiamo a quello che diventeranno Facebook Watch e IGTV.
Zuckerberg & co si stanno lavorando e con l’anno nuovo (parola di Veronica Gentili) ci saranno sviluppi.

6) Analytica ma non solo

In questo 2018 ci ricorderemo dell’applicazione del GDPR ma anche dell’esplosione dei problemi in casa Facebook (e non solo).
Come dimenticare lo scandalo legato all’app per la previsione della personalità chiamata “thisideourdigital life” (sviluppata da un professore dell’Università di Cambridge) che è stato scoperto trasmettere impropriamente le informazioni sugli utenti a terzi, inclusa Cambridge Analytica (azienda che assisteva la campagna presidenziale del Presidente Trump creando annunci mirati usando dati degli elettori di milioni di persone).

(CREDITS fotografico: http://www.shopcatalog.com/)

7) Campagne social

Milioni di persone hanno usato Instagram per far sentire la propria voce.
Gli hashtag principali a sostegno di una causa sono stati #metoo (1,5 milioni): la campagna per far sentire la voce di donne molestate, che ha causato scandali in tanti ambienti.

8) Twitter è rock?

Beh Twitter (dicono i dati) in Italia è il social più “politico” in assoluto.
Poi sport e .. musica.
Ecco i dati riportati in questo articolo di Rolling Stone.

9) Il funnel è il futuro?

Un presente già lo è.
Il funnel di web marketing è una delle soluzioni ai problemi di gestione del processo che tutti noi che lavoriamo con il web abbiamo.
Ne sono convinto.
Bisogna studiare, applicarsi e investire.

10) Il mio 2018

Tante novità professionali in un anno in cui mi è cambiata davvero la vita.
In alcuni post su Facebook (http://bit.ly/2U0TLgIhttp://bit.ly/2S2ALgs) ho raccontato un po’ le mie vicissitudini di questi anni.
Gli ultimi dodici mesi social per me sono stati stimolanti e di grande cambiamento e messa in discussione delle mie strategie.
Credo che solo studiando, restando aggiornati si possa veramente fare qualche passo avanti. Cambiando direzione e analizzando gli errori che si commettono, giorno dopo giorno, dovuti a proprie mancanze ma anche ai continui e repentini cambiamenti delle piattaforme.
Il mio grazie dunque va a professionisti che seguo e che in questo anno mi hanno aiutato a capire come poter cambiare direzione.

E il tuo 2018 come è stato?

Buon Anno, auguri di cuore!

Francesco Costanzini

Mi chiamo Francesco, classe 1978, papà di 3 bambini. Scrivere è un'esigenza. Una passione ed oggi una professione. Amo la mia famiglia, il digitale, il calcio, il nuoto e la buona tavola. Aiuto Terzo Settore, imprese e professionisti a comunicare grazie ad un metodo che si basa sulla "reputazione digitale"

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Il termometro del tuo pubblico

Il termometro del tuo pubblico

Hai letto bene.
Il nostro pubblico online (ampio o meno che sia) può essere classificato a seconda della temperatura con cui siamo in grado di scaldarlo o meno.
E a seconda di essa abbiamo bisogno di utilizzare strategie differenti.

Ma andiamo con ordine.
Cercherò di fornirti una serie di passaggi chiave (concreti) con cui puoi districarti d’ora in poi nella tua comunicazione, evitando certe frustrazioni dovute ai pochi riscontri e al telefono che non squilla.

– Innanzitutto ti devi posizionare

Ne parlerò in un altro post perchè solo per questo non basterebbe un “foglio protocollo” per spiegarti di cosa sto parlando.
Ma una cosa falla subito perchè altrimenti sarà inutile procedere.
Chiediti chi è il tuo cliente ideale. Chi è la persona che sarà in grado di ascoltarti, capirti ed essere potenzialmente interessata a quel che fai o offri in termini di prodotto o servizio.
Non andare avanti, non servirebbe.
Non “barare”, ti vedo.
Non puoi rispondere in modo generico, altrimenti non otterrai ciò che vuoi o ciò per cui fatichi tanto. Se fai servizi a trecentosessanta gradi e il tuo prodotto/servizio va bene per tutti allora non proseguire nemmeno, te lo consiglio.

– A freddo non si vende neanche se è gratis

Se sai chi è il tuo cliente ideale hai la fortuna che grazie agli strumenti del digital marketing puoi raggiungerlo/a in modo meno complicato.
Se sai chi è il tuo cliente tipo allora saprai cosa gli interessa, quali sono i suoi interessi e le sue problematiche.
Bene, benissimo.
Adesso inizia a programmare CONTENUTI utili, interessanti, che rispondano ai problemi del tuo cliente ideale. Non ti azzardare a vendere, non parlare ancora del tuo fighissimo prodotto/servizio, non servirebbe, anzi forse faresti scappare la persona che faticosamente hai catturato.

– Riscalda l’ambiente

Oh bene. Ci sei quasi…
Hai catturato l’attenzione di un po’ di persone in target (clienti tipo) grazie ai tuoi contenuti di valore? Hai donato la tua competenza, la tua professionalità? Hai fatto capire che in quella “nicchia” tu sei davvero bravo/a perchè conosci l’argomento e sai quali sono i problemi tipici?
Avrai quindi un gruppo di persone con cui puoi iniziare un “dialogo”.
Hai un pubblico che ti apprezza, ti “conosce” e adesso iniziare a proporgli qualcosa è meno problematico.
Se sei stato/a bravo/a fino ad adesso e hai acquisito autorevolezza e fiducia allora puoi iniziare a non bombardare di promozioni, ma crearne ad hoc, partendo con una strategia che ti dovrai costruire.

– Vendere ghiaccio agli eschimesi no, ma ora non è una mission impossible

Hai il tuo pubblico caldo, ok. Hai una strategia e prodotti/servizi adeguati, bene.
Usa le tecniche che il digital marketing ti mette a disposizione e targetizza ancora il tuo pubblico, non ti dimenticare però di continuare ancora a produrre valore e contenuti per alimentare il processo cercando di raggiungere altre persone in target “fredde” da incanalare nella tua comunicazione.

Beh non sono sceso nei dettagli, perchè dipendono da chi sei, cosa fai, cosa vendi, quali strumenti presidierai … non ci sono formule precostituite. Ma questi passaggi valgono praticamente per tutti noi comuni mortali.

Ricordati quindi “il termometro” quando ti verrà la tentazione di sparare nel mucchio.

La chiave per un marketing di successo: focus, posizionamento e differenziazione (Philip Kotler)

Francesco Costanzini

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A cosa servono le competenze digitali

A cosa servono le competenze digitali

Competenze digitali: perchè?

Ce lo dice l’Europa.
Le competenze digitali diventano “competenze chiave” per il Consiglio dell’Unione Europea che lo scorso 23 maggio ha pubblicato le raccomandazioni, dodici anni dopo le prime.

“È necessario innalzare il livello di padronanza delle competenze di base (alfabetiche, matematiche e digitali) e sostenere lo sviluppo della capacità di imparare a imparare quale presupposto costantemente migliore per apprendere e partecipare alla società in una prospettiva di apprendimento permanente”.

Quindi avere competenze digitali potrebbe significare trovare maggiormente lavoro?

E’ esattamente questo il punto.
Su quali competenze digitali ha senso investire per avere un futuro professionale richiesto e ben remunerato?
Vediamo i risultati di uno studio condotto da Idc per conto di Cisco.

1. Data management/analytics

Questa macroarea comprende la business intelligence analyst, business intelligence architect/developer, data engineer, data scientist e database architect. Il tema dei big data è uno di quei temi che sicuramente devono essere approfonditi.
Sempre più università ed enti di formazione dovranno ampliare un’offerta su questi temi.

2. Cyber Security

La sicurezza informatica è uno dei settori chiave per il futuro e il profilo del security management specialist, in particolare, è al vertice nella classifica delle figure professionali ritenute strategiche dagli esperti di tecnologia, sia a livello mondiale che nello specifico del contesto europeo.

3. Infrastrutture IT

L’area delle infrastrutture informatiche rappresenta un’altra scelta. Network engineer/architect, network/systems administrator, systems analyst, social media tech manager/administrator e computer support specialist i profili più interessanti.

4. Sviluppatori di software e app per mobile

Ecco un’area su cui da un po’ di tempo è possibile costruirsi competenze e di cui si sente parlare.

5. Digital Transformation

Si arriva alle figure professionali che dovranno traghettare le aziende verso il futuro in chiave 4.0, che tuttavia, secondo l’analisi di cui sopra, non hanno un tasso di offerte di lavoro attuali e di crescita a lungo termine paragonabile a quello delle altre quattro aree professionali.

“Riteniamo che la digital transformation permetta di guidare un’innovazione agile, trovare modi migliori di lavorare, adottare nuovi modelli di business e offrire una migliore esperienza ai clienti”. (Luca Zerminiani, senior manager, Systems Engineering, di VMware Italy)

Molto preoccupante la situazione nel nostro Paese, analizzata su Industria Italiana 

In un altro articolo viene intervistato Marco Gay presidente di Anitec-Assinform, l’Associazione delle Aziende di Information Technology e dell’Elettronica di Consumo, aderente a Confindustria, che dichiara:

“non è più sufficiente preoccuparsi di cosa serve alle aziende in termini di nuovi specialisti ITC, ma bisogna estendere l’attenzione alle professioni tradizionali. In tutte esiste, più o meno, la necessità di avere skill digitali.”

Il problema è che il gap negativo tra capacità dei lavoratori e necessità del mercato va colmato perchè si sta vivendo una insoddisfazione di una domanda importante di futuro.

Ecco uno dei motivi per cui demonizzare e parlare solamente di rischi in ambito digitale non è corretto.

E’ necessaria una conoscenza, una consapevolezza ed un’offerta formativa ampia, di qualità e facilmente accessibile in tutta la nostra penisola.

Non lo dice solo l’Europa, lo dice il mercato del lavoro.

Vi sembra poco?

Francesco Costanzini

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Siamo troppo creduloni? Il fenomeno degli influencer

Siamo troppo creduloni? Il fenomeno degli influencer

Influencer: di chi stiamo parlando?

C’è una categoria all’interno del mondo del lavoro, che divide in maniera netta l’opinione pubblica.

I cosiddetti “influencer”.

Influencer: individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse (Glossario Marketing)

Influencer marketing: guardiamo un po’ di dati

I dati forniti da Zine sugli influencer nel mondo, e pubblicati su eMarketer, riportano che quasi l’80% di essi utilizza Instagram per le azioni di influencer marketing.

Fonte: emarketer

Negli Stati uniti il social fotografico ormai di casa Zuckerberg è utilizzato dal 70% delle aziende.

Dal 2015 al 2017 è stato registrato un incremento di post pubblicati da influencer su Instagram, facendo incrementare ancora di più il numero di “mi piace”, in media 682 per post. (Fonte: emarketer)

Un’inchiesta di Bloglovin’ evidenzia come ben il 54% delle intervistate afferma di aver acquistato un prodotto grazie alla raccomandazione di un influencer; il 45%, inoltre, ha iniziato a seguire un brand proprio perché lo ha visto o scoperto grazie al post di un influencer. Ma se non c’è coerenza tra il personaggio e il prodotto o servizio menzionato, il messaggio rischia di risultare fastidioso e suona quasi come un tradimento (e il 59% delle intervistate afferma di essere in grado di accorgersene).

Secondo lo studio The State of the Influencer Marketing di Klear, nel 2017 sono stati pubblicati ufficialmente un milione e mezzo di post, due volte quelli dell’anno precedente. In un anno il business è cresciuto del 198% , e moda e beauty sono le industrie che vi investono di più (Fonte: Il Sole 24 Ore).

GQ Italia ha pubblicato la classifica dei 10 influencer più potenti del 2018, grazie ai dati di NewsWhip aggiornati a metà Marzo del 2018.

Perché accade tutto ciò

Chi lavora nel mondo della pubblicità da tempo potrà sicuramente dirci che tutti noi siamo più portati ad acquistare un prodotto (o un servizio) quando ce lo consiglia qualcuno che conosciamo. In fondo il passaparola è ancora il re incontrastato nel mondo del marketing, non vi pare?

È per questo che da tempo le aziende tendono ad associare i loro marchi ai volti familiari di V.i.p o cosiddette star televisive, musicali, sportive o del cinema.

Ed è probabilmente per questo motivo che oggi le stesse aziende spendono una parte sempre più consistente dei loro budget pubblicitari nel cosiddetto influencer marketing?

Io credo di sì.

Ma tutto questo funziona?

Sembra di sì visti i budget spesi e i dati raccolti.
Da qualche tempo questi personaggi influenti devono associare la loro promozione con un hashtag che identifichi che quello che stanno facendo è lavoro retribuito.
Tuttavia gli studi non parlano di crolli a causa di questa operazione che ha portato un po’ più di trasparenza.

Ragioniamo insieme.
I social network non sono altro che locali frequentati da persone comuni con passioni, interessi e gusti specifici.
I social profilano i loro iscritti per vendere spazi pubblicitari.
Non lo scopriamo adesso.
Quindi frequentando un social assiduamente saremo sollecitati da contenuti che siano presumibilmente in target con i nostri gusti ed interessi (misurati dalle strutture tecniche degli stessi social in tempo reale).

In fondo per passare tempo a fare qualche attività di nostro gradimento c’è bisogno di gratificazione (il compiacimento altrui), la curiosità un po’ morbosa di spiare gli altri e magari entrare in contatto (o pseudo-tale) con persone che reputiamo interessanti.

Con i social possiamo vedere e ascoltare cosa le persone dicono e fanno quotidianamente.

Un appassionato di sport vede il suo campione, chi ama la moda può seguire marchi o modelli/e e via andare…

Cosa accade se chi seguiamo ci propone dei prodotti? Beh saremo tentati di apprezzarne comunque il contenuto.

Mettereste più volentieri il like ad una nota marca di scarpe o all’adorato sportivo/a che le indossa?

Gli apprezzamenti ed i commenti cosa fanno?
Fanno propagare a dismisura i contenuti.

Ci troveremo tutti ad essere inconsapevoli pubblicitari o (meglio) portatori di interesse di quel marchio.
Saremo noi stessi a fare pubblicità, oltre che essere potenziali acquirenti.

Apprezziamo e crediamo di più ai contenuti che ci vengono proposti da persone per noi interessanti.

La logica influencer è questa.

Si basa su meccanismi a cui aderiamo essendo frequentatori dei social.

I più puri e sostenitori della loro libertà intellettuale diranno che i creduloni sono tutti quei “pecoroni” che seguono la Ferragni o Mariano Di Vaio e si sentiranno esenti da tutto ciò, quasi come se fossero vaccinati.

Eppure ai meccanismi su cui si basa l’influencer marketing siamo tutti soggetti, più o meno consapevolmente.

Magari non lo crediamo, ma in qualche campo anche noi abbiamo influenza.
D’altronde il principio delle bufale che circolano in rete non si basa proprio su questo concetto? Pensateci.

Ma siamo tutti così fessi? E funziona sempre e per tutti i casi?

Attenzione, non generalizziamo.

Il meccanismo, o meglio la strategia dell’influencer marketing funziona, ma va data molta attenzione alla coerenza con cui essa viene applicata.
Se Chiara Ferragni promuovesse un pneumatico antineve sarebbe credibile?
Inoltre, tornando al social Instagram, dove il tutto sembra avere successo, bisogna fare attenzione ai bot e ai fake da cui siamo attorniati.
E’ poi possibile scovare anche tanti spacciatori di influenza ma che in realtà ci possono vendere solamente tanto fumo…

Quindi, facciamo sempre attenzione. rendiamoci consapevoli di quel che accade e agiamo di conseguenza sia nelle nostre strategie di business sia quando siamo semplici utenti finali.

Francesco Costanzini

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Digital Strategy per aziende

Digital Strategy per aziende

Digital strategy per aziende: facciamo un approfondimento

Perchè è necessaria una digital strategy

Il 62% delle imprese che hanno deciso di scommettere sul digitale ha notato un miglioramento significativo nei ricavi, con aumenti che nel 12% dei casi risulta compreso tra il 25% ed il 40% dei ricavi e nel 20% compreso tra il 10% ed il 25% dei ricavi. (Digital Transformation Institute)

E’ possibile oggi fare a meno della digitalizzazione?

I numeri parlano chiaro, tuttavia c’è ancora parecchia resistenza.

Solo il 32 per cento delle imprese arriva a una digitalizzazione media e addirittura il 5 per cento a quella d’alto livello e soprattutto nei settori tecnologici. (Fonte: La Stampa)

Oltre la metà della popolazione mondiale risulta ad oggi connessa in rete, perchè dunque ancora cerchiamo di convincere qualcuno ad investire pensando digitalmente?

Probabilmente il fatto di essere restii alla digital strategy è dovuto a preconcetti o ad esperienze negative, vissute con professionisti poco seri oppure a causa del fai-da-te.

Pemsare agli strumenti prima che alla strategia è l’errore più comune.

E gli errori portano a scoraggiarsi, alla frustrazione di aver perso tempo e spesso denaro inutilmente, tendendo poi a costruirsi l’idea che l’esperienza negativa sia l’unica risposta possibile all’esigenza e pertanto assumendo come regola assoluta il tutto arrivando a pensare che il web, il digitale non servano a nulla.

Ma proviamo a ragionare in modo semplice, ma razionale.

Se davvero entro il 2021 (previsione Cisco Global Mobile Visual Networking Index) gli esseri umani dotati di smartphone saranno oltre i 5 miliardi, l’88% della popolazione del nostro Paese userà dispositivi portatili, e il traffico online aumenterà di sei volte come non pensare di voltare pagina e scommettere su una strategia diversa?

Che cosa significa avere una digital strategy per aziende

Una strategia di digital marketing non è altro che un’analisi completa del proprio business che diventa una sorta di lista di obiettivi ed azioni legate a questi obiettivi.

Che tenga conto di tutto ciò che è offline (che non va eliminato) e che lo possa legare all’online in modo coerente e adeguato.

Nessuna regola precostituita, nessuna formula magica.

Non si può parlare di SEO senza capire qual è la propria mission, non si può parlare di social senza individuare il proprio target di clienti e senza capire che strada far per intercettarli.

Si parla di poter finalmente analizzare dei dati, di mettere in relazione ciè che si ha con ciò che si potrebbe avere.

Non si tratta di essere ciò che non si è, ma solamente di guardarsi dentro con occhi un po’ più “critici”, o meglio, attenti, cambiando il punto di vista.

Una digital strategy ben composta non forza nessun passaggio, non esercita violenza nella mente delle persone, ma si accompagna ad un percorso di formazione e consapevolezza.

Come si costruisce una strategia digitale

La digital strategy non si improvvisa, ma si crea con pazienza e profesisonalità.

Innanzitutto ci vogliono presupposti all’interno dell’organico aziendale.

Bisogna iniziare a contrastare gli “abbiamo fatto sempre così”, i “da noi non funziona”, “sarebbe bello ma….”.

Per approcciare la rivoluzione digitale bisogna comprenderla e tenderle la mano. Altrimenti si perde tempo.

E’ poi possibile farsi aiutare.

Non è insolito avvalersi di consulenti, che con un occhio esterno siano in grado di capire punti di forza e debolezza in modo “distaccato”, neutrale.

Avvalersi di un professionista, il consulente, signica perciò iniziare un percorso di crescita (reciproca) che si deve basare su fiducia (reciproca) ed entusiasmo.

Nelle PMI il marketing è seguito da tutti (e da nessuno) in molti casi, avere un consulente è sì un costo (fisso) ma indispensabile, in quanto porta a risultati tangibili in termini di crescita e fatturato.

Bisogna superare lo stallo, la diffidenza, la tendenza alla fretta ed a presumere di conoscere ciò che non si conosce a fondo.

Sono ostacoli non indifferenti, credetemi.

Ma ne vale la pena…  le aziende che hanno capito l’importanza di investire in una strategia digitale sono quelle per cui la crisi si è trasformata in uns vera e propria opportunità.

Cosa faccio per te

Posso aiutarti a costruire una digital strategy, per far crescere la tua azienda e creare i presupposti migliori per redere vincenti le scelte di comunicazione.

Photo by The New School on Foter.com / CC BY-NC-ND

Francesco Costanzini

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